Le Parole fra noi

LA POESIA DI AMBRA SIMEONE

Quello che soprattutto mi colpisce di Ambra Simeone è il ritmo e la fluidità, che potremmo sintetizzare con una parola apparentemente banale, ma in realtà molto ricca di tradizione, storia e soprattutto significati: "naturalezza". E è strano questo perché a un primo sguardo la poesia di Ambra sembrerebbe avere relazioni con certe forme della passata neoavanguardia che insistevano su oralità, linguaggio basso, ripetizioni (per fare solo un nome: Sanguineti), e invece ci accorgiamo subito di questo ritmo e del rigore e della precisione che questo ritmo comporta, e della "naturalezza" ovvero della liberazione da ogni ideologia o preconcetto, pre-giudizio o teoria o "poetica" come si chiamava un tempo, cose di cui quella trascorsa neoa-vanguardia era fatta, impedendole di venire all'essere, poesia che bandiva la poesia già in par-tenza. Poesia che partiva da un odio della poesia, e della natura, e della vita.

Qui no, la vita scorre, e i versi seguono passo passo i suoi passi.[...]

(nota di Claudio Damiani)

C'È QUALCUNO CHE VUOLE INSEGNARCI

vuole insegnarci a tutti che la pace è qualcosa che se la pubblica istruzione

può tramandare, invece gli autori del sud via dal programma curricolare,

vuole insegnarci forse che la pace al catechismo è un'attività da segnalare

e volendo anche da anelare nell'oratorio, che sennò chi lo sente il padre?

al telegiornale la pace è anche uno spot pubblicitario condannato al loop,

assieme a quello immaginato sulla striscia di Gaza o su quella della cocaina

anche se dicono che inneggiare tutti alla pace con la bandiera a strisce colorate

è molto in voga, però è anche molto importante, che ci fa sentire tutti più buoni

come a Natale con i doni che dovremmo fare, ma che nessuno ricicla mai, anzi

guai, a insegnarci tutti che le parole cambiano il mondo, a meno che non sia

per scherzare, che poi si vuole dire tutto il contrario, che le parole dovrebbero

cambiare qualcuno, e sulle bancarelle del mercato rionale, la pace la vendono

a chi può comprare, a poco prezzo, se la Crisi è anche guerra da tramandare,

vuole insegnarci casomai come combattere per la pace che è un po' un controsenso,

magari una specie di ossimoro, non solo da esportare ma forse da esplorare,

la pace non c'è sotto i colpi di wall street, siamo tutti a patteggiare per essa,

allora si mercanteggia, ovunque e sempre, tra esseri umani e esseri umani.

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IL CIRCO DELLA STORIA È CIRCOLARE PIÙ DI ALLORA

quasi niente di nuovo è tutto presente o meglio assente, volevo tornare indietro

almeno un po' negli anni Settanta, nuove idee in quelle vecchie, le metto in atto

qualcosa che ha a che vedere con la moda, solo un poco, che al momento è fuori

dal negozio, all'h&m andava l'anno scorso, no sarebbe meglio qualche idea

stravagante, inesistente come il lavoro più presente, come tutti più agonizzanti

all'imminente evaporazione del conto corrente, stipendio intermittente, ora,

andare tutti al mare in vacanza l'estate, comunque, e barba lunga very fashion

ma non si tratta di hipster, non si chiamava così, non aveva nome se non forse quello

di capellone, me lo faccio raccontare che potrebbe sembrare un minimo più reale,

oggi vada per gli anni Settanta, domani sarebbe meglio incartare gli Ottanta

un bel pacchetto sotto l'albero, e magari fosse regalato, ce lo compriamo invece

a fine del mese con la paghetta dei genitori, ad averci anche trentacinque anni

non c'è da vergognarsi, ce lo compriamo al negozio vintage, quello aperto in centro

domani potrebbe essere chiuso, girare in tondo e trovarne uno anche diverso,

sempre uguale, tutto presente o meglio assente, più disconnessi coll'i-phon in tasca

più incazzati, che ti hanno criticato la fotina su instagram, pure ad averla ricalcata

sul modello di rito, un rito che si perpetua, altro che don Abbondio, ma neppure

don Camillo, andiamo oltre e torniamo indietro, questo presente resta così esente

il circo della storia è più circolare di allora, concentrico che quasi ci cadiamo dentro

come in un pozzo, galleggiare in superficie, rimanere sempre lì, in superficie

non affondare mai, non aggrapparsi mai, e mai tenere un sasso di ancoraggio,

ce l'hanno sconsigliato, noi volevamo tornare indietro, ma non così fino in fondo

tutto quel che si può nell'arco di un'ora, quel che basta, un compro e vendo

domani è un altro giorno si vedrà, novella Rossella O'Hara, troppo indietro

lo ammetto, mi sono lasciata prendere la mano, torno a galla attenzione

fatemi spazio, fateci spazio, un cuscinetto di presente, volente o non volente.

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IL NO-WORK DAY BISOGNEREBBE INVENTARLO

buona festa dei lavoratori a tutti ma proprio a tutti, nessuno escluso

sono qui per dirlo a gran voce, che mi possano sentire col megafono puntato

all'orecchio di chi dice il contrario o nei cortei della settimana scorsa

col 25 aprile fantasma che non sono arrivati a resuscitare, due bandiere rosé

in coda alla banda, buona festa dei lavoratori soprattutto a quelli che non ce l'hanno

mi sembra il minimo festeggiarli, che ci sia almeno un no-work day, è molto strano

che oltre al concerto non l'abbiano ancora inventato, buona festa insomma, a tutti quelli

che invece ce l'hanno e stanno a contarsi le ore di straordinario tra colleghi

quelle in più o in meno degli altri, che stanno a giudicare quanto lavoro fanno loro

invece degli altri lavoratori, ma che festeggiano soprattutto quelli che lo fanno massacrante,

molto più a loro che non a quelli che lo fanno soft ed elegante, perché anche qui c'è la scala

rating di sfigati da valutare, e buona festa a quelli che ogni giorno lo evitano

il lavoro legalizzato con i voucher, ultimamente eliminati, quelli che fanno i furbetti

e che sono lavoratori fortunati, gli altri devono subire e gli rode davvero tanto, peccato!

la festa dei lavoratori è importante per quelli che si lamentano, ora che ce l'hanno

e dimenticano quando si lagnavano che in Italia non si trova lavoro, meditavano

allora di espatriare senza le palle per farlo, come quelli che sono più fortunati di loro

che guadagnano il doppio all'estero, buona festa del lavoro a chi parla dei lavoratori

per professione e delle ingiustizie che devono tollerare ma che dicono meglio così

che almeno un lavoro ce l'hanno, in confronto a quelli del no-work day, e allora

ne parlano in tv e sui social network per farsi i followers con le aziendine star-up

per iniziare un nuovo lavoro, ogni sette anni uno nuovo, però non c'è da fidarsi

di questo tipo di lavoratori pensa l'h.r. human resorces, ed è per questo che esiste

la festa dei lavoratori, illibati, poco stipendiati, niente legami, tanta carriera.