Per la Critica

LINGUA DI TERRA E DI LUNA

di Anna Maria Giancarli

A mia figlia Alessandra
prezioso bene dei miei giorni"

La poesia sta dentro e fuori il reale [...]

Sa e si rivela a chi l'ama [...]"
a.m.g


Nel nostro paese, di fronte alle derive di un sistema linguistico decisamente banale ed omologato, che troppo spesso degenera attraverso l'uso inquinato dei mezzi di comunicazione e dei social, usati talvolta in modo ossessivo ed acritico, la poesia rimane il sismografo in allerta di un'esperienza verbale che non smette mai di cercare un dialogo con noi stessi/stesse e col mondo, mediante la significazione delle parole dialogiche per definizione.
La melassa comunicativa si diffonde e confonde il pensiero, oscurando la logica e la verità. A questa realtà non si può che opporre una resistenza intellettuale, seppur marginale, considerata la condizione in cui versa la produzione poetica, sconosciuta ai più.
A mio avviso, la poesia, con la sua assunzione di responsabilità nei confronti della parola, con la sua testimonianza di polisensi, rappresenta un'officina di riflessioni, di scavo interiore, di sguardi sociali che costituiscono l'antidoto alla rassegnazione, alla mediocrità culturale odierna, allo scempio della lingua che NOMINA la vita in tutta la sua misteriosa complessità, plasmando la nostra identità personale e collettiva.
In questa ottica ho voluto mettere insieme, in sintonia, in questa antologia, la produzione poe­tica delle autrici che ringrazio per la condivisione, convinta che la creatività femminile, liberata dopo secoli di esclusione e di emarginazione (come in anticipo, tra tante altre, affermava Virginia Woolf) possa offrire nuovi germi di ricchezza espressiva, connotata dalla "differenza" e da un modo di vedere e di sentire "altro".
Sono, altresì, consapevole che esista, nonostante l'indifferenza della critica militante, una innovativa e incisiva linea poetica femminile, dotata di una sicura energia formale e di alta qualità.
In questa raccolta, ovviamente non esaustiva, si incrociano voci giovani e voci di altre generazioni che hanno già lasciato un'impronta indelebile nei percorsi letterari del secondo Novecento.
Le nostre poete giocano a tutto campo con prospettive linguistiche ulteriori, giungendo ad esiti che sfiorano differenti orizzonti stilistici, per accendere in ogni caso contatti umani, per contaminare le certezze, per attivare dei cortocircuiti che ci allertino contro la perdita di senso che affligge la parola, quindi la nostra vita.
Sicuramente ci invitano a percorrere strade metaforiche, anche spiazzanti, per indicarci scenari inconsueti, per analizzare le tante verità scomode rimosse dalle nostre coscienze, oggi eticamente vilipese.
Necessaria, malgrado la sua apparente inutilità, pertanto, è la poesia, prezioso sostegno esistenziale, spazio di libertà e di conoscenze dalle profonde radici.
Sostenuta da tale punto di vista ho voluto assumermi, dopo le felici esperienze della pubblicazione di tre antologie al femminile, nel 1992, nel 2007 e nel 2012, di nuovo l'impegno di offrire uno spaccato di voci di donne poete, diverse nella ricerca estetica e stilistica, ma unite nell'intento di disegnare con la vita e la scrittura un rapporto più civile ed umano, oltre che di opposizione a questa situazione sociale di decadimento della nostra lingua e, di conseguenza, della nostra società.
Anna Maria Giancarli


SILVANA BARONI

La circostanza


Ancora me ne pento
d'aver perso l'immortalità del quotidiano
a dar pose d'eterno a gesti inconsistenti
nella speranza folle d'esibire ai posteri
una perpetua inossidabile parvenza
La circostanza invece è qui che preme
propone, insiste, ardita s'interpone
profila azzardi, rischi, previsioni
d'ogni vicenda pretende l'utile da farsi
a rispetto delle altrui inderogabili questioni
Se pur ospite di un inspiegabile raggiro
resisto alla falena d'ali a vite in giro
vivo di quel che merito, che do
a volte posso -


La musica


Chi suona il piano non sa dell'urlo
a miglia di distanza, non parla al telefono
né ha gomiti conficcati nel raso dei braccioli
Nella stanza il tempo è fermo, cede la sedia
a chi è in piedi, e giunto a condivisa animazione
se ne va senza ricordi, né anima viva si meraviglia
per non averlo a sufficienza guardato
Non c'è argomento da concludere
quando è tempo d'andare
La musica s'accalca sul leggio, sbianca i muri
di uno sperpero bianco
Nulla più dipende dalla parola
la parola pende dalla bocca, la bocca dal viso
il viso staziona sui tasti
Chi ascolta sogna altra musica, il suono
di una parola muta -


Disegno

L'amore a trafittura, a smarrimento
a sublime ghiandolare dittatura
s'è avvitato a chiocciola in salita
finché dall'acme, perso il turgore e l'alterigia
dell'arbitrio, è scivolato goffo e sazio
giù nell'atrio a tonfo sordo dalle scale
Quindi, a guardia d'una vita quotidiana
stringo le dita attorno alla matita
come dire, faccio il punto da cui mi lancio
a precipizio per curve rette e ancor salite
Piuttosto che invettive di pirite, disegno
storie assai prudenti di semplice grafite -


GLADYS BASAGOITIA DAZZA

La mia ricchezza


mai hanno potuto i signori del tempo
mangiarmi il cervello né il coraggio di ridere
e molto meno ancora spegnere in me
la passione del cuore né la gioia d'amare
né togliermi i colori della fantasia dell'arte
né i miei sogni di pace e di speranza
mentre concretamente facevo la bracciante
di tabacco o vendemmia dalla terra strappavo
in ginocchio peperoni pomodori e patate
spulciavo i cani e curavo i bambini degli altri
sempre per pochi soldi appena per mangiare
in tutti quegli anni di fatica incredibile
negli attimi rubati al sonno e alla stanchezza
amici e poesia lo erano e lo sono ancora
la mia ricchezza e la mia allegria


Il loto della pace


questa notte sveglia tra fango e marciumi
di violenze e guerre
germoglia bellissimo il loto della pace
prezioso silenzio tenera solitudine
delizia la vista di un albero in crescita
all'improvviso
lo scoppio sincopato d'allegria
danzo alata
cavalco rischiose onde della vita
rompo con giubilo il ciclo vizioso
della pena e del dolore
brucio le stoppie della malinconia
inseguo il processo dinamico in atto
il lavoro onesto di scrivere i versi
il rito sciamanico limpida poesia
tracciato indefinibile del mistero
nel mio esistere luminosa letizia


FRANCA BATTISTA

RossOre


Nel rosso schiamazzo delle ore
s'allumano colline di stupore
se inseguo le movenze del pensiero
che si concreta tra gli argini del fato
e scopro rigagnoli di insoliti ruscelli
con guizzi di barbagli inusitati
campi con zolle di lusinghe argute
e tra i solchi semi di parole
che poi germogliano con note di verdore
e controsole abbagliano le sillabe in fiore
de-scrivono canti di libertà latente
che fluttua rossastra tra lo spazio del rigore
e la levità delle essenze intense
che si con-fondono tra accenti di fulgori
poi nebulizzano fonemi evaporati
che raddensano sui picchi dell'arsura
Così ritrovo l'estasi del fuoco
che arde al sentore del fragore
e rende l'arte scrigno incandescente
che ora con-sente di custodire ardore
e ancora il rosso s'infiltra tra le faglie
di feritoie fragili e fastose
e scrive fogli di cenere con brace
per nobili fermenti di pulsioni
delinea strade con strie di calore
denso si liquefa e scivola silente
nel grembo di un alone di scintille
per taciti falò di sentimenti
e intanto sfuma sui margini dei sensi
dà vigore alle pupille algenti
dà energia al ritmo del respiro
mentre dissolve astrusi struggimenti
In ogni campo sconfina dalla stasi
penetra cupe coltri di silenzi
sul viso stempra rughe di livori
sul corpo è drappo serico e crespato
o plissettato in sonorità squillanti
quando divampa suadente nel tramonto
e allora tras-pare l'ardenza persistente
nel mare dello sguardo riscaldato
e lì dilaga la macchia rossa insigne
corolla di rosolaccio nello spazio virente
drupa o bacca che rutila tra i rovi
riflesso d'onda sul frastaglio di scogli
palpito eccentrico per frenesia e fermenti
di floride labbra che ri-donano l'ebbrezza
con seducenti tinte raggrumate
in esilaranti in-gorghi di rossOre.
O rosso di ore molate dal tepore
che tinge guance già imbrunite al sole
e le sottrae al tono dilavato
di vite abrase tra gli anfratti di stenti
carenti di pervinche e di viole
di gemme dal rigoglio vigoroso
e di un focolare ilare
con ridondanti fiamme di passioni
che nel buio accendono emozioni
di-vagano in calde campiture
e nella foga esaltano valori
che assecondano la completezza d'anima
per liberare ancore da abissi
abbattere confini e muri amari
generare amabili frastuoni
per pura trascendenza di fervori.


MADDALENA BERGAMIN

Il trucco è tutto


Da molto tempo non mi capita
una malinconia, ho abbandonato
persino la nostalgia, sono sentimenti
a mezz'asta, di chi fa finta di essere vecchio
E a un certo punto non basta
più per darsi un tono, simularsi
in questo abbandono, bisogna
prendere atto del proprio distacco
Lasciarla andare la posa,
e disperarsi fino in fondo
non c'è altra maniera
di stare nel mondo
***
Il trucco è tutto
è come l'ubriachezza
confuso per confondere
per essere all'altezza
del pomeriggio decoroso
col tuo promesso sposo
Sei come sei solo
col trucco. Quell'altra
è brutta copia, inquilina
ritirata di un posto senza scopi
dove non sei mai stata
***
Mica tutto si può dire
i drammi eroici infilzati a spiedini
i sublimi dolori degli aperitivi
Dico, non vedete, che sono tutti
ghirigori, merletti maledetti
caricature del martirio?
***
Perdersi, sottrarsi
lasciarsi dimenticare dal mondo
Prima di morire voltarsi
farsi pietra, sgretolarsi
***
Se tutto va bene poi si sta male
dopo le strette di mano, le pacche
le forti emozioni si aprono valli
di vuoto, strapiombi, desolazioni
Se ti alzi voglia il cielo dal letto
sei costretto a respirare l'aria
mattutina, a sopportare la brezza
il caffè la moina del buongiorno
dei pimpanti: avanti! Sempre
avanti! Contro il risucchio
tenebroso della notte, darsi
regole fissare appuntamenti
per restare sull'elenco
dei presenti


MARIELLA BETTARINI

Quale creatività

Quale creatività? Una -
Una qualunque per le donne - direbbe in
Assoluta beatitudine il mondo: anzi no: una soltanto per
Lor signore - e donzelle - e ragazze -
E sapere qual è? La produzione di forza(Casalinga)-lavoro - questo bene gratuito e insieme
Riproduzione di bambini - fantolini
Educati al comprare - al servire - al sembrare -
All'obbedire ed all'accumulare: Forza donne! - allora -
Tutte in riga! Sta a voi creare tanta stirpe
Ita(g)liana - tanta carne da consumo sovrana nel lieto
Vicendarsi di cellulari - di canali - con cuochi - con "veline" d'uno stivale
Italico in cui la donna sgambetta - canta e ride -
Tanto è tonta e - carne al vento - secondo lor Signori
Ah ah! non s'avvede dell'onta


Vita e scrittura

Vita - volo - scrittura: un'agnizione
In ogni poro - a specchio
Tra sé - fuor di sé - fuor di senno - visionarie vivendo
Annose pene

Esperienze d'un gran volo facendo

Sublimar (sublimate) e vita e poi scrittura
Congiungerle appaiate patendo la jattura - e il privilegio - di
Riuscir frante come in un sortilegio vigile -
In un segnale egregio - vita e scrittura agendo come se -
Tenerle poi separate a segreto
Tacendo - fragili nel mistero che le
Unifica - che misteriosamente le parifica e le
Rende (vita e poi scrittura) una
Armoniosa - doloros'ansiosa scelta (im)pura...


ELISA BIAGINI

una pagina è
grande quanto
un sorso,
un
respiro prima
dell'immersione
.

***

Quando l'occhio si oscura
non cercare il calore della
mano che la palpebra abbassa,
scappa la melodia della parola,
la voce che ti sorride coi denti rifatti.

Se la lingua è mondo, è
specchio, trovatici con la pupilla
spalancata, pescaci da quel nero
quell'inchiostro che dica la parola
verticale. Alla sua ombra crescono
domande, si fa spazio
al respiro del pensare.

Non parola orizzontale che sommerge,
ma il bianco dei margini, la pausa che
copre l'assenza tra te e me.

(da "Da una crepa", Einaudi 2014)


TOMASO BINGA

Mater-Madre

Abitando il tuo corpo
nei mesi dell'amore
legata a un filo
rosso di nutrienti
ho ascoltato
il tuo respiro
E
galleggiato
nel cosmo del tuo ventre
come un'astronauta
IN
attesa
dell'atterraggio
uT/ero di Sirena
uT/ero uT/ero uT/uT/uT/ero > < ore/Tu ore/Tu ore/Tu/Tu/Tu
ero SIRENA e VOCE
occhi > mani > bocca > niente sorriso >
seno > ombelico > coda > spinosa e fredda >
utero > insabbiato > sparito > rubato!
uT/ero uT/ero uT/uT/uT/ero > < ore/Tu ore/Tu ore/Tu/Tu/Tu
ero SIRENA senza VOCE
umile > morbida > silenziosa >
beffata > ammonita > sottomessa > tradita >
declassata > mal pagata > picchiata!
uT/ero uT/ero uT/uT/uT/ero > < ore/Tu ore/Tu ore/Tu/Tu/Tu!
sono SIRENA e VOCE
con > utero poesia > e un soffio> di follia >
il mio corpo > è mio > e lo > gestisco io >
il mio corpo > è mio > e lo > gestisco io!
uT/ero uT/ero uT/uT/uT/ero > < > ore/Tu ore/Tu ore/Tu/Tu/Tu!
ero UTERO a ORE > fino a IERI
OGGI l'AFFITTO
a donne > forti e battagliere >
e lo > strombazzo > in coro > con la sirena del > pompiere!
uT/ero uT/ero uT/uT/uT/ero > ore/Tu ore/Tu ore/Tu/Tu/Tu!
ore/Tu ore/Tu ore/Tu/Tu/Tu!
TU!


DONATELLA BISUTTI

Natività di Rennes

Crisalide strettamente avvolta
da fasce
ancora tutta avvolta nel sogno del parto
partorita dalla nuda
verticalità del rosso
che ancora tutta la sommerge
come chiaro sangue
il rosso
il rosso
il rosso.
Non sappiamo ancora.
Nel buio del grembo fosti intero
ed ora
in un buio papavero di luce
sei la crisalide.
Ancora non sappiamo.
Orizzontale
traspare
dentro il suo cuore rosso
tinge la chiara veste che nasconde il seno
rigida
vuota
che da un suo punto oscuro tesse
l'attesa della stoffa
l'attesa di quel rosso.

(da "Rosa Alchemica", Crocetti Editore)

Cosmica
questo cosmo infinito suggellato nel silenzio
che non può esprimere sentimenti se non
con scoppi, eruzioni, smottamenti, tempeste, calure,
inondazioni, tremori, ondeggiamenti,
questo cosmo costretto a
tenersi dentro
tutto il suo dolore e la sua gioia
aspettava la mia voce per cantare
il mio pianto per soffrire
la musica dei miei strumenti per
dire la tenerezza e la solitudine
di ciascuna dei suoi miliardi di stelle
destinate a scomparire
(inedito)


MARIA TERESA CARBONE

Animale 1
descrivi questo senza averlo visto
prima che tu arrivassi il corpo era vivo
l'odore era di nebbia
l'animale era solo
tu non conoscevi la traiettoria
ti trovi in una terra straniera
ti avevano detto
la violenza non richiede attenzione
il tempo è rallentato
hai tempo di vedere l'animale
i bambini che gridano
no ti prego no
hai chiuso gli occhi per non sentire
l'animale è lontano
ti basterebbe girarti per sapere che c'è
il sangue circola ancora
il muscolo fa ancora il suo lavoro
ancora non ti sei caricata la colpa
il tempo dei sacrifici
le offerte su altari invisibili
il colpo è un segnale
non sai che stai partendo
nella nebbia non senti l'odore di bruciato
il solco del colpo è diritto
attraversa tessuti caldi
vent'anni di ortiche
le piaghe sulle mani e la bocca cucita
la parola è un nascondiglio
ti accosti alla riva
ora puoi guardare l'animale


ALESSANDRA CARNAROLI

16
il prossimo 15 giugno compio
12 anni
ho un seno gonfio
l'altro abbastanza
il pediatra dice che
sono pronta per il mestruo
mi tocco le punte
sotto la maglia
come due corna
portano bene

30
babà ha comprato a Mohammad
i colori nuovi
il compasso il righello
perché è maschio
può diventare dottore
ingegnere
idraulico
io gemella
scelgo
la tinta
pallida del velo
e sotto il reggiseno

59
vieni in macchina a fare un giretto
sul mio petto
stai protetta
mi hai detto
che buon profumo di cocco
ha il tuo cruscotto
non dovevi portarmi però
in piscina io
annegata
ancora bambina

61
se prendiamo la bambina
appena uscita da scuola
mentre gira l'angolo
mentre ha ancora in testa la
coniugazione giusta
dei verbi
ci farà godere in molte lingue
anche straniere


ANNA CASCELLA LUCIANI

l'aria fresca
mi conduce
a una prima
primavera e se sfugge
la ciarliera messa
in piuma degli uccelli
o la punta delle foglie
che rigemmano dal tronco
non è colpa di natura -
un peccato - originale -
in tal senso è abiura
del creato che risorge -
della voglia di fiorire
- ah! crudele tu aprile!
qui c'è marzo - il tuo
congiunto - il tuo prossimo
cugino - che prepara
l'equinozio - rondinelle
e prime gite - messa
al sole delle vite e tu
Amelia in quel prato
tra le tombe tutto verde
te ne stai con Keats
e Shelley e al fondo
del viale passa un gatto
sulle ceneri di Gramsci
e là poi è arrivato
Dario e quando venni
al funerale in quel tragico
momento - "a dire moment"
scrisse James nel racconto
Il Patagonia per la morte
di una donna - Grace
il nome - e tu Grazia
della voce involata
in un cortile - quando
venni al funerale era
solo di febbraio e nessun
crudele aprile
***
gli iris hanno una vita
azzurra - cara Lisa - poi
si ripiegano senza
essere tristi - giacché
siamo noi a vederli senza
esser visti - ripetono
la gioventù in altre
frecce - Cupidi prataioli
o sulle sponde d'acqua
giaggioli che ornavano
le ninfe (e ne ha ancora
memoria in Sicilia
il fiume Ciane) e sono
sicuri di sé - dritti
sul gambo - tu li chiami
lancieri - pronti a scoccare
dardi per il fiorito amore -

- a Lisabetta Serra -
(da "Tutte le poesie (1973-2009)", Roma, Gaffi Editore 2011)


LAURA CINGOLANI

Mangio autobus molecole spaiate
guardo la terra le nuvole malate
sembra domani sembrava almeno ieri
ciò che davanti a me tu eri
Mangio alberi molecole scomparse
pesto lamiera di ombre mute et arse
quando la gente riempie ogni mio buco
sciacquo la spugna riverso più muco
Mangio angoli molecole sperdute
passo per corridoi consueti e buche
scavano il varco stretto all'anni tuoi
apri lo sguardo, è quello che vuoi
Mangio anime molecole scomposte
sento lontane le cose avute e croste
dietro la luce metallica del sole
rompono il vetro consumano suole
Mangio atomi molecole secrete
bevo tantissimo c'è sempre la sete
qualche mancanza di cosa ambigua e tòrta
spacca li numeri, chiude la porta
Mangio angioli molecole sparite
tira la corda e gira la vite
mangio e mangio c'è ancora la fame
di fuoco pendulo, arbusti, catrame
***
Sono cieca di te
vedi, ho un sole
negli occhi e sono
cieca. Ma so
esattamente cosa
tu stai mirando
ora, questo mio
sguardo cieco e
luminoso è molto
raro. Nulla
comunque ti dirà
di me, solo un
paesaggio franco e
colorato, un
cielo a pennellate di tramonto
con la sua terra iride chiara tutta
sospesa, spianata, affastellata
la palla appena rossa che fa un tondo
laggiù nel fondo


FEDERICA D'AMATO

1. Gli amati
Li vedi benissimo tra vent'anni
belli e forti comunque vivi
nelle corolle degli inizi quando
il desiderio di essere lì sarà
molto più forte di qualsiasi
altrove
coloro che ami.
Avranno dieci anni
saranno bambini
o madri con il sole nella pancia
padri con la luna tra le mani
e gli adolescenti i migliori
con la falce di baciare i mondi.
Saranno quelli che domani
amerai meglio di oggi
perché assenti
da te che li hai incontrati
solo per lasciarli andare.
***

2.
Sentire come la febbre
nei pomeriggi con gli occhi
verdi degli acquerelli
un ricordo di te che saluti
dal quadro azzurro dei finestrini.Portarti con me
amarti senza di te
tra la voce addolorata dei cani
e le sfumature del rosa sul giallo
del giallo oltre il blu
quando la stagione si apre
sopra il letto di un'altraparlare con te
pensarmi senza di te
caduti dalla carovana delle foglie
quando il vento le incontra
con te
quando la bella si addormenta
sulla cima della montagna
si ferma la sera
senza di me
sulla prima rinuncia
di una preghiera.


ALESSIA D'ARTINO

3 - Algebrico

È algebrico
lo
schema
entro
cui
oblungo petto lungo
il Pettirosso
d'istinto
si muove,
fumigante
inverso,
nel siero di una
scia
di un branco
di colori
Pettirosso
che però
a me
sembra, oggi,
esser tra
tutti
quello più
torvo; con la
sembianza
stiliforme
del miele
e mai precisamente
tondo, che
visto da qui
adesso
mi ricorda il motore
di una micro Diligenza
o la trasparenza delle carni in un
Alveolo tribale
Però eccolo, di
ritorno - in risalita
dabbasso e
fisso davvero,
a glissare
col becco
sul bordo della vita di un
ospite (un tordo),
spiegato
volante e diverso,
a comportarsi
come se
di quello sconosciuto
fosse l'impossibile calco
- lui gemello.
Lo vedo sporgersi con
necessità
(e comunque per superstizione),
ora più soffuso: il piede poggiato
sul confine, la presa ferma
sulla linea di partenza; il torchio
impercettibile
del membro, ombra alla pari
colle
ciglia sbilanciate
- poi tutto
zampilla: architettura e disegno
Gli schemi. il liquido
in nettari e sciami
di china...
E lui scompare
ancora in fuga,
verso il dovere
del rincalzo alle coperte di infinitesime foglie,
librandosi in volo,
picchiettio di suono e motti
per ora e infine per un istante, eccolo
: poggiato, là dappertutto
sul cucuzzolo gassoso
in attesa di rifornimento. il becco
sul potassio che c'è a
disposizione
- movimento
assieme di uccello che è insetto
entrante
Per schema algebrico
e nel successivo reale
Pettirosso con direzione
Sottopassaggio Minerale.


SARA DAVIDOVICS


azimut_clessidra
(vedere pdf Giancarli_Lingua 43)

azimut_yoyo
(vedere pdf Giancarli_Lingua 44)


NICOLETTA DI GREGORIO

Speculare insoluta increspatura
a un Mediterraneo di fuoco,
come pietra fragile di mare,
si umilia al tempo dell'oro
un ramo d'ulivo
chi sentenzia
a questo strappo di luna
un'esistenza lontana, meridiana
che sola s'aggrappa
a un passo dal vero
alla spiga che l'infinito consola
in forma di bellezza eterna
se foglia già controluce
nel liquido verde suono assottiglia
ogni linfa vitale è trasparenza di pace
o destino imperscrutabile al mistero di luce


Contro il femminicidio


Solchi profondi
lungo traiettorie
di fuoco al terso
ricostruirsi d'anime
trasfigura un leso
cromatismo senza luce
vulnerabile assenza di cielo
ottunde insensato,
trafitti d'altrove,
il lento possesso
feroce di carne
se fosse la notte
più dura della morte
avrebbero gli occhi
dalle iridi opache
un lampo d'amore
un guizzo nel limpido
sfogliarsi d'aurore


Rita El Khayat

Ho appreso della tua morte,
Amina,
Questa mattina, mentre bevevo il mio caffè freddo...

Il giudice ti ha dato in sposa
A colui che ti ha violentata,
Il tuo sesso, lacerato come un fiore schiacciato,
Ha sanguinato di nuovo,
Il giorno dello sposalizio ordinato dai giureconsulti
Con il loro cervello pieno di feci e rifiuti...
Ha sanguinato,
La fiamma dell'odio nel cuore del tuo stupratore,
Divenuto, per leggi folli, tuo marito!Tu hai visto la morte
Unica via per liberarti dall'orrore,
Il sesso d'uomo che non volevi,
Amaro come la cicuta
Duro come un pilone caduto che uccide un passante
Puzzolente come la carcassa di un cane
Che non è mai stato felice!Il giudice, Amina, qui, nelle nostre regioni
È un vigliacco, un codardo avido e perverso
La corruzione ingrassa la sua pancia,
Stomaco nauseabondo, pieno di prebende varie...Ho guardato, stordita,
Solo sei anni fa,
Una bimba di cinque anni che, come te,
è stata violentata,
...da un adulto di ventisette anni!
Il giudice decretò che una volta diventata grande avrebbe sposato il pedofilo depravato!

La mia anima aveva vibrato, pazza di rivolta,
La madre e la nonna, contadine,
Cercavano una giustizia che non esiste!
In queste regioni dominate da uomini impotenti e insoddisfatti...

A Larache, nel nord del Marocco,
Da dove la tua anima è volata via su una navicella bianca,
A Larache, nel nord del Marocco,
Paese della gariga, del timo e del rosmarino,
Gli arbusti piangono all'unisono
Con i gelsomini, le rose di stagione
E i germogli degli alberi corallo, afflitti: Amina è morta!Lei ha bevuto il veleno, un fiore giallo, bile mortifera,
Se n'è andata questa mattina di primavera
Mentre intorno a Larache,
I fiori d'arancio profumano l'aria fino all'ebrezza...
Gli eucalipti scuotono la testa, increduli!Amina è morta
Impigliata nelle reti del Medioevo,
Ha agonizzato nella turpitudine della virilità
Che ci ha violentate tutte!
Amina è morta
Affinché della Primavera araba
Si festeggi il primo anniversario,
Nozze di sangue e di stupri!Amina, tu sei la fata bella dei nostri giardini
Tu sei il fiore della nostra nazione,
La rosa del Marocco,
L'ibisco rosso,
E il selvatico giacinto bianco dei prati!La tua verginità lacerata
Dona alla mia penna il sangue brillante,
Impetuoso di rivolta,
Affinché il mio poema s'innalzi alla gloria
Di tutte le donne martirizzate dagli uomini
In queste regioni di uomini
Regioni prive di senso e abiette,
Schiuse in tutte le infamie e le prebende,
Torride nell'estate infernale,
Quando si rende la giustizia arretrata e cieca,
Le cui vittime sono le ragazze e le donne,
Gli orfani e i poveri,
Gli impotenti, gli emarginati e i solitari!

La Primavera araba, macchiata del sangue delle vergini,
Sangue sul quale si fonda la ferocia del desiderio
Di uomini frustrati, aggressivi, debordanti di odio!

Amina, con il tuo sorriso immobile fino alla fine dei tempi, tu dimostri
Che il sesso di una ragazza e quello di una donna
Appartiene solo a lei,
Fiore splendido in un vaso di cristallo,
È dalla vagina rosa che sgorga la vita
Da lei si profilano le generazioni nel mondo,
È il tesoro unico della ragazza o della donna
Il suo centro, il suo cuore, il suo piacere e la sua gioia!
Amina,
Riposa in pace nel mio cuore di poeta,
Hai fatto bene a ucciderti,
Nessuno ha compreso la barbarie che ti è stata inflitta,
I tuoi genitori, i tuoi giudici, il tuo quartiere, il tuo paese.
Come te, ho subito ogni violenza,
Noi tutte, silenziose, straziate dalla nostra viltà,
Un altro fiore giallo e demente che devasta il nostro petto,
Quello che ti ha inflitto la morte,
Siamo tutte morte,
In un luogo segreto del nostro cuore!

Amina, tu mi hai ridato gloria e orgoglio,
La tua morte non è stata vana,
Io ti canto, oggi,
Ti canterò all'infinito...
E quando sarò morta,
Questa poesia sopravvivrà a tutti,
Ai tuoi genitori, ai tuoi giudici, al tuo stupratore
Che ti è stato offerto come punizione estrema,
Alla stupidità senza nome che ci strappa come fiori,
Neppure sbocciati, non avendo diffuso profumo né bellezza,
Alla rinfusa gigli bianchi di Casablanca,
Rose di Kelaat M'gouna,
Fiori d'arancio strappati dalle corone delle spose!

(Casablanca, 16 marzo 2012, estratto dalla raccolta "I Fiori e le Foglie della vita", traduzione dal francese di Antonella Perlino)


CLAUDIA FALASCA

Ranuncoli e papaveri
un retaggio
una riluttanza
che era poi solo la fame
l'atavica innocenza di una affermazione di perdita
e ombrosi fiori e ombre e penombre
l'estate che impolvera gli oleandri
R come arresa
a ben guardare una arresa doppia
luce asmatica e sbiadita
come radiocronaca di donne lucenti
date sedativi ai poeti
R come sequoie sullo skyline di pescara portanuova
impiegata di Marshall Field eredita un milione
il corpo utopico
gas arancio dalla pianura
cielo indaco colmo di minacciose nubi
(le luci si spengono) (esce di scena la giovinezza)
(rientrano in scena il purgatorio e il melograno)
P delle mie miserie pantone
molle bianchezza della nebbia
ci vivevamo tutti ma nessuna lo sapeva
cronaca rosa della solitudine degli argini
cieco sgomento dei fogliami blu bluegrass
pioggia color midwest e un pomeriggio
P delle mie miserie pantone
è tutto un after elettronico della stessa cosa
centrali grigio elettriche luce del tardo pomeriggio che getta ombre di luce profonda
ovunque la vuotezza l'auroraboreale non siamo riuscite a intrometterci nell'eternità
giovedì mischiati all'eternit al purgatorio della sera agli sgonfi iris blu viola
tutte le macchine finite in ruggine alberi ovunque
Il settembre del 1912
fu un mese difficile
sangue e umori corporali
forse una sera piena di stelle
un sorriso color viola
una frana imminente
e una asciuttezza obbligata
primavere precoci e pentecoste di viole
viole violacciocche viole del pensiero
persistenti orizzonti sfocati e acciai dolci
I come infine
infine questo futuro
che sa di stravecchio
l'estate che impolvera gli oleandri
mia colpa mia colpa mia grandissima colpa
aprile fu aprile nient'altro che luglio
nient'altro che questo
sua colpa sua colpa sua grandissima colpa
come spinge il silenzio spinge in modo insopportabile
una volta qui era tutto ohio


ANNA MARIA FARABBI

Le rose esplodono. Con la bambina in corsa
che le stringeva in pugno
portandole ridendo a sua madre.
Nel sogno la ricompongo. Piango.
Divoro i petali e l'intera primavera.
Il soldato mi chiede i documenti del mio pellegrinaggio:
vengo dal petto della madonna del latte
camminando il solstizio d'inverno l'età della pietra
e della mia natività. Passata presente e futura.
Vengo dalla cultura della madre
che soffia polline fosforico dentro il buio di ogni grotta
e riconosce uguali ebrei palestinesi preti di cristo
tu ed io nessuno escluso. Il tempio
è il tempo: un'unica cosmica pancia dentro cui nevica.
O sono falde condensate di latte che scendono ora
coprendo per pietà il sangue
tra le rovine e i morti: il soldato mi spara.
Io sono la bimba o sono la rosa del rogo
nella striscia infernale di gaza
durante questo eterno assassinio di massa:
in nome del padre del nonno del figlio
del profeta rabbino papa o patriarca
lanciando il sasso lo sparo la bomba atomica.
Io sono una piccola poesia femmina di voce o di carta
un palmo laico in offerta contro vento
contro il delirio dell'io del d/io
contro la cultura del lutto e del possesso.
diario di un sogno emorragico:
da gaza al resto del mondo
(da "Abse", Il ponte del sale, 2013)

la quinta poesia dell'amore civile


il mio canto d'amore appartiene alla poesia civile
perché con la mia lingua suono
malgrado tutto il profondo desiderio del tugli amanti disubbidiscono alla banalità delle armi
sono disertori che spalancano le trincee del fronte
cantando con il nemico alla vigilia di natale
scelgono non l'esercito ma il servizio civile
nella nonviolenza di aldo
arano la città praticando la passione tensiva della parola
seminando la democrazia dal basso
sono quelli che rimboccano il corpo fradicio
dei clandestini scaraventati dal mare
nell'inferno dell'infermeria da campo
riconoscimi intera amore sono l'amante che ti viene
alle labbra l'anna
che si spoglia davanti al falò della tua notte
mentre di giorno sradica le barricate
cantando con louise e le altre

(nota: mi riferisco alla tregua spontanea accaduta nella Grande Guerra, durante la vigilia di Natale: i soldati dei due schieramenti hanno disubbidito, cantando insieme e incontrandosi. Cito Aldo Capitini e Louise Michel)


FRANCESCA FARINA

"Io sono l'albero e la foglia,
sono il frutto, il miele e l'ape
e la nuvola e il vento e l'alto cielo,
sono il gatto, la martora ed il muschio,
sono il coltello, il taglio e la ferita,
sono la squadra, il cerchio ed il tamburo,
il suono, il cadavere e la danza,
il rigoglio, il verme, oscura terra,
zolla, scorpione, indice, lanterna,
guaio, detrito, scarto ed illusione,
mente, memoria, e te, mano che scrivi.
Sono la goccia, io, e sono il lago,
acqua perenne e pozza insanguinata,
sono mannaia e chi mi ha sferrata,
sono mortaio e seme che ho pestato,
io sono il pianto e chi mi ha consolato,
sono radice, fiore, sputo, fiele
e sono cedro, puro arco, piede,
sono puttana e chi mi ha generato
e sono uno rimasto senza fiato,
sono quel fiato a lui presto fuggito,
sono il cucciolo che si è assopito,
la biada, il forno, il pane che ho sfornato,
io sono l'ultimo, ramingo, smorto nato,
il derelitto e il diseredato,
il letto, il fianco, il sesso avvelenato
ed il piacere, il cuore, lo starnuto,
sono violino, sono alto liuto,
il cameriere e il vino che ha versato,
il commensale e il vino che ha libato,
il panettiere e il filone che ha bruciato,
la legna, il fuoco, l'arbusto incendiato,
il dio, il lampo, il tuono risuonato,
il fulmine di Giove, il fulminato"


BIANCAMARIA FRABOTTA

(da "La felice combinazione")

Scuotiti malumore congenito
ai fervori del giorno dicembrino
lesto corre il sole d'inverno
grato alle nostre ossa usurate
verso un nuovo compimento.
All'inizio tutto era presente e informe
ma oggi si battezza un'opera desiderata
vai scheggia di azzurro fra
le grate della segreta, vola
semplice come un saluto
a chi ne ha fatto richiesta.

***
Di infinite prove fallaci, semi a caso
vaganti nell'imbrunire del grembo perdonatemi
tristezza dei mondi, l'intermittenza della statistica
concedete al rovello di un sognatore.
Copie imperfette del mio amore per voi
vi prometto un'incompatibile distanza
e la futile pretesa di spiegare il cosmo.

***
Oh potervi essere amico!
D'ogni capigliatura che sbianca
sciogliere i nodi dal pettine
abbozzare un gesto decifrabile
nell'apprendistato alla mondanità.
Insomma diventare come voi, entrare
nelle età, nell'età adulta, dio morto
di irreligiosi cristiani, islamici irosi,
astenici buddisti, ebrei, massacrati
panteisti temo sempre si parli di me
nei lager dove stazionano prigionieri
i miei simili, ignari commilitoni, Dei
incisi col sangue sui vostri cinturoni.
(da "Da mani mortali", 2012)


Il silenzio della bicicletta


Sembra che tocchi il pedale
le nascoste radici dei pini
la strada stretta fra i campi
la fossa al bordo degli ulivi
lo sterco di cavalli, o di mucche
il nostro andare fra alti e bassi.
Ascoltiamo, fra i toni di verde
il silenzio della bicicletta.
"Siamo alla frontiera e dietro
me non c'è nessuno".
Parlavo senza pensare se tu
mi udivi, nella quieta volata
fra vetrine scintillanti di ali.
Ci aspetta una prova di guerra
di parole taglienti scambiate
efficienti, già pronte ad agire.
Ascoltiamo, come su un'isola
il silenzio delle biciclette.
L'infinito aculeo della pace perduta.

(da "Per il giusto verso", Manni, 2016)


Ristagnava in pendenza
verso la notte veniente
nevicò sui monti
gelò la pianura, si fermò la città
riaperto il valico tra poesia e verità
sembrava mai finire la sera
ma così non era, giù lungo il pendìo
si viveva nel sospetto, qualcuno ne moriva.
(inedita)


GIANCARLA FRARE

Il corpo appresso


Sto nella pietra
di cui mi faccio scudo
e nei recinti.
Con palpebra abbassata
assente al più
e dentro alla mia ombra.
Via dall'abbaglio
e deflagrante luce
segno illeggibile
di cosa e cose.
Dentro,
io definisco ogni questione
e rido,
Governator del mondo.
Io sola.
Più da vicino
io conto ogni frantume
la polvere dei sassi
che si nasconde in grotta.
Se voglio
m'attardo sui limiti del borgo.
Vago con occhio
sopra riarsa terra
e acqua assai precaria.
Ma dentro
il mio maniero
esiste
e come veste d'armi
mi contiene.
Come arroccata vita.
Sto colla mente
avanti
e il corpo
pare appresso.
Come fagotto
già contaminato e dubbio.
Foglia già rosicata dall'insetto.
Erba più volte calpestata.

***
Io non ho corsivi
Per rompere la pietra.
Né falle in superficie e nel profondo
Alludono alcunché.
Né scardino la fissità dell'occhio
Che mi sovrasta
In toto.
Neanche a starci
Qui
Quell'occhio
Con chi attende da tant'anni
A malapena un segno.


ANNA MARIA GIANCARLI

sulla linea di confine
... è una questione di metrica
"artificium", lo so.
Nelle stanze della canzone
a ballo tondo
s'intrecciano piedi principali
a ritmi ternari
e, intanto, sulla linea di difesa
corrono le ore mentre m'affanno
a disporre rime sonanti
con voce ancestrale...
contro l'illusione ottica del segno
e le reazioni poetiche a catena.
Sul libro bianco del verso
a volte balena lingua di luna.


Ritornello del sempre
Arrivano parole e memorie sempre
sulla soglia del risveglio...
sempre più risonanti
arrivano parole a frotte
nello spazio d'un madrigale.
Sempre più radici quadrate
e parole curve arrivano
nel silenzio di Euridice
sempre più con stridulo suono
arrivano parole consumate
dai dettagli del senso
come echi d'aiuto sempre
fra tanto fragore arrivano parole.
Sempre la mia ossessione
è questo respiro umano / arcano
che si forma e veglia
sul dolore che lo informa / sempre.


Ditirambo del poi
Irriducibile poi ricuci e conduci la danza
delle responsabilità tirando l'elastico
del presente fino allo spasimo poi
rilanci promesse sbilanci
illudi / da cupidigia orgiastica invasato
con sillabe false / all'attesa.
E ancora urlano le stragi di stato poi
i morti per mafia o per fame di giustizia.
Le semisillabe ad arte sotterrano le verità.


MILLY GRAFFI

Corteccia è /sua scrittura

e si spacca su un punto
la maturità è raggiunta
come un orologio
profondo
il punto interno dove si segna lo stacco

maturo si spacca sul ramo
e cede
nell'aria aperta esposti
sanguinosi rubini lucenti

ancora
a distanza di quaranta tanti anni
ancora
abbandonata sola col bimbo
ancora
si sdegna
ancora
segna a dito
ancora
si tiene il punto
e non cede allo spacco
è legnoso per tutti
ma questo tronco è arpionato da scavi verticali
faticosi
come tracciati
da un bimbo ostinato
anche vene contorte di vecchio
avrà duecento anni
e ancora lotta per aggiustare
la direzione
della girandola del sole
e quei nodi goffamente tondi
con chi se li è scritti
con chi li ha sfregati
cedendo
cedendo
cedendo
cosa corteccia aspra è sua scritturase la madre col bimbo e l'abbandono
sente ostinatamente
e ancora sente sempre polpa viva
non matura mai il risentimento suo
fino allo stacco nettoil senso è uno spacco che disgiunge su un punto
e poi risulta scritto


ANILA HANXHARI

Se mi devi pensare esci dal tempo


setacci il grano partendo dalla pienezza


Nell'ora che tu non immaginerai verrà la luce


a mangiare l'ombra che gettiamo e l'eco


i cicli della polvere
i geroglifici dei baci su pietra
Ci sono dolori immaginari e fuoriluogo
in cui perdi la cognizione della forza
L'amore è un mare
ha il tuo volto trattenuto dai pesci
e gli occhi sul punto della barca
che pescano la veduta
L'amore è un poeta che scopre il segno
albero legato ai cavalli del promontorio
un giro di boa forte
l'amore ha un'altra età della grandine
cambia stagione nel bene
che per te è il sangue che scorre
se estrai la lama al di sotto la fessura
che urta il volto della luce
e la trattiene dentro
L'amore
è un vento buono che cambia il segno al grano
prima della commozione della pianta
dopo il seme che ara.

2-
Tagli la luce per raggiungerla prima
infili la punta dritto alla polpa
giù più giù per la strada che il sospiro ha percorso
è entrato ed è uscito dal frutto
nella luce è rimasta la strada che porta fino al nocciolo
è un tuffo via via sentirla la pietra
metti sanguisughe alla luce
togli il sangue poi la luna
il marsupio di memoria
ma cosa ricordare?
Dietro l'altare della luce vanno
i cecchini, una carezza scagliata perdifiato
la schiena nuda, il fischio del midollo
il pianto dell'uomo, il lago delle anatre
ecco ci rimane di contare i giorni
con la bocca chiusa.
È sua la barca? si tolga dai remi, salvi la luce!
appena lui tornò, lei gli lasciò la bocca, le mani,
sono lontananza disse, sono il segno, restano
con Dio nella cavità toracica
che sorprende la pienezza
lui le lasciò il brano nel volto
il diaframma, il pianto di tutti i giorni mancanti
si fermarono le nuvole, il respiro volontario
la commozione nel ventre
facciamogli fare un giro sul ponte
liberiamo gli occhi da tutti i tempi
e perfino la follia risultò indenne allo stesso corpo
questo è dato a sapere, l'amore!


CLAUDIA IANDOLO

Elegia per Lina


Eppure gli uomini ti guardarono
Amazzone lunare
In questo settembre
In mancata epifania
Levis sit tibi pulvis
Levis
Sul tuo seno feroce
Sui tuoi fianchi
Di vergine boschiva
Su questa terra
Di madri esitanti
E padri zoppi
Di noi mentre aspettiamo
Sciolte irrisolte
Maschi
Che ci lasciano al mattino
Tra Venere e Sole in congiuntura estrema
Ma gli uomini ti guardavano
Anadiomene
In passo guascone
Viaggiatrice inattesa
D'aeroporti e stazioni
Sorella d'altro amore
Che è quest'amore
Che ogni volta ferisce
Che muore ogni volta
Di parole uguali
(Sarà tenera la madre di ogni madre Demetra Cibele Isthar l'oscura Inanna Lina che non invecchia la sempre Lina in proporzione d'universo (che si fa stasera?) e posa la valigia)

Ti guardavano gli uomini
Guerriera astrale
Navigante e marinaio
Cocciuta frequentatrice di taverne
Che sa che il mondo
Va come va
E come dovrebbe andare
È l'altra storia
La verità taciuta
Di tutte le tristezze
Levis sit tibi
La carezza
E il vento che porterà in odore
La luce di questi anni
Di sorelle che ti amammo
Impacciate accompagnatrici della tua eleganza
Tu prima
Tu sempre prima
Sul volo che ci aspetta
Soror
mea soror
Mea.


MARIA IATOSTI

Ipotesi


Se i giorni ogni giorno non fossero
successioni senza capo né coda.
Se la dimensione primaria del tempo
si riducesse ai fuochi dell'autunno.
Se il mare non fosse una distesa
pianeggiante senz'ombra e senza luci.
Se dalla madia dei ricordi
non emergesse tenebroso un volto:
labbra ricurve occhi ingialliti foschi.
Se rovistando tra i resti di bianche sepolture
non spuntasse la mappa del tesoro
il famoso tesoro di cui narra
un'antica leggenda ripescata a caso.
Se sconfessare i ricordi
non rinnovasse più freschi e feroci
i delitti le colpe di noi vivi
verso i morti dei morti verso noi
in un cerchio vizioso infinito. perenne
Se il trapano di un clacson
uno strillo che sale dalla strada
il sibilo del bricco del caffè
le nevi imbambolate di Sansiro
il ricordo pungente di una voce
non potessero uccidere.
Se eludere i segni del tempo
i vuoti di memoria la caduta dei denti dei capelli
il tarlo della solitudine l'angoscia del nulla
eludesse l'approssimarsi della fine
Se l'amore la morte la vita
non fossero un gioco truccato:
se bari ti prendi la mano
ma non la partita.

Le ceneri e la rosa

Dove sono le mani chiuse a pugno
compagno che non trovi le risposte?
Dove sono le ceneri di Gramsci
le rose i petali in forma di poesia:
utopia, rivoluzione cara
in sembianza di croce?
Chi dorme nei quartieri barricati
il sonno buio di disegni osceni
commensale di vitrei convitati
dispensieri di subdoli veleni?
Chi ha sprangato le stanze della storia
e gettato la chiave in fondo al mare?
Chi suona il piffero chi grida chi ride
chi s'azzuffa per lauto mestiere?
Chi ruba chi truffa chi arraffa le molliche?
Chi uccide le formiche?
Chi tesse ordisce trame chi architetta
fraudolenti sistemi?
Chi chiama le armate a raccolta?
Chi accende la miccia
Chi sparge semente di guerra?
Chi affila la lama del sospetto?
Chi nutre in petto propositi perversi?
Chi spiana il terreno ai becchini della terra?

Europa Europa
chi ha disperso e per quali contrade
vaga smarrito lo spettro senza nome?


BIBIANA LA ROVERE

Il peso della grazia


Quel pullulare
tra le foglie spasimanti
a forme sottili sdraiate
nell'immenso rigore filtra
il solitario splendore
anello
che infiamma la libertà
inaccessibile trascorre e
precipita ovunque.
Rugiada
tra i fiumi di abeti
trattiene il dono divino
principio armonico
dell'immortale respiro
legato all'ombra
d'ogni umile giorno.
È sollevare il naturale destino
come fa un capriolo che sogna.
Di verdeggianti strapiombi
sogna
e di canti alati
che gemmano
all'imbrunire
l'ultima luce.
Il bosco è dedicato.
Si fa vortice di sole
nella fibra legnosa
sazio di venti incauti.
Il bosco è dedicato
alla finestra sul cortile
vista mare
dai gigli
bianchi di luce fresca
spiga al mattino.
La fuga del vento
è una grazia
che sfiora la vita
d'un tratto.
La spada del Re
è nel cuore
della foresta.
Il peso della grazia
spinge in alto
il volto e le mani
fin dove la linfa dei rami
cade nell'abbraccio nuziale
da un ritorno
con il cielo addosso.


ANNA MANNA

I segreti del bosco
Sibila il futuro nelle foglie
arrampicandosi 
negli scomposti balbettii
di luce 
che spaccano il mistero
delle cellule
tra le marce foglie 
avanza un vermiciattolo
e succhia il marciume del fango
se ne ciba
s'aggrappa all'esistenza nella natura povera
che ancora fa fatica a sbocciare
Nel fondale verde s'avvinghiano proposte 
di speranza
sussurri e cautele s'avvicendano
tenendosi per mano
Nel sottobosco lussureggiante sboccia
uno sfacciato godimento


Addormentarsi insieme, in autunno
Dopo l'estate
resta il suo graffio ardito
sopra i tronchi
la corteccia nuova
rinnovata e sfacciata nei colori
rubati a primavera
È come uno svergognato svelarsi 
denudarsi dopo i sogni
accesi dell'estate
Nel bosco intrigato della mente
si svena l'autunno
e langue 
tramortito nelle oasi
di nuove ipotesi
arrossate di vino
Inizia il lungo brindisi
di nascoste alleanze
Sotto il talamo verde
un lavorio di mani
un aggrovigliarsi di carezze
un cercarsi senza richiami espliciti
un ritrovarsi simili ad ogni stagione
eppure così diversi e nuovi
è dolce addormentarsi
per creare di nuovo la vita
oltre ogni menzogna
al di là dei colori della pelle
nelle strade misteriose
del futuro


NINA MAROCCOLO

L'infinito è remota misericordia
1.

Li sento latrare. Quasi impercettibile lamento, vetta sonora nel cunicolo della gola.
Sono cani, cani dai denti di lupo, globi celesti su questa terra cosparsa di piccole galassie.
Ciascuna reca un nome, un canto, un carme, un madrigale - e, insieme, una sinfonia di fraterno ardore.
Eppure m'attardo e mi perdo! M'imbarco nei millenni mai bastanti.
Eppure - anima gentile, anima sorella - mi inviti all'equinozio dei nostri inferni.
Infermi e rispettabili, chiedono altre stagioni, altre culle, altri cieli. Pellegrine soldatesche stellari, luce intatta di creazione per ricomporre frammenti d'universo.
E se scivolassero le nostre armature, interrassimo lacrime?
Quest'antica fame di vita. La mia. La tua.
Pasto caldo per i cani. Lingue inappagate.
2.
Cedere al battesimo.
Al destino che origlia presso il cuore di figlia e di madre - prematuro sepolcro.
Acque dolci per vene partorienti, affinché ci siano risparmiati pentimenti e l'anima possa morire di fronte al sommo bene. Alla naturale bontà del divino.
Tutto contiene. Il pendio delle lancette, la dedizione dei numeri: perdurano preghiera.
Dio è la mia forza.
Sono appena arrivata - ieri. Ma è solo da un attimo fa che vivo l'attesa di questo lungo respiro.
L'onda del vascello accoglierà l'orma della nostra supplica. Abbiamo lungamente camminato.
Abbiamo latrato e gioito. Qui, tra cielo e terra.
Scompiglio mediterraneo. L'infinito è remota misericordia.
In un biancore intonacato si narra l'esistente oracolare: naviganti impalliditi d'esistenza. Naviganti di mare e di terra. Gli occhi dalle ali dischiuse li espropria, li irraggia di fratture annunciate.
Per un vuoto - sale. Sale, forse, la Salvezza.
"Non tutto ciò che sembra è ciò che sembra".


MONICA MARTINELLI

Bambine kamikaze


Sguardi liquidi
per ampolle di sangue e dolore.
Giocare alla guerra
tra soldatini di plastica e piombo
serve a evitare un danno.
"Mamma, voglio la mia Barbie"
grida invece
per capricci occidentali
una creatura senza ascolto.
E non capire il senso della guerra,
quella vera
le bombe e la paura tagliata spessa
come fette di torta a soddisfare
il gusto amaro di una vendetta.
C'è solo perdita nella morte,
sottrazione di numeri
in nome di un credo dell'odio.
Le bambine kamikaze non hanno colpa
le bambine kamikaze non hanno corpo.
Anime dell'orrore,
farsi esplodere è un gioco buono
saltare in aria è una sfida.
Eppure anche loro sono bambine
come le mie,
appartengono a meridiani diversi
di uno stesso emisfero pazzo
ma non hanno il diritto di vivere
perché non sono libere.
Ti prego guarda questo cielo azzurro
prima di chiudere gli occhi
e giura di averne cura
come io di te.


La pieve mi sussurra
La pieve mi sussurra memorie di secoli perduti
in questo posto sospeso nel tempo.
Appagata negli occhi e nel pensiero
il verso di una cornacchia attraversa il vento
e riempie lo spazio di un suono antico
ma nuovo a colorare il cuore di fronde.
Mentre una vertigine sobbalza
sul pensiero che ora sono qui.
Voci di fantasmi gemono
nei sotterranei del castello,
carcere di storie e di vite
che immagino interrotte dal dolore.
Un'alchimia, mistero senza fine
rivelato col sangue,
il sacrificio di uomo
il suo respiro che danza
i suoi occhi tra le stelle.
(a Cagliostro, in prigionia nel pozzetto della Rocca di San Leo)


DONATELLA MEI

Ho bisogno di pioggia.
Pioggia che anneghi
sommerga tutto quello che
sommerso dovrebbe restare
violenta, che sciolga non solo
le parole ma tutti gli inchiostri del mondo
E il mondo. Violenta
come un giudizio anche se solo parziale.
Ho bisogno di pioggia
pioggia immensa violenta castigo
scroscio che penetri nella pelle che
raggiunga il cuore e scolori
sgoccioli via quel po' d'amore che
resiste, come incrostazione, agli angoli del
pulsare. Che otturi tutti i tombini che ricopra
le strade i marciapiede gli ingressi
dei negozi che urli alla città che io, io
sono stata tradita ancora e tradita
dai baci, dai baci tradita e dai baci.
Ho bisogno di pioggia, una pioggia che
annienti che frusti che dissolva che
ripari dall'esistere, violenta.
Che separi che spacchi che violenti
che allontani. Violenta.
Ho bisogno di pioggia
pioggia pioggia pioggia pioggia.
E non questa nebbiolina
Degna solo di te


GIULIA NICCOLAI

Frisbees da Pubblico & Privato
Matteo (1 anno e mezzo), in spiaggia,
vede un vecchio Nokia
ed esclama: Nonna!
***
Spiegazione:
gran parte degli anziani
hanno solo un Nokia
vecchio modello. Più in là di quello
non osano avventurarsi.
Venire identificati "anziani"
grazie al modello di un telefonino,
da un bambino di 1 anno e mezzo
è un concetto assolutamente sconcertante,
Per quanto mi riguarda, Matteo è già un mutante
e noi, vecchi, siamo doppiamente sorpassati.
***
L'alba. Un luogo isolato di montagna.
Silenzio assoluto.
È possibile che l'intenso canto di un usignolo
abbia fatto scattare l'allarme di un'auto?
***
Quando parte l'allarme,
l'usignolo incredulo (?)
si zittisce.
Quando finisce l'allarme,
l'usignolo ci mette un bel po'
a ricominciare.
***
È proprio questa dinamica
che ha convinto sia me
che l'usignolo,
che sia stato proprio lui
(con i suoi ultrasuoni)
a far scattare l'allarme?
***
A questo punto
lascio che sia Bukowski
a dire la sua a proposito
del testo sull'usignolo:
"Scrivere poesie non è difficile,
difficile è viverle".
***
Si tratta di usignolizzarsi.
***
Dico: ho tre stent alle coronarie.
Commenta l'amico: hai una vita di stent.
***
Pubblicità in TV:
"I surfisti seguono le onde
e con la rete sanno sempre
dove trovarle".
***
Più che in qualsiasi altra regione,
il tono di ciò che continuano
a chiedersi le tortore maremmane
all'alba e al tramonto è
"E a des so? E a des so?
E a des so?"
Angoscia nostra o loro?
***
Questi nuovi testi
hanno forse la presunzione
di parlare con gli uccelli?
***
No, li ascoltano e basta.


CETTA PETROLLO

Spiano



Il viaggio da casa mia a casa tua


prevede nessuna sosta
si accende il navigatore


e si va.


Basta impostare
i miei luoghi


anzi com'è che dice?


Dice home.


Dice home 
come seconda destinazione 
e fila tutto liscio fino


all'uscita dal casello


dopo

diché


non è complicato


basta ricordarsi
la girata stretta


a destra


e quella luminaria


che mai non tolgono


quella delle feste di paese


che fa da segnalibro


verso di te.


L'arco potrebbe essere


inosservato


simile agli archi in salita


di via Margutta


solo che questo è ampio


e in discesa.


Il posto auto non sempre 
si trova


ricordarsi dell'Emporio


se si perdesse nel sogno 
la ragione.
***
Gli spaghetti di Valentino


il sugo di Valentino


nella cucina di via Margutta.


Gli abiti lasciati da Valentino


a Procida nell'estate
nella villa ventosa spalancata.


Le tracce di Valentino
nei fogli dattiloscritti


macchiati di tabacco


fra le pipe di Elio.


Il ragazzo che entrava


che entrava strafottente


leggero leggiadro.


Il passaggio
sotto le voltine romane
della casa.


ANNA MARIA PETROVA

Lacrima d'amoreLa mia silenziosa stanza color arancio,
come il mare in quella canzone da tempo smorzata,
come l'anima di Exupéry, bianca,
ha accolto in un abbraccio cullandolo
un silenzio sorto innamorato...
Dal sole lo splendore ha implorato,
dalla luna - la mitezza opalina,
dal ruscello la purezza ha bevuto,
dalla terra il celato ardore - suscitato.
Qui fermarti e restare,
nella carezza abbandonarti, insorgere!
La lacrima che scotti la mano audacia,
il cuore che la pena scacci,
con fede la minacci e con leggi...
Vieni, oh amore, vieni.
Io nella mia stanza sono chiusa
e ti folgora la sua chiave,
oh, amore mio nuziale.
La lacrima c'inonda e ci spruzza,
ci tormenta, addolora.
La tenerezza mia ti avvolge e ti scioglie
in un amore sincero, bianco, ardito.

Vino
Sorsi piccoli,
cristallini.
Sorsi pieni di quel sapore antico
della mia via Egnatia.
Quelli del mio passato ellenico - romano,
quelli del mio Balkan tra i due mari...
Sono sorsi vitali
come la natura,
come gli alberi eterni
impregnati di resina e di amore.Sono sorsi quelli,
della mia ripresa,
della mia memoria,
del mio amore eterno.
Sono vita, speranza, eredità antica -
sono te e me!
Roma!


GILDA POLICASTRO

Antifrasi
"La smetti di condurre un'esistenza in controluce, in trasparenza
un'esistenza mutila di suoni, sottratta alla disponibilità
auricolare, povera (è heideggeriano) di mondo" - e per il momento abbiamo
uno spunto, a seguire: ubbie, pretesti
di cose sbagliate o fatte male, inconfess-
la-serie-delle-cose-che-non-hai-fatto-o-che-non-faresti-mai
"dubito sia spendibile,
in sede letteraria:
e comunque, dopo quel commento,
scordati la carriera universitaria!"
il futuro, quando non ci riguarda, crea allarmi di routine.

Habitus
Stop (per sommi capi), all'iper, post, pre-fissi dell'ignavia,
categorie facis, apocalissi passe partout: pettináti alti,
basta arrampicarsi sugli specchi agli esami, belli da 127 like,
le pashmine a fiori (no, dico), arrestate i gilet, e le bretelle,
le bretelle, quante vittime fanno
basta le metafore, le preterizioni, l'Erlebnis riconvertita in Erfahrung,
la Verneinung, la Stimmung, la Gestalt, le débrayage, la distopia,
il disforico, la diacronia (e mnestico, con l'aporia, no, non si può dire in un giornale!")
la cronaca, quando è a corto di notizie, esaspera le sue vendette.

Lust (at last/least)
I corpi crepitati o crepati negli hot pants di figure (è Auerbach)
del rigor mo-
Scandaloso il tuo apparire manifestamente
(e d'onestà circonfusa, quando mai)
togli, togli la voce, basta escrescenze che inquinano
butta la carne, restano il rilievo (basso-materiale)
la dismissione, l'attenuazione, l'eufemismo
Cosa Vuole Una Donna?
(qui sta succedendo qualcosa che non dovrei vedere)
pas-tout: non esiste rapporto sentimentale, il sesso basta.

Per-versione
Non lo sei abbastanza, non riconosci
le cinghie, le maniglie, i frustini
la mistica del peccato, le carni trapassate dalla furia del sacro
a voi piace soffrire?
che cosa vedi dentro una gabbia: pulito/sporco, vuoto, animali
in ordine, la camicia da notte usata, igiene poca
e l'offerta del sangue: non mi alletta che l'allusione nella ferita,
il contenimento del graffio, la promessa dalla gola in trazione
e poi la cura del padrone, dopo i calci
non giochiamo a questo gioco (ma mère)


JONIDA PRIFTI(E)

Dridhur në fyt (E) Shpërthyer ne gojë
A si arma e ariut në Bar Barìu me Cjapt në cep kërkon një Çik Çakmak mak mak mak Deti me Damën si Dhia me Dhelprën Enden të bëjnë Ëmbëlsira të Ëmbla si në Ënder kanë Frikë ndërkaq Gomarica godit me Gjoks Hi hi hi hijen e Irakliut është Janar ejani Këtu mblidhuni Këtu me Limë tek Llozi Llogaritni Mami le Namë ua ua ua Namë mami je me Njollë jo si Njërka OOOh Otranto Otranto ore Plak me Pishtar je Plak poshtë tash Qetë me Rota Rrotull vrapojnë tek Spiro Spira Spia voi Spirate Spiate Shokët nëpër Shi Shejtan je Tapë je fare je Tapë Turp të Them Turp me Thikë në thembër pastaj UR pa Ujë URRA URRA në Vizionin e Xixellonjave xixat tek Xhami shkelqejnë Yjet e Zeza ndërkaq Zhapiku pickon XhaxhinVibrato in gola Esploso in bocca
A come l'Arma dell'orso al Bar il pastore con le Capre all'angolo chiede un accendino il mare con la Dama come la capra E la volpe che cercano di Fare dolci molto dolci come nel soGno Hanno paura intanto che l'asina colpisce nel petto l'ombra di Irakli, è gennaio, venite qui, raccoglietevi qui con le Lime e le Leve, calcolate! Mamma sei uno zimbello mamma Non la macchia come la matrigna OOOTranto Otranto, tu vecchio con la fiaccola sei vecchio sotto, te lo dico io Placido in Quota con le Ruote corrono da Spiro che spira spia voi Spiate gli amici durante la pioggia SaTana sei Ubriaco Vergognati con il coltello nel tallone poi ponte senza acqua PONTE PONTE nella visione delle lucciole che illuminano il vetro scintillano le stelle nere intanto la lucertola punge Zio


LIDIA RIVIELLO

Sonnologie
mentre cerchiamo di rendere memorabile l'intero volto del mondo un potere deviante ci conduce verso quel certo sonno derivato dai mondi che guardiamo e poi nella macchina senza conducente fino a toccare una sconosciuta mente che si ciba di quel che l'istituto lascia acceso tra le proprie vetrate
si dorme ancora nel mondo al mare sulla spiaggia molto meno al cinema ancora tanto in treno sulle superfici di un conflitto.

I
i clienti si spingono oltre il sonno nel vetroresina trattato
l'infusione sottovuoto è carissima
solo sulle barche se lo permettono un sonno per intero.
II
provenire da un paradiso reinvestire nel poker
l'istituto lascia accese le vetrate
aperte le sedie a sdraio all'ingrosso
che non vedi ancora sulle spiagge
in questo sonno
solo il cinque per cento dei sogni
contiene palme mare sabbia tropicale.
III
l'istituto lascia accese le vetrate
sulle sponde molti uomini decidono
se farsi fotografare prima del sonno
sul controllo delle nascite dei futuri insonni sono stati scritti interi trattati.
si fa presto a sostituire questo trattato visivo,
la ventraia dipinta in un angolo della sala
con il panorama delle seychelles taggato alle spalle.
IV
il cliente non reagisce all'ingerimento di salmone
quelli nelle balaustre fredde del riposo dicono che i diversi livelli di difficoltà
impediscono la rimozione delle strutture,
anche del fitness
non vengono ascoltati e per fortuna si dorme
si sognano i cavalli
così come sono stati sempre rappresentati.V
qualcuno suggerisce di intenderlo come splendore del rudere,
l'addestramento al sonno, un'attività che può dirsi del momento
ma nel bosco si fa fatica a convincere tutti
dell'infondatezza di un qualsiasi prodotto
pensato per il suo tramonto.
VI
la performance divora l'azione politica
fuori dal mercato avremmo un altro aspetto, ma la minoranza di cose sagge e meravigliose ne conosce talmente che l'indotto, il marchio, il riciclo fioriscono indisturbati nel tribal
andrea mantegna non viene esposto
per un equivoco fra prospettiva e orizzonte di attesa.
VII
il sonno non è assicurato
sull'isola il cliente teme un colpo di sonno
un colpo solo
andato a fondo nella preistoria, sul dorso del pesce si raffigura nel binocolo il naufragio del materno.
assiste alla sindrome lattea del dormiente successivo,
non si possono sognare mani ma capita di forare il male senza impedire una nascita.

(testi tratti da 'Sonnologie', edizioni Zona contemporanea, 2016)


FRANCA ROVIGATTI

da "Poesie Oggetto"
Queste poesie sono oggetti. Esse preesistono alla scrittura. Ma per scriverle, prima di tutto bisogna averle viste in quanto oggetti (ci si può girare intorno, guardando da lontano e da vicino) (se antropo o teriomorfi vanno guardati negli occhi) (è consigliabile misurarli) (bisogna registrare i suoni che emettono). Solo allora si può attirarli dentro la scrittura. Il territorio in cui gli oggetti si aggirano e situano è di incerta ubicazione. Ma grosso modo si può dire che si trova nella sottile intercapedine tra il dentro e il fuori, sulla soglia dei respiri, nell'imballaggio dei pensieri. In quell'area di confine quotidianamente, purtroppo, una buona quantità se ne frantuma, ma altri se ne vanno sempre costruendo in qualche oscuro, ignoto, opificio: sicché ogni giorno, se ci si mette nei posti giusti, si può assistere agli arrivi, vedere l'affollarsi e lo sgomitare dei nuovi venuti. Gli oggetti ruotano lentamente su se stessi, si obliquano, variando gli assi: così da rendersi visibili da ogni angolazione. Può sembrare che gli oggetti compaiano come ologrammi di frammenti corporei, ma prendono pure la forma di cuspidi di campanili, sezioni di ponti, osceni sponsali di rifiuti, stomachi di cammello, frazioni algebriche, ruote.

Questa poesia è grassa come un tordo.
Questa poesia è sorda come un sordo.
Ostinata si arrocca
in un mutismo merlato
fitto di punte e di bastioni.
Suo senso vero è difesa
molle corazza contro gli spadoni
posto di avvistamento senza resa.
(Anche se la campagna attorno è vuota
non un nemico per miglia e per chilometri
in questo inverno desolato)Questa poesia che qui compare
è il viaggio
che muove occhi e cuore
che torce l'anima a languore
al luogo stretto e muto
al lasciato
al trovato, al perduto.
Fervida, insana
muove colline a piacimento
trattiene i fiumi al vento
apre i mari e li spiana
sotto code di nave
si avventa nel deserto
vuota il porto.
Via delle ambre e spezie, della seta
attraversa regioni, continenti
nulla contiene, passa
e viaggio è propria meta
via del sale, dei canti
via che avanti
spossa.
Con sé non porta nulla
trae fiato dal futuro
dal muro, il ponte
dall'alta vista che concede il monte.
È strada, occhi, fuga
è vita che si smaga
dietro ogni canto
all'angolo del riso
nel beato, salato
percorso del pianto.


LISABETTA SERRA

Le mattine d'inverno pigre
di nebbie indecise, sullo stretto balcone
del cortile stanno le belle pakistane
in veli verdi e viola
accoccolate in preghiera di sole
o, dicono i vicini guardoni,
a fumare il narghilè
"ciao bella" grida la piccina
neretta che pare mia figlia
nello sventolìo di lenzuola fiorate
nella mattina che il sole
non c'è ancora, vola la nostalgia
in veli arancio e viola

Farfalle iridate
Farfalle iridate del Brasile
unite a comporre un paesaggio
di monti turchesi con gialli-
arancio e violetti (dietro un vetro
in un vassoietto) giunte
a fine guerra in un pacco dono
che conteneva caffè zucchero biondo
e una maglietta rossa
con bordo biancoblu
eleganza oltre marina odorosa
di quella lontana cui
forse appartenevo
col Mato la Lagoa Dos Patos
delle fotografie di mio padre
e la perduta saudade di mia madre
così straziante e bella nei suoi vestiti
anni trenta dalla vita lunga,
di profilo perfetto
i grandi occhi morati
come ti ho amata madre mia esiliata
che ora mi ritorni in volo felice
fulmineo un colibrì di luce
un beja-flor


STEVKA ŠMITRAN

L'erba
Cade la grandine sull'erba
che svanisce schiacciata
a filo di terra -
da parte dell'erba io parlo
e di ogni altra cosa ferita -
un fuoco incrociato senza
spargimento di sangue
nessuno se ne accorgerà
non combatteva,
cresceva soltanto l'erba.
Trattengo il respiro, le parole
soffocano in un imbuto.
Come fronteggiare il nuovo ordine di cose
su questa piana di battaglia
potrà mai ritrovare la dignità quest'erba
che il profeta Isaia consacrò alla gloria?

La farfalla
Il giardino è tutto tuo nella memoria brodskiana,
molta luce hai visto, ogni profumo hai sentito
dicono gli uccelli
io non conosco le tue vere intenzioni
so che indossi la solitaria bellezza
per ogni nettare altri colori dispieghi
come la vestale del giorno che si trattiene alla corte
il passo è felpato dalla fretta delle brevi ore
metti gli orecchini ai fiori più profumati
mentre il cielo scende basso per vederti.


MARCIA THEOPHILO

Cosa sognano gli alberi nella notte


I lecci, le querce quando dormono
Mentre gli animali si aggirano
errando alla ricerca di cibo e amore
dove si nasconde il concetto di vita.
Odori fragranti, sementi aeree,
un crepuscolo vegetale
aderisce alle cortecce,
ritmo ondulato che emerge
nelle notti rugiadose,
È un'immensità di ossigeno
e di profumi che con il vento
si dirama fra le pianure e fra la gente.
Il verde invade,
antiche voci di veglie,
dai fiori purpurei
brillano costellazioni di stelle


La Terra corpo immenso, madre

corpo immenso, madre,
Il giorno e la notte si trovano
sotto un cielo squarciato fra terra e acqua
trema e riscopre il dolore.
Il pensiero cammina.
Spazi infiniti,
forse più del cuore,
come la pioggia bagna di lacrime terre lontane
e amori di infinito desiderio.
Malinconia spaziale,
l'acqua coi raggi del sole
si riunisce nell'altitudine
percorre con le nuvole
le distanze fra popoli.
con la loro memoria sono onde
l'universo pulsa assieme.
Dall'imbrunire all'alba
sotto un cielo squarciato fra terra e acqua
la brezza dell'aurora ridestata,
segnale di pericolo, di mutamento.
L'avvolge in un intenso polverio,
e la città riscopre il dolore,
che la invade dal ventre della terra.
Si mescolano preghiere nel disordine,
portate dal vento, nuvole arenose,
uccelli cantori impazziti
pensano con il vento e vanno le foglie,
Alberi! Io vi chiamerò per nome:
Claraybas, Maçaranduba, Jacarandà,
Pitanga, Araçà-mirì, Ibirapitanga.
E Acero Montano, Faggio, Roverella,
Quercia, Pioppo, Olmo Campeste
canteranno tutti assieme.


SARA VENTRONI

Da "La sommersione" (Aragno, 2016)

I La danse: variazione da Burnt Norton

Aspettavamo e non è accaduto.
Non doveva essere e invece è stato.

Adesso che si rompono le cose esistono.
L'ordine sconosciuto danza dentro la frattura: qui convergono
la crescita delle piante domestiche, le confessioni all'aria aperta
la vocazione alla clausura, il saluto ai morti, l'evasione
il riso sugli sposi, la mano armata
la fuga da casa, il sonno leggero, il ritorno alla ragione.
Quello che siamo stati
e quello che non siamo ancora
adesso sono insieme
movimento di frantumi
finiti e commensurabili
perché intero è il limite
: il finito è il nostro per sempre.
***
Cammini coi sassi in tasca.
Dall'alto guardi i passi che scendono
tra le canne di bambù
dove corrono i ratti.
Una volta d'estate hai rubato dei fichi.
La donna della baracca
ti ha invitato al cinodromo.
Avete preso da bere
sulle palanche
ma le zanzare vi hanno rovinato
le caviglie.
Il bancone non era pulito.
Le vespe ronzano dentro la testa
come in un tronco morto.
Tu cammini con i sassi in tasca
sul pelo dell'acqua.



Biografie

Silvana Baroni
Ha scritto testi teatrali: "Le infinite metà del mondo", "L'amore è una scatola di biscotti", "Liti d'amore con Neruda, "Lampi".
Ha pubblicato:
1992 "Tra l'Io e il Sé c'è di mezzo il me" - aforismi e grafica - Il Ventaglio ed.
1994 "Stagioni" - poesia - Il Ventaglio ed.
1997 "Acquerugiola-acquatinta" - haiku e grafica - Dell'oleandro ed.
1998 "Nodi di rete" - poesia - Fermenti ed.
2001 "Ultimamente" - poesia - Fermenti ed.
2002 "Il tallone d'Achille di una donna" - poesia - Fermenti ed.
2005 "Alambicchi" - 14 racconti - Manni ed.
2006 "Nel circo delle stanze" - poesia - Fermenti ed.
2007 "Neppure i fossili" - aforismi, grafica e pittura - Quasar ed.
2011 "Il bianco, il nero, il grigio" - aforismi - Joker ed.
2012 "Perdersi per mano" - poesia - Tracce ed.
2013 "ParalleleBipedi" - aforismi - Città del sole ed.
2013 "Criptomagrittazioni" - poesia - Onyxeditrice
2014 "Il doppiere e lo specchio" - aforismi- La Mandragora ed.
2015 "Lampi" - aforismi - La città e le stelle ed.
2016 "Le quinte, le frasche, le dune" - poesia - Robin ed.
2016 "Fuori dalle orbite, nulla di cosmico" - aforismi - La Mandragora ed.
Suoi racconti, poesie, aforismi, saggi sull'arte e sulla comunicazione sono stati ospitati in varie antologie e riviste letterarie (Il cavallo di Cavalcanti, Capoverso, Poeti e Poesia, Fermenti, Le voci della luna, Il Segnale, La clessidra, I fiori del male, Universitalia, La mosca di Milano, Literary...) e blog letterari (Aforisticamente, L'ombra delle parole, La presenza di Erato, La macchina sognante, La Recherche, Le reti di Dedalus, Il giornalaccio, Cortocircuito...)

Gladys Basagoitia Dazza
(Lima Perú 12/12/1935). Cittadinanza italiana, Biologa, Dirigente Sanitaria, 18 libri di poesia pubblicati, di cui 6 bilingui, presente in numerose antologie e riviste in Perú, Italia, Brasile, Portogallo, Argentina, Colombia, Nicaragua, USA. Premiata in concorsi Nazionali e internazionali, fra gli altri: Peces Ebrios, Premio J.M. Arguedas Lima 1969, Premio Nuove scrittrici 2005 per Rêveri, Oceano de luce Premio Internazionale di Poesia Camaiore 2014, per la Narrativa (Il fiume senza foce seconda Edizione), (del Sorriso del fiume) Premio Internazionale Città di Salò 2009, Premio Prata P.U. 2009, e Premio Anguillara Sabazia. Performer, con le sue poesie ha partecipato in diverse città di Italia, in Perú e a San Francisco. Ha tradotto soprattutto poetesse dall'italiano in spagnolo e viceversa. Il suo libro bilingue di poesie "Empireo della rosa", Fara Editore, è uscito nel 2016.Franca Battista
Nata a Fontana Liri (FR), dove vive ed opera nel campo delle arti visive, della didattica e della poesia. Si è formata artisticamente all'Accademia Delle Belle Arti di Roma ed ha esposto in personali e collettive realizzando opere pitto-grafiche, video-performance ed installazioni verbo-visive in cui prevalgono implicazioni antropologiche e culturologiche con riferimento specifico alla sua terra. Nell'ambito della didattica ha attivato laboratori per lo sviluppo della creatività grafica e linguistica e curato pubblicazioni di settore. Da anni si dedica alla poesia pubblicando le raccolte "Cinigia" (Romberg, 1995); "Arsura" (Tracce, 1999); "Falene" (Dismisuratesti, 2000); "Chiose sulla chiusa" (Tracce, 2003); "Lacinie" (Tracce, 2004); "Ninfa al rito" (Fortino, 2014); "Seropirico" (Tracce, 2014); "UpupAmica" (Tracce, 2014); "Torna il torrente" (Legambiente, 2015); "L'anatra in filigrana - Mille Lirihaiku" (Empiria, 2016) e ricevendo prestigiosi riconoscimenti tra i quali: "Prometeo d'argento", premio del Presidente della Repubblica al concorso letterario "La donna si racconta", Pesaro 1994; primo premio al concorso internazionale "Nuove scrittrici", Pescara 1998; primo premio "Primavera Haiku", Milano 1999; premio internazionale "Gapliveri Haiku", Isola d'Elba 2010; premio internazionale "Capoliveri Haiku", Isola d'Elba 2012; premio internazionale "Capoliveri Haiku", Isola d'Elba 2014. Ha partecipato ad importanti eventi poetici ed ha curato originali antologie di poeti nazionali ed internazionali. I suoi testi sono inseriti in numerose antologie.

Maddalena Bergamin
Nata a Padova nel 1986, vive a Parigi. Ha studiato all'Università Ca' Foscari di Venezia e alla Sapienza di Roma. È dottoranda alla Sorbonne, dove insegna. Si occupa di poesia femminile contemporanea, secondo un approccio psicoanalitico lacaniano. In poesia, ha pubblicato per Giulio Perrone il volume "Comunque, la pioggia" (2007). La sua seconda opera, intitolata "Scoppieranno anche queste stagioni", è inclusa nel "XII Quaderno di poesia contemporanea" (Marcos y Marcos), con la prefazione di Fabio Pusterla. Alcuni testi inediti sono presenti in "Quadernario 2016" (Lietocolle), curato da Maurizio Cucchi. Un suo studio sulla poesia di Lidia Riviello è apparso in "Quaderni del Novecento XIV. Parole, immagini, serialità", 2014.Mariella Bettarini
Nata nel 1942 a Firenze, dove vive. Dagli anni Sessanta ha collaborato a più di centocinquanta tra giornali e riviste. Nel 1973 ha fondato (e da allora diretto) il quadrimestrale di poesia "Salvo imprevisti", che nel 1992 ha preso il titolo de "L'area di Broca", semestrale di letteratura e conoscenza. Dal 1994, con Gabriella Maleti (che purtroppo è scomparsa il 27 marzo 2016) ha curato le Edizioni Gazebo.
Ad iniziare dal 1966 ha pubblicato più di trenta tra libri e plaquettes di poesia, testi antologizzati nel 2008 nel volume "A parole - in immagini", mentre è del 2010 l'uscita dell'e-book "Poesie per mia madre, Elda Zupo" (www.larecherche.it). Ha inoltre pubblicato otto volumi di narrativa e due di saggistica. È presente con prefazioni ed interventi critici in numerosissimi volumi di poesia, antologie e saggi. Negli anni Settanta ha tradotto (e pubblicato in riviste e in volume) scritti di Simone Weil. Assieme ai genitori di Alice Sturiale ha curato "Il libro di Alice" (Rizzoli 1997; varie ristampe nella BUR). Nel 2003 e nel 2004, nelle Università di Roma "La Sapienza" e di Chieti sono state discusse due tesi di laurea sulla sua poesia.

Elisa Biagini
Vive in Italia dopo aver studiato e insegnato negli Stati Uniti per vari anni. Sue poesie sono uscite su varie riviste e antologie italiane, americane e non solo (fra le più recenti "Nuovissima poesia italiana" Mondadori, 2004; "Parola plurale" Sossella, 2005). Ha pubblicato sette raccolte poetiche, alcune bilingui, fra cui "L'ospite" (Einaudi, 2004), "Fiato. Parole per musica" (Edizionidif, 2006), "Nel Bosco" (Einaudi, 2007), "The guest in the wood" (Chelsea editions, 2013 - "2014 Best Translated Book Award"), e la recente, "Da una crepa" (Einaudi 2014). Sue poesie sono tradotte in inglese, spagnolo, francese, portoghese, giapponese, croato, slovacco, tedesco, albanese, russo, arabo e cinese. Ha partecipato ad importanti festival italiani e internazionali (fra gli altri, in Italia: "Festival della Letteratura", Mantova; "Festival Poesia", Parma; "RomaPoesia", Roma; e all'estero: "Stanza-Scotland's International Poetry Festival", St. Andrews, Scozia; "Dubai International Poetry Festival", UAE; "poesiefestivalberlin", Berlino; "International Writers Workshop", Hong Kong, "Struga Poetry evenings", Struga, Macedonia, "Poetry Parnassus", Londra, Inghilterra; "Printemps des poètes", Lussemburgo; "Queensland poetry festival", Brisbane, Australia; "Festival Internacional de Poesia de Granada", Nicaragua; "Xu Zhimo Poetry and Art Festival", King's College, Cambridge, Inghilterra. È inoltre traduttrice di poesia americana e, oltre ad alcune raccolte di poetesse americane contemporanee, ha curato il volume "Nuovi poeti americani" (Einaudi, 2006). Infine, insegna Scrittura Creativa (Poe­sia), Travel Writing e Storia dell'Arte in Italia e all'estero e, oltre a collaborare con artisti visivi, coreografi e musicisti, è artista visiva lei stessa.
www.elisabiagini.it

Tomaso Binga
Nata a Salerno nel 1931, vive e lavora a Roma. È stata docente presso l'Accademia di Belle Arti di Frosinone. In arte ha assunto un nome maschile per contestare con ironia e spiazzamento i privilegi del mondo maschile. Si occupa di scrittura verbo-visiva ed è tra le figure di punta della poesia fonetico-sonora-performativa italiana.
Con le sue performance "femminismo poetico anni '70" ha partecipato a tutte le battaglie per i diritti dei più deboli, delle donne e degli artisti, anche attraverso il costante lavoro dell'Associazione culturale "Lavatoio Contumaciale", che dirige in Roma dal 1974, e della "Fondazione Filiberto Menna", di cui è Vice Presidente, in Salerno dal 1992.
Ha preso parte a più di 1800 manifestazioni tra mostre, rassegne, festival di poesia sonora e performativa in molte città italiane e straniere.
Tra i suoi progetti visuali e sonori segnaliamo: "Scrittura asemantica" (1972); "Scrittura vivente" (1976); "Carta da Parato" (1976); "Ti scrivo solo di Domenica" (1977); "Dattilocodice" (1978); "Biographic" (1983); "Riflessioni a puntate" (1991); "Manoscritti ritrovati" (1995); "Ideazione/Esecuzione, progetto multimediale in progress" (1997); "Bolle catodiche" (1998); "Picta/Scripta" (1999); "Dittici Interscambiabili" (2001); "Dis/Appunti quotidiani" (2006); "Scritture marine" (2009); "Scritture petrose sonore" (2010); "Scritture in rotazione" (2014); "Messaggi fioriti" (2015; Omaggio ai Font).
Ha realizzato numerose pièces su nastro, alcune delle quali documentate nelle audio riviste "Baobab" e "Momo". Numerosi i Premi ricevuti e le Tesi sul suo lavoro presso Università e Accademie di Belle Arti.

Donatella Bisutti
Poetessa, scrittrice, traduttrice, giornalista. Ha pubblicato di poesia "Inganno Ottico", Guanda, Premio Montale Inedito; "Colui che viene", Interlinea, Premio Camposampiero; "The Game", Gradiva, New York; "Rosa Alchemica", Crocetti, Premio Camaiore, Premio Lerici Pea, Premio Laudomia Bonanni; "Un amore con due braccia", Lietocolle, Premio Alda Merini; "Dal buio della terra", Empiria; "Duet of Life", Yumpa, Kyoto; il romanzo "Voglio avere gli occhi azzurri", Bompiani e il saggio "La poesia salva la vita", Feltrinelli; i libri per introdurre i ragazzi alla poesia "L'Albero delle Parole", "Le parole Magiche" e "La Poesia è un orecchio" (tutti Feltrinelli Kids). Ha fondato la rivista "Poesia e Spiritualità" e attualmente dirige la rivista "Poesia e Conoscenza", www.poesiaeconoscenza.it. Redige su "Poesia" la rubrica "La poesia italiana all'estero". Ha partecipato a numerosi festival internazionali, tra cui recentemente il Poetry Reading in Kyoto, 2014 e il Poetic Heart 5th Edition 2016 a Dubai, e residenze di scrittura tra cui la prestigiosa fondazione americana Bogliasco Foundation, di cui è Fellow, e organizzato numerosi eventi culturali collegati alla poesia in Italia e all'estero. Organizza eventi di poesia a Milano in sinergia con l'Unione Lettori Italiani del cui direttivo fa parte.

Maria Teresa Carbone
Giornalista, autrice e traduttrice, si è avvicinata alla scrittura poetica tardi e lentamente. Suoi testi sono apparsi su riviste italiane e straniere.Alessandra Carnaroli
Nata nel 1979, pubblica "Taglio intimo" (Fara, 2001), "Femminimondo" (Polimata, 2011), "Sei Lucia" (Isola, 2014), "Elsamatta" (Ikonaliber, 2015). Suoi testi sono inclusi nelle antologie "Bastarde senza gloria" (Sartoria Utopia, 2013), "Femminile Plurale" e "S'agli occhi credi" (Vydia editore, 2014, 2015).

Anna Cascella Luciani
(Roma, 20 febbraio 1941) ha pubblicato "Le voglie" in "Nuovi Poeti Italiani, 1", Torino, Einaudi, 1980; "Tesoro da nulla", Milano, Scheiwiller, All'Insegna del Pesce d'Oro, 1990, premio "Laura Nobile", premio Mondello opera prima (in entrambe, parole di Franco Fortini in introduzione e risvolto di copertina); "Piccoli Campi" con una "Nota" di Giovanni Giudici, Grottammare, Stamperia dell'Arancio, 1996, premio Sandro Penna, e Procida, Isola d'Arturo - Elsa Morante; "i semplici", Roma, Il Bulino, 2002; "Tutte le poesie (1973-2009)", introdotte dal critico letterario Massimo Onofri, Roma, Gaffi Editore, 2011, premio Luciana Notari; "Gli amori terreni (2009-2012)", Brescia, Edizioni L'Obliquo, 2016, con una "Nota" di Marco Corsi. Le numerose collaborazioni con artisti, tra cui Ettore Spalletti, Achille Pace, Tommaso Cascella, con editori d'arte, e incisori, come André Beuchat, "Alma Charta", Luciano Ragozzino, "Il ragazzo innocuo", e altri, hanno portato, nel 2009, ad una mostra delle sue poesie in edizione d'arte, alla Biblioteca Vallicelliana di Roma, curata da Fabio Guindani. È autrice di saggi tra cui "I colori di Gatsby - Lettura di Fitzgerald", Roma, Lithos Editrice, 1995. Ha raccolto in volume le traduzioni per Emily Dickinson in "Rosso, purpureo, scarlatto", Brescia, Edizioni L'Obliquo, 2011. Per RadioRai ha scritto il radiodramma "Bolero", curato rubriche di poesie e recensito testi di letteratura angloamericana ed inglese. Nel 2008 ha ricevuto il premio Tarquinia-Cardarelli per la poe­sia.

Laura Cingolani
Nata ad Ancona, vive a Roma. Esplora poesia lineare, sonora, performativa, visiva, elettronica. Si è laureata alla Sapienza con una tesi su Amelia Rosselli. Ha fondato con Daniele Salvati il progetto sonoro Idrante, laboratorio di computer music e voce. Con Fabio Lapiana fa parte del duo Esse Zeta Atona: voci e scritture che sperimentano la poesia come suono, rumore e performance dell'improvvisazione.
Ha pubblicato in antologie ("Empirìa", "Venerea", "Fondazione Baruchello", "NoReply", "Le Lettere", "Chain Links", "Nino Aragno", "Fusibilia") e riviste ("Liberatura", "Catastrophe", "Accattone", "Aufgabe", "Le reti di Dedalus").
Nel 2015 viene selezionata come finalista al Premio Nazionale Elio Pagliarani con la raccolta inedita "Mangio alberi e altre poesie". Nel 2016 è uscito il suo album musicale "Elektromeals and other concrete stories" con l'etichetta musicale indipendente Selva Elettrica.Alessia D'Artino
Nata a Roma l'11/ 06/ 75. Si appassiona di musica, poesia e letteratura prestissimo: a 14 anni inizia a studiare percussioni e nell'anno in cui consegue il diploma artistico suona già in diverse band. Batteria, basso e chitarra saranno la base e la ricetta dell'eclettismo "scambista" che sarà l'anima di uno dei primi gruppi punk capitolini al femminile: le Fuckin' Barbies, per le quali lo scambio di strumenti musicali è un'urgenza che non conosce strategia. Pubblica nel 2006 con la casa editrice "clandestina" I Figli Belli (Roma) la sua prima raccolta di poesie "41 Geminytwinz (In G-Blue's Syrup 75)". Diplomata all'Accademia della Critica e del Giornalismo Musicale di Roma, collabora con le testate "Metal Shock" e "Rockerilla": con quest'ultima scrive per diversi anni, prima di trasferirsi a Berlino nel 2006, dove - come Dj, promoter e musicista - è presente ed attiva nella scena underground così tanto da definirne lo stile ed i contenuti futuri. Suo è il concept di "Poopsy Club", uno dei party che hanno formato ed ispirato di più la scena queer/alternativa berlinese ad oggi, e dell'evento "Drone - Techno Industrial Injektion", all'interno del party queer "Gegen", serata della quale è curatrice e Dj resident. Vive a Berlino da dieci anni.

Sara Davidovics
Poeta, performer e artista intermediale è nata nel 1981 a Roma dove vive.
La sua ricerca ruota attorno al concetto di sovrapposizione cognitiva tra immaginazione, memoria e dati di realtà. Il luogo indagato è sempre quello della soglia e della relazione tra i segni come operazioni crossover, contaminazioni, (ri)mappature. Utilizza materiali poveri, talvolta "recuperati", intervenendo direttamente nell'ambiente con installazioni diffuse ed happening, coinvolgendo spesso il pubblico e lavorando sull'utilizzo performativo della voce.
È autrice di scritture lineari e visuali, video-poesie, partiture per voce, libri-oggetto.
In volume ha pubblicato: "Corrente" (Zona, 2006); "D'acque", opera finalista al Premio Antonio Delfini, (Galleria E. Mazzoli, 2006); "Pendìci" (Plaquette d'artista, Ogopogo, 2007); "Corticale" (Onyx, 2010), in versione e-book (2014). "Oz, viaggio astratto su quattro punti cardinali e una Coda", in concorso al Premio Elio Pagliarani, (Edizioni Oèdipus, 2016).
Tra le ultime mostre: PESCARE, installazione - doppia personale, Galleria 16 CIVICO (Pescara). 4+1 - personale, Galleria Interno 14, Roma; Land Art al Furlo, VI ed. - collettiva - Parco Museo Sant'Anna del Furlo, Marche; Generazione Y - collettiva - Museo MAXXI.

Nicoletta Di Gregorio
Nata e lavora a Pescara. È Vicepresidente della Fondazione Pescarabruzzo. È stata Presidente delle Edizioni Tracce e dell'Associazione Editori Abruzzesi.
Ha pubblicato i libri: "Volo il tempo", Edizioni Controvento, 1979; con le Edizioni Tracce: "Ai bordi della trasparenza", con immagini di Elio Di Blasio, presentazioni di Alberto Cappi, Maria Augusta Baitello, 1989; "Circolarità del sogno", prefazione di Plinio Perilli, 1993; "I segreti dell'ombra", prefazione di Márcia Theóphilo, 1998; "L'alba dell'invisibile", prefazione di Maria Luisa Spaziani, 2001; "Il cielo dissolve", prefazione di Dante Maffia, postfazione di Stefania Lubrani, 2004; "Il respiro dell'ametista", presentazione di Walter Mauro, 2008; "Vertigine d'acqua", introduzione di Tara Gandhi Bhattacharjee, "A immagine persa", prefazione di Davide Rondoni, Pegasus Edition, 2015. Sue poesie sono state tradotte in serbo-croato, francese, inglese, russo e romeno. Ha partecipato a letture pubbliche, manifestazioni e festival nazionali ed europei.
Per le sue opere poetiche e per la sua attività culturale ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui per la sua attività culturale: "Histonium" 2000; "L'integrazione Culturale per un mondo migliore" 2011, organizzato dal Consolato dell'Ecuador a Milano; "Arsita" 2012; "AEA" 2013; "Montefiore" 2013; "Pontremoli" 2014; "Premio la sirena" 2016; "2 Premio amico rom" 2016; "Premio Comunicare l'Europa" 2017; "Montefiore" 2013; "Pontremoli" 2014.
Per la sua attività poetica: "Saturo d'argento" 2009; "Roberto Farina" 2010; "Laudomia Bonanni" 2010; "Un Bosco per Kyoto" 2010; "Poesia via SMS, dietro il paesaggio" 2012; "Lago Gerundo" 2012, "Premio Camaiore" menzione speciale 2016.

Rita (nome arabo Ghita) El Khayat
Psichiatra, scrittrice e antropologa. Considerata una tra le più importanti intellettuali del Marocco e del Maghreb. Ha pubblicato numerose opere sull'universo della psichiatria e sulla condizione esistenziale delle donne nel mondo arabo. Medico, etno-psichiatra (prima donna psichiatra in Maghreb), psicoanalista e scienziata, fa parte di quel manipolo di donne dalla doppia appartenenza culturale, araba e francese, che hanno deciso di scrivere in lingua francese. Ha pubblicato 40 libri e circa 700 articoli sulla condizione della donna nel mondo arabo e sull'universo della psichiatria. Nel 1999 è stata la prima e unica donna ad aver scritto a un sovrano. La lettera, indirizzata al giovane re Mohammed VI, quattro mesi dopo la sua incoronazione, è stata denominata "Epitre d'une femme à un jeune monarque" ('Epistola di una donna a un giovane monarca').
Cittadina onoraria di Pescara dal 2006. Cittadina italiana d'onore dal 2007 come figura d'eccellenza che si è distinta nel nostro Paese per alti meriti in campo sociale, scientifico e culturale. Membro d'onore del PEN Club Italia e membro del comitato scientifico del movimento mondiale 'Science for Peace', creato dal Prof. Umberto Veronesi. Candidata al Premio Nobel per la Pace nel 2008, Rita El Khayat è stata decorata Cavaliere dell'Ordine del Trono Alaouite, Ufficiale dell'Ordine Nazionale al Merito e Cavaliere Wissam delle Arti e delle Lettere.

Claudia Falasca
Da 15 anni persegue lontananza dall'ambiente poetico mainstream, con dispersione, distruzione e non riproducibilità dei testi, spesso presentati con pseudonimi diversi.
Le poesie di Klaus Miser si aggirano in circuiti inconsueti, da bar a spazi occupati, dalle strade statali ai queer party, da eventi femministi a festival di teatro, dall'Historischer Kataster di Berlino al Cocoricò di Riccione alle stazioni di servizio in Svizzera.
I suoi progetti sono spesso performance miste con musicisti, danzatori, artisti visivi e fotografi (Jochen Arbeit, Paul Beauchamp, Jacopo Benassi, Dafne Boggeri, Silvia Calderoni, MP5, Fabrizio Palumbo, Cristina Kristal Rizzo, Alessandro Sciarroni).
Solo nell'ultimo triennio le poesie sono state pubblicate:
"Kill Your Poet" - Galleria Fragile Continuo
"pescarababylon" - Collana Isola
"Non è un paese per poeti" - Edizioni Prufrock spa
"Poesie nelle pagine seguenti"
I testi sono tratti da "Non è un paese per poeti", liberamente modificati dall'autrice.Anna Maria Farabbi
Poeta, narratrice, saggista, traduttrice. Tra le sue ultime pubblicazioni, ricordiamo: per la poesia "Dentro la O", Kammer edizioni, 2016, "Abse", Il ponte del sale, 2013; per la narrativa: "leièmaria", Lietocolle, 2013; per la narrativa ragazzi "Caro diario azzurro", Kaba edizioni; per il teatro: "La morte dice in dialetto", Rossopietra, 2013; per la saggistica: "Louise Michel, è che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica", Il ponte editore, 2017, Perugia, da Unicopli nel 2014; per la poesia per ragazzi: "Talamimamma", Terra d'ulivi. Nel 2015, per Terra d'Ulivi ha curato l'opera postuma di Claudia Ruggeri, "Uovo in versi" e, ugualmente postuma, "Erotica" di Maria Grazia Lenisa per Lietocolle. Dirige la collana "Signature" per Terra d'Ulivi e la collana "Una via altra di pane, tavola, vino e molto silenzio" per Lietocolle.

Francesca Farina
Nata in Sardegna, fonte di infinite suggestioni raccolte nel suo romanzo mito-biografico "Casa di morti". La lettura e la scrittura sono state da sempre la sua più forte passione, un dono impensabile ma profondamente amato, tanto che ha cominciato a redigere i suoi diari all'età di tredici anni e oggi ammontano a circa cento quaderni. Ha compiuto gli studi classici a Siena e quelli universitari a Roma, laureandosi in Lettere Moderne e perfezionandosi in Letteratura Italiana. Dal 1986 collabora in qualità di critico letterario alla rivista accademica "Esperienze Letterarie", diretta dal professor Marco Santoro, dell'Università La Sapienza di Roma. Nel 1998 ha pubblicato il libro "Framas", che ha ottenuto numerosi riconoscimenti e consensi. Nello stesso anno, è risultata finalista al Premio Diaristico Nazionale Pieve-Banca Toscana, presieduto da Saverio Tutino, con i suoi diari relativi agli "anni di piombo" 1977/78. Nel 2000 è stata segnalata con le poesie "Sulle ali dell'Angelo" al Premio Internazionale Eugenio Montale, presieduto da Maria Luisa Spaziani, e nello stesso anno ha ricevuto il secondo premio ex-aequo "Tracce" di Pescara con la sua raccolta di poesie dal titolo "Nature morte". Ancora nel 2002 è stata segnalata al Premio Internazionale Eugenio Montale con la silloge poetica "Metamorphosis" ed in altri concorsi poetici. Negli ultimi anni ha pubblicato tre plaquettes poetiche presso l'Editore Artista Claudio Granaroli, dal titolo "Fleurs", "Sonetti estremi", con Tomaso Binga/Bianca Menna, e "Lai". Nel 2008 ha ottenuto la Menzione Speciale al Premio Diaristico Nazionale Pieve-Banca Toscana per il suoi diari relativi agli anni 1987-88. Nel 2009 ha vinto il Premio Nazionale "Renato Fucini" per il Sonetto. Dal 2002 organizza ogni mese la Maratona dei Poeti a tema civile ed ogni anno nel mese di giugno il "Leopardi's Day", nel giorno anniversario della nascita di Giacomo Leopardi; inoltre, tra giugno e luglio, coordina "L'Isola dei Poeti", presso L'Isola Tiberina, a Roma, in collaborazione con Roberto Piperno. Ha in preparazione tre nuove raccolte poetiche per tre diversi editori e un nuovo romanzo. Il suo blog poetico-culturale è www.poeticontemporanei.blogspot.comBiancamaria Frabotta
Nata nel 1946 a Roma, dove vive. È docente di Letteratura italiana contemporanea all'Università La Sapienza. Ha pubblicato le raccolte poetiche "Il rumore bianco" (Feltrinelli 1982), "Appunti di volo e altre poesie" (La Cometa 1985), "Controcanto al chiuso" (Rossi & Spera Editori 1991), "La viandanza" (Mondadori 1995, Premio Montale 1995), "Terra contigua" (Empirìa 1999), "La pianta del pane" (Mondadori 2003, Premio Lerici 2003), "Gli eterni lavori" (San Marco dei Giustiniani 2005), "I nuovi climi" (Brunello 2007), "Da mani mortali" (Mondadori 2012), "Per il giusto verso" (Manni, 2015). Con l'artista Giulia Napoleone ha realizzato "Controcanto al chiuso" (Edizioni della Cometa 1994), "Ne resta uno" (Il Ponte 1996) e la cartella "Sopravvivenza del bianco" (Scheiwiller 1997). Vanno ricordati il romanzo "Velocità di fuga" (Reverdito, 1989, Premio Tropea 1989), la trilogia teatrale "Trittico dell'obbedienza" (Sellerio 1996) e le prose autobiografiche "Quartetto per masse e voce sola" (Donzelli 2009). Nell'ambito della letteratura di genere ha pubblicato l'antologia "Donne in poesia" (Savelli 1976) e la raccolta di saggi "Letteratura al femminile" (De Donato 1980). Ha inoltre pubblicato "Giorgio Caproni il poeta del disincanto" (Officina edizioni 1993) e "L'estrema volontà" (Giulio Perrone Editore 2010). Ha curato le antologie "Arcipelago della malinconia" e "Poeti della malinconia" (Donzelli 2001). Nel 2016 ha ricevuto il premio alla carriera dall'Associazione Don Liegro e dal Premio Fiumicino.

Giancarla Frare
Di origine veneta, Giancarla Frare si è formata alle Accademie di Napoli, Urbino e Venezia. Presente dal 1979 al 1987 con continuità nelle mostre organizzate dalla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, ha vinto, neI 1981, la Borsa di Studio del Museo d'Arte Moderna di Ca' Pesaro. Ha realizzato una ininterrotta attività espositiva che la vede presente in mostre individuali e di gruppo in Italia, Europa, America, Medio ed Estremo Oriente.
Le opere di Giancarla Frare sono presenti nelle collezioni permanenti di musei e fondazioni in Europa e America. Tra le più significative: Graphishe Sammlung Albertina, Vienna; Museo del Castello Sforzesco, Milano; Museo di Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; Istituto Nazionale per La Grafica, Roma; Museo di Ca' Pesaro, Venezia; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; Portland Art Museum, USA; Musei Civici di Bassano del Grappa, Museo Remondini; Museo d'Arte Contemporanea di Erice; Museu Do Douro, Portogallo; Galleria degli Uffizi Firenze; Museo dell'Arte Classica, Università La Sapienza, Roma.
La sua attività letteraria inizia con "Rasoterra" opera segnalata, nel 1994, al Premio Letterario Nazionale "Nuove Scrittrici", e segnalata, nel 1995, al Premio Internazionale "Eugenio Montale".
Vince nel 2006 il Concorso Letterario Nazionale "Scriveredonna" con il testo "Come confine certo", poi premiato al Premio Nazionale "Lorenzo Montano" nel 2008.
Menzioni speciali per la Sezione Prosa inedita, nel XXIX e XXX Concorso Nazionale "Lorenzo Montano".Anna Maria Giancarli
Nata a Roma, vive a L'Aquila. Dopo una intensa attività politica e di docente, si è dedicata completamente alla scrittura, soprattutto poetica.
Ha fondato il Premio Nazionale "Città dell'Aquila" intitolato a Laudomia Bonanni.
Ha pubblicato dieci libri di poesia e varie antologie. Suoi testi sono stati tradotti nelle lingue romena (antologia), spagnola (antologia), serba ed inglese e, soprattutto, sono stati utilizzati da vari maestri, tra cui Fausto Razzi, per composizioni musicali eseguite più volte in pubblico.
È presidente dell'Associazione culturale "Itinerari Armonici", con la quale realizza iniziative multimediali, tra cui "Poetronics" (Poesia elettronica, alla sua XVII edizione) e "lapoesiamanifesta!" (Giornata mondiale della poesia, 21 marzo).
Per la casa editrice Tracce di Pescara ha curato la collana "Segni del suono", nella quale sono presenti prestigiosi poeti (Spaziani, Sanguineti, Lunetta, Binga, Muzzioli, Pignotti ed altri).
Presente in numerosissime antologie, in quotidiani e trasmissioni radiofoniche (tra cui "Zapping", Rai Radio1 e "Rai 3 Suite", RadioTre) e in riviste nazionali, con recensioni dei più autorevoli critici e scrittori contemporanei.
Ha vinto prestigiosi premi nazionali.
Ha partecipato a numerosi reading, importanti manifestazioni e festival nazionali ed europei.Milly Graffi
Nasce come poeta nel gruppo attorno alla rivista "tamtam", presso la quale pubblica il primo libro: "Mille graffi e venti poesie", introduzione di Guido Guglielmi, 1979. Sono di quel periodo composizioni di poesia sonora: "Salnitro", "Farfalla ronzar", "Tralci". Traduce i due libri sull'"Alice" di Lewis Carroll, Garzanti, e "La caccia allo Snualo", Studio Tesi. Successive raccolte di poesia: "Fragili film", 1987; "L'amore meccanico", 1994, ed "Embargo voice", 2006. Dirige la rivista "il verri" dal 1996.Anila Hanxhari
È nata a Durazzo nel 1974 e vive a Lanciano. È poetessa, pittrice, narratrice, traduttrice e presidente dell'associazione culturale "Italfida", con cui ha ideato e curato diverse manifestazioni culturali e convegni internazionali. Attualmente è dirigente responsabile del settore cultura Ascom Abruzzo, per cui cura il Format di "Poesia e Impresa".
Ha pubblicato le raccolte poetiche "Io tu e l'Anima" (Ianieri 1997), "Assopita erba dell'est" (Noubs 2002), "Cicatrici d'acqua" (Noubs 2007, con prefazione di Giuseppe Conte), "Brindisi degli angeli" (La Vita Felice 2012, con prefazione di Maurizio Cucchi), "Tiro a sorte la libertà" (Tabula Fati 2016 con nota di Davide Rondoni e prefazione di Rolando D'Alonzo).
È presente, fra le altre, nelle antologie "Nuovissima poesia italiana" (Oscar Mondadori 2005, a cura di Antonio Riccardi e Maurizio Cucchi), "La parola che ricostruisce. Poeti italiani per l'Aquila" (Tracce 2009), e altro ancora e sue poesie sono state pubblicate su "Specchio" de "La Stampa" e numerose altre riviste.
È stata inserita nella prestigiosa rivista di Valencia "Zibaldone", tradotta in spagnolo da María Antonia Blat Mir. Studio italiano che comprende il dossier "Veintidós poetas para un nuevo milenio, Ventidue poeti del nuovo millennio" (antología bilingue in italiano e in castigliano) curata da Juan Pérez Andrés e inserita nella piattaforma dell'università di Valencia.
Ha ottenuto di recente il prestigioso premio internazionale Pjeter Bogdani per la poesia in Kosovo (Prishtine).
Ha vinto vari premi, tra cui il Premio Camaiore-Proposta 2002, il Premio Matacotta opera prima 2003, il Premio Valle Senio, il premio Poesia nella vita 2011, e tanti altri.Claudia Iandolo
Nata a Milano per caso, laureata in lettere classiche, insegna italiano e latino nei licei. Ha pubblicato per il teatro "Rossa luna di Novembre e altri" (Grafic Way, Avellino 1995), per la poesia "Aegre" (Elio Sellino Editore, Avellino 2004), "Alia" (Tracce, Pescara 2012), silloge finalista al premio Città di Penne, "Sororità" (LietoColle, 2014) premio Scriveredonna 2013 per l'inedito; saggistica per il Centro di Ricerca Guido Dorso di Avellino, i romanzi "Il paese bianco di Isidora vecchia" (Mephite, Avellino 2005), "Qualcuno Distratto" (Palomar, Bari 2007).
È autrice del testo "Marinai di terraferma", musica di Gianvincenzo Cresta (Stradivarius, Milano 2007). È apparsa sulle riviste "L'Indice", "L'Area di Broca", "Zeta", "Interpretare", "Gradiva", "Poliscritture", "America Oggi", "Nazione Indiana" e con un saggio su Beckett nel collettaneo "Il silenzio del diritto" (SEI edizioni) È presente in varie antologie tra cui "Ti bacio in bocca - antologia di poesia erotica al femminile" (Edizioni LietoColle), e "Poeti per l'Abruzzo" (Tracce edizioni). Ha ideato e cura la direzione artistica del festival di letteratura per l'infanzia Astolfo sulla luna.Maria Iatosti
Nata e vive a Roma. Narratrice, poeta, pubblicista, traduttrice, operatrice culturale. Nonna. In narrativa ha pubblicato: "Il Confinato", 1961-2013; "Tutto d'un fiato", 1977-2012; "I racconti dell'Impruneta", 1998; "Matrioska", 1999; "Per amore e per odio", 2011; "Che città Che città", 2015; "100 aforismi di Saramago, con un racconto di Maria Jatosti", 2016.
È presente in varie antologie e volumi collettanei con racconti, saggi, poesie.
In poesia ha pubblicato: "Girotondo", 1958; "Salvo errori e omissioni", 1988; "Imperativo involontario", 1994; "A smemorasse da morì", 1996.
Ha curato antologie e raccolte, tra cui: dal 1985 al 1997, "Cara poeta", a margine della omonima Rassegna annuale; "Stille d'acqua in un braciere", 1989; "Nelle trame ingegnose", 1990; "Poesia in piego", mensile di poesia contemporanea, in lingua e in dialetto, 1989-1993, con A. Serrao e F.P. Memmo; "Per Vasco", 1993, con F.P.Memmo; "Poesia dell'esilio", 1998; "La strage delle illusioni", 2013.
E, nel 2006, per il centenario della CGIL "Nate a lavorare", 49 racconti di scrittrici italiane.
Ex militante della sinistra storica, assiste con sgomento e disperazione allo sfacelo politico e morale del Paese.

Bibiana La Rovere
Poeta, visual artist, performer, concept design. Nuotatrice e Sognatrice.
"Quando verrai da ogni cosa", edito da Tracce, è la sua ultima luce poetica.
Speciali, tra i suoi ricercati lavori concettuali:
"Sedia d'Autore" (concept design)
"Lieve. Beyond be the poem" (installazione e atto poetico)
"Costellazioni. Il mito di Cassiopea. Beyond be the poem" (installazione e atto poetico)
"Il vuoto. Xàoç. Beyond be the poem" (installazione e atto poetico)
"Se ti guardo vivono le stelle. Beyond be the poem" (atto poetico)
"Cartoline d'Autore" (edizione limitata)
"La parola ferita" (tele d'Autore: edizione numerata)
www.bibiana larovere.it
http://baci-a.tumblr.com

Anna Manna
Scrittrice, poetessa, cultural promoter, saggista. Ha pubblicato molti libri. Premio Speciale per i Diritti Umani nel 2015, Premio Scrivere Donna 2014 a Pescara, Premio AlgheroDonna-Poesia, Premio Teramo per racconto inedito e molti altri anche istituzionali. Fondatrice nel 2001 del Premio Le rosse pergamene che è stato ospitato nel 2016 a Palazzo San Macuto dove ha premiato, tra gli altri, Carla Fendi e Anna Maria Furlan. Ha avviato presso la Biblioteca della Camera dei Deputati il Progetto "I contemporanei in biblioteca" con il suo saggio sul poeta Corrado Calabrò "L'Illimite" edito da Aracne. A Casa Menotti a Spoleto nel luglio 2014 è stato presentato il suo saggio "Europa e cultura verso un Nuovo Umanesimo". Nella primavera del 2016 a Casa Menotti a Spoleto, Melo Freni e Mario Narducci hanno presentato il suo libro di poesie "Le poesie di Monteluco" alla presenza di molti poeti italiani. A settembre 2016 la Casa editrice Aracne ha pubblicato il libro "MIGRANTI a passi nudi a cuori scalzi" scritto insieme alla poetessa Daniela Fabrizi. Il libro è stato presentato l'11 ottobre 2016 presso il Centro Europeo Spinelli della Sapienza Università di Roma da Neria De Giovanni, presidente dell'Associazione internazionale dei critici letterari, e Corrado Calabrò insieme a molti altri giornalisti, poeti e critici letterari. Il libro fa parte della trilogia "Al ventunesimo giro". Sono in preparazione gli altri due volumi.

Nina Maroccolo
Ha studiato Arte e Musica. Vive e lavora a Roma dal 2004. Scrittrice, cantante e performer, autrice di testi teatrali, interprete, artista visiva. Lavora a recital, perfomances, improvvisazioni, azioni sceniche, teatralizzazione di testi. Pubblicazioni: "Il carro di sonagli" (City Lights Italia 1999); "Annelies Marie Frank" (Empirìa 2004, 2a ed. 2009), con una lettera di Alda Merini; "Firenze-Roma" (Pulcinoelefante 2004); "Documento 976 - Il processo a Adolf Eichmann" (testo drammaturgico, Nuova Cultura, Roma 2008), prefazione di Fabio Pierangeli; "Illacrimata" (Tracce 2011), saggio introduttivo di Paolo Lagazzi; "S'impalpiti materia - Omaggio a Giacomo Manzù" - libro-oggetto d'arte a tiratura limitata (Edizioni d'Arte Musidora 2011); "Animamadre" (Tracce 2012), romanzo, prefazione di Fabio Pierangeli; "Malestremo - Sedici viaggi nell'Altrove" (Tracce 2013), introduzione di Marco Palladini, a concludere la Trilogia dal titolo "I posteri del moderno" (Illacrimata, Animamadre, Malestremo).
"Ero nato errore - Storia di Anthony" (Pagine 2014), racconto scritto a quattro mani con un detenuto di Rebibbia, Anthony Wallace, e realmente ispirato alla sua vita.
È presente in numerose antologie.
Nell'ottobre 2013 ha fondato Choral autobiographies, collettivo di artisti internazionali (Ungheria, Italia, Spagna, Germania, Olanda, Israele, Cechia...).
Nel 2009 le è stato conferito il Premio Nazionale per la Narrativa dal Sindacato Nazionale Scrittori, SIAE, Reti di Dedalus, per il racconto "Malestremo".Monica Martinelli
È nata e vive a Roma. Dopo la laurea in Lettere ha scritto articoli e recensioni sulla rivista letteraria "Rassegna di letteratura Italiana".
Nel 2009 ha pubblicato il libro di poesie con prefazione di Walter Mauro dal titolo "Poesie ed ombre", Tracce editore. A dicembre 2009 ha vinto il Premio letterario "La città dei Sassi di Matera" per la sezione poesia inedita. A dicembre 2011 ha pubblicato il libro di poesie dal titolo "Alterni Presagi", Altrimedia editore, con prefazione di Plinio Perilli.
A marzo 2015 ha pubblicato il libro di poesie "L'abitudine degli occhi", Passigli editore, con prefazione di Davide Rondoni. Il libro ha avuto numerosi riconoscimenti.
Ha pubblicato poesie sulle riviste "Poeti e Poesia", "Poesia" e "Orizzonti", e poesie e racconti su varie antologie e blog letterari italiani e internazionali. Sue poesie sono state tradotte in inglese, francese e serbo. È redattrice della rivista di cultura letteraria e arte "I Fiori del male".

Donatella Mei
Attrice, autrice e organizzatrice culturale, vive e lavora a Roma.
Dal 2000 si occupa di cabaret e poesia performativa. Inizia la sua carriera di attrice partecipando allo spettacolo "L'apocalisse" di Leo De Berardinis. Nel 2000 fonda il gruppo di poesia giocosa I Poeti Transgeniali e nel 2002 Le Passere Solitarie, recitando nei maggiori teatri italiani in "Il Bello Addormentato" di Maurizio Costanzo e Gianni Fantoni. Partecipa a trasmissioni radiofoniche e televisive ("Maurizio Costanzo Show", "Ottovolante", "Le Invasioni Barbariche", RaiSat, Futura Tv, Radiorock, Radio Centro Suono, Ecoradio).
È presente in numerose antologie tra cui "Pink Ink, La notte è il mio giorno preferito, 20 anni di Haiku e Poesia a comizio" (Casa Editrice Empiria). Pubblica nel 2008 la raccolta "Tesoro no" per l'editore Libero di scrivere, da cui trae parte del testo dello spettacolo "Non sono Sharon Stone ma qualche uomo l'ho avuto anch'io", rappresentato con successo nel 2009 al Teatro dell'Orologio di Roma, con repliche nei teatri del Belpaese. È stata vincitrice del premio Haiku 2004 e 2007 indetti da Empiria e dell'Istituto di Cultura Giapponese, del Premio Capoliveri Haiku 2007 e del Premio Internazionale Nosside 2014. Nel 2010 scrive e mette in scena "Si chiamava Donatella come me" che debutta nel novembre 2011 al Teatro di Documenti di Roma con repliche in vari teatri di Roma e di altre città. Lo spettacolo è stato portato anche nei licei e nei centri sociali del paese. Nel 2013 riscrive le donne più importanti di Shakespeare in chiave umoristica e, al Teatro dei Satiri di Roma, "Desdemona, Ofelia, Giulietta e le altre (ovvero se Shakespeare fosse stato femminista)" riceve un notevole successo di pubblico e critica. Nel 2015 è la volta della trilogia "Dora Maar", "Tina Modotti", e "Camille Claudel", studi su tre artiste del passato, un passato che non aveva voluto riconoscerle. Studi andati in scena a Lucha Y Siesta, casa internazionale per donne in difficoltà.

Giulia Niccolai
Milano, 1934. Pubblicazioni dal 2000: "Esoterico biliardo" (prosa), Archinto, 2001; "La misura del respiro" (antologia, Premio speciale Lorenzo Montano), Anterem, 2002; "Le due sponde" (prosa), Archinto, 2006; "Poemi & Oggetti" (antologia delle poesie complete), Le Lettere, 2012; "Frisbees della vecchiaia", Campanotto, 2012; "Cos'è 'poesia'", edizioni del verri, 2012; ripubblicazione de "Il grande angolo" (Feltrinelli, 1966), Oèdipus, 2014; ripubblicazione del libro-oggetto "Poema & Oggetto" (Geiger, 1974), le edizioni del verri, 2014; "Foto & Frisbee" (prosa e poesia), Oèdipus, 2016. Dal 1990 è monaca del Buddhismo tibetano.Cetta Petrollo
È stata per quasi quarant'anni bibliotecaria dirigendo alcune fra le più importanti biblioteche italiane. Ora è presidente dell'Associazione letteraria Elio Pagliarani che, fra l'altro, organizza l'omonimo premio nazionale di poesia giunto nel 2016 alla sua seconda edizione. Frequentatrice dei laboratori di poesia di Pagliarani e prefata da Amelia Rosselli nel 1984 per la raccolta "Sonetti e stornelli" (ed.Tam Tam), è autrice di numerose raccolte di prosa e poesia e del romanzo "Senza permesso" con prefazione di Walter Pedullà (ed. Stampa alternativa, 2007). In collaborazione con Cosimo Budetta ha pubblicato qualche edizione d'arte. La sua ultima raccolta è "Recitativi d'amore" (Manni, 2012).Anna Maria Petrova
Giornalista, attrice, produttrice cine-tv italo-bulgara. Laureata all'Accademia Musicale di Sofia e in Teatro e Management alla NBU, Sofia. Vive in Italia dal 1985, Cittadina italiana dal 1993. Giornalista del TG LA 7, di Uno Mattina - Rai Uno, ha varie partecipazioni e collaborazioni con la BNT-Bulgaria, Rai Uno, Rai Due, Canale 5.
Presidente dell'Associazione Artemidia - eventi culturali internazionali, e ideatrice della Biennale Artemidia tra Roma e Sofia dal 2007 ad oggi.
Fa parte dell'Ordine nazionale dei giornalisti in Italia e in Bulgaria; di FUIS e UNSA, Unione scrittori e artisti, Italia. Giurata dell'Accademia del Cinema italiano per i premi "David di Donatello"; dell'Accademia delle Scienze e delle Arti di Bulgaria.
Tra i suoi lavori - edizione dei libri per la musica lirica; pubblicazioni nei quotidiani nazionali bulgari e italiani in politica estera, attualità e cultura; pubblicazioni di poesie nell'almanacco poetico femminile "Eugenia Mars" di Sofia, 2000-2015; Premi al Concorso Europeo di Poesia - Lecce 2000, 2007, 2010 (primo premio) e Roma 2008; Premio Alda Merini 2010; Gran Trofeo della Cultura al Premio Histonium Vasto 2012: Premio del Parlamento EU, Italia 2013 e Premio a Spoleto Festival ArtExpo 2013 per il libro poetico "Fiori e spine di via Egnatia", Edizioni Tracce, 2011. Pubblica nella Rivista nazionale italiana "Poeti e Poesie" diretta da Elio Pecora; nell'Antologia "Cara Alda, ti scrivo...", nell'"Antologia Poetica" e nell'"Agenda del Poeta", Editore Pagine. Pubblica la raccolta di poesie "L'elegia della vita", in bulgaro e in italiano, "Ivan Vasov" editore 2001. Pubblica "Fiori e spine di via Egnatia", raccolta di lirica, Edizioni Tracce, 2011. Nuove raccolte in bulgaro "...E l'anima sa" con la Casa editrice Unione Nazionale Scrittori di Bulgaria a luglio 2015 e in italiano "Briciole" con la Bertoni Editore a settembre 2015, con la quale riceve il Premio letterario a SpoletoArtExpo2015.Gilda Policastro
È critica letteraria, poetessa, romanziera. Ha pubblicato saggi su Dante, Leopardi, Manganelli, Sanguineti, Pasolini, è redattrice della rivista "Allegoria", ha collaborato con "Alias" del "manifesto" e "la Lettura" del "Corriere della sera" e attualmente scrive su "Pagina99" e "il Reportage". Cura la rubrica "Vite che sono la mia" per "Doppiozero" e organizza reading e incontri di poesia con l'associazione Poetitaly, fondata insieme a Simone Carella, Andrea Cortellessa, Lidia Riviello. Nel 2010 ha vinto il premio d'if e il premio Delfini per la poesia ed è stata finalista al Premio Bergamo per la narrativa. Ha pubblicato tre romanzi, "Il farmaco" (Fandango, 2010), "Sotto" (Fandango, 2013), "Cella" (Marsilio, 2015) e libri e plaquette di poesia tra cui "La famiglia felice" (d'if, 2010), "Antiprodigi e passi falsi" (con cd musicale di Massimiliano Sacchi, Transeuropa, 2011), "Non come vita" (Aragno, 2013, finalista al Premio Tirinnanzi) e "Inattuali" (Transeuropa, 2016).

Jonida Prifti
Nata il 6 giugno del 1982 a Orizaj-Berat (Albania) è emigrata in Italia nel 2001 dove è poetessa, vocalist, performer, traduttrice, videomaker, cantante. Tra le sue principali pubblicazioni, realizzazioni sonore e audiovisive: "Çengel" (Ogopogo, 2008), "Non voglio partorire un corpo di plastica" - Poesia (Alfabeta2, 2010), "Ajenk" (Transeuropa Edizioni, 2011), "Sikur" - Silloge poetica (Poesia n. 256, 2011), "La Poesia: luogo delle differenze" (Marcus Edizioni, 2012), "Paesaggio 013" (Caratteri Mobili Edizioni, 2013), il saggio "Patrizia Vicinelli. La poesia e l'azione" (Onyx, 2014), "La Feminilizzazione del mondo" - Compilation di artiste femminili (Arte nel rumore, Ozky e - Sound, 2014) etc. Dal 2007 ha partecipato a diversi festival internazionali di poesia d'azione tra cui "Secret Anarchy Garden" (Londra), "Colour out of space" (Brighton), "November Fest" (Anversa), "Open Summer" (Atene), "Poetitaly" (Roma), "PoEtiche" (Roma) etc. Con Stefano di Trapani ha creato il duo di poetronica "Acchiappashpirt" (tra molte pubblicazioni: "Flutura", My Dance The Skull, 2015, tape, UK; "Sonete të turpshme", Ozky e - Sound, cd, 2012), e fondato il festival di poesia sonora: "Poesia Carnosa" nel 2010.

Lidia Riviello
Nasce a Roma. Autrice e conduttrice di programmi radio e tv, collabora con quotidiani, riviste e blog e organizza eventi d'arte e poesia, in Italia e all'estero. Nel 1998 pubblica il suo primo libro, "Aule di passaggio", a cui seguono "L'infinito del verbo andare" (2002, prefazione di Edith Bruck), "Rum e acqua frizzante" (2003, nota di Carla Vasio), "Neon 80" (ZONA, 2008, nota di Edoardo Sanguineti - Premio A. Delfini 2007), "Ritorno al video" (2009), "Sonnologie" (ZONA, 2016). Suoi testi sono tradotti in inglese, francese, tedesco, arabo e svedese. È presente nell'antologia "Poeti degli anni zero" (a cura di Vincenzo Ostuni, 2011). Collabora con La Compagnia della Fortezza, fondata e diretta dal regista e drammaturgo Armando Punzo e attiva da trent'anni nel campo della sperimentazione e della ricerca teatrale.

Franca Rovigatti
Mentre, negli anni Settanta e Ottanta, lavora per la Treccani organizzando convegni e mostre internazionali, frequenta il laboratorio di Pagliarani, Poe­sia nel Movimento al Politecnico, e fa parte del gruppo di scrittura femminista della Maddalena. In quegli anni cura lo spazio della poesia a Radio Città Futura, partecipa con Valentino Zeichen alla rassegna di teatro-poesia del Beat72, apre una libreria di sola poesia. Nel 1997 è tra i fondatori del festival internazionale romapoesia, di cui dirige diverse edizioni. Saltuariamente presente su riviste e antologie, pubblica "Afàsia", romanzo di fantalinguistica, e "Modididire", poesie-giochi-di-parole. Dalla fine degli anni Novanta, riprende a fare quadri, oggetti e strutture che vengono esposti in mostre collettive e personali.Lisabetta Serra
Nata in Brasile, vive a Modena. Ha pubblicato. "Poesie", Modena 1983; "O sidera o stelle", Modena 1986; "Un immobile andare", Ancona 1989; "I capelli e altri racconti", Pescara 1989; "Il saggio K. Mansfield e le cose", Fondazione S. Carlo Modena 1990/92.
Ha tradotto dall'inglese un poemetto del poeta israeliano D. Avidan, Alfabeta, novembre 1987.
Ha pubblicato "Storie di Viano e altri poemetti", Faenza Ed. Moby Dick 1999; "Ritorni" ed. Moretti e Vitali, Bergamo 2005.
Ha collaborato con i pittori Andreina Bertelli in "Dalla memoria un gioco", stamperia R. Gatti, Modena 1993 e "Il corpo disumano" ed. Eidos, Milano 2004, con Nicoletta Moncalieri in "Un fiore per Anna" in 20 esemplari, R. Gatti, Modena 2016 e "Lettera a Ulisse", Modena 2015, e altre plaquettes con Simonetta Melani, Andrea Beuchat. Sue poesie e racconti sono stati pubblicati su numerose riviste e antologie.
È stata tra i fondatori e curatori della rivista di poesia contemporanea "Gli immediati dintorni" ed. Mucchi, Modena 1988/96. Dal 1989 lavora con il gruppo "DONNE DI POESIA" per attività seminariali e di performance. Ha partecipato a letture di poesia in numerose città italiane ed è stata invitata a vari festival internazionali. Ha ricevuto vari premi di poesia tra cui, nel 1999, il premio di Poesia haiku all'Istituto Giapponese di Cultura di Roma.

Stevka Šmitran
Poetessa, traduttrice, saggista e docente universitaria, è nata a Bosanska Gradisca (Bosnia-Erzegovina) dove ha trascorso l'infanzia e che considera l'evento centrale della sua biografia e della sua poe­tica. Compiuti gli studi universitari a Belgrado, si trasferisce in Italia. Completa gli studi di Master e di dottorato, si dedica alla cultura italiana e collabora con la testata regionale della RAI. Ha pubblicato oltre cento, tra volumi, saggi, traduzioni, introduzioni sulla letteratura slava (serba, croata, russa, macedone) e ha curato in prima traduzione italiana le opere poetiche di Ivo Andrić, Miodrag Pavlović e di altri autori.
Per l'"Antologia della poesia dell'ex Jugoslavia" (1996) ha vinto il premio Calliope per la traduzione.
Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: "Slavica" (2000), "Le mie cose (Moje stvari)" (2003), "Italica e oltre" (2004), "Dall'impero" (2007), "Le ciglia d'Oriente" (2013). Ha pubblicato il libro di storia "Gli uscocchi. Pirati, ribelli, guerrieri tra gli imperi ottomano e asburgico e la Repubblica di Venezia" (2009).
Ha ricevuto diversi premi per la poesia edita e inedita, tra cui "Petar Kočić" e "Scriveredonna - in onore di Maria Luisa Spaziani".
La sua poesia è presente in numerose antologie e tradotta in portoghese, spagnolo, turco, romeno, bulgaro, greco, inglese.
È cofondatore e segretario del premio internazionale "NordSud" di Letteratura e Scienze presso la Fondazione Pescarabruzzo.
Svolge un'intensa attività pubblicistica su riviste e quotidiani.
Nel 2007 ha ricevuto il riconoscimento Great Women of the 21st Century dall'American Biographical Institute.

Marcia Theophilo
Poeta ed antropologa, è nata a Fortaleza in Brasile, e vive tra Roma e il Brasile. Rappresenta l'Unione Brasiliana di Scrittori in Italia. Fra i numerosi premi ricevuti: "Nactional de Contos Editoria, 1969"; "Minerva, '83"; "Città di Roma, '92"; "Premio Fregene per la Poesia, '96"; "Sant'Egidio, 2000"; "Carsulae: Prix international E.I.P. Jacques Muhlethaler 2005 per la poesia"; "I diritti umani e la natura"; "Leggere per conoscere - Un libro per la Scuola, un Autore per domani, 2006"; "Un bosco per Kyoto", e dal 2009 ne è membro della giuria, "Premio Green Book, 2010" per il libro "Amazzonia sempre"; "Premio Il senso di una vita", alla carriera, 2011. Ha ricevuto da Fulco Pratesi il "Premio Panda" come testimonial di biodiversità e del WWF Italia. "Premio Lerice Pea 2011" - Opera Poetica; "Premio Eugenio Montale", Sarzana, 2012; "Premio speciale Camaiore" 2012. Ha pubblicato numerosi libri: "Os convites"; "Gli indios del Brasile"; "Bahia terra marina"; "Catuete curupira"; "O Rio, O Passaro"; "Dds Nuvens"; "Io canto l'Amazzonia, Amazon Sings"; "Tutti i fiumi della Terra, Todos os rios da terra"; "Amazzonia respiro del mondo", Passigli editore; "Amazzonia madre d'acqua", Passigli editore, 2007; "Pjesme/Poemas", Croatian P.E.N. CENTRE, Zagreb; "Amazonas Varldens andetag-2 Kronors forlag", Hoor; "Amazzonia sempre", Darwin ed., patrocinato dalla Commissione Italiana UNESCO; "Amazzonia oceano di alberi", Tracce ed., 2011. Recentemente: "La dea Giaguaro", Darwin e Tracce ed., e "Epopeia-Amazzonia, l'ultima arca", Passigli editore, con saggio di Walter Pedullà. Fa parte della lista di candidature al premio Nobel ed è testimonial dell'iniziativa "Per una Cultura della Biodiversità", promossa dalla Commissione Italiana UNESCO per la campagna di educazione allo sviluppo sostenibile (DESS).

Sara Ventroni
È nata a Roma nel 1974. Ha pubblicato l'opera teatrale "Salomè" (No Reply 2005) e "Nel Gasometro" (fuoriformato Le Lettere 2006; finalista Premio Delfini; Premio Napoli 2007; presso Edition Korrespondenzen, a Vienna, è appena uscita la traduzione tedesca "Im Gasometer"). Suoi racconti sono presenti in varie antologie ("A occhi aperti", Mondadori 2008; "Sono come tu mi vuoi", Laterza 2009; "Scrittori in curva", Marotta&Cafiero 2009). Le sue poesie sono tradotte in inglese, tedesco, sloveno, spagnolo, croato e albanese. Ha scritto sceneggiati e programmi per RAI Radio 2 e RAI Radio 3. È tra le fondatrici del movimento di donne Se non ora quando? È stata editorialista dell'"Unità". Collabora con la Fondazione Istituto Gramsci e con l'Archivio storico delle donne.