LE PAROLE FRA NOI

TRE POESIE DI DYLAN THOMAS TRADOTTE DA

GUALBERTO ALVINO

[Da Collected Poems, London, Dent & Sons Lmt., 1952]

This bread I break

This bread I break was once the oat,

This wine upon a foreign tree

Plunged in its fruit;

Man in the day or wind at night

Laid the crops low, broke the grape's joy.

Once in this wine the summer blood

Knocked in the flesh that decked the vine,

Once in this bread

The oat was merry in the wind;

Man broke the sun, pulled the wind down.

This flesh you break, this blood you let

Make desolation in the vein,

Were oat and grape

Born of the sensual root and sap;

My wine you drink, my bread you snap.


Questo pane che spezzo

Un tempo questo pane che spezzo era l'avena,

Questo vino su un albero ignoto

Si tuffava nei suoi frutti;

Di giorno l'uomo e nella notte il vento

Schiantò il raccolto, dell'uva fiaccò il tripudio.

Il sangue dell'estate una volta in questo vino

Percuoteva la carne ornamento della vite;

In questo pane un tempo

Esultava ventosa l'avena;

L'uomo ha spaccato il sole, abbattuto il vento.

Questa carne che tu rompi, il sangue cui consenti

Fare scempio delle vene,

Erano uva e avena

Scaturiti da succo e radice di senso;

Il mio vino tu bevi, mordi il mio pane.

* * *

I have longed to move away

I have longed to move away

From the hissing of the spent lie

And the old terrors' continual cry

Growing more terrible as the day

Goes over the hill into the deap sea;

I have longed to move away

From the repetition of salutes,

For there are ghosts in the air

And ghostly echoes on paper,

And the thunder of calls and notes.

I have longed to move away but am afraid;

Some life, yet unspent, might explode

Out of the old lie burning on the ground,

And, crackling into the air, leave me half-blind.

Neither by night's acient fear,

The parting of hat from hair,

Pursed lips at the receiver,

Shall I fall to death's feather.

By these I would not care to die,

Half convention and half lie.


Non vedevo l'ora di fuggire

Non vedevo l'ora di fuggire

Il sibilo dell'esausta menzogna

E dagli urli incessanti di vecchi terrori

Tanto più formidabili quando il giorno

Scavalca il colle e si sprofonda in mare;

Non vedevo l'ora di fuggire

Dai ripetuti addii,

Perché fluttuano spettri nell'aria

E sulla carta echi spettrali,

E il tuono di segni e richiami.

Non vedevo l'ora ma adesso ho paura;

Ancora accesa, potrebbe un po' di vita esplodere

Dalla vecchia menzogna che arde in terra,

E deflagrando in aria ridurmi mezzo cieco.

Neppure per l'orrore antico della notte,

Il commiato dai capelli del cappello,

Labbra contratte al ricevitore,

Cascherò sulla penna della morte.

Perciò non vorrei angustiarmi di morire,

Metà convenzione, metà menzogna.

* * *

In my craft or sullen art

In my craft or sullen art

Exercised in the still night

When only the moon rages

And the lovers lie abed

With all their griefs in their arms,

I labour by singing light

Not for ambition or bread

Or the strut and trade of charms

On the ivory stages

But for the common wages

Of their most secret heart.

Not for the proud man apart

From the raging moon I write

On these spindrift pages

Nor for the towering dead

With their nightingales and psalms

But for the lovers, their arms

Round the griefs of the ages,

Who pay no praise or wages

Nor heed my craft or art.


Nel mio mestiere o arte astiosa

Nel mio mestiere o arte astiosa

Esercitata nella calma della notte

Quando solo imperversa la luna

E gli amanti si stendono

Con tutte quelle croci fra le braccia,

Io fatico a una luce che canta

Non per pane o vanità

Né per gloriarmi e tessere malie

Sulle ribalte d'avorio

Ma per il puro salario

Del loro più segreto cuore.

Non per chi fiero s'apparta

Dalla furente luna scrivo

Su queste terse carte

Né per i morti che sembrano torri

Con lor salmi e usignoli

Ma per gl'innamorati con le braccia avvinte

Alle angosce dei tempi,

Essi non pagano encomî o salarî

Né prestano ascolto al mio mestiere o arte.