UNO SGUARDO DAL PONTE

LE RECENSIONI DI CALZOLAIO

di Valerio Calzolaio

Sete

Jo Nesbø, Eva Kampmann, Einaudi, 2017

Oslo. Già in altre occasioni avevamo lasciato Harry Hole a serio mortale rischio di terribili killer, sembrava essere giunta l'ultima volta per il leggendario poliziotto, alto 1 e 93, magro e largo di spalle, biondo con iridi azzurre, pallido esausto sincero altezzoso individualista, enorme cicatrice fra bocca a orecchio, medio della sinistra troncato. Ora, dopo lo spettro di fine 2010, ha cambiato vita, insegna alla scuola di polizia, prende meno soldi ma non è in prima fila, ha qualche incubo ma con migliori risvegli (anche soddisfatti di felicità), mantiene una voce profonda e calma, lineamenti duri con tante rughe, folti capelli a spazzola con spruzzata laterale di grigio, occhi senza più reticolo rosso. Finalmente è a dieta sana e in astinenza dall'alcol, proprio innamorato di Rakel (sposata tre anni prima, mettendo la pistola in un cassetto e una fede all'anulare), mite giurista presso il Ministero degli esteri, occhi castani capelli bruni zigomi alti, e del figlio di lei, Oleg, intelligente serio ex tossicodipendente, ormai suo "allievo" quasi 22enne, alto 1 e 90 con un ciuffo nero (del padre russo). Non amano la stessa musica ma odiano la stessa. Li ritroviamo a novembre 2015. Rakel ha scoperto di avere una rara malattia del sangue, proprio quando qualcuno ha iniziato a uccidere donne trovate via Tinder e morse con una dentatura di ferro, bevendone poi il sangue, forse è proprio un vampirista. Non sono vittime a caso, lentamente Harry lo capisce, viene coinvolto nell'indagine, suo malgrado, insieme a uno psicologo il quale da anni, deriso, sostiene che da secoli esistano davvero i vampiristi. Quando Penelope viene lasciata in vita e in coma, Harry intuisce che chi ha ordito la trama ha anche lui nel mirino. E finisce per comprare un bar, in pieno uragano Emilia.

Jo Nesbø (Oslo, 1960), già calciatore di A, giornalista, chitarrista e paroliere (spesso negli stadi con la sua band Di Derre) ha scritto dal 1997 ottimi lunghi romanzi della serie Hole, grandissimo successo mondiale, questo è l'undicesimo, ormai siamo tutti holeomani, malinconici. L'autore narra ancora in terza varia e mossa al passato, talora sull'assassinio seriale. L'affinata terza persona gli consente garbati espedienti letterari, invertendo spesso a sorpresa (e ad arte) l'attribuzione della suspense sulla scena. Sono testi noir con pessime torture, cupi e violenti, l'ultimo capace di virare più sul giallo che sull'orrido. Butta là indizi sul coinvolgimento di più di un possibile colpevole. E, mesi dopo, la storia sembra ricominciare. Anche nell'egualitaria Norvegia tanti hanno scheletri nell'armadio e segreti che li coinvolgono, vicende intrecciate o di contorno, poliziotti giornalisti medici, una selva di personaggi di sicuro interesse, nemici o amici, egocentrici o generosi, strumentali e ostili, come al solito. Significativo il disturbo bipolare della bella intelligente agente investigativa speciale Katrine Bratt, giovane capo della sezione Crimini violenti, maniaco depressiva, borderline, da poco tornata single, rimorchiatrice di maschi proprio via Tinder (appuntamento online), per principio gelosa di Rakel, ancora incuriosita dal noioso perfetto innamorato ex compagno (bravo tecnico della Scientifica). Ottime aggiornate scelte musicali, per il cattivo vanno sempre bene i Pink Floyd. La sete (del titolo) non viene appagata solo da globuli rossi e crudeltà: appare spesso il vino (non per il gusto di Harry), pur senza specificazioni. Il regalo tardivo è un amaro d'erbe arancione, proprio quando "il Fidanzato" esce di prigione, vecchio e pronto a vendicarsi. Non finisce lì.

Commedia nera n. 1

Francesco Recami, Sellerio 2017

Una città del Nord a circa 300 chilometri d'auto da Genova. Quando Antonio Maria Cotroneo telefona al Centro Antiviolenza la donna che risponde non lo prende nemmeno in considerazione, le pare un'autodenuncia quel quadro di maltrattamenti cui lui accenna. Sarebbe il primo caso segnalato di un uomo che subisce violenza fisica, psicologica, sessuale ed economica dalla moglie. Lui non fa in tempo a spiegare, spegne il telefono rubato e cerca di disfarsene. È terrorizzato. La moglie controlla completamente la sua vita, non ha più conoscenti, amici, parenti. Tonino era stato un bravo maestro di taglio e cucito, aveva sospeso gli studi di Giurisprudenza ed ereditato l'ottima sartoria per uomo quando il padre era morto per arresto cardiaco. All'università aveva conosciuto la splendida, avvenente, formosissima e alta (venti centimetri più di lui) Maria Antonietta Salvatores, ne era stato soggiogato. Lei lo chiamava Pupo e rifiutava rapporti sessuali prematrimoniali. Si sposarono, lui gestiva l'atelier, lei divenne commissario di polizia. Emerse presto un problema: la moglie si mostrò sessualmente insaziabile, sempre pronta, più volte al giorno, ad accogliere nel suo seno quel marito di piccole dimensioni generali e a urlare prima degli orgasmi: "vola via tempesta, non turbar molesta, del piccin la nanna...". Lui non regge i ritmi (né arriva il figlio a salvare la coppia), s'incupisce, soffre sempre più di claustrofobia, ha una scappatella con un'impiegata (solo 19 brevi rapporti sessuali in 6 mesi), lei lo scopre e lo rinchiude in una minuscola cella di rigore con musica a tutto volume. Ne esce davvero malato, diagnosi di patologia fobica grave, deve restare a casa a cucinare, pulire, rammendare; la moglie si porta nel letto agenti che la soddisfino mentre fuori fa carriera. Antonio Maria proverà di tutto e di più per uscirne, un po' come il coyote che insegue forsennatamente Beep-Beep.

Completata l'opera dei sei romanzi sulla milanese casa di ringhiera (2011 - 2016) l'ottimo scrittore toscano Francesco Recami (Firenze, 1956) inizia una nuova serie di favole (incubi) noir, all'inizio come a tentoni, via via più sciolto e coerente, in terza fissa sul resistente maschio. La struttura è una parodia umana dei duelli animali a fumetti (citati in più occasioni nei pensieri del protagonista, che si identifica), non solo Wile E. Coyote contro lo struzzo velocissimo, anche l'affamato gatto Silvestro contro il furbo canarino Titi, lo schema consueto del più forte in vario modo beffato nella cattura del più debole, dove però qui il sesso forte è predato, manipolato, torturato. Nonostante tutto, finiamo per stare dalla sua parte, l'insulso Antonio Maria subisce angherie verbali, farmaci annichilenti, punture e tatuaggi di prova, comunque mantiene vertici d'immaginazione e tenta ogni strada per fuggire: ardite evasioni, omicidi perfetti, suicidi spericolati, più volte, in ogni modo possibile viste le condizioni date di prigionia. E, come nei fumetti, basta talvolta un piccolo accidente del caso per fallire, non per farlo demordere. Siamo in piena ironica drammaturgia: pochi personaggi sulla scena (pur se di delitti e criminali son pieni i racconti della moglie a tavola), quasi tutto si svolge nei locali dell'appartamento "di classe" dei due (o sul terrazzino, nell'annessa corte sigillata, sulla terrazza-stenditoio condominiale), con brevi cronache diversive in ambulanza o in clinica. E innumerevoli dialoghi di potere. Moscato d'Asti quando arrivano i parenti della moglie; quel pranzo, dopo aver fatto l'ottimo cuoco (come nessuno sa), lui resta catatonico in poltrona nel solitario studio-camera da letto (a una piazza).

Crimini e ricette. A tavola con Nero e Wolfe

Rex Stout, Trad. Maddalena Togliani,

Beat Neri Pozza, 2013

Manhattan, New York. Il pachidermico Nero Wolfe, il famoso eccentrico investigatore di Rex Stout (1886-1975) nasce letterariamente il 24 ottobre 1934. Vive fra le orchidee che coltiva e i buoni pasti di Fritz, nella lussuosa casa di arenaria sulla 35°. Da fermo e satollo funzionano meglio cellule grigie e papille gustative. Appare in 33 romanzi e 39 lunghi racconti, tutti eccelsi, mille volte trasposti o adattati. Stout e la giornalista gastronoma Sheila Hibben hanno sperimentato le ricette e degustato i piatti citati nella fiction letteraria. Lo stimolante volume "Crimini e ricette. A tavola con Nero e Wolfe" raccoglie alcuni brani per introdurre oltre trecento ricette epicuree dalla prima colazione a vari tipi di cene, dagli spuntini ai dolci, dalle specialità dell'ottimo cuoco alle prove di altri, dalle dediche a ospiti speciali o colleghi all'invadenza del padrone. Solita marginale attenzione alle bevande e al vino propria dei testi classici (e degli americani antichi).

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Antonio Gramsci. 1891-1937

Antonio A. Santucci, Sellerio, 2017

Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 - Roma, 27 aprile 1937). Il più conosciuto e influente pensatore italiano del Novecento è un classico attuale anche nell'odierno contesto storico. Il ricercatore, storico, filologo, docente Antonio A. Santucci (1949-2004) compare in oltre 250 titoli della Bibliografia gramsciana compilata dallo studioso americano Cammett. Uno dei suoi volumi che più contribuì alla divulgazione fu pubblicato nel 1987 da Editori Riuniti. Nel 1996 da Newton Compton uscì un suo altro acuto saggio nel mondo "senza comunismo". Questi testi furono raccolti da Sellerio nel 2005 nel libro "Antonio Gramsci. 1891-1937", con premessa di Hobsbawm e lunga nota di Buttigieg, ripubblicato ora utilmente e integralmente. Consigliato con affettuoso calore a tutti coloro che intendono accostarsi al piccolo gigante sardo, anche per sconfiggere definitivamente gli adattamenti incongruenti e gli usi autoreferenziali di chi cerca sistematicità enciclopedica dove c'è fertile pensiero critico.

São Tomé e Principe. Diario do Centro do mundo

Giorgio Pagano, Edizioni Cinque Terre, 2016

Africa. Da sempre e ancora. Le specie umane provengono tutte da lì, eppure quel continente "primordiale" è entrato per la prima volta nell'economia-mondo mediante la migrazione coatta di manodopera schiavile verso le Americhe e il Medio Oriente, poi con il colonialismo degli ultimi due secoli. Ora siamo al primo e secondo tempo dell'indipendenza di molti suoi Stati, l'Africa può e deve trovare dentro di sé i mezzi e gli itinerari per salvarsi. Giorgio Pagano (La Spezia, 1954) collabora con enti locali e ong su progetti di cooperazione decentrata. Forte di una ricca esperienza e cultura, con il bel volume di suoi testi (in parte articoli pubblicati su quotidiani) e fotografie "São Tomé e Principe. Diario do Centro do mundo" prende spunto dal piano integrato di Sviluppo sostenibile e inclusivo del Distretto di Lemba nella Repubblica di São Tomé e Principe (Alisei Ong) per riflettere sulla "nostra" Africa. Prefazione di Gian Paolo Calchi Novati.

La follia di Adolfo

Carlo A. Martigli, Mondadori, 2016

Navacchio, Livorno, Pisa. Novembre 1911. Il livornese Pietro Martigli, massone anticlericale mazziniano, allegro burbero fedele, viene chiamato alle armi per la guerra italo-turca. La famiglia possiede molte terre e palazzi, la villa di residenza è a Navacchio da cinque secoli, vi lavorano molte serve cameriere contabili e soprattutto la rubiconda esperta cuoca Finimola (dodicesima figlia femmina prima che il padre scappasse in Argentina). La moglie Rosa e i due figli, Angiolo di 17 anni, bello e ligio, e Giulio di 15, bruttino e furbo, mangiano alla grande, spesso anche con il signorino Adolfo, il fratello minore (quasi trentenne) detto il pazzo, chioma corvina spettinata e gran sorriso, brillante viziato sciupafemmine, irresponsabile ed egoista. Pietro parte capitano da Genova per la Libia, comincia a mandare lettere dal "fronte", qualche mese dopo viene dato per disperso, i suoi eliminano la carne non sapendo se è morto, invece torna. È depresso, si è rifiutato di far preparare bombe chimiche, è stato carcerato per insubordinazione e congedato con disonore. All'inizio dell'estate 1912 Rosa resta sorprendentemente ancora incinta, l'anno dopo nascerà Tecla. Ma presto Pietro scopre che, in sua assenza, il fratello (cui aveva fatto da padre) ha sperperato proprietà e contratto enormi debiti (320.000 lire), lo trova inseguito e malmenato da strozzini, sono costretti a vendere quasi tutto. Alla fine del 1913 erano rimasti solo trecento ettari (coltivati da mezzadri e dipendenti), la villa di famiglia e alcuni casolari. Pietro si cancella dall'elenco della nobiltà italiana, Adolfo vuole partire volontario in guerra e finirà nella Legione Straniera a combattere per la Francia, mentre Angiolo e Giulio trovano una loro strada affettiva e professionale, diversa e contrapposta. Con conseguenze fino ai giorni nostri.

Da poco compiuti i 18 anni, ottenuta la patente, presa in prestito l'auto dal padre (figlio di Angiolo), Carlo Adolfo Martigli (Pisa, 1951) racconta di essere andato a prendere lo stemma di famiglia (uno scudo con tre artigli d'argento in campo d'oro) dallo zio Giulio nella villa di Navacchio (Cascina) per riportarselo a Livorno, riflettere sul proprio sangue blu e completare gli studi classici. Divenne poi attore e regista, oltre che dirigente d'azienda;al 1995 anche autore di fantasy e favole, romanzi storici e thriller, racconti e spettacoli teatrali. Consegna ora una sorta di saga della propria famiglia, proprio ben scritta, divertita e divertente, concentrata su quanto avvenne poco più di un secolo fa e aggiornata rapidamente nelle pagine finali all'evoluzione successiva. Ha rovistato fra lettere e diari, cronache ed eventi, scegliendo come filo sia le folli e vane imprese del fratello del bisnonno (da cui il titolo) sia i cibi e la cucina, ricette accurate e soste alcoliche. L'appendice "Dramatis coquinae" sono venticinque pagine di succulente spiegazioni di pasti e bevute, parte integrante del romanzo al servizio dell'emozione, "vere come l'acqua che esce dal rubinetto, ritrovate su vecchi appunti di famiglia, sentite oralmente o vissute sulla mia pelle di ragazzo". Notevoli gli spunti enologici, a cominciare (ovviamente) dal Brunello di Montalcino, passando per assenzio e champagne (Mumm), vin santo e moscato, porto e Madeira, con meditata attenzione alla trasferta siciliana (con intoppo mafioso) di nonno Angiolo, direttore del costituendo Regio Genio Civile di Palermo, che ebbe tre figli, Adolfo (!) morto bimbo, Walter (il padre) e Flavia Maria. Segnalo la stagione di migrazione delle anatre, a pag. 105. Al funerale del bisnonno Pietro il grammofono diffondeva la Marcia Massonica di Mozart.

Il vanto e la gallanza

Giuseppina Pieragostini, Pentàgora, 2016

Campagne del piceno. Il secondo dopoguerra (e anche prima). Si può vivere senza libri ma non senza il racconto. La narrazione è una componente vitale di ogni relazione umana, personale e sociale, scritta e orale, concentrata e diffusa, più o meno integrata da altri sensi e comportamenti. La psicologa Giuseppina Pieragostini ci consegna un delizioso volume di narrativa, di linguistica, di antropologia. "Il vanto e la gallanza" (la seconda indica la superbia del gallo nel pollaio) è costituito da 22 interessanti brevi capitoli tripartiti: i personaggi di una storia agricola affrescati col dialetto, la spiegazione delle espressioni dialettali, gli spunti culturali per avere una griglia sociale e il contesto critico durante la lettura. Certo, c'è una collocazione specifica nello spazio e nel tempo, che comunque non inficia un valore esplicativo generale per comprendere l'essere contadini, ovunque nei secoli. E quanto di ben contadino c'è in ognuno di noi.

Caino

Elisabetta Cametti, Cairo, 2016

New York e Venezia (prevalentemente). Giugno 2016. Viene trovato il corpo di una ragazza davanti alla sede centrale della Public Library su Fifth Avenue, tratti orientali, truccata, elegante (ma sotto gli abiti era scuoiata). L'ultrasessantenne Ebenezer Fisher, addestrato nei corpi speciali, poliglotta con 156 di QI, capo del Detective Bureau, va a prendere la 33enne Veronika Evans in Groenlandia (dove sta documentando la terribile mattanza delle foche, imbarcata su una rompighiaccio ambientalista), la fotoreporter americana più famosa, capelli scuri e iridi verdi. L'anno prima si erano aiutati contro il killer che per 29 ore aveva costretto in ginocchio la città, entrambi ne erano stati profondamente segnati, anche sul piano personale. Il ritrovamento della seconda vittima conferma che c'è un disegno e gli indizi sono voluti: l'età (17) delle ragazze, la coreografia, le foto nelle memory card dell'intestino, c'è un nesso con l'imminente inaugurazione della 35° edizione dell'Esposizione Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea, manifestazione gemellata con la Biennale. Capiscono che anche a Venezia sta per accadere qualcosa e che la regia appartiene al geniale sadico serial killer Charles Davereaux, il Sarto (almeno 43 efferati omicidi), arrestato da Fisher e ormai prossimo all'iniezione letale in carcere. I messaggi, le prove, le dinamiche, i tradimenti, tutto sembra convergere verso il 29 giugno, la data dell'esecuzione, certo del piano di molti complici assassini, forse di una vendetta lungamente attesa, probabilmente di una strage in Italia. E Veronika se la deve vedere anche col padre, autoritario e inflessibile, appena risposatosi, con il collega amato e in pericolo Derek Crane, capelli lunghi e pizzetto, con i propri incubi di morte, protetta solo dallo scudo della reflex. Molto dipenderà dalle priorità.

Laureata in Economia e Commercio all'Università Bocconi, Elisabetta Cametti (1970) lavora nel campo dell'editoria fra Milano e Londra e da qualche anno confeziona thriller di buona fattura e successo anche internazionale, con tutti gli ingredienti "anglosassoni": ingegnose arzigogolate trame, ambientazioni spettacolari, cattivi da scatole cinesi con infinite disponibilità finanziarie, eroi estremi con relazioni estreme, violenza e avventura. La narrazione è in terza varia, sia vittime che carnefici, sia investigatori che criminali, ognuno in qualche modo manovrato e manovratore. Nel titolo c'è un fratello diabolico senza identità, che inizia a giocare con mosse imprevedibili; il nome gli viene assegnato quando ancora non si sa che si rivelerà azzeccato. E molti sono i riferimenti all'arte, il prologo riguarda il 31enne eccentrico Artista, balbuziente e malato, rinomato e ipercritico, famoso anche perché scrive enigmi sul retro dei quadri, che sta cominciando a creare il suo capolavoro con squarci di pelle umana, nulla è lasciato al caso. Come accurate risultano le descrizioni a Venezia, i canali quanto i campi, soprattutto l'epicentro della vicenda ovvero la basilica di Santa Maria della Salute, piena in vista della messa del 29 giugno alle 10 presieduta dal patriarca, in ricordo dell'inizio della peste del 1630 (la chiesa fu eretta come gigantesco ex voto per la fine della malattia di massa, durante la quale morirono quasi 150.000 persone). Chissà che fine ha fatto "La Vergine della Perfezione. Sfumature di vita e di morte"? Anche perché Caino non è finito lì!

La comunità possibile. Una nuova rotta per il futuro dell'Europa.

Laura Boldrini, Marsilio, 2017

Roma, Europa. 1957-2017. In sessant'anni gli ideali di giustizia sociale si sono persi per strada, le idee e le pratiche comunitarie vivono una crisi profonda. La Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini (Macerata, 1961), forte della lunga esperienza all'Onu, non ha perso un'attiva speranza e delinea "La comunità possibile. Una nuova rotta per il futuro dell'Europa", attingendo dall'esperienza di tanti incontri, viaggi, missioni, negoziati diplomatici. Racconta in prima vicende e personalità, con garbo e freschezza. Propone di superare le politiche di austerità, di non respingere chi fugge e arriva, di procedere rapidamente a un'integrazione più stretta almeno tra un gruppo di Stati. In occasione dell'anniversario dei Trattati è riuscita a presentare la "Dichiarazione di Roma" sottoscritta dai presidenti di oltre dieci parlamenti, una sfida politica.

L'eresia della verità

Luigi Ciotti, GruppoAbele, 2017

Sulla strada. 1965-2017. Da oltre cinquant'anni don Luigi Ciotti (Pieve di Cadore, 1945) difende i più deboli e la legalità contro tutte le mafie. Con "L'eresia della verità" raccoglie testi (articoli, interviste, prefazioni a libri) usciti negli ultimi tre anni con un unico presupposto: la responsabilità della parola. Comprendere invece di (o prima di) giudicare, accogliere (anche i dubbi), non aver paura (o averne molto meno) del diverso e dell'ignoto, rimettersi sempre in cammino riflettendo e studiando (pure silenti), riscontrare la verità sia in parole-testi-leggi sia in vite-scelte-comportamenti (il principio d'isomorfia, direi), usare tanto l'intelligenza quanto la coscienza. Ragiona molto e bene sul "nuovo" Papa Francesco, su Sandro Donati e Legambiente, su Basaglia e don Milani, su eroina e mafia, sui migranti. Da leggere, meditare, praticare.