Le parole fra noi

LA RIVOLUZIONE VOLANTE

Da "Il proletariato volante" di Vladimir Majakovskij, in occasione del centenario della Rivoluzione d'Ottobre

di Marco Palladini


In occasione del centenario della Rivoluzione d'Ottobre ho pensato di fare un mio adattamento e rielaborazione in veste di fanta-favola teatrale in versi del poema "Il proletariato volante" di Vladimir Majakovskij. Un curioso e assai singolare testo del 1925, in cui il poeta russo immagina una sorta di fantapolitico e fantabellico redde rationem terminale tra l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e l'imperialismo 'amerikano'.

Con la vittoria delle forze del 'bene socialcomunista' e la proiezione in un futuro utopico di una umanità fantascientifica di persone-proletari volanti che si muovono nell'aria e in cielo, liberi come uccelli, evidente metafora della liberazione dalle terrene catene del lavoro e dello sfruttamento capitalistico. Pressoché una fiaba oltremodo ottimista e ingenua che mi è, però, sembrata, fuori di retorica e di nostalgismi al presente implausibili, l'unico modo possibile per ritornare ad evocare (più che celebrare) un cruciale evento storico che comunque un secolo fa aveva sollevato enormi entusiasmi e speranze di massa per una radicale trasformazione del mondo in senso egualitario. Oggi che su quel Novecento ideologico è calato il sipario, quel sogno e bisogno di utopia credo, tuttavia, che forse non sia definitivamente scomparso; di fronte alle macroscopiche contraddizioni e alle nefaste regressioni del tempo attuale esso permane in forme problematiche, liminari, sotterranee, come latenza ideale. Come l'ostinato e contrario ribobolare di una esigenza visionaria che in forme aeree, leggere, neo-futuristiche si rappresenta nella poesia.

1 - PROLOGO
Al poeta interessa l'anno cruciale, il 1917, ma anche o soprattutto
quello che accadrà tra cento, anzi tra duecento anni...
Sognare, volare... sognare di volare sino al futuro...
Una nuvola di spettri... Marx, il Comunismo e il Comune...
Lenin e l'Imperialismo fase suprema del Capitalismo...
Parassitismo e putrefazione del capitale finanziario e dei monopoli
che sviluppano ovunque la tendenza al dominio, non già alla libertà...
Lo stato usuraio... la critica del riformismo... il rinnegato Kautsky...
L'assalto al cielo e quello al Palazzo d'Inverno...
Trotskji e l'Armata Rossa... lo zar Nicola II, Rasputin,
l'abdicazione e l'eccidio dei Romanov a Ekaterinburg...
la repubblica dei Soviet, la violenza dei bolscevichi...
il comunismo di guerra e la N.E.P. ... la rivoluzione come trauma...
la rivoluzione è un sovvertimento... la rivoluzione è un rivolgimento...
la rivoluzione è un rovesciamento per rimettere in piedi il mondo...
i proletari diventeranno i padroni... né proprietà privata né sfruttamento...
la rivoluzione è un salto sopra l'abisso o nell'abisso? ...
è un movimento verticale, è un balzo di tigre... la fuoriuscita dal capitalismo
è un evento drastico, appunto traumatico, non un evento progressivo...
La rivoluzione è la fine della Storia? .... Il poeta Pasolini 40 anni dopo
la Rivoluzione d'Ottobre (in Le ceneri di Gramsci ) sentenzia
"... Ma io, con il cuore cosciente / di chi soltanto nella storia ha vita /
potrò mai più con pura passione operare, / se so che la nostra storia è finita?" ...
la storia del comunismo e dei comunisti è finita... la religione rossa e stalinista
è stata confutata, abbattuta, distrutta sino al crollo del Muro di Berlino...
La rivoluzione era una malattia... Ora dopo che l'hanno seppellita,
dovrebbe significare che siamo guariti. Eppure a molti (la maggioranza)
sembra di stare anche peggio di prima. Che vuol dire?
Che era meglio essere malati con la Rivoluzione che guariti senza di essa?
Il potere del capitale liquido, casuale, caotico, tremendo si dà
come intreccio e spaesamento, vediamo i singoli alberi,
ma non ci accorgiamo del bosco... del disegno generale...
del sistema globalizzato senza centro e onnipervasivo...
il sogno è un risveglio improbabile, ma possibile
dal sonno della storia che genera i mostri del presente ...
Una storia come fantascienza, fantapolitica, fantapoesia
futura, futuribile, futurista, per sempre sfuturata...

2 - LA GUERRA COME RISARA'
Sfogliamo le pagine dei giornali e apprendiamo le novità
del mondo estero paludoso e balziamo in piedi:
gli scienziati al servizio degli imperialisti hanno inventato
chi un gas micidiale, chi un raggio annientante
e chi un aeromobile senza pilota... Si preoccupano forse
di aiutare l'umanità in questo modo? No!
Dalla volta celeste una nuova minaccia si allunga sulla testa
di proletari e contadini... Per decenni la morte ha riempito
tutti i notiziari: ma una sciocchezza sembreranno
questi massacri e queste stragi di fronte all'orrore
delle fantasmagorie del futuro...Anno 2117: il cielo congiunge le palme e chiede l'elemosina
alle stelle... in questa calma sera compare un aviogetto
su Mosca, un autoscrivente dell'Aeroflotta...
e tutti si sale sui tetti delle case a dare un'occhiata,
a vedere che cosa scrive... gran curiosità:
chi? Contro chi? Quando? Per chi?

ALLARME GENERALE

Il pilota apre il gas fumogeno e disegna a grandi lettere:

ORDINE DI MOBILITAZIONE
E poi un comunicato dei ricognitori della sponda orientale:
"Alle otto meno cinque, nonostante l'ora mattutina,
il nemico al confine ha spento i fari".
È stato lanciato un razzo e sono stati illuminati nell'oscurità
i preparativi che fervono a ritmo febbrile...
Ala contro ala, ali su ali, via la prima, via la seconda
fino alla centesima squadriglia... hanno spinto i caccia
fuori dagli hangar! ... Comunicato cifrato a cento e cento
posti sovietici di controllo: "Ordine emanato... tutti in volo
per intercettare dietro gli scudi protettivi".
Un appello: "Compagni, incombe una minaccia mortale
contro l'Europa e l'Asia rossa - l'Amerika centro dell'impero
della borghesia mondiale sta per scatenare la sua flotta aerospaziale!
Non è possibile sottrarsi alla sfida, la classe operaia non può
tirarsi indietro! Occhio per occhio e dente per dente!
Mano ai comandi e pronti alla controffensiva!"
Già il gas venefico e soffocante scendeva su milioni di teste...
La gente si affrettava, indossava le radiocuffie e urlava:
"Pronti! Pronti! Allarme generale!"
Si spingevano i biposto fuori degli hangar e marito e moglie
trasvolavano sino al Soviet distrettuale incrociandosi con quelli
che ritornavano dallo stato maggiore. Laggiù! Laggiù!
Il capo dell'arsenale ha accatastato temibili mucchi di bombe e di mine

IL VIDEOCOMIZIO

"Avanti compagni!" esorta la tivù e le masse si sollevano
come un mare in tempesta e dalla Piazza Rossa
si alza in volo con i suoi otto motori l'aeronave del Komintern:
un'immagine indimenticabile, migliaia con le maschere
e le tute antigas pullulanti sopra la Terra come sdraiata...
intanto in alto comiziava il presidente del Komintern:
"Compagni oggi l'Amerika ha costretto alla guerra
L'Unione dei lavoratori!" ... e da Shangai sino all'Irlanda
le parole rimbalzano veloci di monitor in monitor.

SCATTA L'AEROMOBILITAZIONE

Non c'è sonno né riposo che tengano, persino un sole artificiale
hanno messo e miliardi di aerofari da una base all'altra...
gli insonni moscoviti vanno su e giù sulle aeromacchine...
si preparano i ricognitori leggeri... mentre l'operaio possente
sotto la tuta antigas raduna grappoli di mine e di bombe al napalm
e riempie le fusoliere... i capi dello stato maggiore si dividono in gruppi
e sezionano il cielo, stabiliscono le rispettive posizioni, le zone
dei futuri combattimenti sono tacche sulle stelle...
I ragazzini entusiasti aiutano i piloti ad infilarsi il casco
e questi spiegano loro, agli 'ottobrini', i motivi dell'all'armi:
"Li abbiamo snidati e cacciati dall'Europa e dall'Asia
E adesso loro, i borghesi dell'Amerika, reagiscono
per vendicarsi... perché abbiamo qui dimenticato
il loro nome, perché costruiamo fabbriche e nuove
imprese collettive... ma loro non dormono e non demordono,
pensano alla guerra con le armi chimiche... ammorbano
con i gas... digrignano i denti perché questa volta hanno deciso:
o la va o la spacca! Hanno terrificanti armi di distruzione
di massa che lasceranno un deserto di morte...
ci annienteranno se noi non li annienteremo!"

SEMPRE AVANTI

L'aeromacchina scivolò leggera... serve nient'altro?
"Come comandante in capo io ordino: è l'ora...
Avanti, avanti fino a Marte, reggeranno i motori!"
Si staccano da terra le aerocorazzate e nell'aria risuona
un'antica marcia:

I borghesi forsennati sulla volta celeste si arrampicano,
i compagni proletari sull'aeronave si preparano...
Sparite via tra le nuvole sfruttatori assassini,
noi siamo i piloti della repubblica degli operai e dei contadini...
Là dove le gambe dei fanti non possono andare
solo i piloti i caccia nemici possono spappolare...
Avanti! Voliamo e scontriamoci con i nemici meschini
noi siamo i piloti della repubblica degli operai e dei contadini...

Si arrossano di sangue le strade e il celeste continente
rafforziamo la Comune con in testa il nostro presidente...
Sventola la bandiera rossa, sventola tra le stelle
simbolo di un potere operaio e certo non imbelle...
Ci sono pure le donne pilota, nostre sorelle e i bambini
noi siamo i piloti della repubblica degli operai e dei contadini...
I ricognitori sfrecciavano a semicerchio e subito dietro,
ad arco, i caccia... i trasportatori dei gas erano schierati
ad angolo... poi quasi coprivano la volta celeste
gli sterminati hangar volanti per cinquecento aerojet
alla volta... brusche virate, rumori martellanti delle officine,
urlìo sibilante di sirene e trombe... e poi, mimetizzate,
le salmerie dell'aeroflotta... arsenali, depositi di medicine,
convogli di provviste alimentari... la Terra sotto appariva
una scodella... la squadriglia Lenin prese il volo dalle parti
di Minsk, subito seguita dagli alati di Smolensk... in alto,
sempre più in alto volano i piloti, altezze assolute, oramai
le macchine sono dei puntolini... si eseguono i controlli
di ossigeno e carburante ed acqua... dei robot forniscono
i pasti in un minuto... i bunker sotterranei sono a prova di gas...
Alla difesa! suonano le sirene... la vita scorre al riparo dal nemico...

LA GRANDE SPEDIZIONE

Volavano e volavano... finché i corpi sembravano uscire da sé ...
Sempre più su, a stento tenendo dietro a se stessi... quella velocità
supersonica pareva un miracolo... in una sola giornata passarono due soli
e per due volte si levò la luna... erano in rotazione orbitale attorno alla Terra...
cento nazioni solcate con una sola occhiata... l'orologio fermo
sulla stessa immobile ora... sempre più in alto oltre l'atmosfera...
fluttuando senza peso e pompando ossigeno a piena bocca...
i ricognitori attraversarono una tempesta cosmica, tuoni e stordimento...
sparati come proiettili sulle scie di oceano celeste... poi uno saltò
su una mina sospesa... altri precipitarono sotto la linea dell'orizzonte...
traguardata la zona di pericolo di nuovo verso la volta celeste,
rossa come una vampa d'inferno, e volavano volavano per minuti,
giornate, settimane... volavano attraverso le miniere del sole
e le secche lunari... volavano volavano...

L'ATTACCO

Con calma il comandante illustrò il piano di battaglia...
Sembrava tutto tranquillo, ma poi di schianto l'aeronave
andò giù come un sasso... c'era il nulla attorno, soltanto
un potente raggio proiettava il suo flusso mortale...
come miraggi nel deserto si alzarono le centomila macchine
dell'aeroflotta nemica e puntavano il raggio distruttore
da tutte le parti... sibilavano e roteavano i mostri volanti
fatti di luce, d'acciaio e d'alluminio... fiumi di vento
facevano oscillare le macchine che virando a sinistra
mostrarono sull'ala destra le nere K del Ku Klux Klan...
ancora un turbine di vento dal lato opposto e loro vacillarono
sulla destra mostrando sull'ala sinistra il simbolo fascista...
poi in un nanosecondo, un vortice frenetico e non ci furono più...
svaniti dietro una cortina di gas... Un messaggio premeva sul cuore:
Allarme! Allarme! Ecco il nemico!

LA BATTAGLIA AEREA

Nulla più si distingue sull'orizzonte liquefatto... è tutto fuso insieme:
cielo, aria e acqua... è in tale azzurrità che si consuma l'ultima battaglia,
lo scontro finale tra i Rossi ed i Neri... Battaglia incredibile!
Neppure un rimbombo di proiettili o cannonate! Soltanto i raggi annientanti
e la chimica... C'era la furia della caccia, le virate pazzesche,
gli occhi vitrei dei piloti... le squadriglie all'attacco tranciavano le nubi...
poi l'occhio rotondo di un riflettore si aprì e non ci fu più
nessuna squadriglia, solo frantumi carbonizzati che precipitavano...
le corazzate aeree combattevano come in un corpo a corpo...
quelle danneggiate riparavano negli hangar in aria per essere rimesse in sesto...
in una notte butterata dalle stelle le superfici dei giorni si avvicendavano...
ma sempre più cresceva e si estendeva la battaglia... già da cinque giorni
si moriva in guerra... Poi il nemico si ritirò, ma un attimo dopo
mille spaventose macchine passarono all'attacco frontale... All'assalto!
Sotto con i raggi! Ma quelle non cambiavano rotta... Il gas! Niente,
neppure il gas riesce a fermarle... come invulnerabili, senza piloti,
spazzavano via tutto sul loro cammino...

HANNO IL SOPRAVVENTO

A questo punto sembra arrivata la fine... il comandante aggrotta la fronte...
I nostri si lanciano, spingono i motori, quindi precipitano folgorati come mosche...
Va molto male per i nostri che si ritirano... anche se hanno fatto un lavoro
di prim'ordine... c'è la città rasa al suolo, senza un solo gemito,
da tonnellate di soffocante schifezza gassosa... decine di capitali spazzate via
dall'invisibile gas... niente e nessuno è risparmiato... e le macchine
dell'avanguardia puntano ora proprio su Mosca... avanzano in parata
per farsi ammirare... i piloti fedeli al loro dovere si raccolsero allora
su Mosca in anelli e spirali di aeronavi... ma si dispiegava l'inflessibile
spirito delle macchine e il nemico volava, avanzava senza sosta...
Sempre più vicino... la tele proclamava: "La rivoluzione è in pericolo!"...
Suoni stridenti, i volti bistorti... Mosca boccheggiava e dall'alto si vedeva
la calca come briciole d'uomini... chi poteva fuggiva verso gli Urali
con mogli e figli... avanzavano le incombenti macchine... adesso vedrai
pioveranno le gasbombe, prepariamoci ad una morte asfissiante,
non ci piegheremo invocando pietà? ... Stretta alla sua flotta aerea
tace la terra sovietica in attesa del peggio....

LA VITTORIA

Poi all'improvviso - sembra davvero impossibile! - come se fosse partito
un colpo terminale, le macchine nemiche scivolarono e precipitarono al suolo
tra lo stupore dei nostri piloti che però stentavano a rallegrarsi...
e se fosse un trucco? Un inganno per atterrare ed avanzare a terra?
Ronzavano i motori diretti verso il luogo del disastro, atterrati
vicino la fossa di nichel e titanio scavata dalle macchine precipitate...
Nessun inganno, è proprio finita... i piloti fuori dalle aeronavi
si fanno mille domande che restano senza risposta... solo il mattino dopo
arrivò la soluzione dell'indovinello tramite tivù: "New York! A tutti!
A tutti! A tutti! È il Comune, bellezza!".

LA TELEVISIONE

I piloti della prima squadra salutano gli operai, i contadini e i quadri
dell'aviazione... Mosca è illuminata da un milione di fari...
Da questo momento le guerre cesseranno per sempre... la squadra
dei moscoviti ha aperto il passaggio... d'un balzo fino in America
arrivando in volo e piazzando in ogni dove megaschermi che urlano
per tutta New York: "Compagni e fratelli! Quando svanirà l'ubriacatura
delle nazioni? Per quale prezzo volevate voi tradire noi europei?
Vi hanno aizzato: andate e soffocate l'Europa con la peste a gas!
È un gioco sporco e la vita ve l'hanno forse regalata i borghesi?
Sono loro che vi spremono sangue e sudore... unitevi a noi
in un'unica solidarietà, in un'unica Comune - né schiavi né signori!"
Si agitano i poliziotti yankee sugli aerocipedi tra le sciabolate dei riflettori...
Ma è inutile, le voci dei migliori oratori del Komintern corrono
sui monitor, nulla può fermarle... nasce un trambusto, gli operai
a stelle e strisce si muovono, la polizia indietreggia... The Big Apple
è come se avesse acceso tutte le luci... si sventolano le bandiere...
si mettono le mine sotto i grattacieli dei miliardari... A New York
come a Mosca secoli fa... è il temporale d'Ottobre che cresce, dilaga...
un rimbombo gioioso butta giù i palazzi del potere finanziario a Wall Street...
attaccano, mischie furiose, conquistano la metà della città e vanno verso l'altra...
ancora uno strappo, ancora un giro, ancora un istante, meno di un istante...
Un urlo infranto di mille corde, di mille mostri caduti davanti al messaggio
che viene da Mosca...

LA GIOIA

Hurrà frementi, bocche e gole che vogliono urlare e poi ancora urlare e urlare!
Sull'arco del cielo si proietta un videogramma: "Pace! Pace! I popoli
Hanno cessato di combattere. È un momento storico! La grande Federazione
Americana si unisce all'Unione dei Soviet!" ... è l'atto finale ed è firmato:
"Il Comitato Rivoluzionario Americano!"

IL RITORNO

Al mattino, apparvero ad ovest dei puntolini, che sfrecciano e crescono
a ritmo di marcia: noi siamo i piloti della repubblica degli operai e dei contadini!
E non abbiamo volato invano... si è rischiarata la volta celeste... contadino,
proletario accogli l'aeroflotta che atterra... sono estinti i padroni,
gli industriali, i borghesi... sibila il vento tra le nuvole:
noi siamo i piloti della repubblica degli operai e dei contadini!
Più non ci minacceranno le forze nemiche, la nostra bandiera sventola
gloriosa tra le stelle: noi siamo le donne pilota del potere operaio,
noi siamo i piloti della repubblica degli operai e dei contadini!

3 - LA VITA FUTURA

L'AVVENIRE

Arriverà un anno senza più zeri... come un ricominciare da uno...
Spento il tonante rimbombo delle ultime battaglie... Niente più vicoli
o vie qui a Mosca... solo astroporti e lucide case... sono scuri e confusi
i giorni futuri... ma ecco il racconto della giornata-tipo di un futuro
comun cittadino...

IL MATTINO

Alle otto puntuale c'è il robot-sveglia: "Alzatevi compagno, non dormite!
La fabbrica chiama, arrivederci e saluti!" ... Ancora insonnolito ma già teso
verso il lavoro, il cittadino Yuri ha inserito il roborasoio... un minuto ed è
pettinato e sbarbato con le guance più lisce della Venere di Milo...
infila la spina, apre le labbra e l'elettrospazzolino gli lucida i denti...
schiaccia un pulsante e da sola si riempie la vasca col robodomestico
che prima lo insapona, poi raspa e raschia... Un suono di campanello
ed ecco servito sotto il naso il vassoio con tè, caffè, biscotti e brioches...
poi si veste, niente giacche e calzoni, dai talloni alle mani si riveste
con un unico capo di seta di taglio geniale... poi ai piedi leggerissime scarpe...
uno scampanellio al megamonitor sotto la finestra: messaggi elettronici
dell'amato bene e di altri amici... di corsa entra il figlio, un robusto
ragazzone: "Ciao, volo via all'università" - "E Vania dov'è?" - "In giardino
a fare i primi voli con la tata"...

AL LAVORO!

Dalla sua camera Yuri con l'ascensore sale sul tetto infiorato,
diretto al posto di lavoro... manca per pochi secondi l'aerotaxi...
ma saluta con tono gridato l'aeronavicella di conoscenti volanti:
"Compagno, che fretta avete? Lasciate perdere e qualche volta
passate in volo con vostra moglie a farmi visita... se siete libero
per una mezz'ora, facciamo un salto alla partita dell'aerocalcio" -
"Certo benissimo! E voi volete trasbordare? Accomodatevi!
Qui c'è posto!" ... una volta trasbordato, un quarto d'ora ed ecco
il cittadino Yuri giunge puntuale sul posto di lavoro...

IL LAVORO

La fabbrica per le comunicazioni interplanetarie... una plancia
di controllo elettronico-multisatellitare... dentro la sala si respira
profumo di pino e di mughetto... in un altro reparto si fabbricano
con le nuvole pure smetana artificiale e latte... la fabbrica ultramoderna
è un grattacielo di cinquanta piani... decine di persone atterrano
in cima piene di slancio... è tutto lustro-lustro di vetro e acciaio...
niente fuliggine... l'ascensore sbarca le persone ai vari piani...
niente chiasso né folla... e neppure una tastiera... oramai
ai computer si parla e fanno tutto loro... che bello lavorare!
Già, è facile così... col sottofondo di ritmi musicali... si danno
ancora ordini e si mettono in azione i motori di ricerca...
la giornata è di sole quattro ore che sono volate via in un attimo...
Yuri veloce come uno scoiattolo va a farsi una doccia e poi via,
in volo a pranzare...

A PRANZO

Spicca il volo con l'autogetto e raggiunge i ragazzini che trasvolano
dalla scuola: "Dove ve ne andate? Più piano! È ora di pranzare!" -
ma niente cucina e il noioso tran-tran di ogni giorno... girano
in cielo gli aerorefettori dell'Alimentazione Popolare...
si è fermato, si è seduto, ha mangiato... c'è il pranzo light
e quello completo, per qualsiasi appetito... le stoviglie sono
autospecchianti... finito il desco si rivola via!
Yuri accarezza i figli e parla al microtelefono: "Ivanov Decimo
come stai? Buongiorno" - "Sono volato oltre la siepe, sto pascolando
un armento, hai bisogno di qualche cosa?" - "Come sarebbe?
È tanto che non ci vediamo, passa volando da me per una partita
di aviopalla"... "D'accordo! Pascolo ancora un'oretta e planerò
da te dopo le cinque... qui al villaggio mi hanno dato
una piccola incombenza... il grano soffre per il caldo e così
devo manovrare le nubi artificiali per fabbricare la pioggia,
ma senza grandine, a più tardi!"

LO STUDIO

Il cittadino Yuri giunge in volo all'Istituto superiore
della smetana, la panna acida, per confrontare i più recenti
dati tecnici... studia in laboratorio le questioni della smetana...
qui c'è l'apice del sapere pratico... mentre la poesia è
per l'aristocrazia dello spirito... ma in questo spaziotempo
non ci sono uomini privilegiati... chi più chi meno, calzolai
e lattaie son tutti geni...

IL GIOCO

Un'ora dopo si è a casa, si riposa e ci si cambia... al posto
della blusa un abito sportivo... poi su un aeroveicolo da corsa
si fila via veloci come il vento portandosi dietro un pallone enorme...
il cielo è gremito di aeromobili con adulti e bambini... anche
i vecchi si fanno vedere per dimenticare l'età e l'apatia... i Verdi
contro i Gialli... una partita dopo l'altra... la palla viene lanciata
da altezze colossali e tu ci voli sotto e l'acchiappi con la rete...
altro che il banale, terricolo football buono al massimo per la razza equina...
qui non ti consumi le scarpe, non ti spiaccichi il naso al suolo...
tutti fanno capriole con la palla... scivolano sulla coda... intrecciano
nodi e spirali nell'aria... quindi finalmente uno manca il colpo
con la reticella - "Urrà! Abbiamo segnato!" - si va in su, in giù,
in avanti, indietro, liberi come l'aria e la vita... niente sospiri
affannosi né un espressione triste, come se invece che lavoratori
responsabili, i giocatori fossero dei giulivi delfini... se sopraggiunge
la pioggia sferzata dal vento, è semplice, si spostano al di sopra
delle nubi e continuano ad oltranza... adesso si fa buio, ma si è restii
ad abbandonare il gioco... così si raggiunge l'emisfero con il sole
dove è di nuovo giorno... poi finalmente Yuri si stanca di tutto questo
lanciare ed acchiappare... e decide di ritornare, si abbassa ed entra volando
nell'aerorefettorio... preme il pulsante ed è pronta la tavola con il tè...
c'è il figlio che gli racconta: "Mi si è rotta oggi un'ala dell'autogetto,
così mi ha trasbordato Petka altrimenti avrei fatto tardi alla lezione
di matematica... poi ci hanno dato un'ora di libertà e con Petka
siamo volati per pescare una cometa... era ENORME! Lunga
un chilometro, ce la facevamo a mala pena in due a trattenerla
per la coda... ma poi l'abbiamo gettata via, era troppa grande
e non è permesso portare le comete a scuola"... La sorella riferisce:
"Oggi a causa del vento il gomitolo mi è rotolato giù da tremila metri
E mi sono dovuta abbassare per riarrotolarlo, che il vento l'aveva
tutto arruffato"... Il figlio più piccolo è immerso nel lavoro...
sta seduto ad annotare nel diario: "A scuola, oggi, c'è stata una lezione pratica...
si discuteva se Dio esiste oppure no... abbiamo detto: secondo noi
la religione è oppio... abbiamo prima esaminato un'immagine,
una ipotetica copia di Dio... quindi con il maestro siamo volati in cielo,
perché occorre convincersi di persona, e l'abbiamo ispezionato
in lungo ed in largo, dentro e fuori, e non abbiamo scovato
neppure un piccolo dio o un angelo che si voglia"... Intanto il babbo,
per non perdere tempo, infilate le cuffiette, ascolta pagine e pagine
di un audiolibro...

SERA

Squilla il videofono: "Pronto, ciao cara! Vengo immediatamente!
In pochi minuti attraverserò il cielo per quanto è largo... con un tempo così
si viaggia benissimo... aspettami presso una nuvola, sotto l'Orsa Maggiore!"
... Yuri sorvola piazze ed edifici... sta col suo amore guancia a guancia
e fianco a fianco, e fanno per ben tre volte il giro del cielo, scorrendo
lungo le vie lattee e seguendo le curve delle comete e salutando
un'aeronave vagabonda... Che vastità! Che straziante bellezza del creato!
Si raccontano gli avvenimenti dell'anno in corso... "oggi ho ascoltato
tre audiolibri"... e si ricordano di quando affrontavano dure giornatacce...
ti trovavi una stanzetta, ma pure così non erano rose e fiori... dovevi
fornire i dati al comitato dell'edificio e all'ispettore delle tasse ... Qui invece
è una vera pacchia! ... nessuno spinge, hai tutto lo spazio che vuoi...
un tempo in primavera si andava in campagna, viaggiando su treni
che sbuffavano e arrancavano, proprio come una rondine che muove
una zampetta dopo l'altra per camminare... impossibile svoltare
o inoltrarsi nel bosco... si restava sempre sui binari ... nei tempi antichi
c'erano pure le automobili, ma in aria non andavano, sull'acqua nemmeno
e neppure dentro ad un bosco... scoppiavano i pneumatici ed erano
un sacco di noie... ora se uno vuole, può trasvolare da qualsiasi parte...
con la locomotiva non era un bel viaggiare... qui corri via veloce
e se ti va di fermarti puoi scendere in Ucraina oppure a Nizza...
ai malati si prescrivevano i bagni di sole, ma dovevano aspettare
a braccia conserte tutto il giorno che un raggio uscisse da dietro
una nuvoletta... ora si può volare alti sotto il sole, sempre dallo stesso polo...
Riscaldiamoci! Approfittiamone! ... la sua amata ripensa ai giorni lontani
e intanto sotto scorrono città e campagne nell'illuminazione di una festa
quotidiana... un tempo dagli Urali a tutta la Siberia una stazione radio
strepitava concerti... adesso si captano le note musicali dalla videorete
e si ricombinano anche per scherzo, facendo morire di invidia tutti gli Scialiapin...
e ancora più oltre lungo l'orizzonte miraggi a chilometri, secondo
un ritmo cinematografico... dalla Terra fino a Marte ci si allunga
in immaginari palchi e platee... tutto questo è e sarà nei cieli del futuro...
si eseguono vorticose danze, senza calpestii e molesta polvere,
incurvando con grazia le ali... si scatenano fantastiche quadriglie...
e intorno milioni di tavolini volanti per bere e rinfrescarsi...
bevande esclusivamente analcoliche... ché dal calzolaio al sarto
più nessuno sopporta neppure l'odore dell'alcool... pure ai malati
un bicchierino lo si concede solo sotto cloroformio... nessuno è
più afflitto da alcuna lagna... non è una vita, ma una cuccagna! ...
Con grande rammarico si comunica però ai compagni poeti
che non sarà più come adesso che a migliaia si gettano a scribacchiare
versi che danno il voltastomaco... nel futuro splendido nessun dibattito,
nessuna riunione, ma una vita veramente colta in sé, nel suo semplice
accadere... Le undici e mezzo, la video rete ammonisce: "Compagni
cittadini, ricordiamo che è ora di dormire!" ... Sibilando per la velocità,
direttamente dal trambusto del ballo e dello sballo, il cittadino Yuri
esegue una brusca virata ed entra volando nella finestra della camera da letto...
l'autojet si ripiega da sé e si mette in un angolo come un ombrello...
al robot-sveglia: "Domani in piedi alle sette e mezzo!" ... Si accomoda
su un fianco il cittadino contento... dopo avere sbadigliato, ha chiuso
le palpebre... Così trascorreva le sue giornate un cittadino-tipo
del XXII o XXX secolo...

L'APPELLO

In tal modo il poeta propagandista dei giorni futuri si sforza di immaginare
il sogno utopico e di avvicinarsi a loro... tutti simili ai figli degli uccelli...
Liberi e felici, seduti sulla propria aeronavicella... per correre nell'ora
luminosa lungo qualsiasi cielo... perché nei secoli futuri
la vita umana si slanci nell'empireo come un razzo veemente...
Operaio! Contadino! Verifica che anche i cieli sono tuoi...
Soddisfa il tuo desiderio di volare! ... basta strisciare come un verme
o un pidocchio! ... Avanti con il cielo dove potersi sfrenare! ...
Avanti con il cielo! Versando le nubi sulle messi! ...
Avanti con il cielo! Immergendo nello stupefacente futuro
l'affilato coltello delle parole! ... Parola di poeta: avanti con il cielo!

4 - EPILOGO

Replicando a Majakovskij e Brecht
(fuori tempo massimo)


sì, cari compagni Majakovskij e Brecht
non abbiamo potuto essere gentili
e non abbiamo saputo neppure essere
fino in fondo comunisti
forse perché la semplicità "difficile a farsi"
del comunismo s'è dimostrata nei fatti
semplicemente impossibile
un maledetto, insolubile rompicapo
una filosofia della prassi impraticabile
già, non abbiamo potuto essere gentili
e ci siamo sgarbatamente resi conto
che ciò che sognavamo come fine della follia,
fine dei delitti, instaurazione di un giusto ordine
al posto di caos e ingiustizia, s'è corrotto
e tramutato in sabbia del tempo che ci scivola
tra le dita, così ora ci ritroviamo ad attraversare
la storia come un deserto in cui non cresce la salvezza
ma dove si trivellano pozzi di mortifero petrolio
e il niente si regala dominî di spietata leggerezza
no, non abbiamo potuto essere gentili
perché la gentilezza non s'è mai coniugata
con la lotta politica, e poi sinceramente
nessuno di noi avrebbe realmente voluto vivere
nei luoghi finiti sotto il comando dei partiti comunisti
perché quando il comunismo come orizzonte ideale
si rovescia in atroce e obbligante incubo ideologico
il dogma è uno sconcio e un mondo che si regge sul terrore
non è un infortunio politico, ma un errore logico
certo, non abbiamo potuto essere gentili
e abbiamo tollerato ogni intollerabile aberrazione
il comunismo che doveva essere facile e ragionevole
è stato ragione cieca ovvero complicata distruzione
(della ragione) senza ragione e ogni giudizio è adesso debole
o ingannevole perché pronunciato ex post,
cioè post caduta del Muro e dei regimi del gulag,
ma i compagni nella nebbia li guardo e li comprendo
se il loro cuore rosso ora batte in controtempodunque, non abbiamo potuto essere gentili
e forse, come ci ripetono, era tutto sbagliato
fin dal principio, eppure il sudiciume, l'idiozia
e lo sfruttamento attorno a noi perdurano
e ci assediano, implacabili ci asfissiano,
i bambini in fuga sono fucilati alle spalle
la liberazione promessa, ci dicono, è nera leggenda
ma se l'anima non s'incontra con la libertà materiale
vincerà sempre la barbarie in forma di tregenda
va bene, non abbiamo potuto essere gentili
e il capitalismo più lo critichi e più si trasforma
rimanendo immutabile, ergo incriticabile
il capitalismo che ha intriso di sé e fatto ammalare
il corpo del pianeta e non è la cura per guarire
così, se non puoi più chiamarla comunista
persiste la necessità che l'illusione di una cosa
ci sottragga all'orrore e riempia i giorni di futuro
ci serve un'altro vocabolo per nominare un altro mondo
ci serve come un vagito nella culla
ci serve per non rassegnarci a morire per nulla
sì, cari Majakovskij e Brecht, non abbiamo potuto essere gentili
però se l'oltrecomunismo ha ancora una giustificazione
è quella che, deposta la speranza di scoprirci felici,
ammainate le bandiere delle trascorse utopie inutili,
stavolta vorremmo davvero provare ad essere gentili
... perché come diceva Wolf Biermann:
"Chi predica speranza mente,
ma chi la uccide è un porco".