Corto Circuito

RIVOLUZIONE, CONSERVAZIONE. ANZI: RESTAURAZIONE.

di mal

I have a dream. Noi, abbiamo un sogno. Che la XVIII Legislatura − res publica restituta − restituisca al Popolo sovrano, restauri nella realtà, la Costituzione Repubblicana. Non il librone, non la Carta − perché quella è stata difesa e salvata ed è ancora, con qualche vulnus non ferale, la nostra Magna Carta del 1948. Quella che il Presidente Mattarella ci ripropone come strumento decisivo per guidare i processi di mutamento del nostro tempo, per prendere ognuno le nostre responsabilità verso la Repubblica e riconoscerci comunità di vita, e alla quale dovrebbero obbedire tutte le istituzioni e i loro rappresentanti.

Non nella lettera, dicevo, bensì nei fatti, la Costituzione va restaurata: nella prassi, nella legislazione, nell'opera di governo.

Perché, come si dice in altra parte di questa malacoda, "in molti modi, anche apertamente eversivi, ma più spesso bianchi, effettuali, pragmatici, la Costituzione è stata violata, messa in mora, negata in concreto nei suoi contenuti più avanzati, quelli che noi chiamammo di "democrazia progressiva", quelli relativi ai dettami sociali e ai diritti civili ed umani dei lavoratori e del popolo sovrano.

Un giorno − eravamo in un altro anno con l'8, il 1978 dell'assassinio di Aldo Moro, quando il PCI e i Sindacati furono la più forte e grande barriera a difesa della democrazia − Enrico Berlinguer, il rivoluzionario, disse queste scandalose parole: "sono un rivoluzionario e un conservatore." Parole che riprese poi, con forza e chiarezza, numerose altre volte.

Allora, alle parole di Berlinguer, fu grande scandalo. Da parte degli avversari, innanzitutto: i reazionari e conservatori veri, di classe, quelli che volevano cambiare tutto (piani di rinascita e grande riforma) perché niente cambiasse se non a loro vantaggio: affinché, cioè, il potere delle classi dominanti − i "poteri forti" e i loro commis − fosse ribadito ed esteso. Vennero gli anni '80 della Thatcher e di Reagan, vennero i 5 lustri di Berlusconi e del revisionismo renziano, e il piano di rinascita, la grande riforma, fu realizzato. Non nella giurisdizione, ripeto, ma nel concreto dei fatti.

Ma lo scandalo fu anche, purtroppo, di una parte dei suoi. Suoi, si fa per dire. Erano quei comunisti (pardon: iscritti al PCI, ché comunisti, come sappiamo per loro dichiarazioni, essi non furono mai) i quali, persa ormai ogni speranza, sostennero − con quel Craxi e come quelle destre tipo Monti e Berlusconi − che non si doveva conservare un bel niente ma molto cambiare. Riforme: fu il verbo. E quali riforme? Quelle, appunto anticostituzionali, che furono poi attuate nell'economia, nella società, contro il lavoro e i suoi diritti.

In sostanza contro l'Art.1, l'Art. 3, l'Art. 4, il 9, l'11, il 18, il 21, il 33, il 34, l'Art. 41 e in pratica l'intero Titolo III.

Ma in questo grave momento europeo e italiano, di spostamento a destra e di nuove insorgenze neofasciste, io penso dunque che anche noi, i democratici, la sinistra, gli antifascisti, dobbiamo essere, come Berlinguer, conservatori e rivoluzionari.

In che senso, infatti, Berlinguer era, voleva essere, "conservatore e rivoluzionario"? Conservatore, intendeva, nel senso di non disperdere mai, di conservare i valori originari, fondanti di una forza di sinistra, di progresso: l'uguaglianza, la difesa dei più deboli, il lavoro, la dignità del lavoro, i diritti dei lavoratori che sono storia del socialismo europeo; le conquiste di un secolo e soprattutto quelle del secondo dopoguerra. Rivoluzionario, per cambiare lo stato di cose presente affermando il primato della politica a fronte dei poteri economici e finanziari, la supremazia del bene comune sull'interesse delle classi economicamente dominanti, il pensiero e la cultura della Resistenza contro il dominio del pensiero unico, la forza della democrazia contro il ritorno della destra e l'eversione strisciante. Rivoluzionario, per mantenere la prospettiva del socialismo affermando il valore universale della democrazia, e avendo nella democrazia progressiva definita dalla Costituzione la via per l'ascesa delle classi lavoratrici alla guida della Nazione e della società.

Costituzione, quindi, non "dittatura del proletariato" (abbandonata del resto dal PCI fin dal '45 e, anche teoricamente, fin dal '56): questa la sostanza del suo essere conservatore per essere rivoluzionario.

Per ciò ho un sogno: che la XVIII Legislatura sia quella che restaura nei fatti la democrazia costituzionale e il suo dettato. Ma i sogni sono bolle di sapone, senza la lotta. Bisognerà ricominciare, nel Paese e nel Parlamento: opporre un pensiero, una linea, un'azione alla destra montante, al revisionismo dilagante, allo strapotere eversivo delle classi dominanti e delle loro minoranze assolute. Tanto più ampia sarà, in Parlamento e nei consensi, quell'unica forza di sinistra che ha il coraggio di proporre e lottare per la Costituzione e per il socialismo, la forza di Liberi e Uguali, tanto maggiori saranno le possibilità di successo.

Quanto a noi, e cioè a un possibile Partito di sinistra democratico e socialista, la via passa anche per questo: tornare a Berlinguer. Dimenticare Berlinguer, fu la parola d'ordine con cui il famoso play maker maître à penser repubblicano chiamò a raccolta tutti i revisionismi, e fece della sinistra un pensiero debole capitolardo e aservito. I risultati trentennali, questo crepuscolo che annotta sulla Repubblica, sono davanti a noi. Tornare a Berlinguer il rivoluzionario conservatore, tornare alla Costituzione , è la via maestra.