Panorama

INTERNATIONAL NOVI SAD LITERATURE FESTIVAL FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA LETTERATURA A NOVI SAD

di Mauro Ponzi

La particolarità dell'esperienza di questo festival è la straordinaria cordialità mostrata non solo dagli organizzatori, ma anche dalla popolazione, evidentemente incuriosita dall'evento. Le strutture pubbliche hanno dato molta importanza al festival, tanto che le letture sono state riprese dalla televisione nazionale e i poeti sono stati intervistati, con traduttore serbo a fianco, sempre dalla tv nazionale.

Dal 28 al 31 agosto si è svolto a Novi Sad (a una settantina di chilometri a nord di Belgrado) il dodicesimo festival internazionale della letteratura, organizzato dall'Association of Writers della Vojvodina.

In questi tempi difficili, un'iniziativa del genere, che mette insieme scrittori di paesi diversi, che organizza letture di poesie da un balcone sulla via principale della cittadina e in una piazza (una volta chiamata piazza Lenin e ora Piazza degli sposi novelli perché proprio di fronte all'anagrafe) è un'iniziativa altamente meritevole perché favorisce l'interscambio di esperienze (e traduzioni) tra i poeti delle varie nazionalità e perché cerca di coinvolgere la popolazione locale. La Vojvodina, come si sa, è una provincia autonoma del nord della Serbia, una regione molto fertile e ricca (si fa per dire), attraversata dal Danubio. Fino al 1918 faceva parte dell'impero absburgico, quasi un terzo della popolazione è di lingua ungherese. La regione stessa è un crogiuolo di lingue e "nazionalità" (serbi, ungheresi, ruteni, ebrei, croati) e di religioni (cattolica, greco-ortodossa, protestante, ebraica) che favoriscono, quasi naturalmente, l'interscambio culturale e linguistico. I poeti tedeschi e francesi presenti, tra una lettura e l'altra, osservavano che questa lodevole iniziativa di organizzare ogni anno un festival di letteratura è un retaggio della politica culturale austriaca che ha lasciato dietro si sé non soltanto la configurazione urbanistica, ma anche una certa attenzione alla cultura nel suo complesso. Deus ex machina dell'iniziativa è il poeta Jovan Zivlac, art director del Festival, e membro dell'associazione scrittori, supportato dal ministero serbo per la cultura, dal dipartimento per la cultura della provincia autonoma della Vojvodina, dal Comune di Novi Sad e dall'Art Council svedese. La particolarità dell'esperienza di questo festival è la straordinaria cordialità mostrata non solo dagli organizzatori, ma anche dalla popolazione, evidentemente incuriosita dall'evento. Le strutture pubbliche hanno dato molta importanza al festival, tanto che le letture sono state riprese dalla televisione nazionale e i poeti sono stati intervistati, con traduttore serbo a fianco, sempre dalla tv nazionale. Le poesie, lette da ciascun autore in lingua originale, venivano poi recitate da un membro dell'associazione nella versione serba. Debbo dire francamente che all'ascolto delle poesie di Ponzi in serbo non ho capito una parola. Ma il pubblico applaudiva contento, come alla lettura degli altri poeti. Jovan Zivlac che, come detto, dirige con mano ferma l'intera manifestazione, ha avuto la buona idea di inviare gruppi di poeti nelle diverse città della provincia in modo da coinvolgere le altre sezioni della Associazione scrittori della Vojvodina. Ed è chiaro che i tre o quattro scrittori che hanno letto le loro poesie nelle città limitrofe sono stati trattati dai membri dell'associazione e dalla popolazione locale in maniera estremamente cordiale e considerati il grande evento della stagione. La Vojvodina infatti è una regione a prevalente produzione agricola e ha un fitto scambio commerciale con le nazioni limitrofe e in particolar modo con l'Ungheria. Quindi poeti italiani, francesi, russi, spagnoli, svedesi, polacchi, tedeschi che piombano sulle rive del Danubio assieme ai poeti serbi costituiscono un evento che consente di confrontare i diversi itinerari e i diversi linguaggi culturali.

Per me è stata un'esperienza particolarmente toccante la lettura organizzata a Sremska Mitrovica, a un'ora di macchia da Novi Sad, attraversando le colline del parco nazionale di Fuška gora e passando davanti ai monasteri dei monaci greco-ortodossi. Per me è stata una rivelazione che questa cittadina, sorta sulle rive di un'insenatura del Danubio, è stata una delle capitali del tardo impero romano con il nome di Sirmium e ha dato i natali a diversi imperatori (Aureliano, Claudio II, Marco Aurelio Probo). È sempre un problema di traduzione: l'attuale Sremska Mitrovica si chiamava allora Sirmio ed era la capitale della Pannonia, una regione che comprendeva l'Ungheria e tutta la vallata dell'attuale Vojvodina lungo il Danubio. Assieme alla poetessa spagnola Aurora Luque e al poeta tedesco Hans Thill abbiamo letto, sotto l'attenta regia di Mirjana Markovic, presidentessa della locale associazione scrittori, i nostri testi all'interno di un museo in cui c'erano i resti di una basilica del tardo impero romano.

Le letture dei poeti, tanto a Novi Sad che nelle cittadine circostanti, erano intramezzate da interventi musicali di gruppi locali che suonavano musica classica o talvolta musica folk. Il festival è stato inaugurato da un discorso di Ivan Mirovič, presidente del governo della provincia autonoma della Vojvodina e sostenitore dell'iniziativa in tutti i sensi. Durante il festival è stato conferito il premio "Branko", "il più importante premio letterario serbo per giovani poeti" allo svedese Joan Jönson, di cui è stato pubblicato in serbo un libro di poesie. È stato anche premiato come miglior giovane poeta serbo Stevan Tatalovič. Quest'anno, come si è capito, l'attenzione del festival è stata focalizzata sulla poesia svedese. C'è stata una sessione speciale sulla poesia svedese contemporanea a cui hanno partecipato Ann Lingebrandt, critico letterario, poetessa ed editrice, e i poeti Jörgen Lind, Pär Hansson, Ida Böriel e, ovviamente, Joan Jönson. La versione serba delle poesie è stata letta dall'attore del teatro nazionale serbo Miodgrad Petrovic. Citare qui solo alcuni dei poeti tra i molti convenuti sarebbe fare un torto ai numerosi che hanno partecipato al convegno, quindi preferiamo pubblicare a parte il programma in cui è possibile leggere la biografia in serbo e in inglese di ciascun autore.

Però, solo per riportare la mia esperienza personale, ho travato molto interessanti i percorsi poetici di Aurora Luque, Hans Thill, Ida Böriel, Yves-Jacques Bouin solo perché ho potuto seguire le loro letture in lingua originale. Dei poeti serbi incontrati a Novi Gora e a Sremska Mitrovica posso dire che mi sono sembrati interessanti quelli che ho potuto leggere in traduzione tedesca o inglese: Jovan Zivlac, Mirjana Markovic, Stevan Tatalovič. Il festival è stata un'occasione per scoprire una parte di Europa sulle rive del Danubio che non è sempre al centro dell'attenzione mediatica e per verificare sul campo quanto si va teorizzando da tempo, ossia che l'ossessione monoculturale e l'idea di uno stato o nazione linguisticamente e culturalmente omogeneo (che pure ha devastato queste parti negli scorsi decenni di guerra) è fuori dal tempo e dallo spazio: in questa regione, come in tutti i paesi dell'est Europa, nell'assetto che hanno trovato dopo la caduta del comunismo reale, assistiamo a un incontro (e talvolta purtroppo allo scontro) e all'intersecazione di diverse culture, diverse lingue, diverse religioni che vivono (e sperano di convivere pacificamente) nello stesso villaggio, nella stessa città, nella stessa regione autonoma. Come più volte teorizzato da Foucault e Derrida, questa diversità produce delle zone intermedie di interscambio culturale, di ibridazione, che non vanno certo demonizzate, ma salutate con giubilo, giacché costituiscono un arricchimento delle esperienze linguistiche, culturali, e - nel caso di Novi Sad - poetiche. Allora, perché tutta questa esperienza non vada semplicemente archiviata nell'album dei ricordi e nel file delle foto digitali, procederemo alla presentazione di alcuni di questi poeti con la loro biografia e con la traduzione di alcune delle loro poesie in italiano. Cominceremo, per forza di cose, dai poeti tedeschi, francesi e spagnoli, lingue per noi facilmente accessibili. Per gli svedesi, che sono stati al centro del festival di Novi Sad 2017 e per i poeti serbi ci vorrà un po' più di tempo perché, come dice Jovan Zivlac, non basta una traduzione interlineare, ma ci vuole una traduzione "poetica" che renda non solo il senso, ma il ritmo, lo spirito della lingua nelle sue trasgressioni e nelle sue innovazioni.