Per la Critica

MAKIE MESSER

di Aldo Pirone

L'ex cavaliere fiutando un nuovo colpo elettorale, ha ricominciato a fare promesse: pensioni minime a mille euro, flat tax - che sarebbe la riduzione delle tasse per i ricchi e i super ricchi - una seconda moneta circolante accanto all'euro, e altre amenità del genere. L'ultima invenzione è quella della creazione di un ministero per l'anzianità, quella sua, non bastandogli tutti gli altri dicasteri a disposizione di sé e delle sue aziende già operanti al tempo dei suoi impareggiabili governi, ove avessimo la disgrazia di riaverlo al governo sotto qualsiasi formula. Chi sia Berlusconi, quale immoralità porti con sé, quale mancanza, in tutti i sensi, del comune senso del pudore, è noto. Solo a certi politici e a molti giornalisti che guardano il suo possibile riemergere come deus ex machina di un futuro possibile governo, tutto ciò risulta essere ininfluente. Che lo sia per quelli che lo hanno sempre sostenuto con un interessato servo encomio, non sorprende. Ma che lo sia, pur nell'estrema ipotesi di una scelta fra lui e il "grillino" Di Maio, anche per Eugenio Scalfari che in passato lo ha combattuto all'arma bianca, non rifuggendo dall'affibbiargli diversi epiteti spregevoli tra cui quello di Makie Messer il lestofante brechtiano dell' "Opera da tre soldi", la dice lunga sulla tenuta morale non solo dei politici ma anche di taluni opinion maker che contribuiscono nel nostro paese a formare l'opinione pubblica.

Berlusconi non è solo collezionatore di processi e prescrizioni, bugiardo seriale, disastroso governante, condannato in via definitiva per frode fiscale, uomo che ha commerciato e trescato con la mafia, titolare di "una naturale capacità a delinquere", come sentenziato dai giudici, è anche un approfittatore di minorenni in senso lato. A ricordare una delle prime gesta di questo "grande imprenditore", in combutta con il suo sodale e condannato Previti - l'altro dioscuro che faceva coppia con il carcerato Dell'Utri - è stato qualche giorno fa il giornalista Massimo Fini, rispondendo ad alcune domande di un suo lettore su "Il Fatto Quotidiano". La vicenda, il raggiro della minorenne Annamaria Casati Stampa, era già nota, non è neanche una delle malefatte più eclatanti dell'ex cavaliere, ma ricordarlo serve agli immemori. Serve soprattutto a rammentare a personaggi come Renzi, quello che voleva dare il Daspo ai corrotti, chi sia quel caro Silvio con cui, ha detto, "sarei contento - tanto per dargli un aiutino davanti ai giudici europei di Strasburgo - che corresse alle elezioni per sfidarlo in un collegio". Forse quello di Cesano Boscone. Senza contare, poi, che, trattandosi di Berlusconi, il verbo "sfidare" sulla bocca di Renzi, sembra, dal Nazareno in poi, ma anche prima, del tutto inappropriato.

Ma vediamo cosa racconta Massimo Fini

"La truffa di Berlusconi e Previti ad Annamaria Casati Stampa è stata raccontata da Giovanni Ruggeri nel libro Berlusconi. Gli affari del Presidente (Kaos Edizioni, 1994) e da me in tre successivi articoli sull'Indipendente. Solo dopo le mie ripetute insistenze Previti (e non Berlusconi) si decise a querelare Ruggeri e me. Entrambi siamo stati assolti .
La truffa, o meglio le truffe, consistevano in questo. La Casati Stampa, minorenne, era rimasta orfana di entrambi i genitori morti per una tragedia a sfondo sessuale. Purtroppo per lei aveva come protutore Previti già in combutta con Berlusconi attraverso la società Idra. Previti vendette a Berlusconi la villa di Arcore con annesso parco per la cifra ridicola di 500 milioni (solo i luini della villa valevano tre volte tanto). Prima che fosse regolarizzata la permuta, e quindi che Berlusconi avesse pagato, l'allora Cavaliere si installò nella villa di Arcore con Dell'Utri e il noto mafioso Mangano. Salderà solo ad anni di distanza, mentre la Casati continuerà a pagarci le tasse.
Ma ancora più incredibile è la seconda truffa. I Casati Stampa a Cusago possedevano un vastissimo territorio pari a 246 ettari. Previti vendette queste proprietà a Berlusconi per la cifra ancora più ridicola di 1miliardo e 700milioni. Ma le pagò con azioni di società di Berlusconi non quotate in borsa e dal valore molto dubbio. Quando la Casati Stampa cercò di realizzare vendendo queste azioni non trovò nessuno disposto a comprarle. Allora arrivarono, soccorrevoli, il Gatto e la Volpe dicendole: le ricompriamo noi. Ma a metà prezzo: 800milioni".

Proprio una personcina a modo con cui governare l'Italia.