UNO SGUARDO DAL PONTE

RECENSIONI DI

VALERIO CALZOLAIO

Le finestre sul confine, Andrea Garbarino, Endemunde Edizioni, 2016

Milano e Chiavenna, 2022. E Roma, 30 gennaio 1971. Il ricco alto robusto sportivo Alberico Rico Ascanio d'Aubry a diciott'anni era stato nel gruppo dei camerati picchiatori fascisti alla Sapienza. Un giorno fecero irruzione contro l'occupazione dei rossi a Scienze Politiche. Non si scherzava, botte da orbi, anche con sofisticate armi rudimentali, ci scapparono morti e feriti per la vita. Ora Rico ha 69 anni, possiede una vecchia cicatrice a ricordo, fa l'avvocato a Milano (dopo la laurea a Napoli): cognome aristocratico (un conte il padre), leggendaria imperturbabilità, esperta autorevolezza, immacolate reputazione e discrezione, occhi verdi e zazzera ancora nera, si occupa in prevalenza di attività extragiudiziali (conciliazioni e consulenze) per uno studio importante di cui è partner. È stato sposato nella gioventù romana per 5 anni, non hanno avuto figli, si è trasferito in Lombardia, sogna ancora Claudia Koll, vive con il colto assistente tuttofare franco-cambogiano Bonnak Mey, da 8 anni ha un intenso altalenante rapporto con l'amata riccia Fiorella, occhi verdi e deliziose lentiggini, animalista e vegana pura, un poco più giovane. La situazione economica e sociale è profondamente mutata rispetto al 2017. Siamo usciti dall'Euro, 8 milioni di disoccupati, 3 famiglie su 10 non hanno di che arrivare a fine mese, insurrezioni in strada di massa, pacifici assembramenti ovunque, anche attentati espropri occupazioni. Molti ricchi in fuga verso l'estero bivaccano in frontiera. A fine marzo Rico viene inviato verso quella svizzera (circa 130 km da casa), settemila abitanti sul Mera: Adele Klavis vuole che ritrovi la sorella, avevano lì ereditato un impero immobiliare ma andavano poco d'accordo, Porzia ha dieci anni di meno e comportamenti irrequieti. Mentre emerge un complotto di immense proporzioni, restano in sospeso altri casi milanesi e torna a galla la vecchia storia romana. C'è di che indagare.

Il giornalista Andrea (Camillo) Garbarino (Milano, 1948) da una decina d'anni scrive interessanti romanzi di genere investigativo, spystories, gialli storici, noir, ambientati in giro per il mondo. Questo è il quarto (narrato in terza al passato, non fissa anche se prevalentemente su Rico) e gran parte della vicenda si svolge nella "sua" Valchiavenna, terra che avrebbe forse conosciuto pochi omicidi negli ultimi trenta anni (pare 2), ma di confine conteso per secoli, Svizzera dal 1512 al 1620 e dal 1636 al 1797 (Cleven nel Canton Grigioni), con persistenti spinte autonomiste. Il titolo è legato a una vittima della violenza fascista in sedia a rotelle: certe finestre consentono di vedere la sottile linea di confine fra memoria e autoinganni, fra delitti e incidenti. Il criminale complotto sullo sfondo è capitalistico-finanziario, connesso alla dimensione proprietaria del vivere. Visto anche che, nella capitale, intanto, la crisi impone un governo di svolta e una manovra inaudita: gli Stati Uniti (ancora con Trump?) garantirebbero un prestito ponte infruttifero decennale di almeno 200 miliardi di dollari sollecitando (?) la patrimoniale "una tantum" contro i ricchi e la ricchezza non investita, oltre alla sospensione dei movimenti di valuta verso l'estero e delle transazioni immobiliari. Il protagonista non se ne cura ansiosamente, sta per festeggiare i settanta e, anno dopo anno, ha ridotto i suoi piaceri autentici a quelli essenziali: buon vino, buon cibo, mezz'ora di sesso alla settimana, molto sonno. La montagna della provincia di Sondrio vede assente Fiorella ma garantiti gli altri piaceri, per esempio: Sassorosso di Nino Negri, San Lorenzo o Sommarovina di Mamete Prevostini, Prugnolo di Rainoldi, pur sempre il Chiavennasca come bianco, il Nebbiolo come rosso, Braulio come aperitivo o digestivo o pulisci-budella. C'è di che bere. Magari ascoltando "Parlami d'amore Mariù".


Formicae, Piernicola Silvis, Società Editrice Milanese SEM ,2017

Provincia di Foggia. Autunno 2016. Viene ritrovato il cadavere di Livio Jarussi, un bimbo scomparso due anni prima a Manfredonia, quando stava per compiere 11 anni. Da poco tempo l'assassino lo ha buttato dentro una fossa in una collinetta di spazzatura vicino Siponto, per poi chiamare Padre Leonardo, un monaco del convento di San Giovanni Rotondo, presentandosi come zio Teddy; la vittima viva indossava la maglietta di Teddy Bear. Sul cadavere viene trovato un foglietto con un messaggio rivolto a Bruni. Così viene richiamato al commissariato di zona Gianlorenzo Renzo Bruni, l'investigatore capo della seconda divisione del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, inviato in Puglia a seguire il caso fin dall'inizio, senza successo. Renzo saluta moglie e figlio, si fa accompagnare dall'amico assistente Massimo Rio Riondino e ricomincia le indagini. Ora arriva pure una busta indirizzata sempre a lui ancora da zio Teddy con strane parole e viene ucciso Alex Burresha (9 anni), albanese che viveva a Foggia. Conosciamo subito chi uccide, oltretutto si va a confessare dal monaco: è Diego Pastore, 33enne commesso nella farmacia del padre don Gegè, consigliere comunale ammanicato con la criminalità organizzata, che sospetta di lui, come la madre casalinga invadente. Diego non si è mai laureato (un anno a Camerino, dove aveva studiato il padre), carino, abbigliamento curato alla moda, discreto cuoco e ordinato feticista, maltrattato nell'infanzia è terrorizzato dal sesso e impotente vicino ad altri, si eccita con filmati tipo snuff movies, pratica fanaticamente la religione, va in psicoterapia da un anno per sindrome di Ekbom (sensazioni di presenze di insetti nel proprio corpo). Lo prenderanno prima che uccida ancora?

Dopo qualche anno d'assenza, torna in libreria il questore Piernicola Silvis (Foggia, 1954), laureato in Giurisprudenza, dirigente dei commissariati di Vicenza, Vasto, Verona, Osimo, Senigallia, poi nelle questure di Ancona, Macerata, infine questore a Oristano e ora nella sua Foggia. In passato aveva pubblicato tre buoni romanzi di genere (usciti nel 2006, nel 2008 e nel 2010), da tempo ragionava su nuove scritture e trame, all'inizio del 2017 arriva il quarto, narrato in parallela, la prima persona sul poliziotto, la terza sull'assassino seriale che sente le formiche, programma omicidi e sfida la giustizia. Il tema è dunque quello del perché talvolta non si riesca a prenderli prima: la famiglia che copre e depista per malinteso affetto, pur non essendo direttamente complice; gli organi d'informazione che orientano e condizionano (spesso male) le indagini, solo per crescere gli ascolti, pur se provocano arresti sbagliati; la Società organizzata del crimine che non sempre ben convive con la delinquenza comune, qualche volta la sfrutta, qualche volta (pedofilia) ne è infastidita, qualche altra vuole addirittura debellarla perché attira corpi di polizia e attenzione mediatica. Non a caso, in tutto il testo aleggia un personaggio multifunzionale (con un ruolo pure significativo in vari episodi, alla fine decisivo), il giornalista infiltrato dai servizi (e dal governo) nel quotidiano Nuova Puglia Alessandro Clement, cognome francese e inflessione della Roma bene, una cinquantina d'anni, barba brizzolata, fisico snello e robusto, abbigliamento sportivo, operativo nell'Aise, comparto delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio. Fra cibi tipici, troccoli e pizze un po' di Nero di Troia. E De André nella suoneria.


Maurizio De Giovanni, Foto di Anna Camerlingo, Vita quotidiana dei Bastardi di Pizzofalcone, Einaudi, 2017

Napoli. 2016. I primi sei episodi della serie televisiva italiana tratta dai gialli contemporanei di Maurizio De Giovanni sono stati girati nel 2016 e trasmessi all'inizio del 2017. Il successo di pubblico (sette milioni di spettatori in media su Rai 1) ha già fatto prevedere una seconda stagione in onda nella primavera 2018. L'autore ha ora scritto sei testi (non brevissimi) su alcuni protagonisti (Lojacono-Gassmann, Pisanelli-Imparato, Alex-Tabasco, Ottavia-D'Aquino, Romano-Silvestro, Aragona-Folletto) per illustrare la "Vita quotidiana dei Bastardi di Pizzofalcone", 134 belle foto del set, interni ed esterni napoletani. Ognuno confessa sentimenti ed emozioni, racconta particolari biografici inediti, spiega il rapporto con la città e i colleghi. Da quando gli intensi personaggi letterari hanno volto e aspetto pubblici, con attori che hanno davvero cercato di immedesimarsi, è in parte un'altra storia, il genere non c'entra. Certo, mancano Piras e Palma, pur presenti in varie immagini: sarà per un'altra occasione!

Addomesticati. L'insolita evoluzione degli animali che vivono accanto all'uomo, Richard C. Francis, Francesca Pe'. Bollati Boringhieri, 2016

Milioni di anni, 200.000 e 12.000 anni fa, ora e poi. Qui, sul pianeta. Senza animali domestici e piante coltivate, la civiltà umana come la conosciamo non esisterebbe. Quelle famiglie e quei generi di esseri viventi esistevano prima che apparisse il genere Homo, la loro evoluzione è cambiata quando hanno cominciato a convivere pacificamente (loro) negli ecosistemi umani e, ancor più, dopo la cosiddetta rivoluzione neolitica, quando la popolazione umana ha cominciato a crescere vertiginosamente, da circa 10 milioni agli oltre 7 miliardi attuali (come anche la popolazione di alcune specie di quei generi e famiglie), distribuendosi sempre più in ogni angolo del pianeta. Nessuna specie addomesticata si è mai estinta. Però tutte si sono dovute "sottomettere", adattando una quasi assoluta mansuetudine verso Homo sapiens, che si è sostituito alla natura assumendo l'ampio controllo del loro destino evolutivo. Il primo auto-ammansimento avvenne perlopiù mediante selezione naturale; la selezione artificiale intervenne più tardi, in qualche caso in tempi molto recenti. Gli esseri umani sono divenuti via via una componente decisiva (ma solo parzialmente consapevole) del regime di selezione. Prendiamo i cani: nel giro di 30.000 - 15.000 anni la selezione imposta dall'associazione con l'uomo ha causato alterazioni evolutive mai subite dalla famiglia dei canidi nei 40 milioni di anni precedenti. Colore del pelo, struttura dello scheletro, cranio, comportamenti sono variati tantissimo e con dinamiche accelerate, con conseguenze sempre imprevedibili, effetti collaterali imprevisti, a conferma della natura conservativa dell'evoluzione, anche quando alcuni processi sono rapidi.

Richard C. Francis è un saggista scientifico americano indipendente che, dopo il dottorato di ricerca in neurobiologia presso un'università di New York, ha pubblicato numerose ricerche specialistiche in neurobiologia evoluzionistica e sviluppo sessuale, lavorando presso l'università della California a Berkeley e la Stanford University ancora a New York. Nel 2015 ha pubblicato l'ultimo interessante saggio: "Domesticated. Evolution in a Man-made World". Francis esamina la storia evolutiva e il processo di domesticazione (compreso l'avvento dello specialismo selettivo professionale meno di due secoli fa) di volpi, cani, gatti, puzzole, furetti, procioni, visoni, suini, bovini, pecore, capre, mufloni, renne, dromedari, cammelli, cavalli, topi, cavie nello loro complesse varianti. Non si tratta di capitoli separati, i fili scientifico e narrativo sono unitari, con intermezzi interdisciplinari. Prima della domesticazione si usano soprattutto biologia evoluzionistica e archeozoologia, poi genomica, evo-devo ed etologia, con una ricchissima bibliografia, esperienze personali, parallelismi e comparazioni, figure sulle ramificazioni sistematiche classificatorie, disamina di genotipi e fenotipi e delle razze antiche e moderne, varie appendici di approfondimento. Le specie convivono comunque: prede e predatori, dominanti e parassiti, antenati retaggi ibridazioni isolamenti omologie. E nei secoli recenti si approfondiscono le ragioni diverse della domesticazione: l'alimentazione, il ruolo nell'ecosistema, l'utilità per lavori e movimenti, la compagnia, l'utilità delle varie parti del corpo, la sperimentazione. Continui sono i riferimenti alla mobilità e alle barriere, utilizzando congruamente il "migrare" senza purtuttavia una tematizzazione specifica: loro che migrano e noi che li seguiamo, noi che migriamo e loro che ci seguono, noi che antropizziamo ecosistemi nuovi adattandoli e adattandoci, loro che si co-adattano, tutto vero, ma anche il migrare è in sé un fattore evolutivo.


Inno a Nettuno, Odae adespotae Giacomo Leopardi, a cura di Margherita Centenari,Marsilio, 2016

Recanati. 1816-1817. Giacomo Leopardi cominciò a "narrare" con un inno e un'ode, misti di imitazione, traduzione e scrittura poetica originale. Non aveva ancora nemmeno vent'anni, aveva studiato già troppo, realizzato favole o liriche e già pubblicato trattati orazioni saggi. A partire dalla primavera 1816 compose in casa alcuni testi, poi stampati a Milano l'anno dopo, presentati da una rivista letteraria come inni greci ritrovati in un fantomatico codice di un'ignota biblioteca romana. Era il suo modo di reinterpretare e rivitalizzare (già da filologo classico) il mondo antico nella modernità, con molteplici risvolti teorici e poetici, già sperimentando una propria scrittura lirica, pensieri e passioni. La ricercatrice Margherita Centenari (Parma, 1986) ha discusso in materia la tesi del proprio dottorato nel marzo 2015. Ci ha lavorato ancora e presenta ora gli scritti leopardiani "Inno a Nettuno, Odae adespotae" con una ricca introduzione critica, note e appendici colte.


Valerio Varesi, Il commissario Soneri e la legge del Corano Frassinelli, 2017

Parma (e l'Appennino della Val Parma). Inverno. Freddo, buio, umidità, neve, al solito. Il commissario Soneri già lo conoscete, padre partigiano e lui ancora montanaro, dopo l'antica morte di Ada incinta del loro figlio, ama e fa tutto con l'avvocata Angela Cornelio, ma risiedono separati. Vive la città antropologicamente, mantiene ritrosia verso il nitore geometrico dei panorami marini, si sposta per poter tornare, gira con la vecchia Alfa ma rimpiange la tribù della Vespa, ha il colesterolo alto (già 249) e non sa dire no al culatello e alla buona tavola, diventa adorabile quando apre agli altri la valvola dei propri pensieri, preferisce la morte mediatica e indaga troppo bene per essere scavalcato da questore e magistrata. Una domenica ammazzano il giovane tunisino Hamed con una mazza da baseball, a casa del confusionario cieco 76enne Gilberto Forlai che lo ospitava per pochi euro. Poi si susseguono altri tentati omicidi e risse, accoltellamenti (sul didietro) e violenze verso algerini e marocchini. Soneri si addentra nella comunità islamica della città, da turbato uomo di sinistra, senza ipocrisie. Sembra ci sia un movente razziale o etnico ma forse anche altro: una guerra per lo spaccio? le ronde leghiste o fasciste, motorizzate e di quartiere? rappresaglie per la gestione di proventi criminali? qualcosa a che fare col terrorismo? Conversa a lungo con il giovanile puntuale Pellacini, un professore estremista ideologo della destra; a prescindere si trova una scritta sul muro con l'incredibile accusa di essere pure lui un fascista; l'odio cresce ovunque; molto fatica a capirci. Non demorde.

Il giornalista filosofo Valerio Varesi (Torino, 1959) lavora nella redazione bolognese di "Repubblica", mentre i genitori avevano origine e lui stesso vive nella pingue Parma, dove ambienta la serie Soneri (come pure altre narrazioni) e racconta al passato in terza fissa sul suo riflessivo protagonista. Sono documentate le lunghe conversazioni con la compagna, con colleghi e comprimari di ogni tipo, per far emergere le contraddittorie dinamiche sociali e relazionali del nostro tempo (dal '68) e della pianura padana (emiliana), senza comode rassicurazioni. La narrazione rallenta e sconfina nel disincantato commento (mai banale) alla realtà quotidiana. Sono quasi vent'anni e diciannove romanzi di ottima qualità letteraria: Varesi aveva iniziato nel 1998 con "Ultime notizie di una fuga" e ormai siamo al quattordicesimo in cui compare la figura del commissario Soneri, al quale fu pure ispirata nel 2005 la serie di sceneggiati televisivi "Nebbie e delitti", il protagonista interpretato da Luca Barbareschi (e se ne discusse). Segnalo la "filosofia" dell'entropia, a pag. 88. Il Corano (del titolo) ha leggi non univoche, dice pure: "Chi ammazza uomo ammazza umanità. È scritto". Le illusioni sono un anestetico, dopo il dolore è più forte. Leggera preferenza per i vini rossi: Barbera, Bonarda e il loro combinato versatile composto delle colline piacentine, il Gutturnio. Quando si passa al bianco i colli sono gli stessi con l'Ortrugo, oppure Sauvignon abbinato al pesce. Come al solito si deroga alla dieta al Milord di Alceste (e in altre occasionali trattorie di paese, niente male).

Ultima notte in Oltrepò, Alessandro Reali, Frilli, 2016

Pavia, Fortunago e Voghera. Novembre. La sera del 21 scompare il conte Simeone Oramala, ultimo erede del ramo del Pizzo Fiorito dei marchesi di Malaspina. Da poco sessantenne era sempre vissuto nell'enorme villa tra i suoi vigneti sulla riva destra del Po pavese, al confine tra le province di Pavia, Piacenza, Genova e Alessandria. Nella stessa residenza abitano le sorelle Gastaldi Pessani, l'invalida moglie Licia, da tempo su una sedia a rotelle (per una caduta da cavallo), la bellissima riservata cognata quasi 50enne Marzia, vera padrona di casa. Parenti, amici e conoscenti sono sorpresi, era per tutti un uomo generoso e amabile. I suoi cari chiedono all'agenzia Sambuco & Dell'Oro (con sede nel capoluogo) di indagare in parallelo ai carabinieri della collina. Qualche giorno dopo viene trovato il cadavere, fuori mano, in una strada frequentata da prostitute. Il fatto è che Gigi al primo incontro ha una sbandata sentimentale, s'innamora di Marzia, alta e snella, lunghi capelli chiari e occhi verdi, e che Selmo è coinvolto in un brutto violento affare di droga e guerra fra bande, torturano nelle parti basse il suo complice nei traffici illeciti e freddano la ragazza. Gli amici danno una mano ma i casi si ingarbugliano, intorno al conte ruotava una selva di personalità originali: il competente enologo Bruno Sivori Mori (storia amoroso-sessuale con Marzia), il simpatico tuttofare viveur Renato Tato Montagna (probabile figlio illegittimo), l'intellettuale erudito professor Giulio Borghi, coetaneo del conte, il marcantonio maresciallo Mura, di origine sarde, fra gli altri. Chi e perché ha commesso l'omicidio?

Il chimico dell'Eni Alessandro Reali (Pavia, 1966) prosegue la serie su due opposti che si integrano. Gigi Baronchelli Sambuco è un solitario ciclista diesel, secchione malinconico elegante baffuto, ha perso il figlio bambino (di 7 anni) con gravi conseguenze psichiche sulla moglie Marta, va in Citroën bordeaux, indossa Clarks, ascolta Conte o Jannacci e fuma sigari toscani o pipa; Selmo Dell'Oro è un tozzo accelerato, navigato superficiale spendaccione menefreghista, già elettricista assicuratore buttafuori spacciatore, pure fascista, interista, rocchettaro, sgomma in Golf e si fa di canne, ha una figlia 18enne e scopa donne (non solo la giornalista Anna e la moglie Loredana, che ricambia), anche cortesi prostitute. La loro quinta indagine è ben narrata in terza varia, ai comportamenti dei favoriti si aggiungono i pensieri. Le intricate relazioni di provincia e la competizione per il narcotraffico hanno qualche vago punto di contatto, oltre al contesto, i borghi incantevoli, le atmosfere emozionanti, il paesaggio enogastronomico. Tutto è l'occasione per bere, lì è pieno di docg, lo stesso vino senza pretese è rimarchevole: Bonarda e Pinot nero vinificato in bianco, Cruasé e Buttafuoco, metodo classico e rosati, pure Lagavulin Friulano e Riesling. La colonna sonora risente dei gusti molto diversi dei protagonisti, Marzia legge molto e ama ascoltare musica colta e antica, nordica e lirica. Sa di piacere, è contenta di piacere a Sambuco, chissà che verrà fuori da quel casto bacio. Forse niente.


La morte non è cosa per ragazzine Alan Bradley, TraduzioneStefania Bertola, Sellerio, 2017

Bishop's Lacey (fittizia England). 1950. Flavia, 11enne di nobili origini, occhi azzurri e freddi, udito sopraffino, talento per la chimica (si è pure attrezzata un magnifico laboratorio), vive nelle antiche magione e tenuta di Buckshaw, a sud del villaggio e gira con la fida bicicletta Gladys. La madre Harriet è morta in un'escursione in Tibet dieci anni prima. Il babbo Haviland, colonnello con baffetti, è un filatelico collezionista di francobolli in ristrettezze finanziarie, le sorelle maggiori Ophelia Feely 17enne e Daphne Daffy 13enne, ferocemente scherzose, la fanno fuggire spesso nel bosco e nei dintorni, dove incontra strane persone. Investiga su un assassinio con l'aiuto del bell'ispettore Hewitt. Graziosa la serie Flavia De Luce's Mysteries iniziata nel 2009 dallo scrittore canadese esperto d'ingegneria elettronica Alan Bradley (Toronto, 1940). Questo è il secondo degli otto (6 già in italiano), appena ripubblicato, "La morte non è cosa per ragazzine", come sempre in prima persona.


Canti, ballate e ipocondrie d'amore Canio Loguercio e Alessandro D'Alessandro, Squilibri, 2016

Canzone napoletana. Da decenni, in vario modo, con varie collaborazioni, il lucano-romano Canio Loguercio riflette e sperimenta un'originale reinterpretazione del cantare napoletano. Lui è la voce. L'indispensabile organetto è suonato da Alessandro D'Alessandro in tredici nuovi colti appassionanti "Canti, ballate e ipocondrie d'amore", cui non mancano altri strumenti e incroci, rinomati compagni di strada. Potete finalmente leggerli e ascoltarli in un prezioso cofanetto che contiene anche il video dello storico sodale Antonello Matarazzo, eredità drammaturgica di centinaia di concerti e incontri in case, locali, scenari di mezz'Italia. Musicisti veri, storie coinvolgenti, ironia colta, amicizie profonde, empatie di paesaggi.


Arosio & Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi, Ritratto dell'investigatore da piccolo, Tea, 2017

Proprio una bella idea! Prendete una coppia e altri quattro ottimi scrittori italiani di noir con i loro protagonisti seriali che abbiamo imparato a conoscere nell'epoca delle loro investigazioni (perlopiù non contemporanea). Chiedete loro di andare ancora indietro nel tempo, scrivendo un racconto su quando i personaggi erano bambini. Ecco la bella raccolta "Ritratto dell'investigatore da piccolo", curata da Massimo Cassani (l'autore più giovane, 1966). Il tentativo è riuscito: nessuno perde il proprio stile letterario, la cura nella ricostruzione del contesto storico-geografico, il "senso" del protagonista (ben sapendo come diverrà). Siamo fra il 1919 (Bordelli, Firenze, il più breve) e il 1976 (Micuzzi, Milano), a Napoli (Gilardi), a Nervi (Melis), ancora a Milano (Greta & Marlon, il più lungo), a scuola, in collegio, in vacanza. Il genere si addolcisce in atmosfere infantili per quanto oscure e misteriose (a quell'età), talora proprio "gialle".