Speciale Mario Lunetta

Un piccolo veloce pensiero di un amico per un grande intellettuale.

di Ennio Calabria

Caro Mario hai visto,hai vissuto lo splendore delle grandi passioni civili e ne hai vissuto dolorosamente il declino. Il tuo è stato un percorso complesso che hai affidato ad un linguaggio incisivo a volte drammaticamente apocalittico bagnato dall'acida pioggia dell'ironia che trasforma il gioco delle neoavanguardie letterarie nel gioco serio che la gravità della vita impone al narcisismo dello scherzo dotto delle parole. Il ripetersi di ciò che ci fa male ,determina in noi un salto qualitativo di risposta.In te il ripetersi di una continua ferita per il tradimento del tuo sogno,ha trasformato il tuo dolore comunque partecipativo in "estraneazione" come quando inizi a percepire una città come una fotocopia di sé martoriata da una pioggia radioattiva. E tu forse,non te ne rendi conto,ma inizi ad assumere quella fotocopia non più come un derivato da responsabilità di ieri,ma come nuova causa in sé,come dato di una nuova incognita mappa della mente. Se prima era come se il futuro dovesse chiedere,per poter esistere,permesso al passato,ora ti vai rendento conto che il futuro ha già selezionato del passato solo ciò che gli ha consentito di essere futuro. Poi la morte di M. Pia ponendoti di fronte alla drammatica irreversibilità del tempo,ti ha schiacciato,così com'è per tutti noi,su un assoluto presente che ha dimenticato le ragioni del passato e che non può prevedere un futuro perché esso oggi non si pone più come un'articolazione in continuità con il presente che viviamo,ma si pone con l'autonomia di un nuovo presente che abiterà il futuro la cui incognita viviamo oggi come una variabile che relativizza ogni nostra certezza. La limacciosa acqua della tua amarezza trova una sponda emotiva e spaesante nella morte di M. Pia che agisce nel profondo della tua visionarietà e nel tuo linguaggio. La cultura aveva scelto lo spazio-tempo della vita come luogo della propria sperimentazione ed aveva ignorato la morte perché considerata evento naturale che inibisce il libero arbitrio umano. Ma ora per la tua diretta esperienza della morte e per il fatto che le due polarità opposte per l'alta velocità degli scambi si avvicinano coesistendo,vita e morte entrano nei fondamentali del tuo pensiero. La tua estraneazione nasce dall'indebolirsi delle identità delle due polarità opposte come vero e falso,vita e morte e pensare che tutta la cultura alle nostre spalle ha generato la propria necessità di essere dalla conflittualità di esse,che,invece,come già detto,ora coesistono e si interscambiano senza scandalo. Se una proposizione falsa muove interessi concreti diviene vera e se una proposizione vera non muove interessi concreti diviene falsa e quindi inspendibile.La morte è spesso ormai il correttivo di una morta vita. Mentre il sole rotea frantumando la linea dell'orizzonte muore la dimensione lineare del pensiero e la memoria perde emotività e diviene soltanto un dato che apre a dotti equilibrismi di ironiche escursioni. "Lo sfiancato ronzino dell'immaginario potrà ulteriormente trascinare l'acido grumo dei propri istinti logorroici nel Gobi della sua psiche". "La rinuncia al pensiero e all'utopia però da un senso di colpa nei riguardi dell'autorità incostituita che è il potere di definizione". Infine,gradualmente,mentre assistevi alla fine del soggetto nel quale ti eri identificato,la tua narrativa si rendeva conto che era quel soggetto che si faceva le domande sul senso della vita e sul senso della storia e che ora che risposi la tua nuova soggettività,ora sei tu a dovere fare quelle fondamentali spaesanti domande ,magari dietro le maschere del gioco letterario.Morte le grandi narrazioni ora il tuo grande talento inizia a porsi nudo di storia nello spazio e nel tempo. Ora inizi tu ad essere archivio vivente e padre del libro e ciò diverrà evidente quando si inizierà a fare i conti anche con ciò che ha detto la tua inconsapevolezza. La tua consapevolezza è già nell'Epoca precedente ma la relazione che essa ha con la tua inconsapevolezza è la narrazione del futuro.C'è un processo veramente misterioso per il quale un autore del tutto ignorato dalla storia,venga poi non solo recuperato da essa,ma che ne diventi un pilastro.Ecco mentre parliamo di questo,mi viene da pensare in un flash che in una prima fase questi autori vengono analizzati dalla Storia per ciò che il loro pensiero consapevole ha dichiarato e poi in seguito,questi autori vengono recuperati per ciò che essi oggettivamente hanno detto al di là della loro consapevolezza. Quindi da un'assunzione interpretativa da parte della Storiografia al riconoscimento oggettivo della forza creativa dell'esistenza da parte della storia. Addio Caro Mario e bentornato nel tempo.