Speciale Mario Lunetta

Mario Lunetta, l’autore delle meraviglie

di Nadia Cavalera

Fu "Wunderkammer" il libro che mi rivelò Mario Lunetta in tutta la sua poliedrica effervescente natura, percorsa da una coazione a scrivere incontenibile, nonostante la sostanziale sfiducia in una sua qualche valenza sociale, in un mondo moralmente disgregato, allo sbando e molto lontano da quel vagheggiamento utopico della felicità da lui sempre rincorso.

Me lo donò a Roma, al Congresso nazionale scrittori, secondo una sua diffusa consuetudine, in linea con la personale generosità d'animo, mista alla convinzione che le idee debbano circolare in tutti i modi.

È lui a ricordare la circostanza nel corpo della simpatica dedica (per Nadia cavalerescamente, affettuosamente" Roma, Congresso SNS 30.5.91).

Non era la prima volta che lo incontravo. L'avevo conosciuto a Lecce nel 1987, ad un convegno letterario; poi rivisto a Roma nel 1988, al mio primo Congresso del Sindacato, quale delegata per la Puglia (lui primo dei non eletti, io quarta); ed ancora a Milanopoesia nel 1989 (quando mi regalò le suites allegoriche di "Flea market").

"Wunderkammer", divorato subito, al ritorno in treno, chiarì le mie precedenti intuizioni su di lui, che il tempo futuro non avrebbe che confermato definitivamente.

Nella camera delle meraviglie, tra escamotages e usurpazioni allegoriche a inscenare il suo rapporto tormentato con la poesia e più in generale con la scrittura, quasi amante deluso sempre illuso, e insieme ai suoi moti d'animo più disparati e disperati, di ferrigno disincanto, indignazione, sarcasmo, in una biografia "a pezzi & bocconi", c'era tutto lui. Lì, racchiuso in un piccolo scrigno, a catalogarsi, giudicarsi e sconfessarsi. Comunque a resistere e ad opporsi. A inseguire la Grande Contraddizione. Invaso dai suoi reperti di «ere geologiche e illogiche», «bestione antidiluviano», «patetico e testardo», ipso facto Mario Lunetta divenne per me, da quel momento, l'autore delle meraviglie.

Meraviglia il suo poligrafismo sfrenato in ogni campo della scrittura. Inizia la sua intensa attività, nel 1959, come critico letterario e saggista su riviste italiane e straniere e quotidiani. Solo alcune testate: L'Unità, Corriere della Sera, Il Messaggero, Rinascita, Il manifesto, Liberazione. Per le riviste l'elenco sarebbe lunghissimo. Valga per tutte una tra le la più recenti: "Hortus Musicus".

Esordisce nella poesia, a ridosso del Gruppo 63, con cui avrà sempre un rapporto preferenziale, condividendone appieno il progetto ideologico (la parola ideologia non l'ha mai spaventato), nel 1970, con "Tredici falchi", cui seguirà nel 1972 "Lo stuzzicadenti di Jarry", in un crescendo che lo porterà a spaziare nel racconto breve, quindi il romanzo, infine il teatro, sino a raggiungere la bibliografia di ben oltre 60 titoli.

Libri nei quali, durante il suo personale "viaggio al fondo della parola", ha praticato le più ardite sperimentazioni poetiche, stilistiche e dove ha applicato la più vasta gamma di registri linguistici.

Meraviglia la fede costante nella possibilità dell'avanguardia di avere ancora un senso per la rinascita sociale. Sua la preziosa antologia "Poesia italiana della contraddizione" del 1989, che ha dato il là alla ripresa del sogno avanguardistico.

Nello stesso anno, nascerà a Milano, il Gruppo 93 (alla cui fondazione lui era presente - ne ho redatto io il verbale), e nel gennaio del 1990, su mio input, la rivista di Edoardo Sanguineti "Bollettario", animatrice di tanti fermenti futuri. Non esclusa la nascita della "Terza ondata" nel 1993, di cui Lunetta era tra i protagonisti.

Ma non ci può essere avanguardia senza consenso. Di qui il suo impegno eccezionale a tenere sempre vivo il rapporto con gli autori, non solo con l'attenzione ai loro scritti prefacendone i libri, e curando numerose antologie, ma soprattutto organizzando incontri pubblici a tema, e eventi culturali, nei quali ho avuto il piacere di essere spesso coinvolta.

Rientrava sempre in quest'ottica il suo impegno straordinario a difesa degli scrittori, partecipando costantemente, sin dal 1970, al Sindacato Nazionale scrittori. Ne ha ricoperto la carica di Presidente per due mandati. Ed è stato Presidente anche della Siad (Società Italiana degli Autori Drammatici).

Tutti aspetti questi che possono essere ascritti a molti altri autori, è vero, ma nessuno eguaglia Mario Lunetta nella meraviglia di essere stato lontano da torri spesso di sporco avorio e aver coltivato, in piazza o en plein air (come direbbe lui), " l'arte laboriosa dell'improbabile come fosse il massimo del realismo".