Cultura e Società

Associazione culturale in tempo

MANIFESTO PER L’ARTE

Pittura e Scultura

Dopo il Manifesto fondativo, la nostra Associazione avverte la necessità di prendere una netta posizione sull'arte. Muoviamo da uno specifico riferimento alla pittura e alla scultura in quanto, per loro natura, si pongono potenzialmente come l'antitesi più profonda nei confronti della società della "superficie", che esclude il valore fondante della soggettività. Nella pittura e nella scultura la forza conoscitiva dell'inconsapevolezza ha un ruolo decisivo nel sottrarle a quel frequente sostituire la verità dell'autore con una sua presunta verità e, come tale, opinione.
Intendiamo iniziare a definire un processo creativo il cui spirito riteniamo contenga un orientamento nuovo e vitale estensibile agli altri ambiti disciplinari, che già operano nella nostra associazione e agli altri che vorranno entrarvi in relazione. Intendiamo promuovere un futuro Manifesto sulle arti e sulla cultura in rapporto alle grandi mutazioni del tempo, che dovrà derivare dalla coesistenza dei Manifesti generati dai diversi punti di vista disciplinari.

Finite le grandi narrazioni, a causa dell'aumento abnorme della velocità degli scambi, che ci impone un assoluto presente, la storia deve tornare a vivere mediante il nostro essere che trae da sé il proprio motore generativo. In questa condizione non viviamo più in continuità consapevole con il passato, ormai fisiologizzato, né con il futuro ormai non più prevedibile.
Con il venir meno delle certezze per la permanente relativizzazione di ogni affermazione, le polarità opposte sulla cui conflittualità sinora si è costruita la cultura, oggi coesistono. Per la spinta verso la globalizzazione dell'economia e dei linguaggi, in una logica persuasiva e spersonalizzante che identifica la "convenienza" come scopo esclusivo dell'umanità e riduce l'uomo stesso a variabile irrilevante, l'unicità dell'individuo e il senso della comunità, che lo definisce tale nei suoi fondamentali antropomorfi, sono esclusi. In una società sempre più frantumata e robotizzata, l'uomo e la vita sono ridotti ad algoritmo.
In tale contesto, la coscienza individuale, espulsa dall'odierna collettività schiacciata sul pensiero unico, sola e spaesata è in cerca di un soggetto che la rappresenti e che ne rappresenti l'unicità, vera antitesi radicale a quel pensiero unico. Nel momento in cui la coscienza individuale diventa protagonista, si pone di fatto come ripensamento dell'attuale modello di sviluppo, in discontinuità con un sistema che impone all'individuo il destino del vivere per consumare. Per queste ragioni la soggettività è l'unica capace di difendere i "fondamentali" antropomorfi della specie e lo fa senza altre motivazioni, se non la propria necessità di esistere.
L'alto tasso di relatività, prodotto dall'aumentata velocità degli scambi, determina la coesistenza di molteplici centri che annientano la capacità che ha il pensiero di produrre sintesi condivise. Il nuovo connettore di questi molteplici centri non può più essere, quindi, un pensiero condiviso, ma il pensiero soggettivo reso universale quando deriva dall'unicità soggettiva. Il pensiero che al tempo delle grandi narrazioni significava la vita, ora ne deriva. E il cogito ergo sum si capovolge in sum ergo cogito.
Nel contempo oggi attraverso la propria consistenza, mossa sia dalla consapevolezza che dall'inconsapevolezza, l'essere agisce, e pensa, determinando un ampliamento psichico del territorio della coscienza. Quel pensiero laterale, di cui inizia a farsi carico nel suo profondo, diviene essenziale. Nell'attuale sistema che governa la contemporaneità, l'arte non è più funzione sociale, non più necessità del profondo, ma diviene funzionale al suo vendersi come merce. Il riprodotto si sostituisce all'originale e, di conseguenza, l'esclusione dell'originale significa esclusione della forza creativa della coscienza individuale. Crediamo che l'artista, invece, è in grado di edificare consistenze di senso nel vuoto dell'attuale scenario.
DICHIARIAMO
Difendiamo l'identità della specie contro la robotizzazione dei processi della mente.
Siamo consapevoli che l'attuale società si fonda sulla categoria della "convenienza" che considera irrilevante l'identità umana.
Riteniamo oggi che l'essere, "archivio vivente" e "padre del libro", porti nella storia le proprie particelle di a-storia.
Pensiamo che soltanto la soggettività dell'essere e i suoi impulsi, per proprio bisogno, identifichino la necessità della funzione dell'identità antropomorfa.
Spaesati e in cerca di orientamento, siamo manifestazione vivente di ciò che questa società esclude o ha rimosso. Siamo gli alleati sociali della coscienza individuale esiliata, nella quale ci identifichiamo.
Riconosciamo nei territori consapevoli e inconsapevoli della coscienza individuale la vera antitesi radicale nei confronti del pensiero unico dominante.
Riteniamo centrale e strutturale il protagonismo della soggettività, che è nel contempo "voce" dell'unicità dell'umano e della sua verità connaturata alla relazione con l'altro.
L'essere, capace di calarsi profondamente nella sua unicità soggettiva, può raggiungere gradi di verità universale e, in quanto tale, condivisibile.
Sosteniamo l'originale, unicità creativa come antitesi allo spirito di un'epoca che vive la norma della riproducibilità dei processi mentali.
Muoviamo dalla pittura e dalla scultura, perché ci consentono una prima occasione per esemplificare l'ipotesi di un processo creativo agito dall'inedito ingresso della soggettività dell'essere nella storia.
Vogliamo parlare di pittura e scultura espropriate della loro necessaria funzione sociale, in quanto potenzialità di testimonianza archetipica e futura dei "fondamentali" della specie.
Siamo convinti che la vita di oggi, eliminati il conflitto e la dialettica tra gli opposti, stia negando all'uomo ogni punto di riferimento nella sua ricerca di verità. Pittura e scultura diventano strumenti necessari per riallacciare questo filo spezzato e dare forma a un pensiero che nasce dalla stessa vita in un inedito sum ergo cogito.
Pensiamo alla pittura e alla scultura come intelligenza e volontà della mano, e come potenzialità del comporsi di immagini disegnate dal "liquido biologico" dell'artista e del suo essere mentre reagisce agli stimoli del mondo.
Nella desertificazione prodotta dal coesistere delle polarità opposte, affermiamo il protagonismo dell'essere che mediante la propria consistenza, derivata dal "sapere" e "non sapere", si rappresenta in quel deserto.
In questo processo generativo, il compito della ragione è solo quello di accogliere e di aiutare il parto del profondo divenendone, in tal senso, la "levatrice".
Per queste ragioni pittura e scultura devono "dire" e non più "raccontare", perché in un processo in divenire esse saranno l'impronta "autografa" del nostro essere.

Roma, 22/10/2017