Leggere il 900

UNA CORRISPONDENZA: DIALOGO UNGARETTI − BIANCO

di Piero Sanavio

Nessun commento sul voyeurismo della pubblicazione da parte di Mondadori della corrispondenza Ungaretti - Bianco il cui volume di botta e risposta poetica, il canzoniere Dialogo, fa supporre che la parte della signora Bianco del detto canzoniere sia stata, se non scritta ex novo, senz'altro profondamente corretta dal poeta. La riprova potrebbe venire dal ms della traduzione in francese del volume, apparsa nel 1968-69 nell'antologia critica e poetica dedicata a Ungaretti dalle éditions de l'Herne e di cui fui il curatore. Ragione del volume, offrire un appoggio a Ungaretti nella sua candidatura al Nobel. In passato, e per le stesse ragioni, come funzionario dell'Unesco e nel quadro delle commemorazioni di Dante, avevo invitato a Parigi Eugenio Montale, seguito da un mio intervento sul poeta nell'edizione europea dell'International Herald Tribune.

Di Dialogo tradussi la parte scritta da Ungaretti, quella di Bianco competenza della brava poetessa francese, già traduttrice di testi italiani, Yvonne Carouch. Prima della pubblicazione, il manoscritto delle traduzioni fu sottoposto a Ungaretti. Mentre nella parte da me tradotta pochi furono gli interventi del poeta, radicali quelli sulla sezione curata da Carouch - non nel senso di errori o sbagliate interpretazioni dell'originale da parte della poetessa francese (assurdo persino il supporlo!), ma piuttosto di veri e propri rifacimenti del testo originale. Il manoscritto in questione, con gli interventi di Ungaretti in inchiostro verde, è attualmente nel Fondo Sanavio, presso la Biblioteca Universitaria di Padova, e contiene anche una larga parte di miei manoscritti e dove all mia morte andrà la loro totalità, insieme alla totalità della mia biblioteca.

Ci fu una coda sordida alla pubblicazione - dopo le lodi sperticate di Ungaretti (anche queste lettere sono nel Fondo della Biblioteca), e una buona reazione della stampa locale e internazionale (qualche parziale riserva venne da una noterella del Figaro), Ungaretti si lamentò del volume con Piero Piccioni, dando l'impressione di essere stato truffato. La possibile ragione: i pagamenti non avvenuti da parte de l'Herne, di cui pensava anch'io fossi responsabile mentre ero soltanto un collaboratore. Anch'io, adesso, fui tempestato di lettere in quel senso dal poeta ma all'epoca non ero più a Parigi, bensì a New York, poi a Venezia: progettando con Giorgio de Santillana, Herta von Dechend e Jerry Lettvin, la struttura di un istituto di epistemologia internazionale da presentare all'Unesco. Se l'impresa non fu realizzata le responsabilità stanno tutte all'interno delle specifiche strutture dell'Organizzazione. Anche in questo caso i documenti, consultabili soltanto dopo richiesta scritta, sono anch'essi nel citato Fondo della Biblioteca.

Un'ultima osservazione o, se si vuole, un pettegolezzo. Quando Ungaretti, sempre in quel periodo, e nella prospettiva del Nobel, fece un viaggio in Svezia, ad accompagnarlo, e metterlo in contatto con intellettuali svedesi e anche qualche membro della famiglia reale, fu mia moglie Annuska Palme: prima traduttrice di Hamsun in italiano dall'originale norvegese, e in seguito traduttrice e promotrice in Italia del teatro di Lars Norèn. Durante il viaggio Ungaretti faceva incetta di pubblicazioni porno che avrebbe portato in Italia. "Come farà, con una nipotina per casa?" gli chiedeva mia moglie. E il poeta, "Le metterò in cassaforte."