Le parole fra noi

da Contracroniche, Robin Edizioni

TRENTA AFORISMI

di Sandro Sproccati


1. A livello di esistenza umana qualsiasi gesto, anche il piú spontaneo, costa notevoli dosi di energia e volontà. Ovvero: un atto di autocostrizione. Non c'è dubbio (infatti) che la caratteristica fondamentale del nostro corpo sia l'iner­zia.

2. Allorché l'uomo iniziò a impiegare la fionda, qualcuno - visto il potere devastante dell'arma - pensò che di lí a poco sarebbe cessata ogni guerra.

3. Ci vogliono far credere che il tramonto del comunismo significhi la fine dell'oppres­sio­ne, dello sfruttamento, della vocazione affamatrice e distruttiva della società capitalista. [luglio 1995]

4. Dato ovvio che quasi sempre preferiamo allontanare: allorché un idiota abbraccia una nostra opinione non siamo di fronte al riscatto dell'idiota bensí alla prova della stupidità dell'opinione.

5. Dice che «una domanda a cui non si può rispondere è una domanda mal posta». Ma non si riesce cosí, fatalmente, su uno o sull'altro degli esecrati luoghi del positivismo deterministico e del fideismo irrazionale? O, tutt'al piú, su un punto della linea che poco misteriosamente li collega? Io credo che dobbiamo custodirle con gelosia, le domande a cui non si può rispondere.

6. Discutere di qualche cosa è sempre inutile. Infatti: non c'è cosa che, di per sé, sia disposta a farsi racchiudere agevolmente in quell'angusto carcere che è il linguaggio. Occorrerà allora limitarsi a prendere in considerazione lo spessore delle grate?

7. E' naturale prerogativa del gatto credere di essere la volpe.

8. I greci utilizzavano due concetti diversi per indicare lo spirito in contrapposizione alla materia: 1. νοῦς, «la mente», il principio invisibile su cui si regge il mondo delle apparenze φαινόμενα, la "sfera delle idee" che lo governa, risalendo alla quale per mezzo di intuizione (νόηματα) si realizza la piena intelligenza del mondo medesimo (νόησις); 2. ψυχή, «il soffio vitale», «la farfalla» che si libra dal corpo, l'anima individuale e, per estensione, la mente soggettiva, la parte leggera e spirituale dell'essere umano; forse, in chiave esoterica, un frammento del νοῦς che al νοῦς tende a ricongiungersi... Noi comunque, non siamo piú in grado di ricostruire il senso dei due termini e di comprendere la loro differenza, se non per brutale approssimazione: non abbiamo che un'ani­ma sola, infatti, e per giunta invischiata in processi chimici di grottesca meccanicità.

9. Il grande rimpianto del marxismo sconfitto è di aver a suo tempo rifiutato gli aiuti spontanei che gli venivano dal "pensiero negativo". La scelta di una grigia e dogmatica ortodossia è stata - fin dal principio - la pietra tombale sulle pretese liberatorie del movimento politico comunista e sulle ambizioni delle avanguardie che ad esso si richiamavano.

10. Il fanatismo è la spia di una fede insufficiente, incompiuta. E' l'atteggia­mento di colui che non riesce a credere fino in fondo a ciò per cui si agita. Da qui l'esigenza di distruggere il dubbio e di fare il maggior numero di proseliti.

11. L'antico pensiero greco conosce perfettamente l'idea della rinuncia come valore positivo. Ciò deriva, in effetti, dalla dualità stabilita tra "spirito" e "corpo" - che è separatezza sconosciuta, in termini di conflitto, alla gran parte delle filosofie orientali. Ma al pensiero greco è sostanzialmente estranea la struttura del peccato cosí come verrà elaborata nel mondo cristiano: vale a dire come repressione radicale delle pulsioni corporee in omaggio a una parallela e complementare liberazione dello spirito.

12. L'arte di oggi si dibatte tra il desiderio - ormai fortissimo - di ritrovare un poco d'utopia e l'incapacità linguistica di uscire dal banale, dall'inutile, dal già fatto. E' come per la società dell'Occidente, del tutto sottomessa a un "sistema" detestabile che al tempo stesso è invincibile e totalizzante, e di fronte alla cui vittoria su scala planetaria appare sempre piú legittima la smorfia collettiva della rassegnazione.

13. L'ateo è piú vicino alla perfetta fede di quanto non lo sia il credente per codardia o per ignavia. E' l'assioma che Dostoevskij ricava da un brano del­l'Apocalisse: «Ma poiché sei tiepido, e né freddo né ardente, comincerò a vomitarti dalla mia bocca». Se ne può dedurre un piccolo teorema, per converso: che risulta molto piú facile perdere ogni fede a chi crede con fervore piuttosto che a chi mantiene qualche dubbio di riserva.

14. La cultura del cristianesimo è a tal punto allergica al principio di piacere che i suoi teorici hanno dovuto rinunciare alla simmetria fra paradiso e inferno. Nell'aldilà cristiano vi sono infatti pene crudelmente corporali, del tutto persuasive, contrapposte a premi misteriosi e quasi incomprensibili.

15. La fine delle ideologie non è che l'ennesimo e logoro travestimento della consueta ideologia della fine.

16. Lo strano smarrimento che vive talvolta l'artista è simile a quello di chi sbuccia accuratamente un frutto per poi trovarsi costretto a masticarne soltanto la buccia. (Al critico il problema delle cipolle).

17. Orfeo si volge, e non scorge nulla... Ciò che ha perduto è soltanto un'illu­sione.

18. La forza esercitata da un esempio dipende anche dalla sua sostanziale irraggiungibilità: rimane attiva solo finché esso non si desta dall'essere puro luogo d'attrazione. Allo stesso modo, l'effetto di un magnete (il suo principio dinamico) cessa e si trasforma in vincolo alla stasi allorché il contatto è ottenuto. E chi raggiunge il centro non può che rinnegarlo.

19. Solo l'esistenza della morte è garanzia d'esistenza. Viceversa, la paura della morte non è che il timore di perderne la paura: morendo. Ma, d'altra parte, la morte è l'accadimen­to piú irreale, quello di cui nulla possiamo sapere e di cui meno possiamo avvalerci, quello che (senza dubbio) meno di tutti ci appartiene.

20. Ormai lo sappiamo: la rivoluzione non serve che a sostituire un regime con un altro regime, ugualmente oppressivo... E' corretto, quindi, cessare di esaltarla come una gloriosa e liberatoria palingenesi. Ma questo - a cui ci invitano i sogghigni dell'ideologia dominante - non significa affatto che lei, la rivoluzione, sia oggi meno desiderabile: intanto, ci si può vedere un'opportunità di vendetta, una giusta punizione, un'auspicabile nemesi storica.

21. Per gli animali che popolano le zone artiche, il meridione inizia dove vivono gli uomini.

22. Quando saremo finalmente fuori dalla prigione logica di tipo dualistico in cui l'Occidente ci ha rinchiusi - e dunque avremo acquisito la forza necessaria per non ragionare piú in termini di "particolare" e "generale", "individuale" e "collettivo", "privato" e "pubblico", "pratico" e "teorico", "spirituale" e "materiale", che sono altrettante filiazioni metonimiche dell'opposizione fondamentale servo/padrone - ebbene, solo allora avremo in mano le chiavi della Rivoluzione.

23. Si suicidano sia i ricchi che i poveri. Ma è risaputo che i primi lo fanno per noia, i secondi per disperazione.

24. Tra lo spirito dei greci (ψυχή), l'anima dei cristiani e la psiche della moderna psicologia non c'è alcuna comunicazione. Vivono su tre livelli epistemologici diversi.

25. L'eversione linguistica è la via, la verità e la vita.

26. Lo stato di esaltazione euforica è la sola condizione umana vivibile, poiché è il requisito irrinunciabile di qualsivoglia operazione o fruizione artistica.

27. L'uomo non è nato per lavorare ma per godere i piaceri della vita e le conquiste della mente. Solo l'aberrante ordine della così detta civiltà - in realtà organizzazione sociale in base a rapporti di forza, con gruppi dominanti e masse soggiogate - ha potuto creare questa stortura, questa tortura, questa non-vita che chiamiamo "lavoro". La liberazione dal lavoro e la liberazione dalla schiavitù sono infatti la stessa cosa.

28. Quando finalmente si giunge a potersi vendicare del male che si è subíto, lo si fa senza alcun interesse a farlo, quasi senza accorgersene, dato che si può farlo solo dacché quel male è superato da un pezzo, e nella testa si ha ben altro che il bisogno di vendicarsi... Sicché della vendetta, alla fin fine, se ne accorge solo la vittima!

29. Differenza tra il grande personaggio carismatico e lo squallido imbonitore di piazza: il primo ottiene il plauso dei migliori tra i suoi simili, il secondo fonda il proprio successo sulla stupidità delle sue vittime. La maggior parte degli uomini famosi e potenti che ci circondano appartiene alla seconda categoria. E di essa fanno altresí parte - per definizione - tutti i trascinatori di popolo.

30. Non mettiamo in discussione la figura storica (o leggendaria) di Gesù in quanto tale, ma l'uso che ne ha fatto la religione che a quella figura si ispira. Il Cristianesimo sostiene che quel tale era dio e sulla morte di quel dio costruisce una ideologia del "sacrificio" che sta alla base di una concezione mortifera della vita e di una morale sostanzialmente punitiva. Il dio-morto porta la morte ovunque e la fa diventare il senso stesso della vita (aggiungendovi la clausola di una "resurrezione" che apre le porte solo a un altrove allucinatorio atto a confermare l'annullamento della vita vera e reale) con le conseguenze di cui sopra.