Cultura e Diritti

LA PRIMA DECISIVA RIFORMA. SEMPRE QUELLA: FUORI LE MAFIE DALLO STATO!

di mal

Avevamo pensato che la esplosiva Relazione annuale della DIA − Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo − (La repubblica 22 giugno u.s.), e l'altrettanto esplosivo servizio di Roberto Saviano sulle grandi operazioni di Carabinieri e Finanza Tempio 2014, Babylonia e Luna nera (La Repubblica 17 luglio u.s.), avrebbero finalmente smosso le torbide acque dell'attuale sistema e costretto le forze politiche − almeno quelle di sinistra − a riproporre in termini di lotta e proposta questa grande vitale questione, questa

prioritaria riforma: sconfiggere e debellare la sempre più ampia penetrazione delle mafie, della criminalità organizzata e delle sue organizzazioni, nella vita del Paese; la presenza dominante della 'ndrangheta e delle altre mafie in tutti i settori nevralgici della politica, dell'amministrazione pubblica e dell'economia; la copruzione elevata a sistema; il dominio del combinato disposto mafie-massonerie-istituzioni deviate sull'economia e sulla finanza cosiddette legali... Avevamo creduto: invece niente. Fin de non- recevoir, anzi peggio: silenzio assoluto.

Tentiamo ancora, perciò, se ci riesce di strappare qualche centimetro di informazione al monopolio assoluto detenuto da questa inadeguata e menzognera politica, tentiamo di rivolgerci ancora a sinistra.

Ma ci sembrate distratti.

Eppure, come dice il Presidente Mattarella, ne va della democrazia.

La nostra è una debole voce, lo ammetto. Voce di quelli che furono e fecero ciò per cui voi siete e vivete in pace e libertà, ma di cui fu decretata la damnatio memoriae... E tuttavia, e ponete attenzione, essa è anche la voce di milioni che ancora, damnatio o non damnatio, esistono e lottano per la Costituzione per la democrazia e per i diritti. Quelli che sfilano a Locri e in tutta Italia contro le mafie; quelli che pagano tutte le tasse; quelli che hanno pensioni di fame o poco più o semplicemente pensioni; quegli 11 milioni che non possono più curarsi; quei bambini (italiani, uno su 4) che non hanno giochi e nutrimenti adeguati; gli operai (che esistono ancora − 18 milioni e mezzo − nonostante la stolta dottrina dell'unico pensiero); i lavoratori che lavorano (sottopagati) e non fanno i furbetti; gli intellettuali che non hanno portato il cervello all'ammasso e tutti gli onesti e preziosi e malpagati lavoratori della scuola dell'università della cultura; i poliziotti e finanzieri e pompieri che corrono ai disastri ed hanno stipendi 200, 400 volte minori dei loro capi; i lavoratori delle comunicazioni ( e di tutti i servizi pubblici, privati, partecipati) che 27.000 euro li guadagnano all'anno e non all'ora (avete letto bene: all'ora!)come Flavio Cattaneo da TIM...; e quelle ragazze e ragazzi di tutti i volontariati; e quelli che raccolgono di notte gli scarti del sistema; e quegli schiavi del caporalato a 3 euro l'ora; quei 18 milioni di individui (così le statistiche: e perché chiamarli persone?) a rischio povertà; quelle ragazze dei supermercati che oltre le cose le persone pagate a part time 700 euro al mese e non si riposano mai; quei lavoratori della logistica che ricevono in busta 1.200/1.400 e di salario vero (quello su cui si calcola la pensione) 470...; e ovviamente quei milioni di giovani che non trovano lavoro o se lo trovano è precario e sottopagato magari coi voucher; e quei tanti giovani e talenti esiliati dall'Italia ogni anno; e quei milioni di genitori e di nonni il cui assillo e la cui paura quotidiana è che il figlio o la figlia venga accalappiato dai cavalli che distribuiscono la coca... o addirittura diventino cavalli anche loro per pagarsi dose ed happy hours; e quei vecchi (milioni anche loro) senza più cure né affetti né assistenza...; e quei..., e quei..., e quei... E naturalmente, poi, quei magistrati e carabinieri e poliziotti e finanzieri fedeli che lottano ogni giorno, a loro rischio, contro ogni mafia e corruzione: Sisifo odierni.

Perché è così, cari chiacchieroni di sinistra per caso: non ci sarà, non ci potrà essere, né ripresa, né rinascita, né giustizia sociale, né ruolo dell'Italia nel mondo, né tantomeno un rovesciamento... chiamiamolo neokeynesiano... del modello di sviluppo, senza questa prima, fondamentale, grande riforma − che è anche, naturalmente, riforma intellettuale e morale: l'estirpazione della malapianta, la liberazione dello Stato e della economia dalla criminalità organizzata e dalla corruzione politica e amministrativa.

Ebbene, c'è una sola forza politica che ponga al primo posto del suo programma questa riforma, indicandone forme, metodo e mezzi? Nessuna.

Siete indifferenti, compagni! E dunque complici e rei, perché se fino ad oggi potevate celare la vostra indifferenza sotto il manto dell'ignoranza ora sapete. Il sacrificio di Falcone e Borsellino e di tanti fedeli servitori dello Stato caduti per mano di mafie non servì a sconfiggerle e a debellarle. Quel grido levato dal popolo ai funerali di Borsellino, FUORI LA MAFIA DALLO STATO, non fu raccolto, e a distanza di 25 anni, a dispetto della nuova coscienza di massa nata da quel sacrificio e dall'opera di coraggiosi e instancabili organizzatori della lotta e del movimento − sempre vilipesi e minacciati e dileggiati come "professionisti dell'antimafia" − e a dispetto dei tanti "colpi mortali" inferti loro, le mafie − Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona e adesso la nuova Mafia Romana... − sono sempre più forti, continuano ad operare e a gestire traffici miliardari, si arricchiscono dei nuovi cospicui apporti delle mafie d'importazione russe, romene, albanesi, cinesi, turche, africane...; hanno definitivamente occupato ogni regione, l'intero territorio nazionale, lo Stato, e comandano l'economia e la finanza nazionale cosiddetta legale.

Questo va detto, questo cerchiamo di farvi intendere. Questo andrebbe assunto, almeno dalla sinistra, come primo dover essere. E specialmente ora, in questo tempo di scomposta agitazione preelettorale e politicista senza costrutto, ora che avete saputo, nero su bianco, dalla DIA, dalle scoperte e rivelazioni delle operazioni Babylonia Tempio 2014 e Luna nera. Ora che non avete più alibi.

Il servizio di Roberto Saviano su NarcoRoma, la nuova capitale della cocaina è leggibile con questo link:La Repubblica.it:http://www.repubblica.it/super8/2017/07/14/news/narcoroma_la_nuova_capitale_della_cocaina-170756943/