Cultura e Diritti - Cultura e Società

da "Infiniti Mondi" numero 2/2017

MIGRAZIONI MEDITERRANEE

Un mare in mezzo a terre, ecosistemi umani meticci di differenti continenti


saggio di Valerio Calzolaio (settembre 2017)

  • Da quanto tempo c'è il nostro Mediterraneo? Rispetto al passato remoto, all'unica conformazione terrestre Pangea e all'unica conformazione marina Tetide, il Mediterraneo afroeuroasiatico è il residuo marino che collega il continente più antico, l'Africa, e la più parte delle terre emerse, altri due continenti, le specie che vi vivevano e che vi sono evolute (estinte o meno). Il "nostro" Mediterraneo non è l'unico mare a chiamarsi così: analoghi eponimi, in mezzo a terre (altre), si rintracciano in America, nel Sud Est asiatico, nel Nord Europa.

I movimenti delle placche hanno sempre determinato evoluzione delle vite negli ecosistemi terrestri e marini, altezza del livello dei mari e altezza delle terre emerse, evoluzione delle specie nelle acque e in aria, migrazioni di specie e speciazioni. La possibilità delle specie più mobili di migrare dall'Africa per via terrestre è esistita in modo intermittente, sia verso l'Europa che verso l'Asia. Vi sono stati lunghissimi periodi di isolamento africano e l'ultimo ricongiungimento fra Africa ed Eurasia, a nord est (ai bordi del Mediterraneo), risale circa a 17 milioni di anni fa. Stante l'origine africana delle specie umane fra sei e tre milioni di anni fa, per molti milioni di anni le coste settentrionali del continente di origine non erano luoghi di partenza ma destinazioni finali, le acque andavano aggirate, se del caso. La competenza e il fenomeno migratori delle specie umane hanno origine nella pressione competitiva e selettiva di contesto continentaleafricano,molto antico ed eterogeneo: la foresta pluviale tropicale come argine a sud e a ovest, l'estendersi della savana in conseguenza di cambiamenti climatici, il Sahara un tempo spesso ricco d'acqua, tanti ecosistemi e microclimi in evoluzione.

Fino a circa 6 milioni di anni fa il Mediterraneo era collegato all'Oceano Indiano e vi esistevano numerosi organismi tipici degli ambienti tropicali; poi il collegamento si chiuse e quasi si prosciugò; la riapertura del collegamento con l'Atlantico, quello che si chiama oggi lo stretto di Gibilterra, consentì di superare la crisi di salinità (dovuta alla chiusura) durata oltre un milione di anni. Il Mediterraneo è oggi ampio circa 3 milioni di km² (2,5 senza Mar Nero, comunque è corretto e rilevante considerarlo nel bacino, come confermano le secolari propaggini russe), un 180esimo della superficie marittima globale. Ha una certa omogeneità di longitudine (intorno ai 35 gradi), con una distanza delle frastagliate coste oggi fra 150 e 800 chilometri. È un insieme di mari, un complesso sistema di correnti e frane sottomarine, un fragile sistema reticolare e insulare costiero, un retroterra aperto ed esteso, una barriera porosa e liquida, un attraversamento rischioso e spesso drammatico (comunque meno complicato degli oceani), un'unità ambientale e sociale di entrate uscite scambi innesti rotte conquiste fughe convivenze integrazioni, da un certo momento in poi anche spazio negoziale di libertà umane, ove talora trovare rifugio dalle costrizioni storicamente determinate, ove talora morire in incognito senza patria.

La conformazione attuale è relativamente recente, un mare propenso alla connettività, piccolo ma non minuscolo, baricentrico rispetto a coste e microregioni non lontane, aree con climi oscillanti e mobile biodiversità non radicalmente diversi fra loro, barriera fisica e sfida migratoria al contempo, unificatore e divisore, protetto e minacciato al contempo, a lungo complicata barriera per umani migranti ed erranti: un mare "nostrum" dove il noi è sempre stato mobile, flessibile, meticcio, conflittuale. I paleo-climatologi pensano che le evoluzioni del livello del mare, dei ghiacci a nord, del deserto a sud siano state responsabili delle principali dinamiche di spostamento geografico. Durante le fasi glaciali, il Sahara era un deserto inospitale, respingente. Durante le fasi calde diventava invece una prateria erbosa, molto attraente per gli erbivori e per i loro predatori. In questi periodi "verdi" le popolazioni biologiche (umani compresi) si spostavano verso nord, per poi essere respinte in tutte le direzioni quando il Sahara tornava desertico. In pratica il Sahara faceva da pompa di aspirazione delle specie verso il Mediterraneo e poi di espulsione fuori dall'Africa, anche per i primati bipedi. L'evoluzione delle migrazioni umane in Africa copre un arco temporale di circa sei milioni di anni, l'evoluzione delle migrazioni in altre aree del pianeta (li chiamiamo ora continenti e hanno avuto tutti una loro evoluzione geomorfologica) copre un arco di un paio di milioni di anni, a cominciare dall'Eurasia. Dopo la prima grande Out of Africa il fenomeno migratorio va descritto e spiegato continente per continente, mare per mare, pure considerando latitudine e longitudine. Per quasi tutti i millenni dei milioni di anni l'Africa e, diversamente, le altre aree hanno visto compresenti più specie del genere Homo. L'evoluzione delle migrazioni riguarda sempre non una sola specie: una specie di Homo accanto ad altre, non umane e umane; poi una specie di Homo accanto a Homo sapiens e a specie non umane; poi Homo sapiens che migra molto accanto ad altre specie che talora migrano, prima e insieme. Migrazioni come ondate terrestri, non continue, non lineari, non orientate, quasi sempre non intenzionali, un numero indefinito di partenze transiti soste arrivi. Perché?

  • È sempre stato un mediterraneo crocevia migratorio? Le coste del (quasi) chiuso mar Mediterraneo per lungo tempo non sono state un crocevia migratorio. Fino all'inizio del Neolitico il Nord dell'Africa continuava a essere poco ospitale e poco abitato, il deserto prossimo alla riva. Èfacile supporre che la prima uscita di Homo ergaster verso nord sia probabilmente avvenuta tramite corridoi terrestri verdi (con acqua), o il corridoio fluviale del Nilo o lungo le coste del Mar Rosso. Molto più che il litorale nord-africano del Mediterraneo, anche in vista di orientarsi verso l'Europa, per le molteplici uscite dall'Africa dei nostri antenati ominini il corridoio del Levante e la penisola arabica sono stati punti di passaggio e di incontro fondamentali, incrocio di cammini. Il Mediterraneo lo divenne solo molto dopo che sul pianeta era rimasta un'unica specie umana, noi esseri umani sapienti, incrocio di navigazioni.

Nel passato remoto umano fino al periodo agricolo c'è ridotta stanzialità, le migrazioni di fatto non sono emigrazioni e immigrazioni, i cambi di residenza sono forzati dal contesto ambientale, perlopiù dal clima, talora dai conflitti, infine dalle guerre. I cambiamenti climatici erano e sono spesso lenti, i conseguenti movimenti di popolazioni altrettanto, forzati ma lenti (accade anche oggi); invece, le crisi geomorfologiche possono essere repentine, altrettanto le migrazioni (quando si sopravvive). La regione mediterranea ben conosce terremoti ed eruzioni. L'eruzione dell'Ignimbrite Campana avvenuta circa 39mila anni fa, la maggiore eruzione esplosiva avvenuta nel bacino mediterraneo negli ultimi 200mila anni, seppellì due terzi dell'attuale Campania (un'area di circa 30.000 km2) sotto una spessa coltre di tufi, facendo sprofondare gli attuali Campi Flegrei, parti della città di Napoli e delle baie di Napoli e Pozzuoli. Ebbe un notevole impatto climatico e marcò un'interruzione nella locale frequentazione umana. I terremoti e gli tsunami furono decisivi per la vita e la morte in molte città e regni dei paesi del Medio Oriente mediterraneo (Ugurit, Micene, Thera, Pompei, fra gli altri). Terremoti ed eruzioni hanno provocato la morte di molti individui e di interi gruppi di varie specie, anche umane. E tante improvvisate fughe, migrazioni di alcuni, di chi riusciva a sopravvivere all'evento repentino e doveva cercare luoghi meno inospitali, visto che le ceneri o le fratture sul suolo tendevano a modificare in permanenza il contesto biotico e climatico precedente. Fuggire (anche dai pericoli di altre specie, anche umane) è uno dei più antichi e persistenti modi di migrare. Da millenni altra cosa sono le migrazioni con maggior grado di libertà. Vi sono sempre state curiosità, avanscoperte, erranze, errori, abbandoni, cacciate.

Probabilmente, le prime migrazioni intenzionali in senso moderno, cioè pianificate e realizzate, avvennero via rudimentale navigazione marina. Sulle coste della Nuova Guinea o nei territori settentrionali dell'Australia esiste un'antichissima tradizione aborigena di escursioni di pesca (almeno 30mila anni prima della più antica imbarcazione mai scoperta nel Mediterraneo). La fine dell'ultima glaciazione (circa11mila700 anni fa) comportò una progressiva svolta verso la prevalenza di biomi desertici e l'inaridimento del suolo; in tremila anni i mari del pianeta risalirono di circa 100 metri, sommersero terre e provocarono nuovi isolamenti, nel Mediterraneo già qualcuno navigava (anche se il viaggio via mare non era iniziato qui). Gli effetti dei cambiamenti climatici (a cavallo della fine dell'ultima glaciazione) hanno contributo a rendere il Mediterraneo un arcipelago circondato da terre popolate da tante specie umane, da tante frammentate civiltà di quella sapiente, da tanti incroci di geni e lingue e gruppi e culture e religioni. In acqua e sulle coste poche rotte o corridoi di mobilità e migrazione sono dettate da una forma lineare, da un punto del bacino all'altro, da un punto di attracco insulare all'altro.

I contorni del bacino marino salato che vanno da Gibilterra al Levante, dal golfo della Sirte al golfo di Venezia sono simili a oggi proprio dalla fine dell'ultimo periodo glaciale globale: un'area di mare piccola ma la più vasta al mondo con un clima simile (semiarido, caldo d'estate e piovoso d'inverno) e tanti differenti ecosistemi terrestri, insulari, peninsulari, collinari (ancora fra le 18 aree più ricche di biodiversità del pianeta, l'ulivo la specie storicamente più rappresentativa). Chi ha tentato di comporre una tavola cronologica delle fasi climatiche, degli stadi isotopici marini, dei periodi archeologici accanto all'evoluzione umana del Mediterraneo, prima nelle varie zone costiere e retrostanti africane e euroasiatiche, poi in una ventina di regioni (Penisola iberica, Baleari, Francia meridionale, Sardegna-Corsica, Malta, Sicilia, Italia meridionale e centrale-settentrionale, Adriatico orientale, Egeo, Anatolia, Giazira, Cipro, Levante, Delta del Nilo, Alto Egitto, Nord Africa, Sahara), ha fatto emergere sia l'incubo terminologico (simile a molte altre aree del mondo) sia il meticcio e diacronico guazzabuglio migratorio.

Fino a circa 40mila anni fa anche il Sud dell'Europa era stato raggiunto poco e male da Homo sapiens. Quando restammo soli in Europa sapienti cacciatori raccoglitori popolarono le molte aree non ghiacciate con un flusso di materiali, competenze, pratiche, comunicazioni, reti. Tuttavia, per quasi 30mila anni, il clima era pessimo, il mare basso e freddo, esistevano solo sacche punteggiate di gruppi umani con opportunità di spostamenti a breve raggio (dal nord Europa verso sud) e scarsa capacità migratoria intercontinentale. Molti inventarono comunque inediti itinerari terrestri e qualcuno iniziò a navigare anche nel Mediterraneo su canne o pelli, sempre più, via via che la morsa glaciale cominciò ad allentarsi poco meno di 20mila anni fa (pur con l'oscillazione del grande congelamento del Dryas, fra 12.800 e 11.500 anni fa). Come sappiamo via via sempre meglio da qualche decennio studiando i genomi e gli isotopi radioattivi, migrarono insieme popoli, geni e lingue. Dalle prime migrazioni neolitiche, piccoli gruppi "sapienti" dall'Anatolia e, più tardi, dalle steppe ancor più a est, hanno avuto origine gran parte delle lingue dell'Eurasia di oggi, poche sono sopravvissute dal Paleolitico (forse solo il basco). E, comunque, nemmeno per le lingue ci può pensare a un unico unitario linguaggio originario europeo e, ancor meno, mediterraneo. Ogni genoma, ogni lingua, ogni popolo sono meticci, risultato provvisorio di stratificazioni multiple in uno spazio dai confini mai permanenti. Come?

  • Quali donne e uomini (sapienti di cosa) in mezzo a quali confini? Da circa diecimila anni il nostro mare è forse il principale crocevia migratorio dello sconfinato pianeta. Il lento occasionale innesco della navigazione rivoluziona proprio la connettività intercontinentale del Mediterraneo, epicentro migratorio per tutti i millenni a seguire. Il mare è quasi chiuso e non ha confini interni; le sue coste, come detto, sono un filo strappato di ecosistemi diversi, il suo interno non ha omogenee delimitazioni fisiche o antropologiche, per "definizione" dunque non può esistere un'unica area "mediterranea" marina e terrestre (poco o molto distante dalle coste). Quanto di umano c'è dietro le coste si mescola in continenti ed ecosistemi diversi, è sempre meticcio.

Da quando terminò l'ultima glaciazione molto e inesorabilmente si svilupparono le pratiche agricole a partire da 7-8 fiammate indipendenti, la prima là fra il Tigri e l'Eufrate, quella che millennio dopo millennio, a partire dalla fine dell'ottavo a.C., arriverà poi sulle coste del Mediterraneo e in Europa, da un certo momento in poi anche via nave. Il Neolitico si espanse dall'Egeo orientale a quello occidentale attraverso l'Adriatico e dal Tirreno raggiunse l'Atlantico, coinvolgendo tutte le isole del Mediterraneo (a cominciare da Cipro). I primi "stati" organizzati nacquero nel mondo egeo verso la fine del terzo millennio a.C., soprattutto a loro si deve la diffusione della scrittura (tanto quanto innovazioni tecniche e scientifiche giunsero dalla civiltà araba), lungo millenni d'intermittenti apertura e chiusura delle frontiere terrestri, mentre quelle marine (a tratti dominate dai mercanti fenici) restarono sempre in qualche modo aperte. Negli ultimi due millenni a.C., i cosiddetti "popoli del Mare" (il Mediterraneo era considerato una realtà marina unica dai popoli che vi vivevano appartenenti agli attuali diversi continenti), navigatori coloni o predoni confederati o semplici migranti che fossero, comunque "stranieri" di provenienza misteriosa, con le loro incursioni avrebbero contribuito alla fine di vari altri popoli e civiltà mediorientali fra la Siria e l'Egitto, fra la Palestina e Cipro. Il caso di un'isola come la Sardegna si è poi intrecciato con tutte le specificità genetiche e le pressioni selettive descritte, collocandole nei tempi del Mediterraneo, crocevia di navi con merci e tecniche di tre continenti, mostrando scambi culturali in tutte le direzioni nella cultura sia degli antichi nuraghi sia delle statue di arenaria (IX-VIII secolo a.C.). Impossibile sintetizzare tutti gli altri innumerevoli "casi", lunghe durate e contingenze, climatiche e sociali, ogni storia del mondo è densa di storie e geografie mediterranee.

Furono innumerevoli i flussi ingenti di gruppi etnici e popoli nei vari sensi. Si sono poi rivelate particolarmente significative e consistenti tre immigrazioni, degli Indo-Europei, degli Arabi e dei Turchi. I primi verso la regione meridionale della penisola balcanica (poi l'Italia e la Gallia) in due fasi: Ittiti Elleni Italici e Celti da Est (tra la fine del terzo e quella del secondo millennio a.C.), Franchi, Longobardi e Slavi (quinto secolo d.C., al termine dell'esperienza imperiale romana) da Nord, quasi in contemporanea con l'arrivo degli Arabi. I secondi (persiani) si mossero dai deserti tropicali del Vicino Oriente e riuscirono a imporre fede e lingua nello spazio di un paio di secoli, da Baghdad a Gibilterra. A Est dovettero confliggere con i Turchi. Venuti dalle steppe desolate dell'Asia centrale, i terzi s'installarono in Anatolia a partire dal nono secolo e, circa tre secoli più tardi, conquistarono Costantinopoli, sottomettendo l'intero Islam mediterraneo. Sul mare questi flussi comporteranno scambi e guerre, deportazioni e commerci, integrazioni e meticciati.

Da sempre il bacino è stato per gli umani fonte di cibo e di materie prime, da almeno 20mila anni è iniziata la rete di connettività umana marittima fra le isole e molte coste, da circa 10mila si misero in rete (migratoria) prima la pesca e poi l'agricoltura del Levante, con i loro popoli, civiltà, imperi. Dopo il 6mila a.C. nel bacino rimasero rari gruppi di cacciatori raccoglitori, l'agricoltura e l'allevamento avanzarono rapidamente ovunque (anche grazie alla provvisoria de-desertificazione e al ripopolamento del Sahara), sedimentando lingue e comunità sapienti diverse, alcune capaci ormai di attraversare grandi distanze a mare aperto (primi gli egizi con le vele). Non s'arriva d'un balzo dalla preistoria alla storia moderna, ogni disciplina scientifica è colma delle dinamiche dei gruppi umani, dei popoli, delle civiltà del Mediterraneo, dei conflitti e delle guerre, delle culture e delle religioni, dell'evoluzione per generi classi cittadinanze, delle migrazioni e delle stratificazioni, di quanta arte e scienza si sono disperse.

Con parziali eccezioni, da quando il livello globale del mare e la conformazione della crosta terrestre si erano quasi stabilizzate dopo l'ultima glaciazione, le migrazioni intercontinentali erano avvenute episodicamente, a piedi o sopra un animale. I popoli e le specie sulle imbarcazioni nel Mediterraneo (geni e lingue, cibi e batteri, tante culture umane e tante altre specie animali e vegetali, volutamente e casualmente al seguito) fanno del nostro mare un ecosistema umano meticcio. Lo stesso mare diventa "abitato", residenza di transito su isole o navi. In tutti i periodi "storici" il Mediterraneo è stato fattore di co-evoluzionedei gruppi e degli individui umani sulle diverse coste; sparse per isole insenature penisole, si trovano tracce (non solo megalitiche) di antiche migrazioni, anche cospicue. Il periodo agricolo: la diffusione di focolai agricoli stanziali e urbani dalla Mezzaluna fertile e dall'Oriente, la navigazione sui fiumi che vi si riversano con battelli come imbarcazioni e, poi, dei colonizzatori greci, la probabile circumnavigazione fenicia dell'Africa, la progressiva definizione di un profilo alimentare comune (vegetali e legumi, oltre che cereali; profumi, odori, sapori), l'unificazione imperiale romana del "mare nostrum", le immigrazioni invasioni e le conquiste emigrazioni, la pirateria e lo schiavismo.

Fu solo alla fine della prima metà dello scorso millennio che vi fu la svolta che mise per un breve periodo in secondo piano (globale) il nostro navigato mare, si transitò per oceani in mezzo ad altre terre. E i confini divennero confini di Stati che volevano sconfinare, dotarsi di altre terre vicine e colonie lontane, attribuendo in un percorso lungo secoli a ogni luogo una qualche connessione di popoli, lingue, geni europei. Popoli, lingue e geni europei che risultano essi stessi conseguenza di molteplici stratificate migrazioni precedenti, pure intercontinentali, prima via cammino (poi anche assistito da animali), da millenni anche via mare, da secoli via oceano, da decenni anche via cielo. Dal XVI secolo migrazioni intercontinentali di gruppo avvennero via oceano. Gli altri continenti del mondo vennero "scoperti" e "conquistati" grazie alle navi. Le dinamiche militari e commerciali del mare sulla barriera meridionale non garantivano un'espansione, più o meno utopica. Dove?

  • Dal Sud al Nord o, prima e più, dal Nord al Sud? Dal Cinquecento l'asse politico, economico e culturale si spostò verso Occidente, sull'Atlantico. Il piccolo Mediterraneo (coste vicine, distanze ridotte, venti incostanti, navi soprattutto a remi con pochi cannoni) non poteva restare l'unico contesto marittimo ed era comunque già epicentro di un conflitto "mondiale", fatto anche di incursioni, pirateria commerciale e parziali conquiste, una guerra di lunga durata fra islamismo e cristianesimo (convenzionalmente simbolizzato dall'assedio ottomano di Malta nel 1565).

La prima fase di un'addestrata e armata espansione europea sugli oceaniprese avvio all'inizio del XVI secolo, in concorrenza fra le monarchie cristiane dell'estremo ovest, con il predominio del piccolo regno portuale del Portogallo (un milione di abitanti) sull'oceano Indiano e la conquista spagnola oltre Atlantico del Messico e del Perù, dopo il primo viaggio di Colombo (vissuto per quasi un decennio in Portogallo) del 1492 a ovest verso la presunta India, raggiungendo poi oltre 70 anni dopo le Filippine dal Messico. Si tradusse progressivamente in un sostanziale dominio militare, commerciale, tecnologico e religioso dei tre principali oceani, che per la prima volta vennero "capiti" e disegnati collegati fra loro, solcati da navi sia da guerra che mercantili. Nel corso dei due secoli successivi, quando i divenuti imperi portoghese e spagnolo declinarono, in seguito anche alle tante guerre in Europa (o in mare, per corsari e pirati spesso foraggiati da potenze mediterranee), dalle stesse parti arrivarono le repubbliche olandesi, le monarchie inglesi e francesi. E il Mediterraneo mantenne comunque un ruolo decisivo nei globali trasporti marittimi (oggetti, scambi, doni, merci, schiavi, specie), più efficaci dei mezzi terrestri nel raggiungere luoghi lontani (in modo esclusivo o combinato) e, nell'ultimo secolo, meno costosi delle vie aeree. Ancor oggi (al tempo dei massicci trasferimenti e reti immateriali) è il principale crocevia commerciale e migratorio. Non si è potenza navale mondiale se non si naviga un poco anche nel Mediterraneo.

È nota la storia del primo colonialismo e del primo imperialismo. Poi ci furono le grandi trasmigrazioni dall'Europa nell'Ottocento, sempre da Nord soprattutto verso Ovest e Sud-Ovest, un Occidente poi protagonista tragico dei conflitti mondiali del Novecento. Ogni vicenda della storia antica e moderna ha lasciato memorie e vincoli, scambi e pesi. Dalle guerre puniche alle Crociate, dallo schiavismo al dominio coloniale è dal Nord del Mediterraneo che si è invaso, occupato, forzato il Sud, che al Sud sono state imposte (non riconosciute) etnie e identità. Non sempre si ricorda l'origine europea dello Scramble of Africa, che praticamente tutti gli Stati africani erano colonie europee, che 17 degli attuali 54 sono divenuti indipendenti solo nel 1960 (cinquanta anni e due generazioni fa), che nel primo trentennio dopo l'indipendenza vi furono in Africa più di 70 colpi di stato (con influenze europee) e solo 4 degli attuali Stati non ha avuto un qualche rovesciamento violento della forma di governo, che la decolonizzazione ha significato non fine del saccheggio ma inizio di un nuovo scambio ineguale. Gli stati postcoloniali africani (con i loro demeriti e le loro "caste") hanno diffidenze di lunghissimo periodo verso gli stati coloniali europei e verso i processi euromediterranei (e la terra o l'energia magari preferiscono farle acquistare alla Cina).

Oggi il Mediterraneo costituisce il principale polo di attrazione di flussi migratori volontari e forzati a livello mondiale. In particolare, è in pieno corso un nuovo periodo, l'immigrazione al Nord (in Europa) da Stati recenti e fragili del Sud (Africa) di donne e uomini esterni al modello capitalistico industriale, spesso poveri, perlopiù estranei a dinamiche nazionalistiche, talora non già urbanizzati. Una parte significativa è stato inizialmente spinto a muoversi (fuggire) dai cambiamenti climatici nel luogo (ecosistema) dove era nato, non a caso taluni transitano pure provenendo dall'America latina e caraibica o dal Sud Est asiatico. Non è un fenomeno congiunturale e non può essere affrontato valutando le piccole variazioni mensili. Abbiamo tentato altrove di spiegare caratteristiche e dinamiche di rifugiati ufficiali, richiedenti asilo, rifugiati palestinesi, rifugiati "profughi", profughi interni come migranti forzati all'interno del grande popolo dei migranti, ovvero di chi ha cambiato residenza (ecosistema) per oltre un anno, oggi più di un miliardo di persone (circa un quarto internazionali), riflettendo anche sul "diritto di restare" nel recente volume Libertà di migrare (Einaudi 2016). Altri saggi di questo numero della rivista faranno il punto sui dati e sulle politiche attuali negli Infiniti mondi mediterranei. Quali?

  • Chi siamo i noi del mare "nostrum"? Suggerisco di valutare alcuni elementi strutturali per riflettere su chi siamo i "noi" dell'Europa euromediterranea.
  • Nell'ultimo trentennio i flussi regolari e irregolari via mare dall'Africa per l'Italia non sono enormi in assoluto e non hanno avuto una crescita lineare, in parte per la repressione, in parte per i controlli, in parte per i pericoli (del mare o di detenzione all'arrivo o al rientro forzato), in parte per la sperimentazione di altre vie. L'immigrazione in Europa è certo in aumento, spesso cambiano solo le rotte, segno che i richiami di mercato del lavoro e consumi caratterizzano ancora consapevoli interessi europei. E segno anche che l'economia europea necessita di giovane manodopera fertile e (di fatto) di esercito lavorante di riserva (senza diritti). Oggi in Europa siamo già "noi" per oltre il 10 per cento stranieri una generazione fa e alcuni ex-noi sono ormai residenti da anni fuori dall'Europa, dinamiche destinate a durare.
  • Se consideriamo i flussi emigratori in uscita dall'Italia e dall'Europa il saldo demografico per il nostro paese e per l'Unione non preoccupa né per le quantità né per le qualità degli abitanti. Dare la cittadinanza a chi è già nato qui e a chi vi nascerà non crea scompensi, anzi aiuta finanze, servizi pubblici, edilizia, assistenza, sicurezza. Senza nulla togliere alla necessità di fronteggiare la crisi economica decennale e internazionale, il terrorismo estremista e internazionale, l'inefficienza di molti apparati nazionali, il dissesto del fragile territorio italiano, l'incompetenza nel confronto politico-elettorale. Le norme e misure securitarie di terra e di mare approvate nel 2017 non sembrano tener conto di ciò, prevale la politica della paura, anche nelle decisioni governative.
  • Il Mediterraneo resterà a lungo mare di transito da più origini verso più destinazioni. Piaccia o no, ancor più profughi climatici potranno in futuro essere costretti a tentare di attraversarlo. Dovunque sia la molla della partenza, la metafora del viaggio in mare è più quella del punching ball dal punto di vista del migrante, del flipper dal punto di vista della cartografia del fenomeno migratorio. Prima, si muore o si viene schiavizzati e sfruttati in patria e nel deserto. Poi, i paesi africani delle coste meridionali del Mediterraneo costituiscono una sorta di zona cuscinetto (imbuto), ai quali, da quasi un trentennio, l'Unione Europea ha chiesto e imposto cooperazione per controllare i porti e pattugliare le coste contro l'attraversamento (irregolare), militarizzando la contiguità marina (tendenzialmente anche con geosorveglianza satellitare e controlli biometrici). Ciò ha comportato finora decine di migliaia di morti annegati nelle rotte marine Africa-Europa del Mediterraneo e dell'Atlantico.
  • Per ora l'Europa non si è comportata in modo sapiente. Migliaia di persone riempiono i centri di identificazione ed espulsione, in Italia permanentemente i centri di permanenza temporanea (detenzione amministrativa), con acronimi sempre diversi (CPT, CIE, CPSA, CDA) e stessa sostanziale realtà. Non tutti arrivano, il deserto è tristemente cosparso anche di cadaveri, come il fondo del Mediterraneo. Decine di migliaia sono fermati in mare e mandati indietro o riaccompagnati a forza, senza la teoricamente obbligatoria verifica caso per caso del richiedente asilo. Centinaia di migliaia cercano altre rotte (la distanza più sicura fra due punti non sempre è una retta, marina o terrestre) e si affidano a organizzazioni criminali più efficienti. Altri milioni ormai già vivono e lavorano legalmente o irregolarmente in Europa, producendo comunque il rientro di un forte flusso di rimesse.
  • Le migrazioni verso/tramite/da le coste nordafricane dunque aumenteranno; complesse elaborazioni di scenari prevedono fra 15 e 30 milioni solo di emigrati profughi climatici immigrati nell'area mediterranea di qui al 2030. Autorevoli studiosi americani hanno spiegato pochi mesi fa che potremmo arrivare entro il 2100 a due miliardi di persone costrette ad abbandonare le zone costiere e le aree desertificate del pianeta (molte in Africa). Considerando che nei prossimi decenni la maggiore crescita demografica sarà quella del continente africano ingenti flussi di brave (spesso disperate) persone continueranno ad attraversare il Mediterraneo. Meglio farsene una ragione. Quanti?