Uno sguardo dal ponte

VITTORIO CALZOLAIO

UNO SGUARDO DAL PONTE


Angelica e le comete,

Fabio Stassi, Sellerio, 2017

Kalamet (più o meno in provincia di Trapani), Sicilia. Oggi e intorno al 1860. Fabio Stassi, bibliotecario alla Sapienza, sposato con una figlia, risiede a Viterbo e tutti i giorni lavorativi fa avanti e indietro con Roma in treno. Clemente, il suo librario di fiducia (a San Lorenzo) gli ha dato un elenco di bei volumi d'antiquariato. Lo scorre e trova il proprio stesso nome in cima alla scheda relativa a "Angelica e le comete", "una pantomima in tre chiavi per voce, pupi e piccola orchestra da camera", un esemplare imperfetto col dorso rovinato, rilegato in rosso e illustrato con una decina di disegni. Pare che racconti la storia di una ballerina in una compagnia di marionette siciliane. Si ricorda di avere immaginato di scriverlo, non di averlo davvero fatto. Eppure Clemente trova il volume e glielo consegna. Si ricorda di aver buttato giù solo un paio di pagine, di averle spedite a Bufalino, che gli rispose con una bella lettera, tutto lì. Ora ha il volume in mano, lo sfoglia, torna subito a casa, lo legge e rilegge. Caterina è una graziosa minuscola stupefacente zingara danzatrice scalza, in carne e ossa, con fare da bimba ma non giovanissima (aveva già lavorato come nana in un circo), capelli sciolti sulle spalle, capace di capriole che nemmeno i gatti. La compagnia gira con la carrozza e debutta a Kalamet, una delle aree siciliane di chiara influenza araba, ai tempi dell'Unità d'Italia, incrocia Garibaldi e i Mille. Per lo scontroso padrone poliglotta analfabeta Lo Spagnolo e il fedele cocchiere gigante Bruciavento è Cate, per i pupi (compresi il furioso Orlando e l'innamorato Ardesio dalla "pelle" scura) la bell'Angelica nell'opera rappresentata, in mezzo a conflitti e avventure, vari altri animali e marionette con vita propria.

Il bravo bibliotecario di origine siciliane e gran lettore Fabio Stassi (Roma, 1962), ormai giunto a una decina di bei romanzi (il primo del 2006), gioca ancora una volta all'incastro del libro col libro, riprende intreccio e protagonisti di un precedente racconto e dà libero corso con autoironia alle fantasie e magie di cappa e spada, degli eserciti carolingi e degli accampamenti saraceni, dei cavalieri d'armi e degli amori cortesi, di duelli e battaglie mosse da fili. Una vicenda esile e garbata: il corpo del romanzo è il libro antico, con frontespizio della prima edizione e illustrazioni originali, prima e dopo parla e spiega qualcosa l'autore (di entrambi). Ci sono i tempi, i contesti, i modi, i pensieri di chi legge (ora), di chi rappresenta storie orali (alla fine del Regno delle Due Sicilie), delle storie (guerre del passato, altrove), non sovrapposti, piuttosto innestati con linguaggi appropriati che si integrano. I pupi hanno sentimenti e impulsi propri, Cate è sfruttata ma non ha fili, ognuno ha rimandi letterari e relazioni autonome. I notevoli eleganti incastri del romanzo sono quelli fra la lettura e la scrittura, fra le pagine scritte e la vita reale, fra le vicende materiali e i sogni, un influsso costante e reciproco. "A volte penso che sono vecchio di secoli, non per le cose che mi sono accadute ma per i libri che ho letto. Sono i libri che invecchiano e fanno disperare, i libri di cui non si trova il sigillo, le istruttorie che restano senza esito e non si possono archiviare".


I guardiani,

Maurizio De Giovanni, Rizzoli, 2017

Napoli. Dicembre 2016. Il direttore del dipartimento di Scienze antropologiche ed etnologiche dell'università chiama Marco di Giacomo (MdG), docente di Storia delle religioni, e il suo assistente Brazo Moscati. Li considera assurdi e indisponenti; comunque arriva in città la giornalista archeologa (con madre italiana) Ingrid Schultz di "Kultur Zeitung", importante rivista di divulgazione scientifica tedesca, capelli biondi e occhi azzurri; vuole occuparsi di culti antichi, luoghi sacri, sciamani (e fesserie del genere) e (incredibilmente) ha chiesto di loro; debbono sospendere ogni attività didattica e starle dietro, accompagnarla, edulcorarla, offrirle pasti e giri con nota spese. Marco ha 42 anni, capelli castani e baffi brizzolati, è magro alto presbite, disordinato allampanato attraente; era stato uno dei più brillanti antropologi della sua generazione, una vera e propria promessa; convinto che ci fosse rapporto tra la natura geofisica dei siti e i luoghi permanenti di culto, 16 anni prima avviò una ricerca geniale e innovativa, ma carente di supporti; ora è in disgrazia, diffidente guardingo ateo livoroso, con pochi studenti e tesisti trattati pure male. Brazo ha 23 anni, figlio adottivo di un avvocato facoltoso, pallido smunto miope servizievole, convinto delle strane idee e innamorato della bella coetanea nipote del suo professore, Lisi. Anche lei si era laureata con lui. È una tipa speciale, capelli rasati da un lato e lunghi dall'altro, intuitiva geniale, in contatto con pochi adepti in tutto il mondo per confermare e aggiustare l'ipotesi dell'affezionato zio, le chiedono di unirsi alle visite di Ingrid. Siamo nel solstizio d'inverno, accadono strani fatti sottoterra come ogni volta ogni trent'anni, forse omicidi, inizia uno stimolante viaggio nella Napoli profonda.

Il grande scrittore Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) è notoriamente innamorato della sua città, in ogni sua manifestazione. MdG qui ce ne fa conoscere aspetti meno noti, avviando una serie (di almeno tre romanzi) molto adatta a un pubblico giovane e destinata a un'imminente trasposizione televisiva. Napoli ha il fuoco sotto, cava quasi integralmente, centinaia di metri in profondità di tufo sedimenti strati, di cunicoli grotte nicchie, di scale passaggi gallerie, di canali serbatoi depositi, il tracciato ortogonale della città greca poi romana, spazi e momenti dei culti di tanti dei in varie epoche, sempre in contatto verticale col mondo esterno. Un coraggioso De Giovanni ci guida con acume e passione attraverso miti magie superstizioni dell'arcana Napoli esoterica, un percorso nel Tempo: la chiesa della Pietrasanta, la cappella Sansevero, la statua del dio Nilo al centro del Triangolo egizio, via Francesco del Giudice (già via della Luna). Se volete conoscere percorsi alternativi a quelli già amati per l'aria e il paesaggio, per i sapori e gli odori, per i colori e i suoni, usate il libro come traccia colta e sorprendente: i luoghi misteriosi non finiscono qui. La prima avventura inizia il tour e la sfida; funziona meno per l'intreccio e il cast, entrambi un poco forzati, un'avventura disordinata e personaggi tutti almeno bipolari (come ovvio, visto che alcuni son là da millenni e secoli). La narrazione alterna in bell'italiano, ora al presente ora al passato, i gruppi destinati a confliggere epicamente nella serie: il Maestro (l'erede primo degli Architetti) capo del segreto lontano Centro tecnologico in una rara prima persona, poi in terza varia il Padre con gli ignari Guardiani dei Luoghi (da cui il titolo), la Madre (in corpo di bimba) che è badata e vede più lontano, le "nostre" due coppie di amici in via di innamoramento e in costante pericolo. Cibi e musiche verranno dopo.


La rete di protezione,

Andrea Camilleri, Sellerio, 2017

Vigàta (Montelusa, Sicilia). 2015. Salvo Montalbano non ci può credere. Una troupe italo-svedese ha deciso di girare una fiction proprio nei luoghi dove trascorre tutti i santissimi giorni. Qualche mese prima Televigàta aveva chiesto di trovare vecchi filmini superotto in modo di ricostruire come si presentava il paese negli anni Cinquanta. Ora capisce. Piazze e vie sono tornate come allora: via le antenne, i cassonetti, le insegne al neon. È alle porte il gemellaggio Baltico-Mediterraneo Kalmar-Vigàta, fra equivoci e risse. Tecnici, attori e attrici (bionde) sono ovunque. La trama fa riferimento a una ragazza svedese imbarcata come nostromo su un vaporetto proveniente da Kalmar e giunta a Vigàta dove decide di restare dopo varie amorevoli peripezie. Iniziano le riprese e Salvo decide che deve andarsene lui, magari a Boccadasse da Livia: il silenzio è il suo companatico e non si mangia più. Due strani casi lo bloccano. L'anziano ingegnere capo del Comune, Ernesto Sabatello ha trovato sei filmini del padre tutti girati il 27 marzo alle 10.25 dal 1958 al 1963 che inquadrano di continuo per 3-4 minuti solo un pezzo di muro. Salvo li studia e comincia un'intricata inchiesta personale, rintraccia i luoghi abbandonati della ripresa, ricostruisce il legame fra il padre e lo zio di Ernesto, i gemelli Francesco ed Emanuele (nato infelice) morti l'uno nel maggio 1963, l'altro il 27 marzo 1957. Nella scuola media Pirandello e nella classe III B di Salvuzzo, figlio di Mimì Augello, pare ci sia un caso di bullismo contro un ragazzino esperto del web. Salvo non gli dà peso, è più preoccupato per i tradimenti di Mimì e per le reazioni della moglie Beba, gli sono molto cari. Parte per Genova ma dopo appena due giorni il dovere lo richiama; a cena vede Mimì in un servizio del telegiornale, c'è stata un'irruzione di due mascherati con la pistola proprio in quella classe.

Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925) continua a non sbagliare un colpo, anzi la mira perfetta si confronta con bersagli sempre nuovi e attuali. Come ormai da quasi tre anni ha dettato il romanzo a Valentina Alferj, per i gravi problemi agli occhi. La struttura è sempre la stessa: capitoli della medesima lunghezza, terza fissa sul protagonista, vigatese stretto. Lo sappiamo: Salvo è attratto dalle faccende giudiziarie ma forse soprattutto "da quella matassa 'ntricata che è l'anima dell'omo in quanto omo". Nel trentesimo libro con le avventure del commissario non ci sono veri e propri crimini e criminali, la storia del passato è una storia d'amore, per quanto triste e irrisolvibile; la storia del presente è pane quotidiano di tanti insegnanti e studenti, complicata da prevenire, reprimere o processare. Vengono trattate con i consueti ironici acume e garbo, senza lunghe riflessioni esistenziali e filosofiche, casi della vita contemporanea per quel che sono, dentro un coacervo di emozioni da commedia, farsa o tragedia sempre stemperate dal contesto ambientale e sociale. Costruirsi una "rete di protezione" (da cui il titolo) è un movente di tante azioni della nostra esistenza, di breve e lungo periodo, ma quando si moltiplicano in ogni luogo e momento, con qualsiasi causa vera e presunta, adottando le più svariate (rischiose) modalità, allora proteggersi può diventare il fine non lo strumento, nella vita e della vita. E forse non serve, riflette Salvo, come lui non è stato indispensabile al proseguo delle esistenze dei protagonisti dei due casi che ha affrontato. Da tempo ha capito che la verità si ri-vela: "certe vote, è meglio tinirla allo scuro, allo scuro cchiù fitto, senza manco la luci di un fiammifero". Immancabili e deliziosi i siparietti dei dialoghi con Livia, Catarella, Fazio, Ezio (della trattoria), Ingrid e via leggendo, compresi i sogni dei sonni e i pensieri delle passeggiate. Adelina lo sorprende ogni giorno, è ora che ce la facciamo presentare (nei nostri frigo).


Quelli che meritano di essere uccisi,

Peter Swanson, Letizia Sacchini, Einaudi, 2017

Londra, Boston e Maine. Poco tempo fa. All'aeroporto londinese di Heathrow il bel 38enne Ted Sevenson, consulente plurimilionario, incontra una giovane archivista, eterea magra sul metro e settanta, davvero carina, Lily Kintner, lunghi capelli rossi, meravigliosi occhi di un verde-azzurro cangiante, pelle bianca inabbronzabile, lentiggini affascinanti su braccia e collo, cresciuta selvatica in una magione vittoriana immersa nei boschi del Connecticut coi liberi creativi genitori, il padre David, famoso romanziere inglese, e la madre Sharon, espressionista astratta. Lily sta tornando nella patria Usa dove aver visitato il padre in carcere, arrestato per aver ucciso la seconda moglie in un incidente d'auto, ubriaco al volante. Prima nella business lounge, poi in business class Ted inizia a parlarle dell'appariscente moglie Miranda, gambe lunghe e seno generoso, scura e carnosa; sposati da tre anni a Boston, in procinto di inaugurare una casa strabiliante sulla costa meridionale del Maine. Racconta che si è praticamente trasferita già lì in albergo, la settimana prima lui ha scoperto per caso (con l'aiuto di un binocolo) che si gode un'intensa relazione sessuale col capocantiere Brad. Ted confessa che avrebbe voglia di ammazzarla, Lily non si scompone e dice che allora lo aiuterà e poi gli spiegherà perché (aveva ucciso un uomo che voleva farsela, appena 14enne, buttando poi il corpo in un pozzo). Fanno un piano, cercano vendetta e un poco si desiderano. Non è mai escluso che ci si possa eccitare nel pensare di avere ragioni per uccidere. Lily non se ne pentirà mai. E forse Miranda non le è estranea.

Lo scrittore americano Peter Swanson (Concord, Massachusetts, 1968) costruisce uno scanzonato lucido noir di relazioni oscure. Tutti raccontano in prima persona, nella prima parte Ted e Lily, nella seconda parte Lily e Miranda, nella terza (finale) parte Henry Kimball, l'agente che investiga sull'omicidio, e ancora Lily. È lei ad aver maturato precocemente che qualcuno merita di essere ucciso (da cui il titolo, The Kind Worth Killing, originale del 2015), è intorno a lei che ruota tutta la storia, dotata di un senso morale animale (diverso da quello umano). "Onestamente, non credo che l'omicidio sia così brutto come lo dipingono. Tutti dobbiamo morire... Uccidendo tua moglie, anticiperesti solo la fine a cui è destinata per natura... Quando qualcuno abusa del suo potere, oppure dell'amore degli altri come ha fatto Miranda, be', quel qualcuno merita di morire... Uccidere somiglia a un prurito che non riesci mai a placare del tutto". Per altro non risultano esemplari gli uomini che incrociano la sua vita, il pittore Chet con la bava alla bocca o l'ingenuo furbastro competitivo politicante Eric, presidente della confraternita letteraria. I personaggi leggono tutti abbastanza (Lily tanti gialli inglesi), perlopiù sono sinceri bugiardi, stanno poco sui social. Pinot grigio con le linguine alle vongole, unico piatto che viene bene a Ted, il quale sceglie lo Syrah Vecchio Mondo per l'agnello preparatogli dalla moglie in viaggio d'interesse. Al bar Lily ascolta Eagles e Stones, conosce ma non ama il jazz perché le ricorda i genitori; Miranda sopporta i Radiohead nei languidi party.


Delitti a luci rosse, Aavv, Einaudi, 2017

Eros noir. Ovunque. Undici racconti di autori non solo italiani non solo contemporanei costituiscono la raccolta (utile nell'afa estiva) "Delitti a luci rosse", a cura di Fabiano Massimi. Trovate testi (perlopiù già editi e riferiti agli ultimi due secoli di letteratura, o quasi) di Carlo Lucarelli, Andrew Klavan, James Grady, Joyce Carol Oates, Ed McBain, Guy de Maupassant, Arthur Schnitzler, Alfred de Musset, Guido Cantini, Gianni Biondillo, Joe R. Lansdale. Uomini soprattutto, dunque. Senza spiegazioni, note o commenti, leggiamo storie gialle o nere o sanguinarie, in cui il crimine interviene a causa o accanto a pulsioni, pratiche e ossessioni carnali e sessuali. Il "tema" intrattiene ma non giustifica tempi e luoghi: la selezione appare discutibile e assolutamente decontestualizzata.


Come scrivere un romanzo giallo o di altro colore, Hans Tuzzi, Bollati Boringhieri, 2017

Lezioni di scrittura creativa a Radio Popolare, qualche tempo fa. Il saggista e consulente editoriale Adriano Bon (Milano, 1952) è un affermato scrittore grazie allo pseudonimo Hans Tuzzi, soprattutto per le tante avventure del commissario Melis. Sa di libri e storie, di personaggi e generi, ce ne insegna molto, se ne autocompiace in "Come scrivere un romanzo giallo o di altro colore". Bisogna saper leggere (con attenzione alla "formazione" tra i 13 e i 20 anni), ma non basta: la scrittura non è scienza esatta, dipende dall'incipit che aggancia, da struttura stile trama ritmo che reinterpretano e ristrutturano la realtà: evocare e non enunciare, suggerire senza declamare, non sentenziare, accennare a sentimenti rifuggendo il sentimentalismo, muoversi nelle terre di nessuno fra i generi. Il giallo nasce con Poe ed è spesso un utile gabbia, ogni vero scrittore non si limita a regole e convenzioni. Ricchi con personalità i riferimenti bibliografici e gli indici di nomi e opere.

Corruzione,

Don Winslow, Alfredo Colitto, Einaudi, 2017

New York. Luglio 2015-luglio 2016. Il 4 luglio, festa dell'Indipendenza americana, i 4 poliziotti della principale squadra della Manhattan Special Task Force (detta Da Force) fanno irruzione in un magazzino di eroina nera messicana (ce ne sono 70 chili, valore al dettaglio cinquanta milioni) al secondo piano di un palazzo di Harlem gestito dal boss dominicano Diego Peña, che controlla buona parte della distribuzione nell'intera città. Sono Dennis Danny John Malone, il suo miglior amico Phil Russo (italiano dai capelli rossi e dal gusto fino), il geniale omaccione nero William Montague Big Monty, il bel fricchettone Billy O'Neill, armati e fatti fino ai denti. Si feriscono in tanti, muoiono due sicari insieme a Billy O e Peña, per evitare di uccidere cani il primo, per una vera e propria esecuzione il secondo. Il Natale successivo circola in molti ambienti la storia che i tre amici superstiti si siano tenuti molta droga e tutti i contanti trovati. È vero. Funziona così, è il sistema anche dei bravi poliziotti per sopravvivere alla strada. Del resto, se i dominicani subiscono un colpo se ne avvantaggia un altro criminale, nel caso di Manhattan North il crudele pusher di droga (e non solo) DeVon Carter, pur se il giorno della Vigilia gli arrestano il potente spacciatore Fat Teddy per poi stringere un patto losco anche con lui in vista di un grosso traffico di armi da bloccare. A Pasqua il capitano Sykes aggiunge un nuovo quarto uomo alla squadra, il giovane Dave Levin, bisognerà svezzarlo mentre clan e gang si fanno sanguinosa guerra, quasi come gli uffici del sindaco e del capo della polizia. All'inizio del luglio successivo il sergente Malone, 38 anni di vita e 18 di lavoro, 1,87 di muscoli e tatuaggi, capelli corti e occhi azzurri, ateo e arrogante, si trova in galera, incastrato e ricattato un po' da tutte le parti in causa.

Un altro capolavoro di Don Winslow (New York, 1953) che torna alla costa est dei primi romanzi dopo la lunga fase nell'epica California delle pattuglie del surf e dei cartelli del narcotraffico. Il titolo americano è "The Force", unità d'élite (con i propri rituali) vista male da Narcotici Omicidi Antigang, una piccola minoranza dura e coraggiosa (fatta apposta per Harlem) dei circa trentottomila agenti cittadini, 54 tra detective veterani, agenti sotto copertura, anticrimine e in divisa. Come al solito, prima di scrivere ha raccolto artigianalmente migliaia di documenti, rapporti, testimonianze e notizie, che riprende incidentalmente con stile e ritmo eccelsi, impasto di alta letteratura. Il consumo di massa di droghe, oppio e antidolorifici è sotto gli occhi di tutti. La narrazione è in terza fissa sul re poliziotto della parte settentrionale dell'isola, Malone, eroe infame. Tante altre figure (cattivi e molto cattivi, politici e immobiliaristi, avvocati e giudici, informatori e parenti) e tutte le complesse relazioni sono stupendamente descritte nella loro evoluzione, ma i pensieri e la prospettiva su persone ed eventi sono solo i suoi, anche quando (sempre più) ciò che accade sfugge alla sua regia. È cresciuto nel ghetto operaio di Staten Island e ama la polizia; rimasto senza padre (irlandese, anche lui poliziotto, un infarto) a otto anni, senza il fratello maggiore Liam (pompiere) con l'11 settembre e senza madre poco dopo; trasferitosi a Manhattan dopo la separazione dalla moglie Sheila e dagli amati figli, il più grande John (11 anni) e Caitlin (capelli rossi e occhi verdi materni), pur restando legato a loro e al quartiere (tifoso dei Rangers); ha respirato corruzione fin da quando ha ricevuto il distintivo, protetto dai club e dalle mafie italo-irlandesi; è innamorato dell'infermiera afroamericana Claudette in via di precaria disintossicazione; odioso verso i parassiti preti e chi se la prende coi bambini; sempre allenato con sacco e jogging, spesso pieno di dexedrine da cinque milligrammi e Jameson liscio, invaghito dei testi delle canzoni hip-hop. Ha denaro in contanti, investimenti, conti correnti, tutto ben nascosto dove i federali non arriveranno mai a ficcare il naso. Il titolo italiano si concentra appunto sul funzionamento ordinariamente avariato della giustizia (il circolo vizioso degli interessi e dei favori, inevitabilmente criminali), in cui tutti gli attori si usano, compreso Malone che solo così riesce a far "bene" il suo mestiere (prevenire e ridurre e colpire la criminalità), a farsi carico delle famiglie dei colleghi (pure dopo morti), a eliminare le interferenze, a essere rispettato o temuto: se il mondo giocasse lealmente, anche lui giocherebbe lealmente.


L'ultima sera di Hattie Hoffman,

Mindy Mejia, Carla Palmieri, Einaudi, 2017

Pine Valley, Sud Minnesota. 12 aprile 2008. Dopo una recita scolastica in teatro, a tarda sera nel lontano granaio abbandonato una secca coltellata uccide una ragazza solare, poi il bel volto viene sfregiato. Henrietta Sue Hattie Hoffman, alta e snella, pelle abbronzata color miele, occhi sbarazzini e intelligenti, lunghi capelli castani, aveva compiuto 18 anni a gennaio. Amava recitare sia nel rapporto quotidiano con gli altri sia come prospettiva di vita professionale (ambiva diventare attrice e lavorare a Broadway). A fine agosto 2007 aveva iniziato l'ultimo anno di scuola, sempre andata benissimo. C'era un nuovo affascinante docente di Lettere, il 26enne Peter Lund, capelli scuri e occhiali quadrati, runner e vegetariano, appena trasferitosi da Minneapolis per seguire la moglie Mary che doveva prendersi cura della madre e della fattoria. Sia Hattie che Peter avevano un nickname in rete, HollyG e BookNerd, per caso loggavano entrambi su Pulse e si incrociarono in un forum, scoprendo di avere gli stessi gusti culturali e sociali, era cresciuta in autunno un'intensa travolgente relazione virtuale (anche sessuale). Sulla scena del crimine arriva il taciturno anziano sceriffo della contea Del Goodman, trent'anni di onorato servizio, veterano di guerra (lasciato dalla moglie appena tornato dal Vietnam), molto amico dei genitori di Hattie, alla quale era pure affezionatissimo. Trovano sul cadavere traccia di sperma, un rapporto consensuale. Sanno che la ragazza frequentava Tommy Kinakis, un solido sciocco giocatore di football del quale forse non era innamorata. Scoprono altro aspettando il test del DNA.

La giovane graziosa scrittrice Mindy Mejia (che nasce, lavora e vive in Minnesota) fa centro al secondo romanzo, 26 capitoli datati (da agosto 2007), in cui si alternano tre prime persone in un originale percorso narrativo: Hattie nei mesi precedenti il delitto tiene una particolare forma di diario (che si rivelerà decisiva), Peter racconta e confessa in parallelo la sua vicenda sentimentale durante il corso d'insegnamento e poi le indagini, Del resoconta giorno per giorno il caso (per una settimana) dalla scoperta del corpo alla complicata soluzione. Sappiamo che la ragazza è morta e siamo ansiosi per la tragedia incombente, capiamo che ognuno dei personaggi ha in testa vari possibili colpevoli e, soprattutto, che alla vittima è stato impedito di far godere molte persone della propria esistenza (nelle passioni e nei tormenti), chiunque l'avesse incontrata, lì e altrove (da cui il titolo inglese "Everything You Want Me to Be"). Belli e colti i dialoghi sia orali che internet. Molto c'entra Shakespeare ovviamente, e la maledizione notoriamente connessa alle rappresentazioni del "dramma scozzese", il Macbeth. La protagonista delle prove e della recita era stata Hattie, la malvagia Lady, interpretazione sublime, l'ultima. Del resto, adorava pure i fratelli Coen, Non è un paese per vecchi, e detestava la musica country, Nashville compresa. Segnalo che al padre (non grasso) diagnosticano il prediabete. Ben innamorati, i due sgranocchiano cracker e formaggio sorseggiando Pinot Nero (da bicchieri di carta)!


Storia nera di un naso rosso, Alessandro Morbidelli, Todaro, 2017

Milano. Parecchi anni. Angelo Cantiani era un oncologo, lavorava con i bambini malati in un ospedale al nord della città, talvolta si travestiva da clown (Willy Pancione) per farli ridere un po'; sulla quarantina, atletico alto snello, talaltra si mostrava crudele e sbrigativo verso la morte (altrui). Una sera rimprovera un gruppo di giovani scapestrati, il 12enne Diego Lentini (uno di loro) il giorno dopo si suicida, sia il padre Remo che la mamma Anita vanno in depressione, non sanno di che e chi potersi vendicare, si lasciano. Silvia, la sua collega clown (Radicchio Ridarella) s'innamora (ricambiata) della madre rumena di un bambino agli ultimi giorni, Angelo le aiuta. Lui tradiva la moglie Serena con la bella feroce studentessa 22enne Valentina, che tirava su qualche soldo aiutando la grassa ritardata Paola a fare i compiti, scoprendo che la madre era sua professoressa al Politecnico, il padre colpito dal suo fascino e la ragazzina amica di Diego. Serena aveva lasciato definitivamente Angelo poco prima che la madre morisse di cancro allo stomaco, aveva reso loro la vita difficile ed era ricoverata nel suo ospedale, il giorno dopo il funerale si rivedono, la loro figlia Isabella crescerà senza che lui ne sappia niente. Settimane dopo Anita riceve la visita di Angelo, lei gestisce un negozio di acquari e pesci, le amiche Mariella e Dina non riescono a consolarla, tanto meno Alessandra, moglie di Vincenzo, carissimo amico del marito; con Angelo Anita ha una breve storia prima di tornarsene nella sua Belluno. Anni dopo Angelo non c'è più e Remo è un vecchio ubriacone fallito ed ex galeotto, vive nella mansarda sopra Vincenzo e Alessandra, che ancora non riescono ad aver figli.

L'architetto imprenditore Alessandro Morbidelli (Ancona, 1978) da anni si è costruito variegate esperienze e discrete prove di scrittore di genere, qui narra crudeli intrecci usando per tutti i protagonisti la prima persona al presente. Ben presto si intuisce che gli spezzoni di biografia sono diacronici, collocati in almeno due differenti contesti temporali, a oltre dieci anni di distanza l'uno dall'altro, ognuno con (spesso) inconsapevoli incastri dei personaggi. Il primo a parlare è l'unico maschio, le successive sono cinque donne; una successiva compagna (cercata per il rimorso o altro più cattivo movente), la collega lesbica, la giovane amante, la ex moglie, una loro conoscente; l'ultima, ormai desiderosa solo di diventare madre, lucidamente freddamente. La fluidità della storia ne risente un poco, l'intreccio criminogeno è evocato, denso comunque di colpi di scena volutamente senza regia, descritti in modo chiaro ed efficace. Il trio Sgranocchio (Pamela, Pipolo Pallino, è la terza) usa sul naso una pallina rossa per darsi un'aria buffa da pagliacci, una pallina di speranza alla quale sono tutti in vario modo affezionati (da qui il titolo e la copertina). Segnalo che Darwin non sosteneva che i più deboli sono i meno adatti e falliscono. Ogni protagonista ha i suoi gusti musicali: Lou Reed, Leonard Cohen, Red Hot Chili Peppers e via ascoltando. Vino generico fino al Valtellina Superiore Inferno di una cena speciale. Postfazione di Barbara Garlaschelli per un'ottima collana gialla a lungo curata e diretta dalla compianta Tecla Dozio.


Io sono l'imperatore

Stefano Conti, Affinità elettive, 2017

Ankara, Roma e dintorni. Estate 2010. Francesco Speri è impiegato di banca, fissato per l'ultimo imperatore pagano, Flavio Claudio Giuliano, detto l'Apostata per l'abbandono del cristianesimo, morto il 26 giugno 363 d.C. in guerra con i persiani. Aveva lavorato all'università e scritto vari saggi su di lui, sotto la direzione del professor Barbarino che presiedeva scavi archeologici a Tarso. Lo avvisano della sua morte, parte per recuperare la salma. Lo bloccano all'arrivo, aiutato da un'interprete 35enne, piccola e dai lunghi capelli biondi, Chiara Rigoni, figlia d'italiani, nata e vissuta in Turchia. La vicenda s'intorbida: non è che hanno scoperto la tomba dell'imperatore? e trafugato i resti, rubato i gioielli? Si trova coinvolto nell'incredibile: codici cifrati, sette neopagane, furti d'arte. Stefano Conti (Ancona, 1970) ha molto studiato e insegnato storia romana. Con "Io sono l'imperatore" si diletta con gusto in un giallo "archeologico", perlopiù in prima sul protagonista.


Fino alla morte

Ed McBain, Traduzione di Andreina Negretti

Einaudi, 2017

L'Isola della Città. Estate 1959. Teddy Carella è incinta. Sono prossimi sia il parto che il matrimonio della sorella Angela. Però il futuro sposo Tommy Giordano viene minacciato di morte e gli arriva pure una scatola con una vedova nera. Sarà Steve, detective dell'87° Distretto, a doversene occupare, in mezzo ai preparativi per le cerimonie e alle emozioni per l'imminente paternità. Einaudi ha saggiamente deciso di ripubblicare Ed McBain, che, nato Salvatore Albert Lombino, si chiamò Evan Hunter (New York, 1926 - Weston, 2005) e scelse quello pseudonimo per le serie dei gialli conosciuti in tutto il mondo. Verranno pubblicati due romanzi per ogni decennio di attività, iniziò con tre romanzi nel 1956, questa è la nona avventura del 1959, "Fino alla morte", titolo nuovo (più simile all'americano), stessa traduzione di precedenti edizioni, cura e ottima prefazione di Maurizio De Giovanni. Isola è Manhattan (ruotata di 90 gradi), La Città è New York, protagonista la squadra. Imperdibile.


Sei storie della casa di ringhiera, Francesco Recami, Sellerio, 2017

Milano. Una casa di ringhiera in zona via Porpora, Casoretto-Re Raul (non lontano da lambrate). Questi edifici sono tipiche case popolari diffuse nei distretti operai del Nord, qualcuna ce n'è a Roma, nessuna a Firenze. A pianta rettangolare, ormai non hanno più spazi comuni pur mantenendo gli ingressi sui ballatoi (visibili a tutti) e dunque facilitando scene di teatro di condominio. Francesco Recami (Firenze, 1956) ha scritto sei deliziosi romanzi (2011-2016) di una serie ambientata in quel contesto. Come già per altri autori della casa editrice, Sellerio raccoglie ora in "Sei storie della casa di ringhiera" altrettanti racconti pubblicati fra il 2011 e il 2014 nelle raccolte a tema (Natale, Capodanno, Ferragosto, regali di Natale, Carnevale, vacanze), con prefazione originale dello stesso Recami.

Delitto con inganno,

Le indagini dell'ispettore Santoni, Franco Matteucci, Newton Compton, 2017

Valdiluce (in area Abetone pistoiese). Anche l'ispettore di polizia Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, gran fico solitario e indigeno, occhi azzurri e lunghi capelli biondi, magro e atletico, agile e veloce, aveva avuto un primo amore ed era finito male. Lui 17enne, lei 16enne, bionda e slanciata, entrambi di sorprendente adulta bellezza, si erano annusati e scelti a distanza. Clara Meynet era famosa in paese: i genitori si trovavano da tempo in carcere per aver ucciso un pastore ed era stata affidata allo zio, a 13 anni era stata deflorata dall'urto con un pattino dello slittino, 12 punti di sutura, tante chiacchiere e asfissianti pretendenti. Hanno un primo contatto quando lui vince i campionati regionali di slalom speciale, poi si incontrano ai margini del bosco dove lei raccoglie mirtilli con la gerla, entrambi casti impacciati attratti. Si danno appuntamento per il giorno dopo, entrambi pensando all'amore, lei si veste alla bisogna ma scompare, lasciando poche tracce. Anche lo zio sparisce qualche giorno dopo e verrà ritrovato impiccato. Clara no, mai più, è stata rapita da qualcuno che la affama e sevizia senza che nessuno possa individuarlo. Una ferita enorme anche per il commissario Luigi Vallesi che scagiona il giovane, lo coinvolge nelle indagini, ne intuisce le qualità. Grazie all'infallibile olfatto è Marzio a trovare lo zio e a sottolineare le stranezze della scena del crimine. Nulla più viene scoperto, tristemente riprende la vita, il padre regala a Marzio la Vespa bianca, lui si arruola infine in polizia per poter arrestare un giorno il mostro che aveva rapito Clara. Trascorrono quindici anni e il caso si riapre: al ritorno dalla vacanza negli Emirati Arabi dell'elegante investigatore montanaro al seguito della campionessa del mondo di discesa libera Ingrid Sting, viene trovato il cadavere di Vallesi.

L'autore e regista televisivo Franco Matteucci (Buggiano, Toscana, 1948), romano d'adozione e docente napoletano, dopo vari successi (e premi) letterari, è al quinto romanzo (dal 2013) della simpatica fortunata serie gialla, in terza (quasi) fissa su Santoni, responsabile del posto di polizia dell'immaginaria Valdiluce, lui che riconosce tutto ciò che si sprigiona in aria. Certo che in quella valle ne succedono davvero tante! Come al solito, il co-protagonista è la montagna, un mix di Alpi e Appennini: gente rude e di poche parole, ripensata con amore e diffidenza; boschi, neve, sci, vento, orizzonti, sincronie naturali. E fenomeni strani come il "Ciclone Buriano", due finestre proprio sotto la pancia del monte Sassone, una tromba di folate d'aria intense e improvvise, determinate da una grotta del vento e da un Foro Soffiante di difficile localizzazione. Pare esista davvero in provincia di Lucca, all'interno del Parco delle Alpi Apuane, con chilometri e chilometri di cunicoli sotterranei. In paese Marzio vive solo, con un formicaio (stazione meteo decisiva in questo caso), il topo Mignolino, il riccio Arturo, il pipistrello Puppy (installato sul lampadario del salottino). Appare sempre più duro assolvere al ruolo assegnatogli da Ingrid, il promesso instancabile sposo, dopo tanti occasionali amanti. E ancora non si è capito che si nasconde dietro il soprannome di Mister (?) Coccoina, autore di macabri pettegoli messaggi nel corso dei decenni, forse qualcuno affetto dalla perversione del Vampirismo, visto il manifesto culto del sangue. Immancabili la polenta dolce e il Ginpin, liquore artigianale di ginepro.


Il poliziotto di Shanghai,

Qiu Xiaolong, Fabio Zucchella, Marsilio, 2017

Shanghai. 1953-1989. Qiu Xialong è vissuto in Cina fin quasi ai drammatici eventi di Piazza Tienanmen, poi è rimasto a studiare-insegnare grandi poeti e letteratura negli Usa e ha iniziato a scrivere ottimi gialli, pubblicando in inglese già nove romanzi con protagonista Chen Cao, prima un promettente funzionario di polizia, poi ispettore capo a Shanghai negli anni novanta e duemila, quello che sarebbe forse potuto essere l'autore stesso se fosse rimasto, un parallelo "impossibile" come altri aspetti delle reciproche biografie. Chen è figlio unico, ha un padre professore neoconfuciano etichettato come mostro "nero" durante la Rivoluzione Culturale (e morto per indigenza), madre docente alle medie e sofferente di epatite, pure lui ha studiato all'università di Pechino laureandosi alla facoltà di lingue straniere, si è visto assegnare dallo Stato un lavoro di polizia in seguito a una concatenazione di circostanze: massimo dei voti, intervento del padre di una bibliotecaria amica, esigenza di tradurre un manuale americano di procedura penale. Magro e riflessivo, vive con la madre in un solaio, gli assegnano un tavolino traballante nella sala lettura, conosce dinamiche e uffici, si trova a dare un brillante contributo in un caso delicato della squadra omicidi, nel quale usa sia il tesserino dell'Associazione scrittori che competenze da gourmet. Un anziano curato e benestante è stato ucciso di notte con un colpo in testa lontano dalla minuscola abitazione in vicolo della Polvere Rossa, non sanno nemmeno il nome, nessuno ha denunciato scomparse. Chen riesce a capire chi era grazie a quel che aveva mangiato, infine smaschera il colpevole.

Qiu Xiaolong (Shanghai, 1953) ha vissuto disastri e squallori del "maoismo" sulla pelle delle proprie famiglia, infanzia e adolescenza. Prima del 1949 il padre aveva diretto una piccola fabbrica di profumi, era un "capitalista". A metà degli anni cinquanta l'azienda non gli apparteneva più, iniziò a lavorare come operaio ma dall'inizio della Rivoluzione Culturale fu sottoposto a critiche di massa per il passato, a sevizie e vessazioni, a denunce e confessioni, al distacco e all'operazione della retina. La moglie e i tre fratelli pagarono il prezzo di povertà e disprezzo, là nel vicolo della Polvere Rossa: la madre soffrì ben presto di esaurimento nervoso, il fratello maggiore Xiaowei era praticamente paralizzato, la sorella Xiaohong era la più piccola (vive ancora a Shanghai), toccò a Xiaolong già in prima media farsi carico della situazione, scrivendo fra l'altro dichiarazioni di colpevolezza. Lo racconta nel 2016 in "Becoming Inspector Chen", un volume splendido di diversi generi letterari, appena tradotto, "Il poliziotto di Shanghai. Come fu che Chen Cao divenne ispettore". Il racconto giallo che spiega l'esordio del futuro poliziotto è il testo lungo e centrale, con lo stile dei famosi romanzi (e le relative frustrazioni sessuali). Prima e dopo c'è di tutto, con raffinate varianze: spezzoni autobiografici in prima persona (come e perché Xiaolong si è trasferito negli Usa, ha inventato alcuni suoi personaggi cartacei reinterpretando amici e conoscenze, ha scelto un genere di cui era appassionato già in patria), la poesia che scrisse dopo il giro di vite contro il movimento studentesco (in parte già pubblicata come opera di Chen nel primo romanzo), altri racconti del vicolo (in continuità con le due splendide raccolte già uscite intitolate a quel luogo dove crebbe) e altre storie connesse a lui e a Chen. Il tutto con citazioni di ancor più componimenti e strofe, proverbi e detti. E tante ricette autoctone e tour gastronomici. In copertina la bella mitica Ling col walkman davanti alle scansie di libri. Da non perdere.


Nero di mare, Pasquale Ruju, Edizioni e/o, 2017

Sardegna. Estate. Francesco Livio Zannargiu, in arte Franco Zanna, è originario di Raulei in provincia di Nuoro. Prese il massimo dei voti alla maturità classica nel capoluogo; iniziò Giurisprudenza a Torino, arrivando quasi alla laurea con una media altissima; ben presto si avvicinò ad ambienti anarchici e gruppi extraparlamentari, partecipando a movimenti, resistenze, disordini; con la Canon di seconda mano intraprese il mestiere di fotografo e cronista investigativo. Un giorno di fine anni novanta il suo reportage su una mazzetta finì addirittura in prima pagina; il giorno dopo scomparve, lasciando casa, lavoro e la fidanzata Carla (incinta). Lo ritroviamo diciassette anni dopo sull'isola nativa, sempre ai margini e in bolletta, solitario, alcolista, attaccabrighe, discreto cuoco, paparazzo; si mantiene lavorando per il gossip e avvistando furbamente coppie clandestine e celebrità di passaggio. Vive a Porto Sabore e scatta in Costa Smeralda. Incappa in Remo Girardi, noto opinionista televisivo, con la bellissima (amante) Lena Meier, una escort rossa e slanciata che ha lasciato la Svizzera e vive (benino) in Sardegna. Per un incidente non può usare le foto; Irene, la direttrice dell'agenzia pettegola di Olbia è arrabbiata con lui, un tempo si dilettavano a letto insieme oltre che sul lavoro. Poi però Lena lo contatta, ha paura per un incontro allargato che Remo gli ha procurato, ci va e scompare. Pessimi elementi vanno da Franco a dargli una dolorosa lezione proprio quando arriva a trovarlo per un mese la figlia Valentina (riuscita l'anno prima a trovarne orme su internet), stessi capelli neri e occhi screziati di verde della madre. Per salvarla chiede aiuto al parente (cugino del padre) latitante in montagna, "zio" Gonario, ottima persona. E si butta a corpo (quasi) morto sulle tracce di Lena.

L'architetto doppiatore fumettista sceneggiatore (fra l'altro di Dylan Dog) Pasquale Ruju (Nuoro, 1962) opera al Nord e resta ancorato ai luoghi belli della natia isola, non solo il mare dell'arcipelago a nord-est, anche Gennargentu e Barbagia, vien proprio voglia di tornarci. Dopo un ottimo esordio, col secondo romanzo narra in prima persona una storia nera, il Nero dove ci si tuffa per perdersi o ritrovarsi (da cui il titolo ma non la sfumata copertina), hard-boiled rispetto ai noiosissimi romanzi gialli che il protagonista talvolta legge. Franco si trova d'improvviso catapultato in una drammatica avventura di rimpianti e ricatti, d'amore e di riscatto, segnato dall'amore per l'adorabile figlia. Ben delineati tutti i personaggi del passato e del presente (soprattutto i vip e lo zio brigante antico e moderno), brevi tratti chiari e netti (e molti muoiono, a riprova della maestria del genere), in azioni aspre e asciutte stile Carlotto, conferma di una collezione tutta di grande qualità, Sabot/age, giunta ormai a ben 25 titoli di autori italiani. Attenzione al livello di insulina nel sangue del bravo commissario capo della questura Mario Ventura. E a quello di alcol nel corpo di Franco: rum, mirto, whisky, vino. Quando è brilla e gaudente Irene canta Vasco e si confessa sul sesso: "La verità è che mi piaceva troppo. Troppo. E non va bene. Ne avevo sempre voglia, perché... tu e io..."


Il soggetto rivoluzionario.

Attualità di Walter Benjamin, Giuseppe Buondonno, Ombre corte, 2017

Walter Benjamin nacque a Berlino nel 1892 e morì suicida in fuga dal nazismo a Portbou sui Pirenei il 26 settembre 1940. Fu grandissimo filosofo e scrittore, anche critico letterario e traduttore. L'appassionato docente marchigiano Giuseppe Buondonno (Fermo, 1963) consegna finalmente alle stampe lo studio "Il soggetto rivoluzionario. Attualità di Walter Benjamin". Nella prefazione Illuminati spiega "il proposito benjaminiano di costruire il soggetto contro la macchina-storia, contro il continuum della storia dei vincitori". Fra la nitida introduzione e la selezionata bibliografia vi sono tre densi capitoli: Il soggetto storico, Costellazioni, Radicalità, per rifondare un pensiero critico e un movimento di trasformazione. L'autore motiva con acume l'attualità degli strumenti interpretativi di Benjamin a partire dalla fondamentale concezione della storia (non lineare, diversamente razionale), cercando di pensare anche a questo turbolento presente in termini rivoluzionari.


Odio gli sbirri

Ed McBain,Traduzione di Andreina Negretti, Einaudi

2017

Isola. Estate 1956. Qualcuno uccide il buon poliziotto Mike Reardon, per strada di notte mentre va a prendere servizio all'87° Distretto. Arrivano sul posto i suoi due colleghi, Stephen Steve Carella (alto e snello, spalle larghe e fianchi stretti, corti capelli castani, occhi a mandorla) e Bush (proprio così). Moriranno poi altri due poliziotti, pur non risultando connessioni personali fra i tre. Rischia la vita della fidanzata sordomuta Theodora Teddy Franklin ma alla fine Carella risolve il caso e il 19 agosto si sposano. "Odio gli sbirri" di Ed McBain (Evan Hunter, 1926-2005) è una pietra miliare dell'intera storia globale del romanzo giallo, l'autore uno dei più grandi scrittori americani del Novecento, questo il primo di una meravigliosa serie di 55 che terminerà solo con la sua morte, qui nuovo titolo (richiama l'originale) e stessa traduzione di precedenti edizioni, con prefazione di De Giovanni. Quante volte lo avremo riletto, Maurizio? Noi continuiamo, voi iniziate!


Marco e l'arcobaleno, Paola Olmi, Sorbello, 2017

Una città marchigiana. Di questi tempi. Marco Milani è uno studente quattordicenne "con problemi": da un decennio convive con una forma d'asma, costretto spesso a ricoveri, sempre seguito da adulti, spesso evitato dai coetanei; ora in prima superiore sembra stare meglio. I genitori Romolo ed Helena sono originari della Romania. Narra in prima con garbo e sensibilità delle vecchie storie e della nuova malattia della mamma, dei problemi di lavoro, dei compagni di classe, degli insegnanti, del terremoto. La giornalista Paola Olmi (Macerata, 1962) prosegue la sua opera di medicina narrativa, il racconto di come la quotidiana condizione di salute rende in ogni campo diversamente abili noi e gli altri. "Marco e l'arcobaleno" è il secondo bel romanzo, dopo quello più schiettamente autobiografico, con protagonista Anna cui viene diagnosticato un tumore al seno.


Tre monologhi, Adelaide Spallino, Navarra, 2017

Un palcoscenico, tre voci. Sergej si rivolge ai presenti, racconta di sé, è un derelitto. Dopo un'infanzia presto orfana e un'adolescenza a cinghiate, si era sposato con Elsa e generato un maschio e una femmina, aveva lavoro e amici, una finta vita felice. Capì di essere poco affidabile, andò tutto a puttane, da allora vaga con pochi stracci. Dietro una vetrina intravede la commessa di un negozio, un giorno la segue a casa, un altro la vede portare il figlio in un parco giochi e mettersi a leggere su una panchina, per lui è Marie. I ragazzini giocano, il pallone rotola ai suoi piedi, gioca con loro. Ora sulla scena c'è Antonio (anche lui nel parco quel giorno), parla al pubblico con un premio letterario in mano. E infine Marie narra la sua storia di madre sola, in allerta ma appagata con Auguste. Sono "Tre monologhi" (il primo ottenne un premio nel 2016) di umani che si incrociano drammaticamente la bella opera prima di Adelaide Spallino (Bivona), sensibile e delicata.