Speciale Mario Lunetta

PER MARIO

di Bruno Conte

Devo ripercorrere al momento i suoi scritti?

Non occorre, da questo insieme emana una corrente inconfondibile.

La prosa come poesia, la poesia densa in breve come un romanzo acceso.

Uno sguardo che penetra la realtà, il quotidiano si disarma in allarme.

Un giorno ho disegnato il suo profilo, fermo in posa: un profilo serio, che non riusciva a nascondere il segno dell'ironia.

E gli amici? Un centro da cui le amicizie, le affinità, si irradiano, in una generosa rispondenza.

Siamo seduti all'aperto in un bar sotto la pesante luce di Roma. Osservazioni su un argomento. Il caso si spoglia delle sue finzioni. L'oggetto prende verità. E' l'esercizio del coraggio. Basta a volte soltanto una battuta per intravedere una direzione, ritagliare una fisionomia.

In questa afosa assolata giornata di luglio, camminando per strada, in un momento di ricordo si sono sentite gelide le zone d'ombra, ma prevale poi la presenza ancora accanto, che dopo tanto tempo sconfigge il tempo.

Tra le carte che si accumulano sul piano del tavolo occhieggia ogni tanto la fotocopia di una pagina di poesia, mantenuta come testimonianza allegra e feroce, un autoritratto: Panegirico

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(sono) un testaccino siciliano nato a Garbatella in anni bui / sotto la sberla di Mascella

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sono sempre stato amico di chi perde sempre contro queste merde di signori / sempre per i tori contro gli espada sono ancora contro / questa masnada di fetenti in passerella

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- qui in questa stanza quadrata & bianca dove scrivo

& nel mondo rotondo sulla giostra dove sopravvivo