CULTURA E DIRITTI

MATTARELLA CELEBRA IL PRIMO MAGGIO: IL LAVORO È LEGATO ALLA DEMOCRAZIA

di Malacoda

ROMA -Sergio Mattarella celebra il primo maggio con un forte allarme sui livelli "inaccettabili" di disoccupazione, soprattutto fra i giovani e le donne, e sui rischi che la crisi può innescare sulla coesione sociale stessa. E rilancia la concertazione, fra governo, forze politiche e sociali, come ricetta per affrontare una "tumultuosa fase" di cambiamenti e innovazioni, ma "nessuno va lasciato solo" quando non trova o perde il posto.

"Il lavoro - avverte dunque il capo dello Stato nel suo discorso al Quirinale, è strettamente legato alla democrazia. La crisi rischia di contagiare le stesse istituzioni rappresentative, con una pericolosa spirale di sfiducia".

Il lavoro allora per il capo dello Stato è e rimane "una priorità assoluta", è certamente "una questione morale e civile", ma la miscela esplosiva di licenziamenti, disoccupazione, precarietà, sottoccupazione è tale da diventare una urgenza al livello più alto: "Può incidere sulla coesione delle istituzioni". Nelle parole di Mattarella si coglie la preoccupazione che l'emergenza lavoro, generando sconforto e insicurezza, si traduca sempre di più in distacco nei confronti della macchina dello Stato e dei partiti, a beneficio dei populisti di ogni risma. Dunque, "non si può sopportare a lungo questa mancanza di inclusione" nel mondo del lavoro, che pesa soprattutto sulle donne e le nuove generazioni. E' "paradossale" che perfino giovani con alte e specifiche competenze non riescano a trovare occupazione, e che "restino ai margini".Il presidente della Repubblica dà atto al governo dei segnali positivi, ma non possono essere sufficienti. Da qui l'invito al governo a fare di più, per "ridurre gli squilibri", "accorciare i divari", mettere in campo "tutte le risorse disponibili". E affrontare l'emergenza con il dialogo fra i partiti, parti sociali, sindacati, un metodo che richiama quello della concertazione, finito negli ultimi anni sotto i colpi delle polemiche, anche all'interno delle sigle confederali. "E' indispensabile che le istituzioni riescano a governare i processi ed evitino conseguenze in termini di riduzione del lavoro, di compressione dei salari e, dunque, di ulteriori diseguaglianze", dice il presidente. "E' opportuno - aggiunge - che la costruzione di adeguate strategie pubbliche coinvolga forze politiche e sociali, rappresentanze dell'impresa e del lavoro". Ancora troppi pochi i laureati nel nostro paese rispetto al resto dell'Europa, "non rassegniamoci a questo", e servirebbero più diplomati nei settori tecnici, analizza Mattarella. E più in generale un "nuovo e diverso rapporto" tra mondo della scuola e mondo del lavoro. Insomma, "no alla svalutazione del lavoro, saremmo perdenti", sottolinea il capo dello Stato. Che, una volta di più, dice di no ai muri, "al protezionismo" che rischia di contagiare nazioni e mercati. La ricetta è quella dell'innovazione, ma "i nuovi lavori rischiano di allargare il divario sociale", intere categorie rischiano di scompartire con l'automazione: "Nessuno va lasciato solo, ma va accompagnato e aiutato nella ricerca". Perché, conclude il capo dello Stato, "ogni persona disoccupata rappresenta un impoverimento di tutta la società, soprattutto quando colpisce le donne".