Uno sguardo dal Ponte

ROMA KAPUTT. SCANDALI

E VERITÀ NASCOSTE

di Diego Zandel

"L'apparato amministrativo del Campidoglio è fermo al secolo scorso.

Ha talmente tante incrostazioni, nodi, intoppi, disfunzioni e diseconomie che per arrivare a un accettabile punto di partenza, gliene servirebbero almeno dieci di demolizione e ripristino".

Scrittore di gialli della cosiddetta "scuola bolognese" (Macchiavelli, Lucarelli, Fois, Oliva e altri) Marco Bettini, oltre ad essere autore di programmi televisivi come "Blu notte", vive del lavoro di giornalista.

Già a Il Resto del Carlino, è stato poi capo ufficio stampa del sindaco di Bologna Flavio Delbono e, in tempi più recenti, chiamato dal sindaco di Roma Ignazio Marino allo stesso incarico.

Un'esperienza, durata per il breve mandato di Marino stesso, dal luglio del 2013 all'ottobre del 2015, che gli ha dato però l'opportunità di presiedere un osservatorio privilegiato, grazie al quale ha avuto la possibilità, da esterno quasi e quindi da testimone oggettivo, di conoscere in profondità e nei dettagli la tragica e demenziale realtà della Pubblica Amministrazione romana, specchio per nulla deformato di quella italiana, altrettanto tragica e demenziale. Una realtà di cui non poteva egli stesso e il suo ufficio, nel momento in cui puntava a risparmiare le spese folli, che da anni bruciavano soldi dei cittadini, vedersi stritolare nei gangli perversi di essa, meritevole di un'unica, anche se impossibile soluzione: la piena distruzione.

Frutto di questa esperienza un libro edito da Newton Compton "Roma kaputt" (ma potrebbe intitolarsi anche "Italia kaputt"), che si consiglia vivamente a tutti di leggere, perché, se è vero che ciascuno di noi, in quanto cittadino italiano e per il solo motivo di vivere in questo Paese, ha modo di imbattersi quotidianamente nelle ormai endemiche disfunzioni e pericoloso prepotere, a livello di regime dittatoriale, della Pubblica Amministrazione, non ha di queste quella conoscenza a 360 gradi che Bettini si è costruito nei due anni che è stato a Roma. E lo ha fatto, da autentico cronista, uscendo dalla solita routine e ufficialità di addetto stampa, gettandosi a capofitto, da solo, con la sua professionalità, la sua curiosità, il suo coraggio nelle pieghe infette di una capitale che nel fetido stagno della sua burocrazia vede crescere il cancro che sta uccidendo il Paese. Un cancro che ha le sue cellule malate nell'intrico di leggi, leggine, commi e quant'altro nati dalla confusa volontà di una regolamentazione, spesso improvvisata e occasionale, con esiti assurdamente contraddittori, il cui risultato alla fine è l'autoreferenzialità che, inevitabilmente veste i panni dell'immobilismo per il Paese e i cittadini che invece hanno bisogno di un'amministrazione al loro servizio e non altro. L'immobilismo, infatti, di per sé può sembrare inoffensivo, ma nella realtà è motore, nell'ordine, di irrisoluzione dei problemi, di ingiustizie, rabbia impotente, morte civile e, per altra via, di corruzione criminale, l'unica capace quest'ultima di tagliare, a modo suo, con mazzette, ricatti, omicidi, il nodo gordiano che politici e amministratori, talvolta inconsapevolmente, solo perché sensibili alle facili illusioni del "Ci vuole una legge", l'ennesima naturalmente, hanno nel tempo contribuito a creare.

I casi che Marco Bettini racconta nel suo libro sono tanti e tali che la sola citazione andrebbe a costituire un altro libro, per via dei suoi nessi e connessi, per la deriva anche di tante iniziative nate con buone intenzioni e diventate poi occasioni di malaffare, la complicità a più livelli, lo scarico di responsabilità, lo spreco di denaro pubblico, l'ignavia e l'incompetenza e la malafede di molti amministratori, dai sindaci ai collaboratori ai dirigenti e giù per il personale, sempre eccedente quanto inutilizzato, per non tacer di com'è organizzato (da lavorare "per sé e i colleghi, ma non per i cittadini") e sempre, purtroppo, in spregio al denaro pubblico.

Chi scrive, leggendo "Roma kaputt" ha sottolineato tanti di quei passi così significativi, ben sintetizzati da Bettini, che meriterebbero di essere raccolti in un'antologia. "L'apparato amministrativo del Campidoglio è fermo al secolo scorso. Ha talmente tante incrostazioni, nodi, intoppi, disfunzioni e diseconomie che per arrivare a un accettabile punto di partenza, gliene servirebbero almeno dieci di demolizione e ripristino".

Non solo il Comune è in questo stato, ma anche le varie aziende controllate e partecipate come ATAC, AMA, Risorse per Roma, Roma Metropolitane, Zètema rappresentano uno scandalo permanente che il libro analizza approfonditamente, con nomi e cognomi, complicità, cordate, e con riferimenti che dalla attualità si spingono alle origini delle diverse situazioni, ciascuna delle quali ha profili che coinvolgono le amministrazioni che si sono succedute nel tempo comprese ovviamente quelle recenti di Marino e della Raggi. Un mondo di appalti truccati, capitolati creati appositamente per far vincere le aziende di amici, le quali poi per anni, facendo lievitare i costi, si propongono quali uniche referenti dell'amministrazione in barba a qualsiasi senso di buona amministrazione, al solo scopo di profitti personali. Non solo, il tutto con una giustizia amministrativa e civile che spesso si trova a colludere con il sistema, se non sempre coscientemente anche in forme di complicità che trovano il loro appiglio nelle pieghe di una legislazione che, per la sua ridondanza e contraddizioni, offre appigli per i quali chi ne esce quasi sempre perdente è la parte più debole, in specie il cittadino onesto. E' il caso di chi si rivolge per avere giustizia al TAR del Lazio, magari proprio per trovare appoggio alla propria posizione ingiusta, frutto di accordi sottobanco che si vogliono a tutti i costi mantenere, certo di trovare in quello la sponda giusta come spesso accade. Come scrive Bettini, infatti: "Il sistema giuridico amministrativo italiano rende estremamente conveniente il ricorso al TAR e al Consiglio di Stato, per una ragione qualsiasi. Un motivo fondato, ma anche un pretesto, perfino una virgola nel posto sbagliato in un testo, rappresentano ottime occasioni per impugnare una decisione che non è apprezzata". E' la fogna nella quale trovano alimento magistrati amministrativi, uffici giudiziari, avvocati, uscieri e cancellieri, tutti che si pasciono, magari cogliendo motivo di carriera, di questi cavilli che consentono stipendi a fine mese anche se frutto di autentiche ruberie nelle tasche dei cittadini. Ma la tragedia è più grande di quanto uno possa immaginare.

"Anche chi non ha mai lavorato dentro una macchina assurda come quella degli enti locali, ne percepisce da fuori, in veste di utente, l'inefficienza e la lentezza esasperante. Ma fatica, inevitabilmente, a coglierne l'assurdità congenita. E' difficile pensare che una struttura aziendale si organizzi in modo da incepparsi sempre, specialmente quando in apparenza sta cercando di migliorarsi. Specialmente quando si dà nuove regole per funzionare meglio o per impedire che qualcuno rubi i soldi di tutti. Eppure la pubblica burocrazia fa esattamente questo: ogni presunta miglioria produce nuova paralisi".

Qualcosa che neppure Kafka sarebbe riuscito a escogitare. Qualcosa che al cittadino non lascia più nessuna speranza.