Speciale 25° PREMIO FERONIA - CITTA DI FIANO

Premio Aldo Mastropasqua

LUIGI WEBER

Edoardo Sanguineti

di Francesco Muzzioli

Il premio intitolato ad Aldo Mastropasqua e dedicato alla curatela di un volume è stato assegnato a Luigi Weber per il libro Edoardo Sanguineti: ritratto in pubblico, editore Mimesis.

Con Sanguineti, torniamo su un autore a noi molto caro, tra i primi vincitori del premio Feronia, e caro in particolare a Aldo Mastropasqua che all'esordio gli ha dedicato un importante saggio teorico. E a Sanguineti molti di noi sono stati debitori: è stato un esempio fondamentale di scrittura a tutto campo, attivo su tutti i generi, a partire da una di poetica di rara intelligenza e complessità (a partire dal percorso labirintico del suo libro poetico iniziale, Laborintus) nonché di straordinario rigore politico e teorico: Sanguineti ha insegnato che si potevano unire avanguardia e marxismo (anarchia e marxismo, poi, in definitiva), realismo e allegoria e insomma potevano andare di pari passo la creatività e la consapevolezza. Proprio per l'estensione degli interessi e per la scrittura ininterrotta (Edoardo non metteva mai punto, ma terminava le sue poesie con i due punti: sempre a seguire...) è un'opera ancora da ricostruire nel suo complesso e ancora da esplorare in molte zone, solo apparentemente marginali, come dimostrano i contributi raccolti, appunto per la cura di Weber, in questo Ritratto in pubblico, vertenti tra l'altro sul teatro, sul rapporto con il cinema, sulla traduzione.

Tra gli autori dei saggi che compongono il volume, (in origine interventi a un convegno bolognese), insieme ai sanguinetologi di lunga data, come Fausto Curi e Niva Lorenzini, vediamo all'opera anche una nuova generazione di critici, della quale fa parte lo stesso curatore Luigi Weber, il quale di suo aveva già mandato alle stampe una importante monografia sanguinetiana, intitolata Usando gli utensili di utopia (2004), oltre ad essere l'autore di un libro sull'intero romanzo sperimentale. Con le carte in regola per occuparsi del testo sperimentale, complesso e denso, nel libro che oggi si premia Weber interviene andando a riscoprire i dialoghetti pubblicati da Sanguineti su "Rinascita" negli anni Ottanta, una singolare produzione tra teoria, teatro e "travestimento", che ci mostra un Sanguineti piuttosto insolito, felicemente tributario di Giordano Bruno e di Leopardi.

È un saggio che mette in luce un carattere comune alla migliore giovane critica: un metodo filologico di fondo con intenti ricostruttivi, sorretto non solo dall'erudizione, ma anche da una aperta tendenziosità. Lavorare sul testo di Sanguineti implica infatti una scelta radicale. Quando ci ha lasciati, nel 2010, si è detto: con lui è finito il Novecento; ma sarà davvero così? Perché il Novecento di Sanguineti, che lui stesso riassunse in una memorabile performance nel 2005, era di una specie particolare, per niente "medio" e pacifico, bensì contraddistinto da uno spiccato carattere contestativo e polemico, in una parola dissidente (anche all'interno del Gruppo 63, Sanguineti non era mai d'accordo con nessuno); e, visto l'ottimo livello delle ricerche che tuttora lo riguardano, evidentemente ha lasciato semi che crescono.