Le parole fra noi

QUADRI E PICCIONI SPENTI

di Bruno Conte

Dove finiscono le opere d'arte contemporanea, appena appassite, che non hanno superato il traguardo del valore di mercato? Gli autori sono da poco defunti e gli eredi si trovano con l'ingombro di questo impiccio.

Capita di vedere raramente, per puro caso, nel catalogo di vendita di una secondaria asta, una di queste opere, che parte da una valutazione minima allarmante, o da zero. E non viene venduta, perché quello che conta dell'opera è il suo valore acquisito in sé, di oggetto riconosciuto al di fuori del suo aspetto estetico culturale. Dove torna anche quest'opera ricomparsa?

Viene voglia di paragonare quest'opera al corpo inerte di un piccione che si incontra sul marciapiede di una strada. Meditando di conseguenza su tanti piccioni, rondoni, storni, che invadono l'aria. Il suolo dovrebbe essere cosparso dei loro cadaveri, eppure se ne trova uno, di rado. E tutti gli altri, quando muoiono, dove scompaiono? E tutte queste opere che non hanno incontrato favore, dove stanno? In una soffitta? Ma no, si diceva una volta. Le soffitte oggi sono un lusso, sono caratteristici attici mansardati di miniampia metratura con vista su qualcosa.

Dove sono scomparse le opere di Calzotti e Piriello?

Costoro si sono impegnati tutta la vita difendendo, ma non a sufficienza e nel modo opportuno, il loro lavoro creativo. Hanno partecipato a delle mostre, non proprio di serie A, hanno scocciato dei critici, quelli di serie A hanno fatto finta di niente.

Ecco Calzotti che viene ricordato da un testimone in una serata nel suo studio, con degli invitati. Si fa trovare al cavalletto, mentre conversando butta giù qualche pennellata su una tela e tira qualche boccata dalla pipa. Un artista che interpreta il suo ruolo in una immagine che sembra travalicare il tempo, come a impersonare l'antica foto di un impressionista che incornicia la sua celebrità. E invece questo ricordo è angusto in chi lo ricorda, con un senso di ridicola comparsa.

Come sono le opere di Calzotti? Cominciano con una figurazione che si fa sempre più modernista fino a un generico astrattismo audace in qualche acceso tratto volgare.

E Piriello? E' più consapevole di dover adottare una cifra riconoscibile, e ripete una forma che in piccolo coincide con se stessa, formando una griglia che appena varia da un quadro all'altro. Si riconosce, ma non basta.

Che occorre allora? Una strategia, opportune amicizie, oscure risorse di fondo, serpeggiante divulgazione del nome, una buona dose di fortuna, seguendo la piatta emergente moda del momento.

Tuttavia si può dire che le opere di Calzotti e Piriello non sono peggiori, anzi sono un po' meglio, di alcune analoghe che sono arrivate abbastanza sulla cresta dell'onda, se per queste si è deciso che devono esserci e restarci.

E' superfluo aggiungere che mantengono le loro elevate quotazioni opere secondarie, sbadatamente ripetitive, di maestri credibili.

Si possono comunque considerare alcuna condizioni che hanno favorito le opere riconosciute. Una pronunciata essenzialità, vicina al vuoto, per cui è difficile criticare un'idea che non c'è e che può essere amplificata. Oppure una rappresentazione che colpisce la massa nella cronaca del momento: l'artista si sdraia sulla spiaggia imitando la posa del bambino affogato portato dal mare.

Occorre poi una invasiva quantità di opere (in sottinteso realizzate da un nutrito aiuto), non cento ma centomila. Ai mercanti viene voglia di strombazzare il genio di un autore di cui hanno un magazzino pieno. Certo non è niente di nuovo.

Ma tornando ai piccioni, ai passeri. Dove muoiono? Non se ne vedono giacenti neanche sui terrazzi, sui tetti. Si trovano nei mercatini di cianfrusaglie i quadri di Calzotti e Piriello? Neppure, anche lì si bada al nome, si può trovare caso mai l'imitazione di uno schifo di schifano.

Avevano molti parenti, conoscenti, questi autori, in modo che queste loro opere, anche se non tanto numerose, si siano disperse in pareti di molte stanze? Sembra improbabile. Siano allora finite a gruppi in qualche cantina, dove l'umido le ammuffirà programmandone un successivo smembramento. Fa impressione immaginare qualcuno che smembra dei quadri per condurli a un cassonetto.

Viene in mente, nel tedio del tema, una poetessa visiva, che si è gettata dalla finestra, qualche anno fa. Nessuno ne ha parlato. Non era riconosciuta oltre una ristretta cerchia. Le sue opere erano fatte di stoffa. Cuscini vaganti che divengono anonimi e sfumano nel tempo. I suo corpo sul selciato, come quello di un piccione beccato da un gabbiano.