Le Parole fra Noi

MALAPENSIERI SMUCINATI

NEL CALLARO

di Gigi Marè

Marè si preparò nel look e nella mente. Completo di velluto a coste verde-bottiglione con gilet damascato..., il suo vestito diciamo d'ordinanza..., Borsalino Bogart a tesa larga e, poiché il tempo era piovorno e faceva pure freddo, il vecchio trench originale provenienza Viganò di Via Minghetti. Sembrava un Marlowe Mitchum di quella detective story del secolo passato..., e forse lo era. E per di più pensava che quel look je faceva gioco.

Il pomeriggio e la sera precedente aveva riunito gli ausiliari e incamerato dati e controdati. E adesso, mentre tomo tomo, a bordo della vecchia Lancia Delta Terza Serie (vecchia d'otto anni ma in perfetto assetto) per le antiche vie si recava alla clinica del Prof, veniva come d'uso smucinando il minestrone nel callaro..., rimuginando nella mente. Fatti, pensieri, notizie pervenute, riflessioni...: tutto, appunto, il minestrone.

Troppi possibili sospetti, ragionava, indizi esili, taluni quasi inconsistenti: eppure indizi; moventi sì, svariati: nessuno a prima vista legato ad interessi materiali e cioè al denaro... anche se ai papabbraschi sempre si finisce...; alcuni ideologici, altri attinenti ai sentimenti..., i soliti. Anche dei moventi alcuni debolucci, futili finanche: ma quante volte aveva visto da' de matto e mette mano ar palosso..., uscire di ragione e porre mano al coltellaccio o ad altra arma più moderna ed efficace..., per futili motivi. E poi: futili per noi che guardiamo dall'esterno ma per lui, l'assassino, per la mente alterata di chi arriva a un omicidio, motivi della massima importanza: fino all'ossessione.

Due milieu principali: l'ambiente del Club 37, vale a dire i colleghi d'arte e di lavoro; l'ambiente dell'amante e della sua famiglia... Quanti intrugli della mente, quante distorsioni, devianze, aberrazioni, e quante schifezze morali e materiali vengono a galla anche questa volta..., quante ne mette in luce, sempre, un omicidio... Anche cose belle, cose buone, è vero, bontà d'animo, nobiltà dello spirito, altruismo..., ma soprattutto il volto, i volti molteplici del male: e quasi sempre la sua banalità... Lo so, non è per niente originale ma è così...

Sempre che tu non creda che codesto, il male, sia quello spirito impuro e tentatore che aleggia nel creato, ma il male effettuale, duro, tangibile, che vedi coi tuoi occhi, quello che tocchiamo con la mano, l'offesa data e ricevuta, la sofferenza inflitta per cieco amor di sé, per hubris, per paura... Come non bastassero le cento sofferenze che la vita ci riserva per l'età, le malattie, i disagi, la penuria di mezzi e facoltà, il dolore patito da chi amiamo, i tradimenti degli amici, le catastrofi cosiddette naturali, la cattiveria del mondo, l'indifferenza della gente, l'arroganza e il cinismo del potere e dei poteri...

Era stanco, Marè. E come gli accadeva ormai da qualche tempo poneva a sé stesso la domanda, si chiedeva il perché... Il perché di quel suo impegnarsi ancora nella vita.., con fatica, al di sopra delle proprie forze..., di porsi ancora al fuoco della controversia, o addirittura nei meandri di un caso giudiziario, nel groviglio, nello gnommero d'un fatto di dolore e sangue, di un delitto... Per scoprire, difendere... Per scoprire che? Per difendere chi? L'innocenza? La verità? La giustizia?

Dovere, si diceva... Per dovere. Perché quello era il suo mestiere, dal quale in pensione non si va... E poi sì, alla fine: per bisogno suo, suo proprio, del suo essere così storicamente e socialmente fatto, del suo mestiere di uomo..., cresciuto in quel tempo, educato da quella storia, da quella sua famiglia, da quei suoi maestri. E, da loro instillatogli..., e per la sua natura, certo, ma da loro..., quel bisogno incoercibile di giustizia e verità che lo aveva fatto indagatore, poliziotto, mandato in mezzo ai lupi, esercitando la virtù della decenza... ma con quella belliana divisa e sempre verità, sempre er dovere...

Sapendo bene, certo..., molto bene..., dopo tutta quella lunga, troppo lunga, esistenza spesa a cimentarsi con le vili miserrime e perfide menzogne dei racconti, dei discorsi e, sempre, delle cose, della vita dei viventi, delle umane relazioni, dei rapporti sociali, dei delitti..., e l'oscena menzogna del discorso universale, e sempre, sempre, della realtà del mondo come è... Senza che mai la verità..., la verità..., fosse infine raggiunta... Ché ogni volta quanto credemmo verità..., almeno storica, o teorica, o filosofica, o artistica..., si rovesciò su sé medesima, diventò il suo contrario, fu annichilita dalla legge di chi ha vinto, dalle ignominiose infami revisioni o, forse peggio, dalla dismemoria e indifferenza: fino alla negazione, alla rimozione di ciò che dovrebbe essere impossibile negare... Impossibile, impossibile..., in quanto accadde e fu testimoniato dalla carne dei sopravvissuti, e cadde sotto i nostri sensi, fu impresso nella memoria e fu documentato..., incluse le responsabilità incontrovertibili, le colpe, la flagranza del reato di oppressione, guerre, genocidi, dittature, persecuzioni: umana ignominia... E così, come quel Puk, doveva forse ammettere adesso che la rabbia, i prismi, i rumori sospetti e la luce stessa e tutto erano se non un catalogo vano. E sì: aveva servito con fedeltà; quale causa? Che domande!... Con quale premio?... Che c'entra, che c'entra!"[1]

Ma poi nella sua spuria lingua continuava, intignava: perché il non fare sarebbe stato anche peggio: non solo la morte civile ma il tradimento di tutta la sua ordinaria ma decente esistenza.

No, diceva a sé stesso, è dura, la voglia di smettere è grande, e la nostra storia sarà anche finita, la vita sarà pure un brusio, un fermento, un inestricabile garbuglio... ma è vita: e il fermento, il garbuglio, è magma di amore e iniquità, di lacrime e riso, di dolori e ingiustizie che domandano e gridano... ed io m'ostino ancora a credere che il mondo è qualcosa che esiste, e noi col mondo, anche se un sogno oscuro indecifrabile ci appare, e che esiste la storia e per noi... per noi qualcosa... qualche cosa da fare.


[1] Citazione da Gadda.