Per la Critica

Ennio Calabria

NELLA PITTURA LA VITA

di Ida Mitrano

Il libro ricostruisce la trama di un percorso dove vita, pensiero e arte appaiono da sempre inscindibili, un corpus unico. Per la prima volta, in occasione dei suoi ottant'anni, Ennio Calabria, artista storicamente rico- nosciuto e di grande spessore culturale, è restituito attraverso queste pagine che rivelano il carattere inedito del suo processo creativo e la potenza espressiva e iconografica della sua pittura. Dagli anni dell'esordio con la personale del 1958 a oggi, la sua opera è interpretata guardando al passato con l'occhio del presente entro una circolarità di pensieri e creatività che pongono l'accento sulla necessità dell'artista di rifondare la pittura su nuove ragioni in relazione ai grandi mutamenti del contemporaneo.

Emerge la complessità di una ricerca che si distingue per la sua unicità nell'arte della seconda metà del Nove- cento e nel panorama delle fenomenologie artistiche attuali, in rapporto alle quali Calabria si connota come figura centrale e anomala. Come riuscire a restituire questa centralità e "anomalia", è stata la grande sfida del libro che attraverso un dialogo a due "voci", quella dell'autrice e dell'artista, presenta una chiave di lettura nuo- va e diversa che fa di questo testo nel ritmo incalzante di parole e immagini, tra passato e presente, non una semplice biografia, non un racconto, ma una vita che si racconta nel suo divenire. Fondamentale, in tal senso, è stata in questi anni la frequentazione e il dialogo continuo tra l'autrice e l'artista, ma anche l'ampia documen- tazione messa a disposizione dell'Archivio Calabria che ha consentito di ricostruire la sua lunga attività. Scrive Ida Mitrano: «La pittura di Calabria è la testimonianza autentica di un artista che non ha mai ceduto il suo processo creativo alle mode dell'arte, né si è mai rifugiato in stereotipi di vario tipo. Un artista che invece, an- cora oggi, continua a interrogarsi sul mondo attraverso una ricerca, dove la figura nella sua straordinaria potenza espressiva e iconografica resta un elemento centrale e condivisibile d'incontro con il reale. In questo senso, Calabria è pittore del tempo e dell'uomo. Una coerenza estrema che lo distingue nel contesto delle fenomenologie artistiche attuali, spesso inconsistenti».
Diverse le fasi che contraddistinguono il percorso dell'artista: da il Pro e il Contro, dove è tra i fondatori (1961), che diventa un forte punto di riferimento per le nuove ricerche figurative in Italia, agli anni settanta distinti da un singolare impegno culturale e sociale che lo vedono anche Consigliere alla Biennale di Venezia e, in seguito, da un intenso ritorno alla pittura che dagli anni novanta, con la ricerca di una forma metamorfica- espressione delle veloci trasformazioni epocali - acquisirà sempre più quei nuovi caratteri che connotano la sua Opera, fino a fargli affermare che la pittura «non è pura pennellata, non è qualcosa di esterno a te, ma è il tuo liquido biolo- gico per certi aspetti, un tessuto, come se tu trasferissi qualcosa di fisiologico sulla tela. Questo è l'elemento che dà forza di essere a ciò che tu dichiari, altrimenti tu dichiari un concetto. Io sono e traduco il mio essere nella pittura. Questa è l'unica funzione che oggi può avere la pittura». Riaffermare pertanto il ruolo dell'artista in rapporto ai cambiamenti inediti del tempo, è più che mai necessario. Per Calabria: «l'artista in realtà testimonia se stesso attraverso se stesso. In poche parole, non è uno che racconta o testimonia raccontando il tempo, ma è lui l'espressio- ne vivente, organica del tempo». In tal senso, il suo definirsi "pittore sociale", sia ieri che oggi, è un riconoscersi come «un testimone interessato alla dimensione umana compromessa dentro le vicissitudini della storia». La sua pittura e il suo pensiero sono da sempre il segno forte e coerente del suo rapporto con la vita e la storia.

Ida Mitrano è storica e critica d'arte. Ha curato la sezione Letteratura e Arti Visive del Laboratorio Multime- diale di Interazioni tra la Letteratura e le altre Arti dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata e collabora con l'Università di Roma "La Sapienza". Ha pubblicato saggi sull'arte del primo Novecento, in particolare sul Futurismo. Ha curato con Agostino Bagnato, Diario Notturno. L'identità graffiata (2011); con Rita Pedonesi per l'Associazione culturale "in tempo", Adamo e la Nuvola (2016). Tra le sue opere: La Sapienza 1932-1935. Arte, architettura, storia (2008); Arte Contemporanea. Tra astrattismo e realismo con Jolanda Nigro Covre (2011); Ascoltare l'opera d'arte (2016).

Un estratto del libro

Premessa

La ricerca di Ennio Calabria si distingue per la forza del linguaggio pittorico da un lato, e per la tensione del suo pensiero dell'altro. Entrambi strettamente connessi e inediti, perché in relazione con i grandi mutamenti del contemporaneo e con la necessità di rifondare l'arte su nuove ragioni. Ragioni che non si possono comprendere se non si attraversa l'intera opera dell'artista guardando al passato con l'occhio del presente e reinterpretandola, sapendo che le vecchie categorie dell'arte sono ormai dei grandi contenitori vuoti, che non corrispondono più alla realtà artistica attuale e, soprattutto, non più indicativi del nuovo.

Il libro cerca di ricostruire la trama di un percorso dove vita, pensiero e arte appaiono indiscindibili e mai traditi. La pittura di Calabria è la testimonianza autentica di un artista che non ha mai ceduto il suo processo creativo alle mode dell'arte, né si è mai rifugato in stereotipi di vario tipo. Un artista che invece, ancora oggi, continua a interrogarsi sul mondo attraverso una ricerca, dove la figura nella sua straordinaria potenza espressiva e inconografica resta un elemento centrale e condivisibile d'incontro con il reale. Una coerenza estrema che lo distingue nel contesto delle fenomologie come fil rouge della sua produzione e come segno di una pittura che rimane una pittura d'impegno, pur non riconoscendosi più in alcuna ideologia.

Per queste ragioni, il libro si pare con un incontro con l'artista sullo stato delle code dell'arte. Uno sguardo al presente, perché Calabria è un pittore dell'oggi. In qualche modo un prologo che anticipa anche alcuni punti chiave della sua ricerca. DI fatto un dialogo, che riprende in altra forma la parte conclusiva del libro, dove il rapporto tra pensiero e arte diventa incalzante e serrato nella fitta trama che gli scritti inediti dell'artista tessono tra parole, vissuti, emozioni che hanno caratterizzato gli ultimi quindici anni del suo lavoro.

Creare una circolarità di pensieri attraverso la circolarità di un percorso interno al libro, dove inizio e fine s'incontrano nella struttura a due "voci" del testo, la mia e quella dell'artista, ma anche nei contenuti che ritornano, è stata una necessità, più che una scelta. L'intento non poteva essere soltanto quello di ricostruire la vita e l'opera di un artista, perché Calabria è un artista "anomalo" nel suo essere nel tempo, oltre il tempo.

Come riuscire a restituire questa "anomalia", è stata la grande sfida.

Più che guardare in senso stretto ai soli dati biografici, considerati invece separatamente, l'attenzione è stata rivolta al suo processo creativo, dove biografia, pensiero e pittura s'intersecano. Un lavoro difficile per la sua complessità di un corpus unico di pensiero/pittura che connota la riflessione dell'artista dalla fine degli anni Ottanta a oggi.

Scrivere questo libro è stato come vivere la vita di un altro e vivere ogni giorno l'altro. La sua avventura, la mia avventura. E non poteva che essere così, perché la pittura di Ennio Calabria va sentita, vissuta, vista. Richiede presenza, ma anche una distanza. Un perdersi, un ritrovarsi. Un dialogo aperto nell'ascolto di un processo in continuo divenire.

Dal Prologo

"... Così come chiedersi, perché mai continuare a essere un artista impegnato.

Per quanto mi riguarda, posso semplicemente dire che io sono nato così, come un cartone animato. Mi hanno disegnato così. Se dovessi dire che sono interessato alla società per qualche ragione, non potrei sottrarmi al rischio di riproporre sostanzialmente una intenzionalità ideologica, mentre oggi la dimensione nuova è proprio questa, cioè che tu arrivi a dire "io sono così", la mia è una tipologia genetica per la quale io sono un pittore della società, legato alla società".

... Oggi appare sempre più chiaro che se c'è una caratteristica degli artisti che è stata sempre inedita, anche se a volte non compresa, è che sono geneticamente fondatori attraverso se stessi. In poche parole, non derivano da ideologie o culture, ma ne sono una sintesi che è rifondante, che riparte da sé. Da questo punto di vista, oggi è ancora più chiaro che l'artista in realtà testimonia se stesso vivente attraverso se stesso. In poche parole, non è uno che racconta o testimonia raccontando il tempo, ma è lui l'espressione vivente, organica del tempo. Per quanto mi riguarda, sono arrivato alla convinzione di essere un pittore che ha questa caratteristica, cioè sono un pittore sociale. E' il mio modo di essere. Non c'è una ragione. Io sono un testone che per propria geneticità, è un testimonia sociale, un testimone interessato alla dimensione umana compromessa dentro le vicissitudini della storia. ...