CORTO CIRCUITO

RIFLESSIONI DI UN COMPAGNO QUALUNQUE

di Cristiano Maria Carta


Quello che il PD sta vivendo in questo momento storico mi crea disagio.

Sono stato un suo elettore convinto, in un'Italia dove la sinistra si spaccava in mille rivoli e dove la destra occupava le coscienze del " sottoproletariato " (detto pasolinianamente), anche se non ho mai preso la tessera perché la sua essenza come " fusione a freddo " non mi ha mai convinto del tutto ( e oggi i nodi vengono al pettine).


Sono stato elettore del PD, perché lì c'era anche la Sinistra, tra gli amici e compagni di base, dove avevo un giornale, L'UNITA' , a cui affidavo, nella sua lettura, le mie riflessioni politiche, e che fino ad un po' di tempo fa leggevo quotidianamente ( oggi mi hanno privato del mio quotidiano).

Sono stato un elettore del PD, perché alle feste dell'Unità ci si confrontava su cose reali, ma soprattutto ci si confrontava su linee programmatiche di visione della politica.

Ancora all'inizio, e fino a poco tempo fa era così. Poi è arrivato Renzi.

Il mio amico Maurizio, classe 1952,, compagno del PCI dai tempi... che portavamo i calzoni corti, con incarichi pubblici ed apprezzato da tutti per il suo grande altruismo , ingegno politico e con una grande cultura, poco tempo prima di morire mi disse queste testuali parole: "Ho paura di morire democristiano".

Purtroppo così è stato.

Da qualche tempo non ho più votato PD, a parte una volta per il mio Municipio perché credevo al lavoro di quei compagni, oggi non credo più alla buona fede della sua classe dirigente, come non credo al sistema aperto che il PD ha nel suo regolamento, cambiato di proposito per le elezioni di Renzi a Segretario, proprio per confondere l'opinione pubblica con una metodologia puramente elettorale, ( per questo ci sono le elezioni ), per meglio confondersi.

E oggi che succede? Dopo un'assemblea generale ed un diktat da parte del solito Renzi ( che vorrebbe un partito come Grillo, dove a comandare è solo lui, nascondendosi dietro una pseudo democrazia), visto che ha perso il " giocarello " del potere, per non perderlo del tutto indice il Congresso, sua ultima carta per ritornare a Palazzo Chigi.

Fin qui potrebbe essere la cronaca, ma quello che mi fa pensare e pormi delle domande è: Che fa la minoranza rimasta dentro?

Si, perché c' un'ex minoranza fuori, che ha avuto il coraggio di schierarsi aiutando la formazione di una nuova sinistra: SI. E' la ex minoranza che aveva già capito dove andava a parare Renzi ed il suo Giglio Magico. E' la ex minoranza che non ha avuto paura di essere coerente con le proprie idee, è la ex minoranza che ha capito che oramai il PD era cambiato ( guarda solo le alleanze ), è la ex minoranza che non c'è stata ai diktat di Renzi e di Napolitano, è la ex minoranza che non poteva votare SI ad un referendum Costituzionale preconfezionato, alla mancanza di politiche strutturali sui giovani, sulla povertà su tutto ciò che non centrava niente con un disegno di sinistra riformista ( nel senso autentico del termine).

Tutto questo è l'EX, quello che mi preoccupa è quella attuale.

I D'Alema, i Bersani, gli Speranza, gli Epifani etc. vogliono un altro partito? Perché non sono andati via ( votando pure SI al referendum) quando era il momento?

A questo punto sono molto più coerenti Emiliano e Cuperlo: E' CON IL CONGRESSO CHE SI FA LA VERA CONTA, visto che lì ci sarà la base (anche se si allarga di proposito) a decidere.

Basta con i piccoli partitini (la sinistra ne ha veramente troppi), uniamoci veramente creando, da parte del PD (La nuova DC che, forse, uscirà dal Congresso) la necessità di allearsi, se non vuole del tutto cambiare la natura per cui è nato.

Quindi, penso, che non è questo il momento di uscire dal PD, ma provare a cambiarlo dentro, poi (se sconfitti) unirsi ai compagni di SI per divenire un partito di Governo, per sconfiggere una Destra bigotta e populista, ed un 5 Stelle senza idee.

E' un sogno? Forse.