In Prosa e in Versi - Le Parole fra noi

L’ANIMA DEL LUOGO SETTECAMINI SUITE

Dal laboratorio poetico a cura di Marco Palladini

svoltosi a Settecamini all'interno della manifestazione "Sguardi Oltre 2017"

con il contributo di Roma Capitale / Estate Romana

Testi di Giulia Campisano, Carolina Corvisieri, Erminia Lapillo,

Daniela Presciutti, L. S. , Adriana Scialanga, Rosa Sessa

Toponimo

C'era un tempo medievale che il luogo dove siamo

era detto "Campo dei Sette Fratelli" o "Forno dei Septe Fratri"

per richiamo al martirio di Santa Sinforosa e dei suoi sette figli

- Crescente, Eugenio, Giuliano, Giustino, Nemesio, Primitivo e Statteo -

che l'imperatore Adriano fece uccidere in omaggio ai propri dei.

Poi la zona fu chiamata Forno o Osteria del Forno perché c'era un casale

che oggi viene indicato come il Casale di Settecamini.

Toponimo che fu accolto nella seconda metà dell'800 secondo il motto:

"Da sette camini su di un caseggiato chiamato 'il Fornaccio'".


Roma

Roma è pure qui

Roma è questa qui

e t'assicuro

nun c'è niente da capì,

'a devi solo dà scoprì

immezzo a l'archeologia

dove ogni pietra è 'na magia.

Persino ar crocevia

c'è 'na chiesetta

pe' l'Avemaria.

La strada lastricata è l'antica Tibburtina

dove li Romani passaveno ogni matina.

I Torlonia

qui ce fecero 'na sorta de colonia.

I reduci der '15-'18

ce trovorno un tesorotto.

Poi che t'ho da dì?

Questa è zzona der "Campo dei Sette Fratelli"

tutti trucidati, appesi alli palelli;

se po' chiamà puro "Forno dei Septe Fratri",

sempre a ricordo de quelli.

Ancora oggi se dice Forno

er Casale qui dintorno.

Ma noi dimo Settecamini,

perché, è overo, so sette li camini

der caseggiato er FORNACCIO.

De più che voi avè?

anche qui poi stà come un re,

ma questo dipenne da te:

considerà Roma questa qui;

insomma, famose a capì

ma che volemo noi de Settecamì?

Scuola

Settecamini, anima del luogo, la scuola.

Scuola come partecipazione, come aggregazione.

In questo quartiere di estrema periferia romana,

ritrovo la bellezza nelle parole, nel corso di astronomia,

negli incontri/racconti degli scrittori, nello stagno didattico,

trovo la bellezza nella solidarietà tra famiglie di varie etnie.

Tutto ciò mi ripaga delle difficoltà vissute,

trapiantata io dal centro alla periferia, per amore,

anche qui c'è bellezza.

Scuola - memoria

Era l'estate del '72 quando arrivai a Settecamini,

iscrissi i figli alla scuola elementare, in quell'anno

si sperimentava il tempo pieno e i bambini nel pomeriggio

potevano scegliere di seguire un laboratorio di musica,

pittura o fumetti. I bambini andavano a scuola contenti!

Io avevo fiducia nelle insegnanti, mi sentii di dover sostenere

il progetto di innovare la scuola, perché eravamo dentro

uno scontro tra la scuola tradizionale e la scuola rinnovata,

tra i genitori era un gran discutere su tutto.

Dopo tanti anni ripenso al perché mi entusiasmai per i discorsi

della direttrice Lisi e per tutte le cose che la scuola faceva,

arte, testi alternativi e biblioteca, costruzioni, mostre,

abolizione dei voti. Insomma, un diverso modo di pensare

alla formazione della persona, al rispetto per la ricchezza dei bambini,

alla valorizzazione del saper fare.

Dalla scuola nacque in quegli anni il comitato di quartiere,

una lunga avventura durata diversi anni, di grande partecipazione

e di confronto politico. Settecamini ebbe opere di urbanizzazione primaria

in un clima di continua lotta, pullman e delegazioni verso

il Campidoglio un giorno sì e uno no, e poi assemblee pubbliche,

feste, manifestazioni e pure la lotta al terrorismo con il parco pubblico

intitolato a Guido Rossa, operaio ucciso dalle Brigate Rosse.

Io vicina al Partito Comunista, una mia cara amica al Partito Socialista.

Fui presidente del comitato di quartiere e tutta la mia famiglia

era con me, mi chiamavano l'onorevole Angelina come nel film

con Anna Magnani, in Campidoglio mi riconoscevano pure i vigili urbani

e mi facevano passare. Ottenemmo la ristrutturazione della scuola Nuzzo,

dunque penso che per tutto quello che abbiamo fatto non si sia trattato

soltanto di "baccajà bene".

Il maestro Pino

La persona importante per me a Settecamini è la figura del maestro Pino,

conosciuto così da queste parti. Persona speciale

che ha coinvolto genitori e bambini nelle attività della scuola

che ha creato lo stagno didattico, i bambini e i genitori

hanno imparato a zappare la terra insieme a lui,

un maestro che non esitava a caricarsi nella sua automobile,

le anguille che ad una frenata, sguizzavano dappertutto,

pur di realizzare il progetto di cui andava fiero, per il bene della scuola.

Il maestro Pino che al mercato si portava via una testa di pesce spada, e il pescivendolo gli chiedeva: "Ma che ce devi fa' co' questa?"

e lui: "Tu non ti preoccupa' ..." ridendo, "So io cosa ci devo fare".

Poi invitava i genitori ad ascoltare i loro bambini che spiegavano

davanti ad una mostra, sui mari e gli oceani, tutto ciò

che la natura aveva creato negli abissi.

Un maestro originale che volle fortemente il planetario nella scuola,

che spiegava la matematica con metodi universitari

(ancora non ho capito come faceva a farla sembrare un gioco).

Io mi ricordo con molta allegria le lezioni del maestro Pino,

quando spiegava ad una sala mensa piena di genitori sbalorditi

che 2 più 2 non sempre fa 4. Io sono rimasta là, mi fido!


Toponomastica

Scrittori e poeti animano toponomasticamente Settecamini,

sesta zona di Roma nell'Agro Romano, indicata con Z. VI.

Per incroci di viali e di vie quivi perifericamente s'incontrano

il siculo Stefano D'Arrigo e il veneto Goffredo Parise,

l'emiliano Attilio Bertolucci e il romano-toscano Carlo Cassola.

Un letterario, immaginario rendez-vous al limite tra città e campagna.


Campagna

Alla fine degli anni '60 mia sorella Rossana, poco più che diciottenne,

aveva conseguito il diploma di segretaria d'azienda.

Desiderosa di emanciparsi economicamente dalla nostra famiglia

e anche per realizzarsi, come donna, in un lavoro che non fosse

necessariamente la cura della casa, come era allora

per la maggior parte delle ragazze, aveva cercato e trovato un impiego,

come segretaria, appunto, presso un mobilificio artigianale

ubicato in via di Salone, a Settecamini.

Per recarsi al lavoro si serviva dell'autolinea TIVOLI - ROMA

che la lasciava alla fermata di Settecamini, sulla via Tiburtina,

dalla quale, attraversando a piedi un bel pezzo di campagna,

doveva raggiungere la fabbrica.

Ecco, all'epoca Settecamini era soprattutto campagna;

per noi, che presuntuosamente ci sentivamo cittadini,

al di fuori di Tivoli tutto era campagna.

All'inizio dell'inverno mia sorella dovette lasciare l'impiego:

alle cinque del pomeriggio era già buio e, secondo i miei genitori,

una ragazza sola non poteva attraversare strade di campagna

con chissà quali pericoli in agguato. Appunto.

Oltre

Oltre visto da dentro

oltre considerato da fuori,

oltre lungo la via (Tiburtina)

oltre, al di là della via.

Oltre, dove è difficile arrivare;

oltre, dove dover andare.

Oltre ciò che mi aspetto e che vorrei...

Oltre, dove posso ancora condividere i sogni miei.

Luoghi dell'anima

Non sogno luoghi,

ma volti, corpi, voci, emozioni;

non luoghi di città ma luoghi di paese,

il mio.

Luoghi che vivono nell'anima

Giorno e notte;

luoghi che l'hanno, al contrario,

soltanto attraversata,

fugaci,

di giorno,

svanendo di notte.

A volte però, nei sogni

I volti, le voci, i corpi,

si muovono nelle aule,

in spazi dove ho vissuto

d'intenso e appassionato lavoro.

E sono bambini, risate, giochi, domande,

e si confondono con i miei cari.

E solo allora non sono più lontana,

estranea,

ma divento parte delle strade,

delle case, degli spazi,

dei cieli di questi quartieri.

Deserti? No

Vuoti.

Il deserto è bellezza dell'assenza,

il vuoto è mancanza.

E la mancanza è vertigine,

paura, spaesamento,

solitudine.

In questo vuoto manca la speranza,

la parola,

la carezza,

l'incontro.

Prevale un'aria nera,

l'aria della diffidenza,

dell'esclusione e dello scontro,

dell'intolleranza e dell'odio.

Eppure un NOI c'è stato,

così abbiamo creduto

il partito, gli scouts, la parrocchia, la scuola,

linfa per le nostre vite,

paesaggio di persone

entrate nell'anima.

E continuano ad arricchirla,

l'anima,

quelle che incontri

sul tuo stesso percorso.

Ognuna di esse t'insegna a resistere,

a costruire

e perché no,

a sognare.

Perché esse vivono dove tu vivi

Con onesta normalità,

con coraggioso senso civico,

con passione e compassione.

E con la dignità

Di non essere diventate

Anime nere.

Riempiono il vuoto

Creando legami.

Sono le persone così

Che diventano

Per me

Luoghi dell'anima.

Passaggio

è un luogo della memoria

è il luogo che ho scoperto con mio nonno

è il luogo in cui fermarsi a prendere l'acqua (fontanone)

è il luogo che attraverso... per ritornare a casa

(" " " attraverso il quale torno a casa).

Desiderio

Si accende il desiderio per le vie

di inventare nuove poesie.

Si scruta il desiderio nelle stanze

per ravvivare memorie stanche.

Si vuole superare la sciattezza

proponendo nuove forme di bellezza.

C'è al fondo voglia di fare,

muoversi e cambiare;

c'è voglia di consociarsi

per imparare ancora a guardarsi.

Ma soprattutto è importante dire: "Io sono qui, a Settecamini!"

un luogo che non ha confini

se imparo a guardare il mondo intero

e comprendo che il DE - SIDERIO

è una mancanza che si può colmare.

è la mancanza delle stelle (DE - SIDERA)

che altro non attende

se non ch'io levi lo sguardo in su

da Settecamini e non da Cantù!

Sor Adriano

Sor Adriano. Noi lo chiamavamo così. Un signore friulano,

burbero e antico, capace di temerarie soluzioni botaniche,

pur di avere un bosco tutto suo a due passi da Roma.

Era uno dei proprietari del Policlinico Italia, ubicato

nei pressi di piazza Bologna e, credo per ragioni logistiche,

abitava in un bellissimo appartamento in via Lorenzo il Magnifico.

Per le sue gite domenicali fuori porta aveva scelto Case Rosse

dove aveva fatto costruire una casa, circondata da pini marittimi

e cedri del Libano; una casa solida, anche se molto spartana,

dotata di un grande camino alto, adatto per cucinare la carne.

Con il passare degli anni però, benché avesse una moglie

molto più giovane di lui, il sor Adriano aveva perso tanto

del suo dinamismo e lo spostamento tra la sua casa di città

e Case Rosse gli pesava parecchio.

Così decise di vendere la casa dando a me la possibilità

di acquistarla per potermi spostare da Roma centro

che all'epoca mi stava un po' stretta.

Non ho rimpianti, ma il bilancio di quella scelta

non è ancora definitivo: chissà.

Un prete di periferia

È lui la persona che mi piace ricordare, un Don Camillo

bergamasco che con semplicità generosa, si adoperava,

in una periferia abusiva, a creare occasioni d'incontro.

Apriva la sua chiesa e la trasformava da baracca in spazio polivalente.

Lì organizzava poveri, ma allegri e festosi Carnevali,

assemblee di cittadini per dialogare con i Peppone di turno.

Loro andavano via, ma lui restava per offrire spazio ai giovani,

ai ragazzi, alle famiglie. Lui ha fatto nascere e crescere il gruppo scout

insieme a Dino, Enza, Mimmo e altri che trasferivano entusiasmo

e caparbietà da San Basilio a Case Rosse, periferia della periferia.

In quell'indimenticabile gruppo scout i miei figli sono stati accolti,

sono cresciuti, hanno ricevuto un'educazione sociale, hanno conosciuto

l'altro, il diverso, essi stessi diversi. Insieme hanno tessuto una trama

di rapporti ancora oggi forti e vivi, alimentati dal fare insieme

delle cose che avessero senso, per sé e per gli altri;

muovendosi in uno sfondo integratore motivato e motivante.

Insomma, umilmente, una scuola di vita, una Barbiana abusiva

e de noantri dove i ragazzi hanno sperimentato che dai problemi

bisogna "sortirne insieme, imparando che il problema degli altri

è uguale al loro". Come intendeva Don Milani,

hanno fatto politica imparando a non essere avari.

Grazie Don Giancarlo, grazie agli altri.

Chi

Si muove leggera

compresa tra spazi ridotti e spigolosi.

Sa di essere fiera,

trova sempre un angolo per pensare

e per riequilibrare la vita.

Il tempo gioca a suo favore,

ormai lo gestisce da regina.

La natura le presta i suoi colori

perché la reputa una favorita.

Lei sa, questo spazio non la immobilizzerà,

lei vuole esprimere la gioia e il dolore,

lei chiede che questo luogo sia la scena dell'esistere.

Lei progetta e nessuno osa, può, deve

fermare la sua mente.

Lei sprona la MEMORIA

per il semplice fatto che esiste.

Lei dà voce a questo presente

talvolta confuso, arido, assente.

Lei qui è ENERGIA,

Settecamini è carico della sua SIMPATIA.

Rivoluzione interiore - dalla parte dei giovani

Ero una piccola sognatrice tra le mura della scuola.

Giornate di scoperte, danze e colori. Percorrevo un viaggio quotidiano

da casa a scuola e da scuola a casa.

Poi accadde che divenni grande e il mio viaggio cambiò

e divenne più lungo; da casa al centro di Roma e dal centro a Casa.

Ho provato a conoscere la realtà del quartiere fuori le mie mura,

ma sentivo dentro che qualcosa non andava;

era come sentirsi invitati ad una festa di gente che non conosci.

Inizialmente ho cercato di integrarmi, mi piaceva l'idea

d'essere considerata parte del gruppo e di quel luogo.

Erano facce spente, facce che parlavano solo di cosa accadeva in TV,

facce da drogati, di chi non vuole pensare, facce depresse.

Mi chiedevo cosa avevo in comune con loro ed era forse

la voglia di non pensare; non pensare al fatto che tutto ciò

che ci è stato insegnato non era vero. Non pensare al lavoro precario,

alle relazioni precarie, al tempo che passa e la nostra vita

che diventa ancora più precaria.

Eppure c'è sempre stata vita dentro di me. Non potevo oppormi

al cambiamento e così decisi di salvarmi e di ritrovarmi;

da casa al centro di Roma e dal centro a casa.

È stato bello scoprire che non ero sola, non ero l'unica.

Nessuno riesce a riconoscere le facce del cambiamento;

le chiamo facce invisibili, che hanno anime silenziose.

Non hanno bisogno d'attenzione o di ascolto.

Non vogliono nutrire l'ego o delegare il compito ad altri.

È una rivoluzione interiore, individuale, ma non individualista,

dove creatività, gratitudine e compassione sono al primo posto.

Ogni piccola rivoluzione interiore, può portare

ad un grande cambiamento collettivo.

LEI (Giulia)

Giulia/Lei va

Giulia/lei viene

Lei non si ferma

lei chiede

e cerca

Lei gioca

lei studia

lei si annoia...

lei guarda le cose in profondità.

Lei ha trovato la vita

fuori da questo spazio

fuori da questo luogo,

perché ogni spazio

ogni luogo

è dentro di lei.

Il mondo le appartiene!

Frammenti da Pasolini (anni '50)

... Ah il vecchio autobus delle sette, fermo

al capolinea di Rebibbia tra due

baracche, un piccolo grattacielo, solo

nel sapore del gelo o dell'afa...

Quella corsa sfiatata tra le strette

aree da costruzione, le prodaie bruciate,

la lunga Tiburtina...

Quella periferia tagliata in lotti

tutti uguali, assorbiti dal sole

troppo caldo, tra cave abbandonate,

rotti argini, tuguri, fabbrichette...

In cammino

C'era l'immigrazione (interna)... e c'era la necessità

dell'inserimento... c'era la scoperta e la condivisione...

c'era la nostalgia della condivisione... c'era il disincanto...

c'era la tenacia, c'era la speranza, c'era la fede...

c'era Settecamini e noi e la poesia del noi,

donne ancora e ancora in cammino...