Cultura e Società

UNO DEI PIÙ GRAVI ATTENTATI ALLA COSTITUZIONE:

IL SEDICENTE "PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA"

DELLA LOGGIA P2.

di emmequ

La Massoneria si struttura in Logge. Alcune più o meno aperte, altre coperte, cioè segrete ed occulte. Una di queste è stata la Loggia massonica "Propaganda 2" - comunemente detta P2 - di cui era Maestro Venerabile Licio Gelli, segreta e volta a un piano anticostituzionale.

Il Parlamento Italiano ne votò e decretò lo scioglimento in quanto "organizzazione segreta impegnata in un'opera occulta e illegale di eversione delle Istituzioni Repubblicane". Opera la cui strategia fu racchiusa nel famigerato sedicente "Piano di rinascita democratica".

Fu costituita una "Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulla Loggia Massonica P2", presieduta dalla On. Tina Anselmi della Democrazia Cristiana, eminente protagonista della Resistenza al nazifascismo. La Commissione pervenne a conclusioni limpide e senza possibilità di contestazione, ma i componenti più importanti della Loggia hanno goduto di una totale immunità, e − quelli ancora in vita, come l'On. Berlusconi − continuano a operare nel Paese e nelle Istituzioni.

La Loggia P2 è risultata parte integrante (e non deviata) della Massoneria di Palazzo Giustiniani (una delle maggiori associazioni massoniche presenti in Italia), e ad essa Loggia risultarono iscritte migliaia di persone (per dichiarazione dello stesso Gelli, 2400: ma si tratta in realtà di molte di più). Fra di esse: generali e altissimi gradi di tutte le armi, alti funzionari dei servizi segreti, banchieri e uomini d'affari, persone dello spettacolo, del cinema e della TV, uomini politici di alta responsabilità appartenenti a molti partiti (nessuno al PCI).

Ben 37 di tali uomini politici e affaristi iscritti alla P2 (a cominciare da Silvio Berlusconi) hanno fatto parte del Governo e del sottogoverno di centrodestra che ha retto il Paese dal 2001 al 2006.

La P2 è coinvolta anche nell'affare Moro, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse. Erano infatti iscritte alla P2 16 delle autorità, militari e non, che facevano parte con i compiti più importanti e delicati, del Comitato di coordinamento delle forze dell'ordine istituito presso il Ministero dell'Interno durante il sequestro Moro, e ben 57 piduisti ─ incluso Licio Gelli ─ erano nella cerchia di coloro che, ai vertici delle Istituzioni, diressero, coordinarono, indirizzarono e seguirono le indagini sul sequestro di Moro. Quelle persone avrebbero dovuto lavorare per la liberazione dello statista ma, come fu poi evidenziato agli atti della Commissione Parlamentare d'Inchiesta, proprio la P2 riteneva Aldo Moro uno degli statisti avversi e da liquidare. A fianco dei piduisti fu presente in quella circostanza, in veste di consigliere del Ministro dell'Interno Cossiga, Steve Pieczenik dei servizi segreti americani, inviato in Italia dalla Amministrazione degli Stati Uniti. Il quale ha di recente dichiarato: "Moro in quel momento era disperato e avrebbe, sicuramente, fatto rivelazioni importanti... È in quel momento che Cossiga ed io abbiamo iniziato a pensare che bisognava cominciare a tendere la trappola alle BR. Lasciare perdere Moro e fare in modo che muoia con le sue rivelazioni... Alla fine questo ha funzionato e Cossiga e l'Italia hanno avuto tutti i vantaggi. Il prezzo da pagare era la vita di Aldo Moro..." [Le parole di Pieczenik sono riportate tra virgolette nel libro di Emmanuel Amara Nous avons tué Aldo Moro; la trappola alle BR fu il falso comunicato n. 7 detto del Lago della Duchessa fatto scrivere e diffondere, con input della Procura di Roma e di Claudio Vitalone in particolare, da Toni Chicchiarelli, un uomo vicino alla banda della Magliana. È giusto dire che Cossiga negò di aver saputo da Pieczenik ciò che questi rivela].

La P2 si è infiltrata e si è collegata segretamente con: apparati militari, apparati dei servizi segreti, mondo degli affari e dell'editoria, magistratura, pubblica amministrazione. Ha agito direttamente sul mondo politico, ha avuto stretti rapporti con l'eversione nera, ha tenuto rapporti internazionali, a cominciare dagli USA, di vario tipo e a vari livelli (da servizi di spionaggio, a banche, da preminenti settori economici a uomini politici e statisti). Ed è opportuno ricordare che della massoneria facevano parte, in varie logge più o meno segrete, ma collegate alla P2, uomini della mafia come Stefano Bontade, Michele Greco, Pino Mandalari commercialista di Riina, e Pier Luigi Concutelli, assassino del giudice Occorsio.

Il venerabile Licio Gelli, capo della P2, è stato per anni in rapporti diretti con i servizi segreti americani (CIA) e con la massoneria americana, la quale annovera tra i suoi membri figure di primo piano del Congresso e del Governo americani, inclusi alcuni Presidenti. Scrivono Provvisionato e Imposimato (Giudice istruttore nel Processo sul delitto Moro) in "Doveva morire ─ Chi ha ucciso Aldo Moro, Ed Chiarelettere": "Che Gelli fosse in rapporti diretti con la CIA da anni non era un mistero. Egli, infatti, aveva dato il suo contributo diretto alle campagne elettorali a favore di tutti i presidenti americani eletti dopo la morte di Kennedy. Nel 1969 Gelli era in stretto contatto con Alexander Haig, massone, vice di Henry Kissinger [Segretario di Stato], e con la CIA diretta da James Angleton. Quando a Nixon successe il suo vice Gerald Fordad applaudirlo nella cerimonia d'investitura c'era sempre lui, Gelli. Ed era stato proprio Ford, anche lui massone, nel dicembre 1975, a stanziare sei milioni di dollari per favorire la DC nelle elezioni dell'anno successivo in Italia...". Tenendo conto di tutto ciò, nonché della sudditanza dei nostri servizi segreti da quelli americani, stabilita dagli accordi Nato, Imposimato spiega: "Da tutto questo non è difficile dedurre che all'epoca del sequestro Moro, i servizi segreti italiani, controllati di fatto da Gelli, in quanto strumento di un 'governo segreto', furono veicoli di limitazione della nostra sovranità nazionale, oltre che terreno di ricatto e condizionamento politico interno. Le preoccupazioni di Moro [Lettera dal carcere del popolo] erano quindi fondate. Gli americani erano in grado di interferire nella politica interna italiana attraverso i servizi segreti italiani, uno dei bracci armati del governo invisibile che si era incarnato nel famoso Comitato di crisi voluto da Cossiga.".

Le conclusioni cui pervenne la Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulla P2 possono essere brevemente riassunte dai seguenti stralci della relazione di maggioranza:

"La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella di Sindona e di Calvi [e del Banco Vaticano IOR, ndr], che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante.

Non si è trattato, in tali casi, soltanto del tracollo di due istituti di credito privati di interesse nazionale, ma di due situazioni finanziariamente rilevanti in un contesto internazionale, che hanno sollevato - con particolare riferimento al gruppo Ambrosiano - serie difficoltà di ordine politico non meno che economico allo Stato italiano. In entrambe queste vicende, la Loggia P2 si è posta come luogo privilegiato di incontro e centro di intersecazione di una serie di relazioni, di protezioni e di omertà che ne hanno consentito lo sviluppo secondo gli aspetti patologici che alla fine non è stato più possibile contenere. In questo contesto finanziario la Loggia P2 ha altresì acquisito il controllo del maggiore gruppo editoriale italiano, mettendo in atto, nel settore di primaria importanza della stampa quotidiana, una operazione di concentrazione di testate non confrontabile ad altre analoghe situazioni, pur riconducibili a preminenti centri di potere economico. Queste operazioni infine, come abbiamo visto, si sono accompagnate ad una ragionata e massiccia infiltrazione nei centri decisionali di maggior rilievo, sia civili che militari e ad una costante pressione sulle forze politiche [la sottolineatura è nostra]. Da ultimo, non certo per importanza, va infine ricordato che la Loggia P2 è entrata in contatto con ambienti protagonisti di vicende che hanno segnato in modo tragico momenti determinanti della storia del Paese [idem].

La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico [idem]; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici...

Quali forze si agitino nella struttura a noi ignota questo non ci è dato conoscere, sia pure in termini sommari, al di là dell'identificazione del rapporto che lega Licio Gelli ai Servizi segreti [ma in tempi successivi a quelli in cui lavorò la Commissione Parlamentare, tali forze furono in grande misura individuate: anche se non furono mai perseguite (n.d.r)] ma, riportandoci a quanto detto in proposito, certo è che la Loggia P2 ci esorta ad una visione della realtà nella sua variegata e spesso inafferrabile consistenza. Ne viene anche un invito ad interpretazioni non ristrette ad angusti orizzonti domestici, ma che sappiano realisticamente guardare ai problemi della nostra epoca, ed al ruolo che in essa il nostro Paese viene a ricoprire. In questa dimensione la Loggia P2 consegna alla nostra meditazione una operazione politica ispirata ad una concezione pre-ideologica del potere, ambìto nella sua più diretta e brutale effettività; un cinismo di progetti e di opere che riporta alla mente la massima gattopardesca secondo la quale "bisogna che tutto cambi perché tutto resti com'era": così per Gelli, per gli uomini che lo ispirano da vicino e da lontano, per coloro che si muovono con lui in sintonia di intenti e di azioni, sembra che tutto debba muoversiperché tutto rimanga immobile.La prima imprescindibile difesa contro questo progetto politico, metastasi delle istituzioni, negatore di ogni civile progresso, sta appunto nel prenderne dolorosamente atto, nell'avvertire, senza ipocriti infingimenti, l'insidia che esso rappresenta per noi tutti - riconoscendola come tale al di là di pretestuose polemiche, che la gravità del fenomeno non consente - poiché esso colpisce con indiscriminata, perversa efficacia, non parti del sistema, ma il sistema stesso nella sua più intima ragione di esistere: la sovranità dei cittadini, ultima e definitiva sede del potere che governa la Repubblica." [idem].