CULTURA & SOCIETA'

LA PRIMA DECISIVA RIFORMA: FUORI LA MAFIA DALLO STATO

di mal

Il sacrificio di Falcone e Borsellino e di tanti fedeli servitori dello Stato caduti per mano di mafie servì a sconfiggerle e a debellarle?

Quel grido levato dal popolo ai funerali di Borsellino, FUORI LA MAFIA DALLO STATO, fu raccolto?

Ci siamo riusciti?

Purtroppo no.

Oggi, a distanza di 25 anni, a dispetto della nuova coscienza di massa nata da quel sacrificio e dall'opera di coraggiosi e instancabili organizzatori della lotta e del movimento − sempre vilipesi e minacciati e dileggiati come "professionisti dell'antimafuia"; e a dispetto dei tanti "colpi mortali" inferti loro, le mafie − Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona... − sono sempre più forti, continuano ad operare e a gestire traffici miliardari, si arricchiscono dei nuovi cospicui apporti delle mafie d'importazione russe, romene, albanesi, cinesi, turche, africane...; hanno definitivamente occupato ogni regione, l'intero territorio nazionale, lo Stato, e metà (???) dell'economia e della finanza nazionale cosiddetta legale.

Eppure, come ci ricorda il Presidente Mattarella, ne va della democrazia. Né potrà esserviné ripresa, né rinascita, né ruolo dell'Italia nel mondo, né tantomeno un rovesciamento... chiamiamolo neokeynesiano... del modello di sviluppo, senza questa prima, fondamentale, grande riforma − che è anche, come noi diciamo, riforma intellettuale e morale: l'estirpazione della malapianta, la liberazione dello Stato e della economia dalla criminalità organizzata e dalla corruzione politica e amministrativa.

È vero. Dalla serata TV FalconeeBorsellino per il 25° della strage abbiamo imparato, o viste confermate, alcune importanti verità. Molto scomode, anche. E abbiamo potuto ripassare alcune lezioni.

Innanzitutto, come si era visto a Locri e in varie altre precedenti occasioni, abbiamo avuto la conferma di come sia cresciuto, in questo quarto di secolo, un movimento di massa e di opinione, giovani in prima fila, che si oppone attivamente alle mafie e alla loro penetrazione nello Stato e nella società. La serata ha avuto 4 milioni e 200 mila ascolti e il 20% di share: un terzo di Sanremo, ma sempre una massa. Chi nelle Istituzioni, nella Magistratura, nell'economia e nella società civile combatte su questo fronte non è più solo. Come invece furono Falcone e Borsellino, i quali a causa di quella solitudine (parole loro) furono condotti alla morte.

La seconda lezione − per noi come dicevo una rilettura preziosa, ma per gran parte di quei 4 milioni (e non certo per loro colpa) una scoperta − è stata il riconoscere l'altezza intellettuale e morale (e perciò politica) dei due magistrati, della loro collega Francesca Morvillo e dei poliziotti Schifani, Dicillo, Montinaro, Catalano, Emanuela Loi, Li Muli, Cosina, Traina, trucidati dalla mafia... su mandato e quando (parole di Paolo Borsellino) quelli ebbero deciso...

Altezza etica e intellettuale − come del resto dei loro predecessori, e purtroppo successori fino a questi felici giorni di oggi: lavoratori, sindacalisti, poliziotti, carabinieri, finanzieri, magistrati, amministratori, politici... i cui nomi formano un elenco tanto lungo che è impossibile qui richiamare[1] − altezza dicevo che fu − insieme ad una robusta concezione ed elaborazione montesquieuana e calamandreiana relativa alle Istituzioni repubblicane e al loro rapporto con la società − quella che vien chiamata dedizione, fino all'estremo consapevole rischio, (divenuto poi reale sacrificio) non ad un astratto ideale di libertà e di giustizia (quello di cui son piene le declamazioni di tanti statisti di ieri e di oggi) ma, concretamente, effettualmente, allo Stato di diritto e alle libertà civili e sociali definite dalla Costituzione. Perché, come più volte invocarono Falcone e Borsellino (anche per difendersi dagli ignobili e vili attacchi che da ogni parte vennero loro − ricordate la campagna sui "professionisti dell'antimafia"?...) sconfiggere la mafia (le mafie), liberare l'Italia da quella peste, era (ed è) condizione indispensabile per garantire l'esistenza stessa dello Stato, di questo nostro Stato democratico, e quindi le libertà e i diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Quindi la dignità l'uguaglianza e la libertà di tutti ed ognuno, minacciata e colpita, anche quando tu pensi di esserne immune, dal sopruso della criminalità e dei poteri, corrotti e ad essa infeudati. E dalla loro cultura.

Ma altre verità, scomode e dolenti, sono state ribadite, direi gridate, seppure con le quiete sommesse voci di Fiammetta e Rita Borsellino − e in verità di altri familiari e colleghi sopravvissuti a quelle stragi. La verità, innanzitutto, che alla verità non si è ancora arrivati. Sì, i realizzatori materiali di quelle stragi, e quasi tutti i loro capi mafiosi, furono smascherati e condannati, ma chi siano coloro nell'ombra delle loro stanze di potere decisero quel nuovo orrendo misfatto, chi siano quei loro a cui Borsellino si riferiva quando disse "lo faranno quando loro decideranno", di costoro − insomma dei mandanti delle stragi − ancora nulla sappiamo. Altro, immane e non unico, grande mistero d'Italia.

Infine, fra tante altre, quella voce che urlò dagli schermi TV nella rievocazione dei funerali di Borsellino: allorché la gente, il popolo − e fu l'inizio di quel movimento di opinione e di massa di cui parlavamo − ruppe i cordoni, sommerse i falsi dolenti (e falsi tout court) dello Stato e dei partiti e levando mani e pugni, e perfino spiegando striscioni, gridò come mai s'era visto e sentito: FUORI LA MAFIA DALLO STATO.

Purtroppo quel grido, quella richiesta civile, non ebbe risposta. Oggi, a distanza di 25 anni, a dispetto dei "colpi mortali" inferti loro, le mafie − Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona... − continuano ad operare, a gestire traffici miliardari che vanno ben oltre gli appalti truccati − droga, armi, esseri umani, usura, animali e legnami, arte e beni culturali, nuovi sistemi energetici −; si arricchiscono di nuovi cospicui apporti − le mafie d'importazione russe, romene, albanesi, cinesi, turche, africane... −; hanno definitivamente occupato ogni regione, l'intero territorio nazionale, lo Stato. In forma ed abito nuovo, si sa. Le mafie, i mafiosi, non si identificano più, a parte la manovalanza e qualche boss locale, con la coppola e la polo da coatto, ma hanno alla loro testa e al loro servizio capi e affiliati in colletto bianco, professionisti, tecnici, professori, giuristi, finanzieri e, soprattutto, gestiscono metà dell'economia e della finanza nazionale cosiddetta legale, riciclano i loro guadagni illeciti e criminali anche attraverso banche inquinate e colluse (o addirittura di loro proprietà), formano parte cospicua dei capitali esportati nelle banche off shore lontane e vicine. Ma tutto questo è possibile − qui la catastrofe vera − perché a dispetto della lotta ingaggiata e portata avanti dalla parte onesta e fedele dello Stato − onesta e fedele come Falcone e Borsellino − le mafie dello Stato si sono impossessate. Dello Stato centrale e dei suoi decentramenti.

Nel 2006, quattordici anni dopo le stragi del '92, Saviano pubblica Gomorra in cui racconta ascesa e conquiste di una parte delle mafie, la Camorra. Cinque anni dopo, a diciannove dall'attentatuni e da Via D'Amelio, diciannove anni dopo quel grido FUORI LA MAFIA DALLO STATO, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso pubblicano La mala pianta, in cui raccontano e documentano le conquiste della 'Ndrangheta e quella penetrazione della criminalità organizzata nell'economia e nello Stato. Accadde qualcosa di rilevante, a parte Libera e le manifestazioni civili, e le iniziative dei Sindacati e, come ripetiamo, alcune formidabili operazioni dei Magistratura e Forze dell'ordine fedeli alla Repubblica e alla Costituzione? Accadde qualcosa di rilevante a livello politico e statuale?

Sono di ieri le scoperte − ancora Gratteri e Boccassini − degli affari mafiosi 'ndranghetisti dei Centri Accoglienza degli immigrati e di certi supermercati milanesi. Solo alcune delle quotidiane scoperte di penetrazione, corruzione, collusione, asservimento.

Dunque: la 'ndrangheta misericordiosa e parrocchiale faceva bancomat con il CARA da 10 anni: Gratteri, coi carubba i piessini e le fiammegialle fedeli, li hanno scoperti e arrestati; Saviano e Gratteri son 10 anni che svelano come la malapianta (cioè le mafie) si sia impossessata dello Stato; altri magistrati prima di loro e insieme a loro hanno svelato quasi tutto sul connubio mafie-massoneria deviata-politica, che domina il Paese. Sono stati scritti saggi, libri, testimonianze; fatti decine di processi; da almeno trent'anni alcuni di noi - su quelle basi - hanno fatto dei loro racconti, o di certe "fiction" (ricordate La piovra? Avete visto di recente Maltese?), coro denuncia e divulgazione. E' successo qualcosa a livello della politica e dello Stato a parte seppellire tangentopoli? Sentito la Boccassini? La corruzione e la collusione dilagano... ha detto. Sentiti Mattarella e don Ciotti alla manifestazione di Locri? Come mai, dopo tanti successi delle forze dell'ordine e della magistratura fedeli, il fenomeno non solo permane ma si amplia e dilaga? Svelare questo mistero doloroso, che si nasconde dietro le ricorrenti reboanti dichiarazioni e proclami avverso la corruzione e la criminalità di Stato, sembra impossibile. O troppo facile. Eppure, come dice Mattarella, ne va della democrazia.

Non ci sarà, non ci potrà essere, né ripresa, né rinascita, né ruolo dell'Italia nel mondo, né tantomeno un rovesciamento... chiamiamolo neokeynesiano... del modello di sviluppo, senza questa prima, fondamentale, grande riforma − che è anche, naturalmente, riforma intellettuale e morale: l'estirpazione della malapianta, la liberazione dello Stato e della economia dalla criminalità organizzata e dalla corruzione politica e amministrativa.

Ebbene, c'è una sola forza politica che ponga al primo posto del suo programma questa riforma, indicandone forme, metodo e mezzi? Nessuna, nemmeno a sinistra.

mal

PS: Ho postato parte di questo articolo su face book mio: 5 mi piace; su face book di malacoda: 8. Che non gliene freghi niente nemmeno alla gente?

PS2: Sento che si sta preparando una nuova normativa sugli appalti... per impedire gli imbrogli e gli affari, suppongo. Ma perché la gestione dei CARA deve essere data in appalto a privati? Chi ha gestito, in volontariato, i Centri di accoglienza dei terremotati d'Abruzzo, Marche e Lazio? I Carabinieri, i Pompieri, i Poliziotti, i Finanzieri, i Soldati. Non sarebbe giusto che l'emergenza emigranti sia gestita non solo sul mare ma sulla terra ferma dalle Forze Armate e dell'Ordine? Hanno tutto, sanno fare tutto, sono attrezzati per tutto, costerebbero il giusto e impedirebbero ogni infiltrazione. O no?

Dice questo Don Ciotti:

"La speranza di cambiamento diventa forza di cambiamento. Questo procedere uniti verso questo obiettivo è urgente oggi. Per questo è necessario mettere da parte gli egoismi, i protagonismi, per costruire insieme il bene comune. Sono stati fatti passi avanti, ma ci sono anche ritardi, timidezze, promesse non mantenute". E ancora - spiega don Ciotti - troppe ambiguità. "Insieme alle mafie, il male principale del nostro paese è la corruzione. E questo significa che fra criminalità organizzata, criminalità politica e criminalità economica è sempre più difficile distinguere.Ce lo dicono quelle inchieste in cui i magistrati fanno fatica a individuare una precisa fattispecie di reato nelle norme esistenti". E se per il presidente di Libera "la nostra Costituzione è il primo testo antimafia", lavoro, scuola, cultura, i servizi sociali "restano il primo antidoto alla peste mafiosa, perché tale è: una peste".

E questo il Presidente Mattarella:

"La lotta alla mafia riguarda tutti, nessuno può dire 'non mi interessa', nessuno può chiamarsene fuori. Lottare contro la mafia non è solo una stringente e certamente dolorosa esigenza morale e civile, è anche una necessità per tutti. È una necessità per una società che vuole essere libera, ordinata, solidale, una necessità per lo Stato, che deve tutelare i diritti dei suoi cittadini e deve veder rispettato ovunque, senza zone franche, legalità e giustizia"... "Contro la criminalità organizzata passi avanti sono stati fatti, sia nella repressione, sia nella costruzione di una cultura che faccia loro da argine. Ma la mafia è ancora forte, ancora presente. Controlla attività economiche, legali e illegali, cerca di controllare pezzi di territorio, cerca di infiltrarsi in ogni ambiente. Bisogna azzerare le zone grigie, quelle della complicità, che sono luogo di coltura di tante trame corruttive... Proprio per questo, combattere la mafia significa anche prosciugare le paludi dell'inefficienza, dell'arbitrio, del clientelismo, del favoritismo, della corruzione, della mancanza di diritti che sono l'ambiente naturale in cui le mafie vivono e prosperano. I vari livelli, politici e amministrativi, devono essere fedeli ai propri doveri quindi impermeabili alle pressioni mafiose... Le mafie sono la negazione dei diritti di tutti, per questo la battaglia per contrastarle riguarda tutti noi, nell'agire quotidiano, nei comportamenti personali, nella percezione del bene comune, nell'etica pubblica che riusciamo a esprimere... E se la scuola è il naturale e principale terreno da rafforzare e diffondere perché prevalga questa crescita culturale, si rende necessario anche un tessuto sociale più solido, dove ci sia un'effettiva possibilità di lavoro e una qualità di servizi sociali e sanitari".


[1] Ma consultabile in altra parte della rivista.