Per la Critica

MALTESE. IL ROMANZO DEL COMMISSARIO

di Immorale (da FilmTV)

Niente arancini per Maltese.

Una delle poche sorprese (forse l'unica) dell'asfittica offerta della rete ammiraglia della RAI, almeno finora, ci propone un nuovo volto nell'affollato (perfino in Italia) panorama del dramma poliziesco. In netta contrapposizione, data l'idea di base partorita da un soggetto dello scomparso sceneggiatore Nicola Badalucco ("Morte a Venezia" di Visconti, "La piovra" di Damiani), d'origine trapanese, da una certa idea folcloristica di altre figure di famosi investigatori da fiction.

La scelta di raccontare fittiziamente gli albori della presa di coscienza del fenomeno criminale mafioso, ma con buona approssimazione filologica, ci trasporta in una riproposizione molto accurata della realtà "storica" della Trapani anni 70. Dove si innesta il racconto della ricerca di giustizia dell'indomito commissario Maltese, ricacciato quasi a forza nella dura realtà dalla quale, ventenne, aveva preferito allontanarsi a causa di gravi vicissitudini familiari.

Nessun personaggio macchiettistico, quindi, né divagazioni culinarie o location commissionate in toto dall'ente turismo siciliano, e quasi nessun abbandono all'immancabile alleggerimento da commedia: solo un racconto poliziesco "romanzato" (come da infelice - superfluo - suffisso del titolo della miniserie) intenzionalmente adulto e caratterizzato da una certa durezza di fondo. Uno sguardo attualizzato (ovviamente) alla produzione anni 70, con un netto predominio delle sequenze d'azione, mirabilmente montate e abilmente condotte dalla mano registica di Tavarelli (l'inseguimento introduttivo, le molte sparatorie).

La stessa cupezza predomina anche nella rorida fotografia, nelle panoramiche su una città tentacolare e poco ariosa, circondata da un mare occluso e poco invitante. Atmosfera onnicomprensiva, esaltata anche dalle arrembanti pennellate elettroniche degli intermezzi sonori, e plot adeguato alle tematiche trattate, che non mantiene in toto le promesse d'avvio e si stempera, nelle puntate conclusive, nel facile rifugio di una inaspettata prevedibilità nel dipanare il mistero ed in un lieve eccesso delle tematiche amorose. Minime vicissitudini comunque comprensibili, insieme a qualche (voluto ?) buco di sceneggiatura, che tradiscono la natura seriale del progetto e ne preannunciano un probabile sequel.

Ben assemblato anche il cast, con il protagonista Kim Rossi Stuart sugli scudi di una caratterizzazione equilibrata, e una selva di buoni caratteristi (quasi tutti baffuti) di contorno a dare manforte ad un lavoro di tutto rispetto, parzialmente massacrato negli ascolti dalla maldestra distribuzione RAI.

Il paragone con Montalbano, complice la stessa produzione e regia della serie campione d'ascolti di Rai1, è ovviamente immediato, ma non troppo calzante. In questo caso il ritmo della narrazione procede in modo molto più lento, l'atmosfera è più scura, il registro più drammatico: rispetto al racconto delle vicende dell'eroe di Camilleri, qui non c'è quella vena ironica che a tratti diventa macchiettistica (tranne rare eccezioni). Lo spettatore è inviato ad entrare in punta di piedi in questo mistero che si infittisce scena dopo scena fino a diventare un magnetico enigma. Anche i personaggi entrano in azione a poco a poco, spinti da motivazioni, attitudini e capacità diverse, ma tutti ispirati dall'eroismo civile di Maltese. Più appropriato per Maltese il paragone con il protagonista de La Piovra, il commissario Cattani interpretato da Michele Placido e citato anche in conferenza stampa da Kim Rossi Stuart come uno dei riferimenti usati per costruire la sua interpretazione, in quanto esempio di profonda moralità civile. Rai1, non a caso, ha voluto inserire la fiction nella programmazione del mese dedicato alla legalità.

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MALTESE. IL ROMANZO DEL COMMISSARIO

di mal

Davvero all'altezza della Piovra di Damiani e Perelli questo Maltese. Aggiungiamo alla recensione di Immorale, solo una nota. Il limite maggiore del film è questo: ambientato nel 1974 espone con verità "gli albori della presa di coscienza del fenomeno mafioso" e, in realtà, anche il momento del salto di qualità nella penetrazione della mala pianta nello Stato ma, come film storico, praticamente in costume, potrebbe far pensare all'ipocrita lettore che quella penetrazione e quel tradimento siano stati finalmente debellati. Non è così: Falcone e Borsellino furono trucidati, coi loro fedeli Francesca Morvillo, Schifani, Dicillo, Montinaro, Catalano, Emanuela Loi, Li Muli, Cosina, Traina, quasi vent'anni dopo, ed oggi, a venticinque anni da quell'eccidio, non solo i mandanti − come dice il Presidente Grasso − non sono stati scoperti e puniti ma − come dice la DIA − la penetrazione delle mafie nello Stato e nell'economia è al suo massimo storico. Né fra le forze politiche, nemmeno a sinistra, vi è alcuno che ponga la liberazione da questa peste come primo dovere e necessità, come primo punto del proprio programma. E della propria azione, naturalmente.