CORTO CIRCUITO

VIA VIA, VAI VAI COMUNISMO…AVANTI C’È POSTO! UN PALINDROMO

DI CLASSE

di Antonino Contiliano


L'uguaglianza non è bene comune, bensì esclusivo privilegio e onore di merito dei banditori e dei pochi vincitori della buona novella della ristrutturazione neoliberista... I protagonisti e attori di questo osceno teatro delle "porte girevoli" si gloriano per gli scalpi degli sfruttati...

I PARTE

Se il popolo non ride sulla piazza pubblica, allora il popolo tace [...] Il suo eroismo

conserva sempre un tono ironico, verso tutto il pathos della verità dello Stato.

Michail Bachtin

E' un battente che non smette di pulsare: è il comune del comunismo! Questo è il comune che non ha niente a che spartire con l'eternità delle leggi del kapitale o dell'eguaglianza degli individualismi competitivo-concorrenziali che fanno a gara per sfruttare le miniere dei collettivi sociali. La logica degli individualismi competitivo-concorrenziali lavora in funzione del primato della pirateria delle rendite e dei concentrati profitti privati miliardari a scapito delle moltitudini sfruttate, mentre la sistemica cooperazione politica tra la dimensione privata e quella pubblica della vita comunitaria la sostiene per espropriare la cooperazione sociale orizzontale e per verticalizzarla in profitti e dividendi ad uso e consumo dei pochi privilegiati, i signori che hanno paradisi fiscali in terra e in cielo protetti. Sono i nomi di quanti si riunivano/riuniscono sotto la sigla dei "G7, G8, G20..." (i "grandi della terra"!), le cui immense, astronomiche, ricchezze vanno a finire nelle "riserve" ben rinserrate! Nulla di nuovo in queste pagine che non sia già stato analizzato, detto, denunciato. Tuttavia vale la pena ripetere e ripetere il divenire-altro rispetto alla volgarità di pensiero e di azione del mondo biocapitalistico!

Il paradiso delle diseguaglianze

Il comune di questa cricca - che subordina economia e politica alla difesa e al potenziamento dei propri interessi di classe - è quello in cui convergono impennata e accelerazione delle disuguaglianze sociali, decomposizione e svuotamento della stessa democrazia politica moderna e la riduzione della sovranità nazionale a luogo di scontro per maggioranze complici e servili agli ordini dei poteri extranazionali (neanche elettivi). Un sistema di governance che, nonostante caduto il muro di Berlino, si premura ad alzarne altri e più potenti come quelli del Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica).

Sono i muri cioè delle guerre delle monete e delle finanze funzionali alla salvaguardia delle gerarchie e degli interessi privilegiati e dominanti (certo non dimenticano neanche quelli alle frontiere contro il popolo migrante e altri, i disperati della fame o in fuga dalle altre violenze).

Sono i muri che circoscrivono le riserve dei nuovi patriarchi degli 'asset' del capitale neoliberista galoppante in assetto da una guerra ad un'altra. All'ingresso dei cancelli, sul frontone, hanno scritto, capovolto, il principio della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino:

qui gli uomini non nascono e non restano liberi e uguali né per nascita né per diritti.

L'uguaglianza, per loro, non è bene comune, bensì esclusivo privilegio e onore di merito dei banditori e dei pochi vincitori della buona novella della ristrutturazione neoliberista. Una riproduzione più aggressiva che mai già avviata da anni e lasciata correre impunemente. I protagonisti e attori di questo osceno teatro delle "porte girevoli" si gloriano per gli scalpi degli sfruttati e dei cadaveri sventolandogli sopra il primato della ricchezza e del potere su tutto e tutti, anche se ciò innesca incalcolabili e degradanti patologie sociali.

Così, solo per riportare alcuni esempi già noti e appartenenti alla geografia politica più ampia di quella locale, si riportano alcune foto di famiglia allargata. I proprietari della gigante distribuzione Walmart, la famiglia Walton che trent'anni fa deteneva 61.992 volte la ricchezza media americana

oggi ne possiede 1.157.827 volte. I Walton in questo periodo hanno accumulato tanto per se stessi quanto le 48.800.000 famiglie meno abbienti. La patria di Silvio Berlusconi mantiene un piccolo ritardo sulle prodezze americane, ma, l'anno scorso, la Banca d'Italia ha annunciato che «i primi dieci patrimoni nazionali [posseggono] tanto denaro quanto i tre milioni d'italiani più poveri». E, ormai, la Cina, l'India, la Russia o i paesi del Golfo, sgomitano nel club dei miliardari. In materia di concentrazione del reddito e di sfruttamento dei lavoratori essi non hanno niente da imparare dagli occidentali, ai quali d'altra parte impartiscono volentieri lezioni di liberismo selvaggio. I miliardari indiani, che possedevano nel 2013 l'1.8% della ricchezza nazionale, ne accaparravano già il 22% cinque anni più tardi. Nel frattempo, essi sono certo diventati un tantino più numerosi, ma il 22% della ricchezza per sessantuno individui, non è molto in una nazione di più di un miliardo di abitanti? Mukesh Ambani, l'uomo più ricco del paese, forse si pone la questione dallo scintillante salotto di casa sua, dal ventisettesimo piano che si affaccia su Bombay - una megalopoli con più di metà della popolazione che vive ancora nelle baracche[1].

Ecco perché il battente - il comune del comunismo - non smette di pulsare. È la forza ribollente di un interrogativo e di un'urgenza che non lascia pace al sonno della ragione pur nel suo massimo grado di astrazione e di allegria carnevalesca. Sono cioè le domande che certe parole d'ordine non lasciano requie alcuna almeno a quanti non hanno voglia di morire senza reagire attivamente in questo mondo ordo-neo-liberista con le insanabili e mortifere contraddizioni del suo "comunismo del capitale". Il comunismo cioè dei soviet finanziari e alleati che vivono e prosperano del lavoro immateriale-materiale dei lavoratori, dei non occupati, dei disoccupati e dei tanti altri asserviti all'inferno capitalistico ma reclutati come azionisti o forza-lavoro liberamente offrentesi come viva sintesi di corpo e mente creativa (natura naturata e natura naturans). Sono cioè gli azionisti che mettono in comune il proprio "capitale umano" (il general intellect socio-individuale) come sottomesso e sussunto alla logica della valorizzazione capitalistica, mentre i profitti vanno solo alla banda dei vari vecchi "G7, G8, G20..." , o degli emergenti e nuovi eredi (sempre della cerchia dei cosiddetti patriarchi o "grandi della terra"!).

Ma non è possibile aspettare un'evoluzione delle cose senza prassi antagoniste e sovversive. Ieri come oggi le contraddizioni insostenibili non mancano. Sin dalle svolte innescate dalla new economy e delle sue ricorrenti e sempre più ravvicinate crisi (di sviluppo e crescita), la letteratura saggistica e critica in tal senso non manca. E non manca neanche di sottolineare i paradossi strutturali di tale tipo di economia finanziarizzata o affidata alle borse e ai suoi titoli di mercato, mentre cerca di far convivere vecchia e nuova industria. La prima è quella dello sviluppo lineare e prevedibile che sintetizzava capitale materiale fisso e capitale variabile sulla base di una visione lineare. La seconda è quella del rischio e delle oscillazioni permanenti dei mercati che cercano di investire sulla creatività tecno-scientifica del sapere sociale che è lo stesso corpo vivo di ogni individualità (il nuovo capitale fisso che convive con quello vecchio). Una forza-lavoro generica viva, virtuale e attiva che di per sé è autonoma e indipendente, ma espropriata della produttività di cui è capace potenza in pectore e al tempo stesso dipendente dalle oscillazioni e dalle incertezze dei mercati investitori. Oscillazioni che i soggetti borsistici vorrebbero scongiurare sulla base delle credenze mimetiche di breve/brevissima durata che nascono dalle stesse opinioni rassicuranti e diffuse dalla loro stessa cerchia. Queste stesse oscillazioni, tuttavia, gestite sempre dagli stessi investitori e dai "G" - che sfruttano gli effetti istantanei e immediati delle idee creativo-innovative generali del momento (ma generate dal sapere sociale accumulato) -, sono le stesse che poi da una parte decidono delle fortune o delle sfortune dei pochi, dall'altra, però (e sempre), generano soprattutto le povertà e l'immiserimento permanente delle masse globali.

Per rendersi conto di come viene sfruttato il sapere sociale, basterebbe solo osservare concretamente come viene organizzato il tempo di vita esistenziale (individuale e sociale) di ciascuno. Tempo libero di vita e tempo di lavoro, tempo di lavoro assoluto e tempo di lavoro relativo sono stati fusi e messi a lavoro assoggettato e asservito insieme al corpo dei prestatori come unità materiale e capacità psico-linguistico-simbolica, comunicativo-relazionale soggettiva e intersoggettivo-cooperativa (il general intellect di cui parla Marx). Un insieme sistemico algebrizzato nei ritmi automatizzati del tempo della produzione capitalistica e della sua continua ristrutturazione sotto la bio-geopolitica della terza rivoluzione industriale (la materiale automazione elettronico-digitalizzata, o semiotica materiale e immateriale). Una messa a lavoro del bene comune di ogni singolarità umana (la capacità e la potenza psico-fisico-spirituale-sociale propria a ciascuno) come capitale di creazione e investimento autonomo d'impresa individuale, ma che per la sua concretizzazione risulta essere dipendente dagli investimenti delle banche e dei mercati finanziari privati o del pubblico privatizzato. Una contraddizione succosamente micidiale. Certamente però non neutrale!

Nel mezzo di alcune contraddizioni succosamente micidiali

E solo per un altro riferimento alle mortali contraddizioni sistemiche, basterebbe uno sguardo alla politica e alla giuridificazione/brevettazione proprietaria delle idee creative personali che diventano proprietà di un'impresa e al suo annesso copyright come monopolio privato esclusivo delle stesse imprese vecchie e nuovo tipo. Alla regola non sfugge la stessa rete INTERNET. I suoi spazi risultano regolati da norme e procedure tutt'altro sopra le parti. I suoi servizi di vigilanza sono tutt'altro che garanti della libera circolazione delle cose e alieni da mistificazioni montate ad hoc. La sua nascita era stata salutata all'insegna della democrazia diretta e liberamente plurale.

La sua nascita e crescita invece, via via, sono finite all'insegna delle censure e all'ordine prevalente della concorrenza dei mercati delle imprese della comunicazione messa a lavoro capitalistico. Destino delle cose? No. Volontà e potenza di poteri sì!

Una politica di normazione del potere delle privatizzazioni che via via ha soverchiato e subordinato lo stesso potere pubblico e legislativo degli Stati sovrani.

Norme certamente non neutrali che proteggono e verticalizzano attività, modi e contesti agli ordini servili della produzione e circolazione capitalistica (il capitale che si appropria sfruttando, complici ingenui o consapevoli - poco importa - gli stessi creativi e l'intelligenza della società, il generale). Una politica dei monopoli tuttavia in conflitto con se stessa, se si pensa a tutte le regole anti-trust che, comunque, non risolvono la farsa dell'ambivalenza del sistema stesso (vuole i monopoli e li limita), o alle stesse guerre di mercato per l'accaparramento dei network sociali da parte delle nuove e grosse imprese private della comunicazione web, o a quelle per l'espansione e il controllo degli stessi mercati della comunicazione internazionale, dello spionaggio digitale.

Tipica della farsa anti-trust, è la sentenza della corte d'appello americana contro la Microsoft di Bill Gates: la sentenza rivela la «contraddizione politica tra la necessità di assicurare i profitti con la fissazione statuale della proprietà intellettuale e la necessità di assicurare l'innovazione mantenendo ampie le maglie della concorrenza. Tant'è vero che la sentenza contro la Microsoft viene vissuta dagli investitori come attacco all'intero settore delle nuove tecnologie. L'effetto è immediato: l'indice Nasdaq inizia la sua discesa nello stesso momento in cui i sintomi del ritorno dell'inflazione trascinano verso il basso tutti gli altri titoli borsistici»[2].

Così, ora, apriamo su alcune ingiurie sacre dell'acquasantiera dell'ordo-neo-capitalistico.

Come mai, così, per esempio, credere o dimostrare che un ordinamento politico e giuridico, fatto di esperti nominati - e santificati da sistemi elettorali che somigliano sempre più a macchine pubblicitarie di prodotti sciantosi e idonei per l'elezione di una miss... in erezione - può essere "neutrale" (imparziale), se c'è una maggioranza politica d'interessi tutt'altro che generali che dispone dell'ordinamento giuridico-economico-finanziario e dei codici (etici, morali, civili, militari, penali) di ingresso e di uscita? Un gruppo cioè camaleontico che, rimando sempre in sella e aspettando "fiducia" e ricompense, maneggia le leve del potere e del governo amministrando secondo le meteorologie delle borse del giorno indicizzate dalle agenzie del rating. Roulette e poker tutt'altro che disinteressati, truccati!

Come mai credere che le leggi e le regole che strutturano le relazioni sociali possano essere "impersonali" quanto "virtù" generali a favore del bene comune e del futuro dei giovani!

Come credere o dimostrare che nel contesto di un certo regime storico in crisi sia possibile e credibile accogliere e giudicare il dissenso, i conflitti e le istanze sociali (reali e legittimi) dei deprivati e sfruttati sotto l'etichetta deviante di "populismo" o negativamente, quando la stragrande maggioranza delle popolazioni (locali e mondiali) soffre l'oppressione dell'emarginazione di classe, nonché, simultaneamente, esposta all'impoverimento degradante continuo, alla fame e alle guerre scatenate dal potere dominante!

È possibile credere o dimostrare che in simile contesto storico-politico la governance dei poteri forti - banche, multinazionali (di ogni risma), agenzie di controllo e valutazione di mercati e blocchi di maggioranza politica complici - possano ritenersi e proporsi come difensori della stessa democrazia liberale delle alternanze e della partecipazione, quando la loro stessa governamentalità ordo-neo-liberista o neoliberista ne costituisce invece il certificato di morte? Ogni loro mossa infatti è volta solo a garantire e tutelare, oltre ogni limite (forzando carte costituzionali e costruendo "trattati" vincolanti ad hoc), l'etica del profitto capitalistico mediante i privilegi accordati al mercato, ai mercati finanziari, alle banche, alle forze di controllo o alle guerre militari e non militari, mentre i più soffrono o muoiono sotto i colpi delle loro scelte di classe e le immani conseguenze di devastazione e degrado per le società civili e gli ambienti.

Senza tanti richiami teorici, basterebbe solo constatare come il pianeta, dentro e fuori l'Europa, brucia (e non solo metaforicamente) sotto i colpi delle violenze concentrate e operative agli ordini militari e finanziari dell'intesa concorrenziale degli stessi Stati-Governi come Imprese capitalistiche (in Europa - Unione europea - ben rappresentati dalla cosiddetta "Troika", Fmi, Ce, Bce). Un'alleanza cioè tesa solamente a difendere gli interessi e i profitti dei proprietari e cavalieri del neoliberismo capitalistico in connubio mondiale (cognitivo-digitale che sia, poco importa), nonché a legittimante la pratica degli sfruttamenti intensi e sofisticati a gloria dei poveri e delle diseguaglianze.

Nulla scioglie questo loro nodo scorsoio! Neanche le tante stragi per fame e violenze coloniali, come i tanti morti di mare e terra che scappano dalle loro terre in fiamme e che già, di per sé, rappresentano un severo e inoppugnabile giudizio di condanna e di verità politica contro!

Cosa può significare infatti il fatto che le spese militari aumentano di anno in anno, mentre le spese sociali vengono sempre più assottigliate ed elemosinate e la qualità della vita dei più acquista sempre più il valore del degrado, della miseria, dell'illibertà, dell'esproprio o del grottesco delle guerre umanitarie securitarie; o che il potere delle banche, assicurato e curato favorendo fusioni monopolistiche o provvedimenti di salvataggio ad hoc, sia pubblicizzato come garanzia del bene comune popolare, mentre chi, per esempio, è affetto da gravi malattie o vive in ambienti non salubri (per diverse ragioni) viene invece abbandonato a se stesso e ritenuto, fra l'altro, responsabile della propria sorte, o giudicato incapace di badare a se stesso in regime di libera iniziativa e competitività creativa individualistica imperante!

Secondo le stime più recenti, su una popolazione mondiale di sette miliardi, la cifra dei morti per fame, guerre e stenti nel prossimo decennio/ventennio è prossima a circa tre miliardi di persone, mentre ogni minuto (dati "Sipri") si spendono nel mondo a scopo militare 3,4 milioni di dollari, 204 milioni ogni ora, 4,9 miliardi al giorno (l'Italia - quell'Italia che per Costituzione repubblicana ripudia la guerra - spende ottanta milioni al giorno). E secondo la graduatoria dell'istituto internazionale indipendente Sipri (Stockholm International Peace Research Institute o Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma), l'Italiasi classifica al dodicesimo (12°) posto fra le nazioni che spendono somme ingenti per armamenti. Il primato appartieneagli americani:

dopo gli Stati uniti vengono la Cina, con una spesa stimata in 216 miliardi di dollari (circa un terzo di quella Usa), e la Russia con 85 miliardi (circa un settimo di quella Usa). Seguono l'Arabia Saudita, la Francia, la Gran Bretagna, l'India, la Germania, il Giappone, la Corea del sud, il Brasile, l'Italia, l'Australia, gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia. La spesa complessiva di questi 15 paesi ammonta, nella stima del Sipri, all'80% di quella mondiale. La statistica evidenzia il tentativo di Russia e Cina di accorciare le distanze con gli Usa: nel 2013-14 le loro spese militari sono aumentate rispettivamente dell'8,1% e del 9,7%. Aumentate ancora di più quelle di altri paesi, tra cui: Polonia (13% in un anno), Paraguay (13%), Arabia Saudita (17%), Afghanistan (20%), Ucraina (23%), Repubblica del Congo (88%)[3].

Per il 2017, secondo i dati del MIL€X (Osservatorio sulle spese militari italiane), il piano di spesa italiano, da presentare alla Camera dei Deputati, prevede anche degli incrementi rispetto al 2016:

Spese militari italiane 2017: 23,4 miliardi (64 milioni di euro al giorno): +0,7% rispetto al 2016, +2,3% rispetto alle previsioni del DPP 2016;

Ultimo decennio: aumento spese militari 21% e rapporto spesa/PIL salito da 1,2% a 1,4% (non il dato di 1,1% dichiarato dalla Difesa);

Costo personale rimane voce di spesa più onerosa per lenta applicazione Riforma Di Paola (più comandanti che comandati) ;

Spese armamenti 2017 salgono a 5,6 miliardi (15 milioni al giorno) per aumento contributi MISE (89% degli incentivi alle imprese va a comparto difesa);

Spese per 'aerei blu' 2017 aumentano del 50% per incidenza costo nuovo A340 Presidenza del Consiglio (23,5 milioni nel 2017);

Anteprima notizie su contratti firmati per altri sette F-35, seconda portaerei "Trieste" e nuove fregate "Fremm 2", nuovi mezzi Esercito per favorire export[4].

Se a queste somme poi si aggiunge la potenza di comando delle fusioni bancarie, quella dei flussi finanziari e dei provvedimenti salva-banche ad hoc che operano esclusivamente in funzione dell'ordine capital-neoliberista e dei suoi signori, le cose allora, giustamente, urgono a cambiare punto di vista e rotta di navigazione, ovvero spingere le lotte d'opposizione unitaria e compatta verso la proposizione e l'adozione di modelli alternativi al vigente. E quale, fra questi, se non il comune del comunismo concreto, l'utopia possibile?

Se è vero che l'esperienza storica ha visto la sconfitta e l'interruzione della "Comune di Parigi", il crollo dell'esperimento sovietico (sotto il regime staliniano), la perdita della rivoluzione cinese e quella dei movimenti del '68, del '77 e delle marce per la pace degli anni '80, non per questo le forze critiche del pensiero comunista sono scomparse, perché le trombe del signore suonano l'alleluia dei vincitori.

Se le povertà e il degrado delle masse si ingigantiscono come effetto delle scelte del capitale mondiale - quelle proprie cioè all'ordo-neo-liberismo (non più solo economia di scambio ma mescolamento speculativo autoreferenziale e concorrenza privilegiata tra mercati finanziari e, per di più, sostenuti e legiferati dallo stesso Stato come libertà (!) -, come è possibile infatti pensare o far credere che queste operazioni non siano già in sé stesse operazioni di classe capitalistica, ovvero a scapito degli espropriati, assoggettati e comandati?; e come non pensare e ricominciare, d'altro verso, a risvegliare, tenendo presente le negatività del passato, la rotta dell'utopia concreta del "comunismo" interrotta?

Il potere finanziario capitalistico odierno, non differentemente da quello di ieri, ha danneggiato e abbassato ulteriormente le condizioni di vita complessive degli uomini e dell'ambiente.

Se si pensa che fino a qualche anno addietro (secondo le cifre rese pubbliche ... ma l'ammontare andrebbe aggiornato) si è investito 200 volte in più per salvare le banche in crisi di quanto, invece, si sarebbe speso per realizzare gli obiettivi umanitari che il nuovo Millennio prometteva, nessun dubbio o perplessità dovrebbe rimanere in giro. I conti infatti sono lì a mostrare, per esempio, che non c'è nessun tipo di "scarsità" da contabilizzare come remora alla crescita di un livello di vita dignitoso ed eguale per tutti.

Andrea Fumagalli ("Alfabeta2", Dicembre/2011) scrive che il flusso finanziario globale per oltre "il 65%" del volume è controllato da pochi operatori finanziari, mentre risparmiatori e piccoli operatori subiscono passivamente le oscillazioni dei mercati finanziari e le agenzie del rating fanno un gioco sporco. Un tale controllo elitario dei mercati consente così che «poche società (in particolare dieci) siano in grado di indirizzare e condizionare le dinamiche di mercato. Le società del rating (spesso colluse con le stesse società finanziarie), inoltre ratificano, in modo strumentale, le decisioni oligarchiche che di volta in volta vengono prese»[5]. Lo stesso Andrea Fumagalli, inoltre, ancora, estrapolando dal "Sole 24 Ore" dell'anno precedente, scrive che nel 2010, per esempio, lo stesso Pil mondiale del sistema mondo era inferiore a quello delle borse e delle banche entrate in fusione. Il primo era di soli 74 miliardi (dollari), mentre quello delle borse era invece di 50 miliardi, quello delle obbligazioni finanziarie di 95 miliardi e quello degli altri strumenti quali i derivati era di 466 miliardi.

E se il potere dei mercati finanziari così era accresciuto, non meno era avvenuto - aggiunge il Fumagalli - per quello delle fusioni bancarie: tra il 1980 e il 2005 (secondo i dati pubblicati dal Fmi) si sono registrate 11.550 fusioni bancarie e ridotto il numero delle banche a 7.500; 5 (cinque) società d'affari (J. P. Morgan, Bank of America, City-bank, Goldman Sachs, Hsbc Usa) e 5 (cinque) banche (Deutesche Bank, Ubs, Credit Suisse, City-corp- Merrill Linch, Bnep-Parisbas) detengono (al 2011) il controllo di oltre il 90% dei titoli derivati; le prime 10 (dieci) società d'affari quotate in borsa, pari allo 0,12% delle 7800 società registrate, detengono il 41% del valore totale, il 47% dei ricavi e il 55% delle plusvalenze registrate.

A tutta questa enorme ricchezza, se si aggiunge - come scrive Tonino Perna ("Alfabeta2"/, Aprile/2011) - l'extraprofitto dei "mercati illegali" del capitale criminale (collaterale e connesso con il modello capitalistico), calcolato "tra il 3 e l'8% del Pil mondiale"[6] (cioè 74 trilioni di dollari), è il caso di ribadire allora che le condizioni materiali finanziario-oggettive per spingere verso una rivoluzione socio-politica anti-neoliberismo non mancano proprio.

Ora, il cambio di rotta politica cui si pensa - bussola la ribellione "populista" delle classi antagoniste - è l'azione rivoluzionaria utopico-comunista possibile (a cominciare dalla de-soggettivazione ordo-neo-liberista) degli esclusi, emarginati, dissidenti criminalizzati, e, per dirla con Carlo Formenti (La variante populista- lotta di classe nel neoliberismo, 2016), con l'azione congiunta di tutti i "rancorosi" (la «comunità degli esclusi, dei perdenti al gioco della globalizzazione»[7]).

E l'ago di questa bussola, cui pensa chi scrive, non può che essere la svolta verso un comunismo globale, nessuno escluso. Il comunismo come "organizzazione trasversale di uomini" eguali e liberi con dentro e fuori lo spirito materiale e storico del regime democratico spinoziano. Un regime di democrazia che non ignora e surclassa i conflitti, in quanto, come recita Spinoza (Trattato teologico-politico), la democrazia è «regime politico definibile appunto come unione di tutti i cittadini, che esercita collegialmente un diritto sovrano su tutto ciò che è in suo potere. [...] In regime democratico infatti [...] tutti hanno convenuto di agire [...] in base a una decisione presa in comune: non hanno convenuto però di pensare e di ragionare in modo unanime».

Un mondo della democrazia comunista è tale, così, che non è impossibile pensarlo e farlo agire per realizzarlo secondo i termini (mai al tramonto) della prefigurazione per cui "a ognuno sia secondo i propri bisogni e da ciascuno secondo le capacità". Le analisi e le previsioni d'insieme, in tal senso, fatte da Marx a seguito degli sviluppi del modello capitalistico, sono ancora vitali e idonee sia per la diagnostica contemporanea che per le terapie orientate a una pratica come un con-socio-vivere comunitario egualitario, alternativo alle rinnovate e rinforzate gerarchie di individui e gruppi sociali del neoliberismo del capitale.

Il diritto al dissenso, alla rivolta e alla rivoluzione va dunque esercitato quanto più viene represso e criminalizzato dai programmi dei padroni, la cui ricchezza e potere aumentano quanto più aumentano le povertà e gli assoggettamenti che rendono "impolitici" i cittadini, in quanto soggetti formattati solo come clienti, prosumers, azionisti del capitale. I loro programmi infatti, stricto sensu,sono tutti correlati a forme educativo-comportamentali adeguate alla nuova forma (ordo-neo-liberista) della riproduzione capitalistica in vigore come modello unico. E le forme comunicative (ufficiali e non ufficiali) - servendosi di parole d'ordine come, per esempio, neutralità, anti-ideologico, autoregolazione dei mercati, libertà d'impresa, etc. - fanno sì che siano fatte incorporare per soggettivare identità tipiche ad hoc.

Per questo basterebbe dare un'occhiata a tutti gli interventi che in questi anni hanno cambiato il mondo della formazione (istruzione di base, media e accademica) in laboratori di soggetti flessibili, precari e sempre disponibili e vincolati al nuovo ciclo economico-finanziario del neoliberismo. Un cerchio ripetitivo che con la sua ideologia drogata sulla leggerezza del "capitale" umano, sull'autonomia dell'insieme psico-fisico-spirituale dell'uomo postmoderno e sugli stili di vita come merce (di cui il logo/immagine è medium simbolico circolante) è orientato a geometrizzare una monade competitiva sia come singolo sia come individuo-squadra d'impresa per un tempo che non distingue più tra lavoro desocializzante e vita, la vita e l'esistenza messe agli ordini dei profitti dei "G".

Tuttavia, e non per caso, la ristrutturazionenon impedisce però di svelarne la natura di maschere di potere e di gerarchie classiste (clienti, precari, intermittenti, worker poor, salariati-stipendiati-pensionati azionisti in competizione di borse e titoli 'future', stagisti, funzionari, broker, consulenti, manager, topo manager, leader).

Così il principio della rivolta e il diritto ad un mondo comunista di eguali e liberi rimane senza mezzi termini il principio e il valore di una scelta emancipativo-collettiva assoluta e di un divenire-con-insieme democratico irrinunciabile e sostanziale (una democrazia non desostanzializzata, ovvero non conforme ai mercati dei padroni immobiliari e mobiliari, delle banche e dei finanzieri, degli istituti di assicurazione privati, delle multinazionali, delle holding, degli accordi bi-multi-polari tra Stati-Imprese).

Cosa che è sempre più urgente e necessario mettere al centro del conflitto dal momento in cui sotto la retorica degli anti-trust e della "neutralità" i monopoli si rinnovano, crescono e si rinforzano (materie prime, tecnologie, comunicazione, industrie di guerra).

Il terreno delle fusioni, degli acquisti e degli accordi-trattati bi-multi-laterali per il controllo delle risorse produttive e della divisione del lavoro, specie nel campo delle nuove tecnologie software e della rete web, è sempre più un terreno di scontro per l'esclusiva del potere di comando. Altro che democrazia, libera informazione e neutralità, ovvero rispetto del principio di uguaglianza di trattamento di tutti gli scambi sul Web indipendentemente dalle fonti, dai destinatari, e dai contenuti. Che in realtà anche in questo campo del mondo web neutralità, oggettività ed eguaglianza poi siano pubblicità di governance capitalistica anziché di democrazia come il comune di eguali e liberi, non è miracolo da mostrare!

Sì che, nel groviglio delle condizioni storiche attuali e prossime, il risveglio per un passaggio al comunismo e del suo essere e vivere di eguali e liberi non è da lasciare come fuoco solo sotto le ceneri delle vecchie forme andate in fumo.

Per inciso, della necessità del risveglio del passaggio al comunismo, aggiornando nel contesto storico i processi culturali e materiali in itinere, già si parla da un po'. Si ricorda, soprattutto, e nel pieno della crisi finanziaria più virulenta del 2008, l'iniziativa convegnistica di Alain Badiou e Slavoj Žižek all'Istituto Birkbeck (istituto universitario di ricerca e di insegnamento di livello mondiale) di Londra (2008) sul rilancio dell'idea di comunismo. Un dialogo-confronto che poi lo stesso Badiou riprende a tu per tu con il socialdemocratico Marcel Gauchet e pubblicato dal periodico "MicroMega" (n. 1/2016). Una conversazione, fra i due, che - mediata da Martin Duru e Martin Legros - prende il titolo di «CHE FARE? DIALOGO SUL COMUNISMO IL CAPITALISMO E IL FUTURO DELLA DEMOCRAZIA».

Per parte nostra (e modestamente), del tema abbiamo tentato con: "Comunismo Possibile. Utopia efficace", in https://retroguardia2.wordpress.com/2012/11/25/comunismo-possibile-utopia-efficace-parte/; "Passaggio al comunismo", in www.vicoacitillo.it/alexanderplatz/revenant.pdf.

Nel prossimo numero pubblicheremo la seconda parte di questo saggio di Antonino Contiliano.


[1]Serge Halimi, DISEGUAGLIANZA, DEMOCRAZIA, SOVRANITÀ, in htpp// www.mondediplomatique.it/LeMonde/archivio/maggio 2013.

[2] Christian Marazzi, Il comunismo del capitale-Finanziarizzazione, biopolitiche del lavoro e crisi globale, ombre corte ' UniNomade, Verona, 2010, p. 66.

[3] http://ilmanifesto.info/litalia-spende-80-milioni-al-giorno-in-spese-militari/

[4]http://www.azionenonviolenta.it/quei-64-milioni-al-giorno-spese-militari-del-paese-ripudia-la-guerra/

[5] Andrea Fumagalli (Uninomade), Aspetti della dittatura finanziaria, in "Alfabeta2", 15, Dicembre 2011, p. 8.

[6] Tonino Perna, L'accumulazione criminale- La borghesia mafiosa e la deriva illegale del capitalismo, in "Alfabetà2", 8, Aprile 2011, p. 6.

[7] Carlo Formenti, La variante populista- lotta di classe nel neoliberismo, DeriveApprodi, Roma, 2016, p. 257.