Speciale Mario Lunetta

Ricordo di Mario Lunetta

di Sangiuliano

Una delle più note e condivise ipocrisie sociali che si ricordi è quella per cui chi muore, sia stato pure il diavolo in persona, quant'era buono e lascia un gran vuoto di insospettate e varie ricchezze umane, perché, come ognun sa, il significato e l'importanza di qualunque cosa si apprende solo quando la si perde. Questo è anche vero, ma preso e vissuto all'ingrosso, è un velo corrivo che omologa e umilia il valore di ogni ricordo che potrebbe, invece, meglio orientare il giudizio su di una vita. Perciò, se abbiamo perso Mario Lunetta, sarà l'atteggiamento manzoniano a guidarmi il pensiero dell'epicedio, esplicitando in limine il rapporto di stima e di amicizia che ci legava.

Di intelligenza lucida e fattiva, fu animatore di mille e mille incontri di cultura poetica e letteraria in genere, di intervento politico militante aderendo con forza e scopertamente alla parte sinistra delle idee comuniste. Questa posizione, che pur lo sbilanciò più di una volta ad accogliere troppo benevolmente opere poco degne di attenzione sol perché allineate all'ideologia o proiettate in ardite fumisterie di pretesa avanguardia, non gli impedì di indagare con rara e battagliera vocazione le questioni dell'arte, e di elargire acuti e robusti giudizi, magistralmente espressi in forma smagliante, e spesso fascinosa, su tutti i temi culturali e sociali dei nostri tempi, spaziando dalla critica letteraria a quella d'arte, e sperimentando linguaggi, nella sua ansiosa enorme produzione, in tutta la gamma possibile dei generi: poesia, romanzo, teatro; sonetto, acrostico, rima, verso libero, ecc.

Per qualcuno fu un avventato (Walter Mauro), per qualcun altro un coraggioso (Giuliano Manacorda): per me uno dei più grandi conoscitori della poesia moderna e contemporanea, sempre aggiornato, sempre in prima linea; un critico dalla sensibilità sopraffina, capace di scavalcare ogni pregiudizio davanti a un'opera d'arte; una delle poche figure importanti della cultura romana apprezzate in ambito internazionale. Una presenza che, ammesso che siano possibili certe operazioni, sarà difficile sostituire. Che gli abbia voluto bene è un fatto privato.