Speciale Mario Lunetta

L’amico della volpe

 di Cristina Annino

Trecento triste, gli amici!

Spalancano porte nelle ore

che hanno un orario. Cattivi, né

buoni col fermo del sorriso a metà,

e frasi di pallottole per la

caccia; convinti

che parlare sia umano, il silenzio

meno. Fugge ogni senso. Poi

frullando il bicchiere della staffa,

a piombo le scale fino al

mento, ridanno al monaco l'abito

che lo fa. Mai

puntare il mondo su un cavallo solo.

Non li ricordo più fino

in fondo, i nomi scorrono dal rubinetto.

Uno solo, guizzò tra le sedie colpito

dal fulmine; baloccava le frasi. Era un gioco

col tele comando, magari finzione; però

zitto fissava il piancito, come fa

l' universo cavo; quasi uno sparo

gli salisse le scale interne, sopra il

menisco. Svaniva piano

la sua faccia a velo nel sibilo delle mani

su un corno. Avvisò

la volpe dei cani, forse, scacciando

morte da quelle frasi, perché

si torse così, di fronte: è troppa

carne per il mio spirito!