PER LA CRITICA

PAOLO CONTE OTTANTA ANNI CON QUELLA FACCIA

UN PO’ COSÌ…

di Ernesto Bassignano


L'esordio non fu facile... Poi il viaggio a Parigi, il subitaneo innamoramento dei Francesi, il rientro da emigrato di lusso. Tutta Europa lo volle e lo tradusse per apprezzarne appieno la stralunata poeticita' e paragonarlo ai vari chansonnier alla Brassens.

Chi di voi non ha mai canticchiato almeno una volta qualche strofa e ritornello di "Genova per noi", "Bartali", "Un gelato al limon", La topolino amaranto", "Onda su onda" e almeno altre cinque o sei perline degli anni ruggenti del misterioso, geniale, eclettico, orso e poco italiano avvocato di Asti dott. Paolo Conte?

Vabbeh...non parliamo poi del capolavoro "Azzurro", che un certo "Molleggiato" trascinò al successo mezzo secolo orsono, facendo diventare l'estivo brano... un vero secondo inno nazionale alla vacanza e alla fantasia.

La realtà è che a quei tempi dell'avvocato vibrafonista ancora ben poco si sapeva, e tantomeno che anni prima già Adriano e Mina avessero attinto al lirismo ironico del nostro ballando il sabato sera in tivvù, (e rappresentandola mimicamente), "La coppia piu' bella del mondo".

L'astigiano con la bella moglie, si, proprio quella che davanti a noi , in una magica serata del Club Tenco, l'irsuto Benigni desiderò impudentemente, era infatti conosciuto solo dal milieu jazzistico d'antan e poco più, mentre suo fratello Giorgio era più noto di lui per aver già confezionato regalini pop per i sanremesi.

Dieci anni dopo che Bindi, De Andre', Lauzi, Paoli e Tenco, attorno alla Lanterna e a due passi dal porto di Genova, avevano fatto nascere una preziosa scuola e un'era d'autore; negli stessi anni in cui prima l'Equipe 84, poi Guccini e poi Dalla fondavano la scuola emiliana e in quelli in cui chi scrive questo pezzullo aveva, con Venditti, Locascio e De Gregori dato il là alla cosiddetta scuola romana. Paolo Conte veniva notato dal mitico produttore RCA Lilli Greco e lanciato nel mercato sottostante nonostante la sua voce non proprio educata.

L'inizio fu duro. Ricordiamo bene quella volta che a Roma, teatro Trianon, presente on stage tutta la RCA giovane e meno, Paolo fu sonoramente fischiato dagli studenti che non apprezzarono affatto la sua "Ragazza fisarmonica" e un'ironia condita da un vocalismo gutturale. Poi ci fu il viaggio a Parigi e il subitaneo innamoramento dei Francesi. Il resto fu un rientro da emigrato di lusso, articoli e peana di decine di giornalisti che, solo dopo l'assenso dei cugini transalpini, da perfetti provinciali quali erano, vollero finalmente capire di trovarsi di fronte a un vero geniaccio: uno di quelli, alla Fellini o Mennea.

Che ogni tanto il Belpaese produce non si sa come e in grazia deché.

Tutta Europa lo volle e lo tradusse per apprezzarne appieno la stralunata poeticita' e paragonarlo ai vari chansonnier alla Brassens. Arrivarono i soldi e le grandi orchestre a supportarne il pianismo e complici illustri di chitarra e percussioni per farci vivere serate memorabili tra sigarette arascane, belle donne, danze esotiche, film pieni di palme e bambu', stelle del jazz e notturni impermeabili con riff di sax che resteranno nella storia. Arrivo' insomma una consacrazione che il nostro prese con la solita compostezza di astigiano con una faccia un po' così e quel naso importante da appoggiare ai microfoni.

Oggi Conte, ottantenne, gustoso e charmant campagnolo nella sua bella casa e con la sua bella moglie, si accontenta di suonare e suonare, di tornare il jazzista delle origini. Le canzoni classiche lo hanno un po' stufato e noi confessiamo che la cosa la comprendiamo certo, ma non la condividiamo, avendo voglia e ancora tanto bisogno di cantare e fischiettare frasi straordinarie e straordinarie melodie d'antan.

Vuol dire che ogni tanto metteremo sul piatto i nostri vecchi vinili, ci verseremo un whisketto e ci lasceremo sommergere dalle atmosfere del vecchio inesauribile e mitico Mokambo bar e sognando che in Italia, in un momento che e' l'esatto opposto della sua arte, nascano presto altri avvocati piemontesi che ogni tanto si stupiscono ancora vedendo Genova, facendoci rivivere un dopoguerra di ricostruzione e sapori forti orami illanguiditi e sbiaditi dalla veloce e poco musicale tecnologia...