UNO SGUARDO DAL PONTE

Ludovico Fulci, Dalla parte delle cicale,

Ed. Progetto Cultura, 2016

UN INNO ALLA RIVOLTA,

ALLA GIOIA DI VIVERE

di Cristiano Maria Carta

L'interpretazione di un artista, soprattutto un poeta, è sempre molto soggettiva, e spesso scavalca la sua volontà, creando quasi un simposio tra lui ed il lettore.

Ad una prima lettura, del libro di Ludovico Fulci, le sue argomentazioni rimangono distanti in quanto le capacità poetiche e narrative sono intellettualmente alte, per cui presuppone, da parte del lettore, una ricerca memonica per trovare le correlazioni.

Ma si sa, la poesia bisogna saperla leggere, ma soprattutto RILEGGERLA più di una volta.

E così è stato per me.

Le dicotomie di Fulci sono intese,ad un primo approccio, come binari che corrono paralleli che non riescono a incontrarsi, MA TUTTO CIO' E' APPARENTE, perché queste divisioni non sono poi tali, ma anzi la sua poetica trova l'unione, come in una ragnatela, unisce i punti e poi li supera, e s'incontrano per tutto il libro:

Uomo e poeta

Realtà e sogno

Realtà e mitologia

Poeta e società

Ateismo agnostico e religione

Il libro è volutamente diviso in tre parti, con un finale, che vanno ad aprire non tanto capitoli a sé, quanto gli atti teatrali con un epilogo: IN LIMINE, IN MEDIAS RES, POST MORTEM, IL GRAN FINALE.

" IN LIMINE " è il preludio del Dramma teatrale , i preliminari, l'inizio che " ti fa entrare " e al poeta fa scegliere la poesia come forma di espressione.

E' l'inizio dell'essere poeta. Aspettando sul greto del fiume "...andare/o non andare.../ c'è nel ridicolo il colmo della tragedia" (ASPETTARE SUL GRETO DEL FIUME).

Il titolo del libro "DALLA PARTE DELLE CICALE", ripreso dalla poesia omonima, è un inno alla rivolta, alla gioia di vivere ( come la cicala, che non accumula ), dove il poeta quasi non si sente degno, dove il silenzio del popolo dei miridoni ( i falsi uomini, quelli che aspettano ordini senza pensare ) un giorno canteranno il loro de profundis senza conoscere le note ( la bellezza del canto delle cicale).

L'uomo si fa poeta e s'incontra con "la parola" il senso della stessa poesia lì dove questa diventa tale da una sgrammaticatura. Ma questo è il " gioco della cicala, il senso della vita - come se "l'errore per i buon pensanti " divenisse linfa linguistica per il poeta. O come la formica" ...dispettosa la formica riemerge di sotto al tappeto e reclama il diritto di esserci anche lei" ( SOTTO LA SOGLIA).

In un mio saggio scrivo: " il linguaggio dei poeti è prendere dei concetti semplici e renderli seri " .

Così il poeta diviene uomo sociale nel cogliere le cose che paiono insignificanti: " guardi,ti guardano che li guardi guardarti " ( IN LIMINE ).

" IN MEDIAS RES " : Qui la poesia si fa MEMORIA, SOGNO, e anticipa l'idea.

Il poeta è sempre a " metà " delle cose e solo così può cogliere ed interpretare la realtà. E' l'ostinazione del mestiere del poeta, quasi una spiegazione colta a se stesso e del perché.

Le categorie dei sogni e della memoria si mescolano, creando dialoghi, per una poesia COLTA, dove la necessità di figure mitologiche e arcaiche vengono in aiuto a leggere il mondo reale e diviene come uno stato d'animo che affonda nel suo stesso fisico. ( LADRI SONO I POETI) " ...la mia pancia Ipponatte, sapessi la mia pancia come brontola fino al cervello sfatto anche quello anzitempo".Ma oramai sono un poeta così in (ADESSO) " Adesso la soglia è varcata.../ troverai anche il punto,l'ora, il momento per guardare indietro e ti sorprenderai di tanta inattesa opportunità"., e il poeta sarà guidato da " l'eco dei ricordi" come in(SINE TITOLO) o come SICILIA / come RICORDO / come IL TEMPO si accomunano i ricordi giovanili che mai lo hanno lasciato, e da lì inizia il viaggio, il volo, l'andare incontro alla realtà: quello stare con i piedi per terra.

Ne " L'ALBERO DELLE PAROLE " dedicato al padre si colgono più delineati tutti i soggetti della poesia di Fulci:

Il ricordo, la memoria,la storia, la luce, la realtà e l'utopia del sogno, ma anche la sua religiosità atea o forse solo agnostica ( sembra quasi una ricerca inconsapevole).

IL RICORDO: nel fumo delle sue sigarette/ LA MEMORIA: " fosti tu a farmi pensare che avrei trovato in cima all'albero delle parole di verità"/ LA STORIA: quell'anacronistico Socialismo in cui il poeta si aggrappa ancora perché lo sente vero/ L'UTOPIA: " se fosse questo mostro capace di piangere, il sogno diventerebbe realtà " ( quasi una formula cartesiana del " cogito ergo sum ")/ LA REALTA': è sconforto che inganna la vita dell'uomo.

In questa poesia Fulci paragona la vecchiaia alla metafora della candela: " ...ma mentre il corpo invecchia l'anima ringiovanisce e la fiamma sorprende che non vuole spegnersi e si ravviva ogni volta di più" ma rimane accesa solo per chi ...la vuole accesa come il poeta: " Non cantano, papà, oggi più non cantano i versi, non molciscono fino ad increspare la superfice del lago infido del cuore dove l'egoismo coltiva la cattiveria"

Nella poesia "TANTO PER CAPIRSI" delinea in modo estremamente realistico il suo essere poeta citando i suoi antagonisti " TROVO LA POVERTA' PIU' DIGNITOSA DELLO STARE A SERVIZIO. SNOOB?IO?SI' RICONOSCO,MA TU? BORGHESUCCIO NERO NERO FASCISTA...QUALUNQUISTA " .

Nella terza parte"POST MORTEM " c'è l'aspetto più intimistico del poeta, s'incontrano la realtà ed il sogno, la vita e la morte in una competizione tra di loro senza scontrarsi, anzi quasi si confondono diventando un gioco delle parti " PER ME SOGNO UNA FURFANTERIA LEGGERA" : " Quando finirà la mia vita/...Per me sogno una furfanteria leggera/ irresponsabile più che criminale/ che sia capriccioso dispetto alla giustizia.../ volare fino alla terra dei sogni per tornare mai più" .La morte si fa pensiero poetico ma con l'attaccamento ai desideri poetici, quindi terreni, ( La luna, la musica, il cinguettio dei passeri...)sono altro che una fotografia che confonde il sogno con la realtà, e questa è sempre diversa rispetto ai tuoi nascosti voleri , come in " DIVERSA LA VITA, E' ALTRA COSA DA QUELLA CHE SI VIVE " : " io ero nato per far ridere a crepapelle/... E' il piatto di lenticchie a mancarmi/ non quello avvelenato dei doveri che mi aspettano e che con dolore sento di non aver ancora soddisfatto./ )

Gli altri intorno ti danno la misura precisa di quella che è la vita ( EPIGRAMMA/ LE PAROLE NON CONTANO/ E' FINITO IL TEMPO ).Così nel L'ABITO STRETTO si sente il poeta legato a non poter essere se stesso perché la realtà e la vita stessa lo fasciano come un abito troppo stretto " Quest'abito è stretto per l'anima mia/ che espandendosi vuole abbracciare questo mondo e quell'altro"...e per salvarsi torna alla " LA LUNA AMICA " con cui parla raccontando il suo cuore innamorato.

Nel "IL GRAN FINALE " Fulci percorre l'epilogo del " dramma teatrale " e, anche senza volerlo, si fa saggio.

I sogni che sono la linfa, quasi la musa, della sua poetica vengono demonizzati dal quotidiano perché usati e manipolati resi menzogna travalicando il vero significato del sognare. Il poeta denuncia la parodia che si fa dei sogni, i suoi,quelli che danno linfa alla vita, per gli altri sono solo illusioni. Ma Fulci ci indirizza in un sogno diverso " E ALLORA VENITE, VENITE CON ME NELLA TERRA DEI SOGNI.../ NELLA TERRA DEI SOGNI REGNA IL SILENZIO E PARE IL SILENZIO DEI MORTI/...E' LI CHE LE PAROLE CERCANO SE STESSE PERDUTO IL SENSO DEL DIRE TUTTO IL MALE CHE SOLO NELLA LUCE DEL SOGNO SI VEDE. E QUI NEL SOGNO SEPPI DI PIOMBARE NEL BUIO" PRIMO TENTATIVO PER IL FOLLE VOLO. La realtà appare in tutte le sue dimensioni , troppo lontane da lui, sentendosi un " pesce fuori dall'acqua", e nel suo " primo tentativo " il suo volo appare solo una denuncia. Ma lui non si arrende, e nel " SECONDO TENTATIVO PER IL FOLLE VOLO" si percepisce la sua necessità di spiegare il suo volo, la vera natura dei sogni,"... LA VITA E' NEL SOGNO. E' LI' CHE SI RISTORA LA MENTE, SI VINCONO ANCESTRALI PAURE, SI PIANGE DAVVERO E DAVVERO SI RIDE" . Parla della coscienza di chi ha avuto la fortuna di nascere Signore senza essere felice perché ha perso del tutto la cultura e la memoria di dove viene" OH SAPESSI CORROMPERLE LE VOSTRE COSCIENZE.../VELLICARE LE COSCIENZE DEI NUOVI PADRONI E' VERAMENTE DIFFICILE/...FIGLI DI ORLANDO, PALADINI,SCUDIERI, IL VOSTRO CAVALLO AVETE CEDUTO PER UNAUTO DA CORSA. / ...E ORA PALLIDI FIGLI DI VICERE', SEDETE A DIRIGERE BANCHE,GRANDI INDUSTRIE E IMPERI FINANZIARI". Qui Fulci è esplicito, cercando di inviare un vero e proprio messaggio politico, quasi evangelico, pensando che la sua poesia potesse trasmettere ma " ME NE E' PASSATA LA VOGLIA. DI QUESTO MI VERGOGNO: PENSAVO CHE FOSSE LA MIA PENNA UNA SPADA PER ABBATTERE I NEMICI E I NEMICI SI SONO FATTI PIU' TERRIBILI DI QUANTO PENSASSI MENTRE IO SONO VILE, TROPPO PER UN SOGNO DI GRANDEZZA." Pare una sconfitta la sua incapacità di essere poeta del presente.

Ma con L'ECO riemerge la forza di non darla vinta e si rivolge ai giovani" VORREI CHE PAROLE PIU' BELLE/ DICESSERO I GIOVANI/A CUI SORRIDE IL PRIVILEGIO DI POTER DIRE AL POETA QUELLO CHE VOGLIONO DA CHE MONDO E' MONDO. IL LORO SORRISO E'L'ECO PIU' BELLA".

Penso che con l'ultima poesia " ALLA FINE " il suo volo non è una partenza ma al contrario un'attaccamento a questa vita ( e non ad un'altra ) con la consapevolezza di essere " un vecchio con gli occhi di un bambino"che continua a cantare come le cicale: è l'epilogo della " Commedia della vita" dove la vecchiaia è solo uno stato d'animo fisico che il sogno la trascende.

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