Speciale Mario Lunetta

La materia di Mario Lunetta

Desirée Massaroni

Ti destiamo da un lungo sonno

forse siamo colpevoli

laddove dichiari che il dormire

è ora l'unico tuo esercizio intellettuale

e allora dunque è il pensare o il depensare

il morire

come qualcosa da prendere

più che da subire.


Ti illumini come un bambino

che vede la madre,

ma come un padre

subito ci rassicuri

esibendo la parola elegante

e lo sguardo interrogante (ma mai indiscreto),

accarezzi con la mano il bordo del materasso

per ricordare D'Annunzio e tutto il Novecento

battendo l'alluce sinistro a tempo di lotta.


Poggia a terra, a fianco del letto

come una tua coda improvvisa

e che ti fa indifeso

e ti copri fino al collo con il lenzuolo

per vergogna o per accortezza nei nostri riguardi

o per sviare certi sguardi affamati

sul corpo dolente del poeta.


"Non vi invito a favorire..." -

esordisci di fronte al brodino

con la tua garbata ironia

e il gusto per la battuta,

il che ci rende, compresa l'infermiera

(che hai elevato, rediviva, a bonne qui parle),

attori di una cena alla tavola di chi resta solo sulla scena.


Ti osserva dall'alto una rosa bianca,

che vedi come la statua della libertà

e del cibo accanto ti fa compagnia.


Quando andiamo via

ritorni bambino

(anche se a più riprese

dai ai 'ragazzi' la libera uscita),

ma ti promettiamo di tornare presto

come a voler sottolineare che di te

abbiamo il pensiero,

come a insistere e ridirti

ma per egoismo (ça va sans dire)

di restare ancora vivo

per questo ansioso esser-ci

di post-Novecento.


Interroghi un mio discorso spezzato

a me che non ho mai parlato (per scelta)

e mi saluti con un sorriso

prima che io lo capisca

e che diventi tale anche sul mio viso.