LEGGERE IL NOVECENTO

Arrigo Lora Totino e Sarenco

POESIA CONCRETA E VISIVA, SONORA E PERFORMATIVA SULLE DUE FACCE D’UNA MEDAGLIA

di Giovanni Fontana

Sia Sarenco sia Arrigo Lora Totino sono stati importanti compagni di strada. Numerose le esperienze condotte insieme. Numerosi gli scambi e le collaborazioni...Per quasi cinquant'anni Arrigo e Sarenco si sono combattuti sul fronte della ricerca poetica. Talvolta con toni aspri e sarcastici...

Per quasi cinquant'anni Sarenco e Arrigo Lora Totino si sono combattuti sul fronte della ricerca poetica. Talvolta con toni aspri e sarcastici. Ma quando nel 2015 Giorgio Maffei e Patrizio Peterlini, in qualità di curatori del volume Arrigo Lora Totino. Poesia come segno suono gesto. 1962-1982,[i] chiesero a Sarenco un contributo da inserire nella pubblicazione, con stupore si videro arrivare una lettera che rivelava toni assolutamente inconsueti per uno spirito ribelle come il suo, perennemente fuori dalle righe.

Quel testo in realtà racconta una storia d'arte e di sentimenti, che credo sia molto utile riportare integralmente, perché, in estrema sintesi, sembra ben inquadrare l'atmosfera che si viveva in Italia nel secondo novecento nell'area della sperimentazione poetica verbo-visiva e sonora, continuamente impegnata in disquisizioni nominalistiche e di progenitura, senza reali vantaggi per nessuno.

«Caro Arrigo,

sono passati moltissimi anni da quando tu hai cominciato con la tua rivista e poi la tua prima antologia di poesia concreta internazionale (1966, se non erro). Erano anni in cui la polemica tra poeti era (quasi) feroce: non si risparmiavano gli insulti e gli attacchi alla baionetta! Per contrappormi a te ed a tuoi poeti concreti fondai la mia rivista "Amodulo" in netta opposizione alla tua "Modulo". Talvolta basta un 'a' privativo a creare una storia dell'arte che non è mai entrata nel mercato! Ci siamo battagliati per anni, adducendo le ragioni più insulse, senza tener presenti le nostre grandi capacità creative e la nostra voglia immane di sovvertire il mondo della poesia e quello dell'arte. Tu hai iniziato prima di me, anche per ragioni anagrafiche, ma facendo i conti della serva è più di cinquant'anni che creiamo, battagliamo, polemizziamo e cerchiamo di continuare a vivere in una società che non ama i poeti (concreti o visivi che siano). A tanti anni di distanza devo confessarti la mia gelosia nei tuoi confronti soprattutto per quanto riguarda la poesia sonora (o fonetica, se tu preferisci) e la tua straordinaria capacità performativa. Invecchiando siamo diventati più buoni, anche perché l'energia giovanile è venuta meno anche per via delle traversie fisiche e delle varie malattie. Ci siamo lasciati e poi ritrovati, convinti fino alla fine che la qualità innovativa del nostro lavoro non poteva che farci continuamente rincontrare. Altri due grandi poeti, uno da parte tua (Adriano Spatola) e uno da parte mia (Eugenio Miccini) ci hanno già preceduto verso il gaudioso inferno dei poeti. Ma siamo ancora vivi, amico mio, e non moriremo così facilmente!

Patrizio mi ha chiesto di scrivere una pagina e mezza su di te per il tuo nuovo libro in preparazione.

Ma sono stanco di parlare di teoria e di estetica. Voglio solo parlare di cose e di affetti che ci aiutino a vivere meglio questi ultimi millenni che ci restano da vivere!

Sarenco».


Giovanni Fontana e Arrigo Lora Totino, Archivio Conz, Verona, 2005.

A questa lettera Arrigo Lora Totino, già malato da qualche tempo, rispose commosso scrivendo, tra l'altro: «Ti ringrazio ancora per le bellissime parole e per la tua disponibilità che hai dimostrato sempre, anche nei momenti in cui sembrava che viaggiassimo in due mondi paralleli ma che alla fine come vedi si incontrano e continuano a credere in tutto ciò che hanno creato. Un abbraccio forte forte, Arrigo».

Il 12 settembre del 2016 Arrigo Lora Totino se n'è andato. Era nato a Torino nel 1928. Il 6 febbraio di quest'anno anche Sarenco ci ha lasciato. Al secolo Isaia Mabellini, era nato a Vobarno nel 1945. Nella loro vita entrambi sono riusciti a polarizzare l'attenzione delle aree di ricerca, con risultati di fatto proficui, ma spesso messi in discussione sia dalla critica che dagli stessi artisti dell'area verbo-visiva, sonora e performativa.

Arrigo Lora Totino comincia a lavorare come poeta concreto e sonoro negli anni 1962-63. Fonda la rivista "antipiugiù" e successivamente "Modulo - rivista di cultura contemporanea". Entra in contatto con altri autori che praticano gli stessi percorsi creativi. Tra questi, i francesi Henri Chopin, che allora dirige la rivista "Cinquième Saison", e Pierre Garnier che ha appena composto il suo "Souffle Manifeste" (1963). La qualità e l'estensione dei suoi contatti internazionali lo portano ad assumere l'incarico per la cura e l'organizzazione dell'esposizione di poesia concreta alla Biennale di Venezia[1] (1969) e a crearsi un'ottima visibilità dal punto di vista artistico sia in ambito visivo, sia in ambito sonoro che performativo. Ma, oltre che poeta e performer, Arrigo Lora Totino è uno studioso attento delle avanguardie storiche, tanto che nel 1978 pubblica una monumentale raccolta di documenti sonori per la Cramps Records di Milano: "Futura, poesia sonora",[2] un'antologia in sette LP, con presentazione storico critica di opere poetiche rappresentative del futurismo italiano e russo, di espressionismo, dadaismo, surrealismo, lettrismo, concretismo, che consente l'ascolto (per la prima volta in Italia) di "Pour en finir avec le jugement de dieu" di Antonin Artaud, la pièce radiofonica registrata nel 1947, prima commissionata e poi censurata dall'Office de Radiodiffusion Télévision Française (ORTF), trasmessa da France-Culture solo il 6 marzo 1973.

Parallelamente anche Sarenco affianca alla sua attività creativa quella di animatore di eventi, curatore di mostre ed editore. Basti ricordare, da una parte, le sue numerose esposizioni, tra cui la sua partecipazione a Documenta 5 a Kassel, nel 1972, o la sala personale alla 49a Biennale di Venezia diretta da Harald Szeemann (2001) e dall'altra le numerosissime pubblicazioni.

Ritratto di Sarenco, Galerie Meyer, Marseille, 2008 (foto di Giovanni Fontana).

Fonda e dirige nel 1968 la rivista e le edizioni «Amodulo», dal 1971 al 1986 la rivista «Lotta poetica», con Paul De Vree, e nel 1972 le edizioni Sarmic con Eugenio Miccini. Sul versante sonoro basti ricordare la collana di LPRadio Taxi, pubblicata in collaborazione con le Edizioni Morra.[3] La sua è una poesia di denuncia, di lotta sul piano culturale e creativo, sempre contro le inutili convenzioni e l'arroganza dei poteri istituzionali. Si fa conoscere come "poeta anarchico" (così talvolta egli stesso ama definirsi). È laureato in filosofia, ma per diventare ben presto un rivoluzionario del pensiero gli è certamente più utile la ricerca sul campo che la laurea in filosofia. Genio poliedrico e inquieto, perennemente arrabbiato col mondo, Sarenco dice di sé di essere un tipo "incazzoso e infedele", di carattere certamente opposto a quello di Arrigo Lora Totino, ironico e garbato, ma certamente di grande generosità, anche se fa di tutto per non apparire come tale.

Negli anni '80 inizia a viaggiare, fra Asia e Africa, alla ricerca di conoscenze, di sollecitazioni culturali, di nuove energie. Ne scaturiscono opere che recuperano tecniche etnografiche, specialmente africane, dalla scultura in legno dipinto, alla tessitura a telaio ligneo, al patchwork artigianale. Ricordo quanta passione impegnasse per avventurarsi alla ricerca di artisti sconosciuti in Kenya, in Tanzania, in Etiopia, in Malawi, in Zimbabwe, in tante zone impervie dove ha rischiato la vita per salvare opere d'arte che forse nessuno avrebbe saputo apprezzare nella maniera giusta, ma anche per stimolare l'autocoscienza di tanti geni inconsapevoli di aree sperdute, sottosviluppate o dimenticate. Fa conoscere al mondo artisti come Esther Mahlangu, Cheff Mwai, Richard Onyango, George Lilanga. Instaura un legame profondo con l'Africa, tanto da decidere di trasferirsi per lunghi periodi a Malindi.

Dopo aver portato all'attenzione dell'occidente i suoi artisti, trasforma la sua villa malindina, African Dada, nella zona del Parco Marino, in una galleria d'arte e lì dà vita a una biennale, nella quale mette in relazione artisti africani ed europei. Il "mal d'Africa" diventa protagonista all'interno della sua produzione artistica nell'installazione La platea dell'Umanità (Biennale di Venezia del 2001). Il lavoro è composto dall'assemblage di oltre 300 opere: dipinti, disegni, tavole incise, sculture di grandi dimensioni realizzate in Kenya, da artisti e artigiani locali. Sarenco si dedica nel corso degli anni anche alla sperimentazione video e alla produzione di lungometraggi. Nel 1984 gira il film Collage. L'anno successivo viene invitato a presentare la pellicola al Festival del Cinema di Venezia. A questa ne seguono altre cinque: In attesa della terza guerra mondiale nel 1985, Benvenuto grande cinema nel 1987, Pagana nel 1988, Safari nel 1990 e Performance nel 1993.

Sarenco con Giovanni Fontana, Fondazione Leonesia, Palazzo Leonesio, Puegnago sul Garda,18 aprile 2015 (Foto di Nicolò Brunelli).

Sia Sarenco che Arrigo Lora Totino sono stati importanti compagni di strada. Numerose le esperienze condotte insieme. Numerosi gli scambi e le collaborazioni. Ma dando alle stampe il mio libro La voce in movimento (lavoro che delinea i differenti percorsi della voce nella sperimentazione poetica del Novecento) non ebbi alcuna esitazione nella scelta della copertina. Quello spazio spettava, di fatto e di diritto, ad Arrigo Lora Totino. Gli spettava per il ruolo fondamentale svolto nell'ambito della ricerca verbo-sonora italiana e internazionale, per il significato del suo lavoro teorico e creativo, per le sue decise convinzioni circa la necessità di porre in stretta relazione, sul piano poetico, i differenti ambiti disciplinari. Lo stesso Sarenco sarebbe stato d'accordo, considerato quel che scrive nella sua lettera. Arrigo è stato tra i primi, quando a Torino lo "Studio di Informazione Estetica" ancora non era nato, ad impegnarsi in ricerche sulle interrelazioni tra poesia visuale e fonica, tra linguaggi plastico-figurali e movimento. Non ha mai smesso di muoversi tra parola, suono e immagine, vocalità, corporeità, gestualità, perlustrando ogni territorio con estrema curiosità, verificandone i livelli di comunicazione sul piano sinestetico e dimostrandone in pratica tutta l'efficacia sul piano performativo.

Sarenco, Poetical licence, 1973.

Ha sperimentato incessantemente le più disparate tecniche compositive, passando dalla poesia concreta alla poesia sonora, smontando parole o ricucendo fonemi, inventando fonie e polifonie, prosodie e cromofonemi, progettando verbotetture, escogitando scenari di poesia ginnica, mimodeclamazioni e mimogrammi, a forza di colpi di glottide e colpi di reni, sperimentando concerti bruitisti, poesia e musica liquida e, addirittura, confezionando "pappapoemi" per i palati eccentrici. I suoi procedimenti poietici sono stati sempre caratterizzati dall'estrema libertà. Ha utilizzato la geometria in chiave sintattica e individuato nuovi spazi acustici attraverso le tecniche di montaggio, in analogia con quanto avveniva nelle arti visive (collage e décollage); ma ciò che ha caratterizzato particolarmente la sua attività poetica è stato il linguaggio del corpo, la gestualità, che, pur nella tradizione dell'avanguardia, egli ha sempre amato collegare alle atmosfere del cabaret sperimentale, dove il principio dell'ironia era una costante irriducibile, ribadendo, però, che la mimodeclamazione costituiva uno degli aspetti essenziali della performance sonora: dimensione, questa, alla quale non ha mai smesso di connettere i suoi testi lineari, che, da studioso della poesia giocosa e, in particolare, del barocco, arricchisce di allitterazioni e di assonanze, per poi lanciarli nello spazio acustico, cimentandosi spesso con effetti di contrappunto ottenuti organizzando la melodia del parlato su differenti piani spazio-temporali. Il gioco delle stratificazioni sonore avviene tramite la regolazione dei ritmi, dei timbri, dei volumi, dei registri e delle cadenze recitative, perfino attraverso l'uso di lingue diverse, sia su nastro, sia dal vivo, in concerto con gruppi "polifonici". Nel 1976 crea le sue "fotodinamiche simultanee", riaprendo in chiave poetica, dopo sessantacinque lunghi anni, il discorso introdotto nel 1911 da Anton Giulio Bragaglia con il suo Fotodinamismo futurista. Arrigo risollecita l'attenzione sul complesso rapporto corpo/spazio/movimento; riassume in un unico nodo le relazioni che intercorrono tra il dinamismo del corpo nello spazio e la loro rappresentazione bidimensionale, ma anche tra la costruzione scenica dell'immagine e il suo ritmo, il senso del gesto e la sua teatralità; tra l'elemento narrativo e la sua scansione temporale; tra l'interattività delle componenti dell'opera e la loro resa sul piano poetico. Ma c'è di più, perché tutta la problematica bragagliana, imperniata sul movimentismo e sulla traiettoria, intesa come "sintesi di movimento" e come "spirito del gesto", sull'"essenza del moto" e sulla "significazione del tempo", esaltata da una condizione nuova di "ultrasensibilità", qui viene mutuata a fini poetici in un'ottica intercodificata. Del resto lo stesso Bragaglia aveva scritto: "[...] abbiamo cento voci in noi e cento visioni ottiche cerebrali e sentimentali, che si mescolano, si compenetrano, si unificano con quella reale dell'attimo presente".

Arrigo provvede ad asservire il gioco fotodinamico all'esigenza di far scattare molle intermediali, in funzione del collegamento con i dati verbali, che egli inserisce in basso a mo' di didascalia, ma che sollecitano, invece, l'attenzione sul parallelismo delle progressioni metamorfiche dell'immagine e della parola stessa, che si sostengono reciprocamente in una sorta di traslazione significante che riassume tutto il senso dell'opera. Si tratta di un modo di collegare dinamicamente parola e immagine scegliendo di affidarsi all'attraversamento mediatico: performance gestuale, fotografia, scrittura verbo-visuale: un processo costruttivo che riassume e fonde tempi e modi, corpi e luoghi in una teoria di azioni che slittano l'una sull'altra in un divertissement che si fonda sull'ironia delle correlazioni. Ciò risulta evidente sul piano dell'immagine per gli effetti vibranti delle compenetrazioni e delle trasparenze; ma con altrettanta evidenza si manifesta sul piano verbale per i giochi allitterativi che rilanciano in primo piano il ruolo di una sonorità tipograficamente compressa, esaltandone gli effetti in un contrappunto amplificato sinesteticamente da oscillazioni e fremiti figurali. Un lavoro, dunque, che sintetizza magistralmente tutti i livelli del suo gesto creativo, ma che nello stesso tempo si fa emblema delle ricerche poetiche intermediali del secondo Novecento.

Sarenco e Henri Chopin al festival di Fiumalbo, 1967.

Per Sarenco la fotografia ha tutt'altro significato. Ha un valore fortemente politico come quando la usa nelle opere della serie "Poetical license". La più nota è quella della ragazza che scaglia il sasso. Con la medesima intenzione approfitta degli scatti di amici fotografi come nel caso della scelta della copertina del n° 2 di "New Lotta Poetica" che raffigura una giovanissima donna afar con arma in spalla, a seno nudo, che, da me pubblicata su Facebook, è immediatamente censurata. Ma «sarenco c'è / come in graffiti da cavalcavia //

avvelenati in guerra / tutti intanto / come sarenco intende / ché ci son lotte e botte / tanto che sbotti a tutta / tu / ché tutti siamo ancora qui in attesa / noi / d'una terza guerra mondiale / che sferza / e sterza per l'aria tesa / quando / a sorpresa / di mano gioca in difesa / lui / sarenco / in atmosfera loca a tratti e a tratti bieca / finché non gioca più / di certo / per figuri oscuri a concerto / visto che fa sul serio //

sul serio in guerra / questa / nascosta per certi versi / o dichiarata / per avversi ricorsi / come tutti / s'intende / già lo sai / ch'è sulla pelle / tua / la sua / di altri / ma questa / la terza guerra / sarenco / questa / la sferza mondiale / che serra globale i movimenti / e sgarra menti e sentimenti / è già arrivata e qui nessuno se ne accorge / e scardina le logiche d'un magma di legami indeboliti dal pensiero / smontati dalla finanza in businnes / abominable / caro sarenco».[4]


[1] A. Lora Totino e D. Mahlow (a cura di), Poesia concreta. Indirizzi concreti, visuali e fonetici, La Biennale di Venezia, Venezia, 1969 (catalogo).

[2] A. Lora Totino (a cura di), Futura, Cramps, Milano, 1978 [con 7LP33].

[3] Radio Taxi, a cura di Sarenco, Verona - Napoli, 1979 - 1988.

[4] Tratto da "Poetry is a gun", da me scritto in occasione del settantesimo compleanno di Sarenco, festeggiato presso la Fondazione Leonesia di Puegnago sul Garda con una sua mostra personale.

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