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Attualità di una Lettera aperta agli amministratori del nostro Paese dell'8 dicembre 2013

(pubblicato sul settimanale "Gli Altri")

L’ARTE EXTRATERRESTRE INVADE CITTÀ E CAMPAGNE: RIPRENDIAMOCELE!

di Andrea Fogli

Il problema non riguarda solo il Parco Internazionale della Scultura di Catanzaro, ma anche musei come il MAXXI di Roma che appaiono sempre più come vuote cattedrali nel deserto, luoghi di spettacolo più che di cultura, vetrine statali e pubbliche per i mercanti dell'arte internazionale e per chi da noi ci mangia "a latere". Non sarebbe meglio spendere una parte di questi soldi per finanziare autori e attività culturali presenti nel territorio, compagnie teatrali e musicali, giovani autori cinematografici, borse di studio, workshops e scuole? Per far crescere e immettere nel sistema culturale giovani scrittori e artisti locali?

«Si è spesso parlato dei giovani come imprescindibile risorsa e come obiettivo per ogni azione di governo. Purtroppo non sempre alle parole seguono i fatti». Non ho carpito questa frase in un bar o sull'autobus dalla bocca di uno dei tanti italiani rassegnati, ma l'ho letta nel programma del presidente della provincia di Catanzaro che nel 2008, per attraversare l'ampio mare che ha sempre separato le parole dai fatti, si era anche assunta la delega alle politiche giovanili per «favorire la naturale e spontanea attenzione dei giovani verso i fenomeni culturali, e per incentivare il loro ingresso nel mondo del lavoro».

Sono andato a pescare questo documento al mio ritorno da Catanzaro, dove ero stato invitato a tenere una lectio magistralis e un workshop all'Accademia di Belle Arti, perché volevo cercare di capire se qualcuno dei politici locali si era accorto dell'inquietante squilibrio tra la suntuosa e monumentale presenza dell'arte contemporanea internazionale che caratterizza questa provincia e il senso di smarrimento che, nonostante l'impegno dei docenti, emerge dagli occhi dei 250 studenti dell'Accademia. Ovviamente non è un problema locale né di singoli amministratori, tantomeno una questione di "destra" o di "sinistra", perché in ogni zona dell'Italia possiamo osservare una discrepanza tra investimenti "spettacolari" e la povertà delle misure adottate per sostenere capillarmente la vita culturale del territorio. Questa mia testimonianza quindi, pur se ora incentrata su di un caso particolare, può essere letta come una "lettera aperta" ai responsabili istituzionali del nostro Paese, nella speranza che non si scherniscano per le critiche, ma anzi si dimostrino davvero disponibili al dialogo su questi temi con gli artisti, che possiedono non soltanto sensibilità e immaginazione, ma spesso anche umanistica concretezza.

Quaggiù, nel punto più recondito dell'italico stivale, c'è un Parco Internazionale della Scultura che non troviamo né a Roma né a Milano, 21 opere monumentali selezionate ed acquisite tra quelle esposte nella rassegna Intersezioni che dal 2005 invade ogni estate l'area archeologica di Scolacium: mostre spettacolari che hanno visto esporre star internazionali come Jan Fabre, Tony Cragg, Daniel Buren, Anton Gormley, Mac Quinn, Dennis Opphenheim, Stephan Balkenhol, Wim Delvoye, oltre gli onnipresenti e "istituzionali" Michelangelo Pistoletto e Mimmo Paladino. Il tutto coordinato da Alberto Fiz, direttore del MARCA di Catanzaro, il museo d'arte contemporanea più attivo del Sud Italia.

Non verrebbe da far altro che restare ammirati da tutto ciò, esultare per l'emancipazione di questo angolo del Mezzogiorno, ma più di un dubbio può nascere in noi: in un contesto dove non trovi quel fitto storico tessuto di artisti, gallerie private, critici e riviste d'arte, che esiste nelle città del centro-nord, e in cui anche i giovani artisti locali possono farsi strada, queste rinomate presenze risultano indubbiamente "extraterrestri", un turistico "specchietto per le allodole" che più che sollevare il territorio può suscitare sudditanza culturale e frustrazione. Siamo sicuri poi che per «la crescita civile e culturale della nostra comunità - come si legge nel programma sopra citato - per la partecipazione giovanile, per una visione globale rispettosa della storia, delle tradizioni, delle naturali vocazioni dei singoli territori» non c'era altro modo di spendere i vari milioni di euro impiegati invece per queste iniziative? Il problema, come detto, non riguarda solo questa regione, ma anche musei come il MAXXI di Roma che appaiono sempre più come vuote cattedrali nel deserto, luoghi di spettacolo più che di cultura, vetrine statali e pubbliche per i mercanti dell'arte internazionale e per chi da noi ci mangia "a latere". Non sarebbe meglio spendere una parte di questi soldi per finanziare autori e attività culturali presenti nel territorio, compagnie teatrali e musicali, giovani autori cinematografici, borse di studio, workshops e scuole? Per far crescere e immettere nel sistema culturale giovani scrittori e artisti locali?

E qui ritorno alla mia esperienza all'Accademia di Belli Arti di Catanzaro, a quei giovani isolati come nella Fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari di Dino Buzzati. La dinamica direttrice Anna Russo, coadiuvata dai docenti Giulio De Mitri, Caterina Arcuri e Graziano Menolascina, sta facendo di tutto per portare noti artisti, critici d'arte e intellettuali a contatto con gli studenti tramite workshop, incontri e conferenze; la direttrice poi, allo scopo di finanziare progetti e borse di studio - oltre che per tappare le falle di un insufficiente finanziamento pubblico - ha anche aperto una partita IVA per promuovere e vendere, come fosse una gallerista, i lavori dei giovani artisti e le opere grafiche realizzate in situ dagli artisti ospiti.

Ma si potrebbe anche fare un'altra cosa: portare operativamente gli studenti dell'Accademia dentro la città. Portare l'arte e la creatività dentro i luoghi della vita quotidiana, non isolandole come totem extraterrestri e incomprensibili in un Parco o in un Museo recintato. Si potrebbe affidare ai giovani dell'Accademia, coadiuvati da docenti e da artisti esterni, interventi di decoro urbano su saracinesche di edicole e negozi, muri, strade, aree giochi, oltre che in edifici privati e pubblici (per cui inoltre esiste, spesso obliata, la legge che prevede la destinazione del 2 per mille del costo di realizzazione ad interventi artistici). Ne beneficerebbero non solo i giovani, aprendosi a nuove opportunità di lavoro, ma gli abitanti. Non si tratta infatti di fare conformisticamente il verso a star internazionali come Buren che ovunque va ripete ad libitum le sue strisce colorate, tutte della stessa identica larghezza, griffe asettica ed autoritaria. No, tutto l'opposto: dare spazio alla cultura pop o tradizionale in cui viviamo, liberare l'espressione e l'immaginazione oltre ai confini ben misurati dello "stile internazionale", ridisegnare - noi stessi che l'abitiamo - il nostro territorio, con amoroso ascolto di luoghi, storie e abitanti. Ugualmente si potrebbero coinvolgere le librerie ed esporvi le tavole con cui i giovani artisti hanno illustrato un libro, riallacciando quel rapporto tra arte e letteratura incarnato dall'illustrazione, confinata ingiustamente - come l'arte applicata o il decoro urbano - in un girone inferiore rispetto alle creazioni "alte" dell'arte e della cultura. Questo ed altro si potrebbe fare, cari amministratori nazionali, per "arginare il mare" tra il dire e il fare, specie in tempi di magra come questi. Allora basta costose mega sculture, 21 sono sufficienti, come le lettere dell'alfabeto: è ora che mettiamo da parte l'abecedario e incominciamo a comporre frasi, a dare ascolto, arte e libertà alle storie e alle fantasie di chi abita tutti i giorni la sua terra. E non fa come le stelle-star che vengono, prendono e se ne vanno.

Andrea Fogli, 8 dicembre 2013 (pubblicato sul settimanale "Gli Altri")