EDITORIALE

SANREMO 12 - CULTURA 1,4

di mal

L'evento culturale più grande e importante del Paese, nostra annuale laica e sempre attesa epifania, s'è manifestato. Grande come non mai.

Amato come non mai. Il Festival della Canzone Italiana di Sanremo, organizzato e condotto magistralmente, ha raccolto attorno al moderno caminetto 12 milioni di italiani. 60 milioni di contatti l'hanno poi raggiunto (cliccato) sui social.

Non è cultura ma solo spettacolo?

Non credo sia possibile una scissione: canto, danza, recitazione sono teatro e teatro in Tv, e dunque cultura; e quando uno spettacolo interessa e appassiona 12 milioni di persone (oltre ai seguaci del giorno dopo sui vari media e mediani) esso è comunque cultura, anzi, come detto, l'evento più importante della cultura nazionale. Nazional popolare? Come volete: meglio comunque della ??? che quotidianamente gabellano per cultura quasi tutte le emissioni radio e TV e cartacee e premiesche del nostro amato Bel Paese.

È stato di alto livello? O basso e scadente? Direi medio, a momenti assai buono − specialmente nelle presenze internazionali e nazionali di rango e nei loro show −, a momenti scadente: come in alcune performance canore di big e di giovani, in alcuni look, in alcune balordaggini tipicamente italiote.

Non è stato, come detto da un tale che mi dicono onnipresente e onnisciente guru della TV nazionale, e non lo è in generale, il nuovo unico luogo della poesia perché neppure il testo più bello di una canzone (nemmeno, per dire, "E lucevan le stelle" di Illica Giacosa Puccini, "Gute Nacht" di Müller & Schubert, o "Barbara Song" di Brecht &Weill, o "Azzurro" di Paolo Conte, o " Sempre e per sempre dalla stessa parte" di De Gregori, o la splendida "Mi sono innamorato di te" di Luigi Tenco, o tutte quelle che sapete...) esiste senza musica. E quelle che si ascoltano a Sanremo (come quelle del Nobel Bob Dylan) non sono poesie ma canzoni. A volte bellissime, a volte buone, a volte orrende. Quest'anno... sull'avena. Anche se il voto, mi sembra, è stato intelligente: sia nella scelta del vincitore e del podio, sia nella liquidazione di alcuni tali, chissà per quali alchìmie presenti ogni sempre (come certi amici degli amici) e in ogni dove: a Sanremo, ad ogni festival dello Stivale, ad ogni bella Domenica in TV, al Vaticano e in ogni luogo...

È stato corretto, politicamente corretto? Direi alla Bernabei: educativo, edificante, da volemose bene, da italiani brava gente... ma perfino con qualche elemento di satira politica non becera e non corriva(Crozza). Anche reticente, però. Infatti, se si presentano gli angeli del terremoto e della neve, non basta strappare la lacrima (perfino a un diavolaccio come me) per il loro eroismo e la loro abnegazione, ma bisogna anche dar conto del loro contrario: delle responsabilità pubbliche e private, della nefandezza di certi pubblici ufficiali (e custodi di artistiche ricchezze storiche chiesastiche e civili) che oggi si atteggiano a vittime ed eroi e non hanno applicato le leggi che avrebbero salvato tante vite umane e molti beni materiali come case e scuole e alberghi e chiese... o, peggio ancora, vi hanno sopra lucrato. Se si presentano i pompieri e i carabinieri e i poliziotti e i volontari non si può nascondere qual è il loro salario o stipendio, qual è il loro organico, quali sono i loro turni... e quanto guadagnano invece i vertici dei loro corpi, ad esempio il capo della Polizia (più di 600.000 euro l'anno, contro 16.500 di un agente e 24.700 di un Vicequestore aggiunto) o il Comandante generale dell'Arma (più di 450.000) o il Direttore Generale del Corpo Forestale (sui 360.000) o il Comandante Generale della Guardia di Finanza (più di 300.000)... E se si presenta il galantuomo impiegato modello che in 40 anni non fa un giorno di assenza (stipendio annuale degli statali dai 17.000 ai 34.000, insegnante circa 30.000...) non si può tacere che in Italia imperversano non solo i furbetti e gli assenteisti ma manager (circa 200) che guadagnano (si fa per dire) più del presidente degli USA... E se si presenta la splendida avventura dell'Orchestra dei "Ladri di carrozzelle" non si può tacere su quanto lo Stato non spende per la ricerca, la cura, l'assistenza dei diversamente abili e in genere per tutte le affezioni più gravi della gente, e che 11 milioni di persone non si curano più perché il servizio Sanitario Nazionale non regge e perché al privato non ci arrivano: non ci arrivano coi loro salari e stipendi e pensioni.

Né si può perdere l'occasione di avere 12 milioni di ascoltatori per dire, mentre si richiedono 2 euro per aiutare i disastrati e altri spiccioli per tutte le ricerche mediche nazionali, e per gli aiuti ai bambini e agli affamati e agli oppressi del mondo, che la benemerita beneficienza solidaristica non basta e che occorre invece una decuplicazione della spesa nazionale per la ricerca, per il risanamento idrogeologico e antisismico del Paese, per il risanamento e il recupero delle periferie e dei centri storici: una decuplicazione non solo rispetto al passato ma degli stessi investimenti previsti; e che occorre una svolta nella politica europea e italiana di cooperazione internazionale: non bombe ma investimenti economici e sociali. Il che naturalmente pone immediatamente la domanda: e dove si prendono gli euri necessari? Al che come sempre rispondo; si prendono dove stanno: nei conti svizzeri e vaduziani e sanmarinesi e panamensi e caimanesi e vaticani... o perfino italiani, in cui li tengono i nostri paperoni; si prendono facendo pagare le imposte a chi guadagna − in Italia − milioni di euro all'anno come quelli di google, faccia libro, twitter e socialcompagnia cantando.

Costi alti, è vero. 15 milioni e mezzo di euro. Ma non siamo tra quelli che polemizzano per le alte spese di iniziative culturali, poiché esse sono immissione di denaro nell'economia e moltiplicatori degli investimenti. Ciò, naturalmente, se tali spese arrivano effettivamente all'economia e non, come è possibile per i cachet troppo alti, al risparmio improduttivo o, peggio (e certamente non è il caso di Conti & C.) e come si è visto con la Lista di Panama, ai conti off shore. Non siamo nemmeno tra quelli che levano grida (né manzoniane né liberiste) per i compensi dei conduttori e di altri (bel gesto, però, quello della brava De Filippi): questo è il mercato e così va il mondo dello spettacolo. Ma anche a questo proposito ci permettiamo una sommessa osservazione. È giusto l'abissale divario tra un Conti o un Crozza (ma faccio questi nomi col massimo rispetto per il loro lavoro ed apporto) e la paga dei tanto ringraziati e omaggiati professori d'orchestra, coristi, macchinisti, attrezzisti, cameramen, mascherine, telefonisti, uscieri, addetti alla sicurezza, fiorai e via elencando? Questione non di elargizioni, va da sé, ma di contratti di lavoro.

E infine, last but not least (anche malacoda è colonia) la questione centrale. Sanremo è un grande evento culturale, Sanremo muove milioni di euro e raccoglie milioni di consensi, Sanremo ci fa divertire ma... Ma nessuno sostiene ed appoggia anche soltanto parlandone (quando non siano così forti e appoggiate regionalmente), le mille valorose e spesso eccellenti iniziative musicali (di musica "leggera" o jazz o colta...), teatrali, letterarie, d'arti visive, di divulgazione scientifica e storica ecc..., che si svolgono nei quartieri e nei paesi d'Italia. E, soprattutto: l'Italia continua ad essere all'ultimo posto in UE per percentuale di spesa pubblica destinata all'istruzione (7,9% a fronte del 10,2% medio UE) e al penultimo posto (avanti solo alla Grecia) per quella destinata alla cultura (1,4% a fronte del 2,1 medio dell'UE). [Dati Eurostat 2016]. No: l'Art. 9 della Costituzione non è attuato. Ecco una riforma di sinistra, Onorevole Franceschini... e Bersani, e Orlando, e Vendola, e Pisapia, e Presidente Boldrini!