Speciale Mario Lunetta

Salmo 3

di Mario Quattrucci

A Mario Lunetta

1 - È notte senza stelle ma solcata da stringhe punteggiata d'albe insonne di respiri e pianti e osceni ghigni. Nessuno si nasconde minime miserie e vanità correlate corrono sui binari dismessi o s'arrestano alle piazze che grondano di storia e birra e piscio. Altri altrove impaurano invano altrunque s'addormenta la donna di ragione senza più comprendere né più sentire altrunque la dolce indifferenza culla sogni torbidi e malsani... o il niente della pia celebrazione d'ogni io e io ed ogni sempre io...o il contento di un misero stipendio e del valore (d'uso) di un sofà con angolo cottura e con salotto marrone in un locale mono in zona culturale.

2 − L'uomo che tutti i giorni vedevo alla fermata del Cotral Regionale pare sia scomparso: ma in compenso adesso vedo un vecchio [italiano peut-être anzi è quasi certo] eroico avventurarsi tra silenzi e mutrie e spezzoni di linguaggi e lingue di colore ed extra e poveracci insonnoliti e ragazzine rom scatenate al furto con destrezza. Al bar invece poco prima in un bailamme di TV a palla la prima bustina di dietor mentre dallo schermo il boyscout plurineo (nascosti sotto il loden cazzuola e zinalino) dice due a zero e palla al centro e storpiando la parlata del Gran Padre del Vate del Gran Tosco sibila ancora contre les travailleurs and against Ttrade Unions contro i Sindahati (nientemeno: e chi altri?) come uno Scelba d'antan o un Valletta o un Marchionne o un confindustrio fascista bestemmiante la trimurti quando noi le occupazioni e le veglie e i cortei per i DIRITTI (e la Costituzione nata dalla Resistenza)contro i golpe e le stragi e le pistole di quegli stronzi imbecilli e criminali terroristi per conto dello Stato e dello stato di cose presente. E futuro of course

3 - Poi ancora a notte a Roma la movida di merda empia qua sotto Fra Giordano e a Testaccio e Trastevere pajata e cacio-pepe e rigatoni democratici e chìssene per due [che almeno loro demrigatoni] e soffia dentro al naso la polvere la bella (e i nomi della polvere: robba, neve, bianca, bamba, stardust, angelo, granita...) e a pallino e a macumba e si brinda alla sentenza hanno prescritto quelle morti (centinaia) per asbesto e in prescrizione se ne vanno gli abbruciati della Thissen mentre a Terni richiudono e chi s'è visto s'è visto e chìssene anche a Terni di quei protetti maledetti che bloccano l'A1... e a Torsapienza abbruciano li negri e li rom e li cattocomunisti li cacciano e chìssene... e chìssene di tutti purché io e io e sempre e solo io... purché a me er quadrino li sghei el danèè e o franza o spagna purché se magna

4 - La notte è solcata è vero ma è buia anzi no è torbida e losca e se vedi le stelle è perché sei bevuto hai trincato e non sai che lassù poco dopo Eridano c'è un buco più largo di un miliardo di anni (anni-luce of course) un buco nero anzi bianco anzi niente e privo del tutto di stelle e galassie (povero cielo di notte privata d'ogne pianeto) e ci dicono è forse (ce lo dicono Homines Scientiae con tanto di palle e cervelloni elettronici umani umanoidi insomma sapiens-sapiens+sapiens (cioè sapiens al cubo) ci dicono che forse quel laghetto è lo stagno di confine (anni-luce 1 miliardo: remember) tra il mondo di qua e un altro mondo di là tra Universo Primaio e Secondo Universo (e si sa che dopo il due viene il tre e il quattro e chissà dove altrunque o novunque) e dunque (a sentirli) niente più uni versum cioè un coso rivolto ad una e una sola unità a un unico mondo mentre quelli della Nasa promettono ancora [contra Norbert Elias]: c'è qualcuno lassù c'è di certo qualcuno e fra poco sapremo chi è... e purtroppo per loro sapranno chi siamo noi. Ma noi intanto qua in questa notte romana con cielo anche questo privato d'ogne pianeto e solcata di stringhe e fanali e fanalini di coda (e non dirmi che sono le lucciole ché ci credé solo lui) e puzzolente come detto di piscio e fumata di tutto noi intanto qua intorno (noi sopravissuti noi pochi noi vinti) ci lecchiamo ferite ormai secche e guardiamo lassù (e quaggiù) e non vediamo più un ... niente.

5 - Eppure qualcuno in un angolo mormora (a un cantone di strada o a un lampione o al Giardino degli Aranci (peut-être) e al Clivo dei Pubblicii o sulla porta di San Saba o San Lorenzo o sotto il Colonnato o sul sagrato dei Giovanni in Laterano o sotto al monumento a San Francesco) mormora ancora Hai colpito sulla guancia i persecutori li hai annientati regna il bene e il giusto vive in pace e in abbondanzamentre il summit dei 30 si riunisce e ciangotta ripresa ripresa new deal anche se noi qui da noi non vediamo un bene amato e la notte come il giorno è più grigia e più torbida dei giorni e puzza di bivacco e di stalla e di stracotto andato a male e di fiume solo storia e merda e profuma di mignotte (di Stato, va da sé) e di homeless e squatter e Sant'Egidio.

Ma poi todaviaguardo meglio e tra lo sconcio lassù di nuvole a gasolio e kerosene e pollution e a schizzi di ebola e di emme lungo un cielo losco color bava di magenta putrefatta e di cinabro color bile la vedo la rivedo la conosco e riconosco che passa e ritorna e che ci impara e ci impara e ci reimpara la vita del silenzio e la luce trasmigrante e la vedo e la sento: è ancora quella e graziosa e silenziosa e del tutto stralunata (diciamolo) e muta del tuo/nostro Giacomino: o quella di Licini Amalasunta amica di ogni cuore un poco stanco epperò ma però pur sempre una romana Luna magari mareana... o magari una Lunetta che s'ostina e ci prova e ci riprova e che lago o non lago e buco bianco senza stelle qua per noi in questa Roma come sempre la stalla e la chiavica der monno ci fa segno e ci chiama e ci indica e ci dice: girate girate/ rivoluzionate/ fate come me/(e come lui)/ché la notte più lunga/ eterna non è....