LE PAROLE FRA NOI

LIDIA ARE CAVERN

POESIE

LA CASA DELL'ORO

Estate-autunno 2016

La mia poltrona

dove sto seduta

quando mi colgono

i pensieri

a respirare il profumo

del prato

dove il merlo zampetta

senza più nidi tace il fumo

dell'inverno ora

splende il sole

che avvolge il cuore

tace ogni parola vuota

di splendore mi colmo.

Se ti giri fiorisci

di mano che prendo

che stringo nel calore

di te

la luna nascosta

smarrisce colori

nel buio ti trovo

mi perdo.

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Chiudimi con te nel tuo mantello

perché non entri il vento

lo vedi picchia alle finestre

per invadere le stanze e io

mi avvolgo di braccia con gli occhi

chiusi per non sentire il suo sibilo

che tenace soffia nasconde

la luna le stelle magiche

della notte perché il buio inondi

il prato dove ancora il merlo

tace la tortora mansueta.

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In autunno la mia casa

ha colori d'oro faggi tigli

spargono monete di foglie

gialle che non daranno

ricchezza altre sugli alberi

ne rimangono fragili leggere

che traspaiono al sole

pronte a staccarsi a un alito

di vento e il ramo spoglio

si veste di quel che il soffio

gli ha donato nell'altera

bellezza.

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Un graffito di foglio cenozoica

stampata sul marciapiede

impressa dai passi di chi va

diafana rosata come la mano

di un bambino o di un vecchio

impavida si mostra fino

alla prossima pioggia.

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(dal mio archivio 1988)

ORIGINI

Nei molti fiumi della mia pelle

ibride essenze di pianeti

fluttuanti volti mescolati

nella memoria

arcani segni di cromosomi

trasmessi

nell'unicità di un omogeneo

tessuto che mi fa persona

vastità di braccia di seni

frammento cosmologico

di meteore a derivare

la cometa dei pensieri

senza confine.

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CANTI

La gloria della tua voce

ha echi di canti remoti

suoni di nenia

in ritmati rombi

persi elfici gnomi

raccontano gemme sparse

in sentieri di giade

gli alberi profondono

suoni nelle nascoste

cavità.

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Nel giorno della mangusta

serpenti gridano brevità

polveri cancellano

impronte

impenetrabili porte

chiudono soglie dove

a malapena penetri

recando fiammelle

di vento.

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Nella valle delle speranze

solo cactus fioriscono

maturano semi

lappate assetate d'insetti

nei cuniculi di campanule

che non conoscono venti

per inebriati morire

dove si disperdono sabbie.

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TOTEM

Maculate iene aspirano

boccate di alloro

nelle inviolabili grotte

notturni totem agitano

stendardi di piume

uova di struzzo procreano

acque per dissetare

deserti

e rade boscaglie

di gonfi alberi di pane.