Cultura e Diritti - Cultura e Società

Una storia di identità del territorio di Roma

IN MEMORIA DI SISTO QUARANTA E L’OPERAZIONE BALENA

di Carla Guidi

Che cos'è l'Identità se non l'identificazione con la propria "storia", il proprio passato, le proprie radici culturali ... Negarle è una violenza, rimanerne aggrappati e non guardare al futuro, essere spaventati dalle cosiddette "contaminazioni" e fisiologiche trasformazioni, è un'altra forma di violenza. Conservare i segni ed i documenti del proprio passato, della propria cultura, anche della propria formazione, (per quanto questa possa essere strana o rifiutata) è importante, perché il futuro possa collegarsi a ciò che è avvenuto e non ripeterne gli errori, ma anche per tramandarne ogni possibile soluzione e da lì partire per un nuovo discorso. E' soprattutto il corpo, come il territorio, a portare i segni della propria storia "incisi sulla pelle" come un tatuaggio, una ferita cicatrizzata, una piega sul volto ...

A volte segni che si leggono solo da chi sa vedere, oltre l'apparenza ed il colore della pelle, nella danza delle etnie che lo abitano o lo percorrono, passaggi umani che tanto sembrano spaventare chi ancora oggi nega la Memoria.

E' un territorio martoriato quello di Roma, quella Roma che ho conosciuto solo nel lontano 1971, quando mi sono trasferita qui, attirata da quell'aria arrogante ma di eroica e smaliziata saggezza popolare, glorificata dai film del neorealismo e di quelli dei primi anni del Boom economico. Una Capitale per caso, non risparmiata da prosopopea celebrativa e sottoposta ad ulteriori ferite, mai portate a guarigione, nel lento logoramento - dalla guerra fascista alla guerra della casa - dall'abbandono della campagna alla sua devastazione, aggiungendo l'improvvisazione allo scempio sistematico e prolungato. Infine abbandonata, nel flusso dell'accaparramento della speculazione edilizia, soprattutto delle periferie, ai bordi sempre provvisori di una città che lievita ogni giorno come un pane mal cotto, dove però rimangono i desolati torsoli rosicchiati delle archeologie, in panorami metafisici, divenuti "ambivalenti senza più un contesto", come le immagini dei sogni.

Giulio Carlo Argan, primo sindaco non democristiano della Roma repubblicana dal 1976 al 1979, l'ha così definita ... - Più che una città, Roma è una polenta molle scodellata - La troppo disinvolta antropizzazione uccideva il prezioso Ponentino, lo storico zéfiro, profumato di mare (bloccato da alti, compatti edifici) e contaminava anche inesorabilmente quella residua vegetazione, densa di seduzioni pagane ed ancora abitata allora da antiche divinità, (come nei dipinti magici di Charles Coleman, primo illuminista nella città dei Papi, o Nino Costa, trasteverino e patriota, tra i massimi difensori della Repubblica Romana) nella endemica carenza di un piano urbanistico, nonostante l'anatema di Italo Insolera. Cosa rimaneva ai cosiddetti "romani", nell'abbraccio mortale di una città/ameba, sempre più inquinata? Solo una micro-identità di zona, di quartiere, dentro una delle sue 198 piccole città. Secondo un'indagine condotta dal CRESME e pubblicata da Capitolium, la rivista del Comune di Roma: «Ognuna di queste microcittà è dotata di un proprio senso, almeno per chi ci abita. Fuori da quelle microcittà, nel generico spazio metropolitano, gli abitanti sono come spaesati, privi di qualsiasi riferimento comune a tutti, privi insomma di identità cittadina» -

Adesso questo spaesamento ci riguarda ancora di più, immersi come siamo in una società divenuta liquida, (così definita brillantemente da Zygmunt Bauman) in una forma di anomia già emersa dalle storiche ricerche sociologiche di Ferrarotti - Roma, da capitale a periferia - e successivamente in altri suoi saggi su Roma. In tutto questo i possibili leganti, della Memoria e della Storia, sono consapevolezza ed impegno. Molti fortunatamente conoscono oggi la storia di Operazione balena, il massiccio rastrellamento nazifascista al Quadraro del 17 aprile 1944. Io solo nel 2003, venendo ad abitare in questo quartiere e per puro caso, ne venni a conoscenza e conobbi Sisto Quaranta, uno dei deportati sopravvissuti, una persona assai cordiale con il quale strinsi subito una solida amicizia, mentre raccoglievo la sua testimonianza emblematica, con interviste che durarono quasi un anno. Sisto ci ha lasciato il 5 ottobre scorso, a poco più di un anno dalla scomparsa della sua amatissima Bice. Il 6 ottobre nella chiesa di San Giuseppe Cafasso, in piazza Cardinali a Torpignattara, ci sono stati i funerali, gremiti di amici e testimoni di varie associazioni partigiane. Intorno ai familiari si sono uniti anche i rappresentanti del Municipio. Grandi manifesti erano affissi per tutto il quartiere, poiché lui è stato soprattutto un instancabile amplificatore di quell'episodio storico, in particolare dagli anni Ottanta, quando ormai sembrava che ogni atroce episodio bellico dovesse essere stato cancellato dalla memoria e dall'identità del territorio.

Dalle sue interviste, presenti come un racconto nel mio libro, si evince la storia di un'epoca - dalla fondazione storica della scuola di Via Diana, agli anni del fascismo, alla differenza della vita sociale al Quadraro, un "paese nella città", formato da piccole lottizzazioni con giardinetti e strade a misura d'uomo, dove le archeologie comprendevano anche una rete di grotte e cunicoli che attraversavano ampie porzioni di territorio, le antiche cave di tufo degli antichi romani. Gli abitanti erano per la maggior parte edili o piccoli commercianti e molti provenivano anche dal centro di Roma, "ripulito" da Mussolini. Avevano letto libri e leggevano giornali, insegnavano quindi un'altra storia sociale e resistenziale, erano parte di quelle Periferie ribelli descritte da Rosario Bentivegna nei suoi libri, come gli unici luoghi della Roma prigioniera, dove si respirava, nonostante tutto, un'atmosfera di effettiva libertà.

Il libro della testimonianza di Sisto Quaranta, dal titolo Operazione balena, ha avuto due nuove edizioni da quella del 2004. Nell'ultima (Edilazio 2013) Aldo Pavia scrive nella prefazione - Per molti, troppi anni, la giornata del 17 aprile faceva riaffiorare i ricordi dei meno giovani abitanti del Quadraro, l'allora borgata romana che vide i suoi uomini oggetto di una vera e propria caccia da parte dei nazisti occupanti. (...) Nell' "Operazione Balena" (Unternehmen Walfisch) confluirono più interessi e più rabbiose motivazioni da parte dei nazisti. Non fu, come potrebbe sembrare dalla destinazione finale degli uomini deportati, un rastrellamento al solo scopo di recuperare forza lavoro a basso prezzo. Fu certamente, dal momento che vide impegnato la SS Herbert Kappler (il responsabile della Gestapo a Roma) un'operazione politica, tesa a sottrarre aria e linfa alla Resistenza che, nelle periferie e nelle borgate, trovava solidarietà, aiuto, partecipazione, rifugio. Nel suo libro di memorie, Eitel Moellhausen, console tedesco a Roma, ha scritto che Kappler era rimasto colpito dalla fermezza dei romani e che, di conseguenza, ogni suo atto repressivo doveva essere visto come una vera operazione di guerra nei confronti di una popolazione che aveva aperta ostilità nei confronti dei tedeschi. Ed il Quadraro era un vero, pericoloso "nido di vespe". Un nido sicuro per i GAP, una base di partenza per continue, insistite operazioni di sabotaggio nei confronti delle colonne di uomini e di rifornimenti che i nazisti inviavano al fronte di Anzio e di Cassino. (...) Fu ancora Moellhausen a precisare che il rastrellamento del Quadraro, il più imponente messo in atto a Roma, (dopo quello del Ghetto, il 16 ottobre del '43) fu un'operazione diretta dal responsabile della sicurezza di Roma e non rientrò nel quadro previsto dalle Forze Armate germaniche per procurarsi mano d'opera, sempre più pressantemente richiesta dal Reich.-

Ex deportati in cammino attraverso il cancello del campo, visita commemorativa maggio 2004. Da destra: Aleandro Mancini, Renato Corsi, Sisto Quaranta, Giorgio Giovannini. Dietro da destra: Agostino Salciccia, Aldo Santi, Guido Roma.

foto di Carla Guidi

Io credo fermamente che non solo siano le informazioni sui grandi eventi a darci la percezione di un'epoca, ma la descrizione dei piccoli indizi, le sottili psicologiche pressioni di un regime sulla scuola e di conseguenza sui bambini, attraverso i tradizionali educatori, scolastici o familiari ... così avevo chiesto a Sisto di non limitarsi a descrivere solo l'avvenimento drammatico, ma di far partecipare i lettori alla vita stessa della popolazione, dai primi anni della sua infanzia durante il fascismo, fino alla deportazione, per poterlo seguire anche durante la prigionia ed il riscatto (quando anche Sisto collaborò con l'esercito americano come meccanico) per poi tornare con lui a casa finalmente, con i suoi compagni di prigionia, quando a bordo del tranvetto della Stefer, avevano anche rischiato di pagare la multa per non avere biglietto.

Durante le manifestazioni del 2004, quando questo mio libro è stato pubblicato nella sua prima edizione, mi ha avvicinato anche un altro ex deportato, Augusto Gro, anche lui un uomo di una grandissima simpatia, sempre sorridente e positivo, nonostante gli acciacchi. Avendomi manifestato la volontà di testimoniare la sua esperienza, è stato inserito nella seconda e terza edizione del libro, insieme ad altri documenti.

FOTO del primo viaggio della memoria a Fossoli (Carpi) nel maggio 2004. - Sisto Quaranta e la moglie Bice all'interno del "museo monumento al deportato politico e razziale" del comune di Carpi, allestito alla fine degli anni '60, inaugurato nel 1973.

Questo libro è stato pubblicato per la prima volta nel 2004 per i tipi delle Edizioni Associate, con il Patrocinio del X Municipio insieme al libro di Walter De Cesaris "La borgata ribelle" (Edizioni Odradek 2004). Varie le presentazioni sul territorio, soprattutto nello stesso anno della pubblicazione, nell'ambito della commemorazione del "rastrellamento del Quadraro" del 17 aprile 1944, nella storica scuola di via Diana, (oggi IIS.J.Piaget) e presso il mausoleo di Monte del Grano, dove era già stato posto un monumento commemorativo dell'avvenimento, rinominato Parco pubblico 17 aprile 1944.

Nell'aprile del 2005, l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ha consegnato al quartiere una medaglia d'oro al merito civile - «Centro dei più attivi e organizzati dell'antifascismo, il quartiere Quadraro fu teatro del più feroce rastrellamento da parte delle truppe naziste. L'operazione, scattata all'alba del 17 aprile 1944 e diretta personalmente dal maggiore Kappler, si concluse con la deportazione in Germania di circa un migliaio di uomini, tra i 18 e i 60 anni, costretti a lavorare nelle fabbriche in condizioni disumane. Molti di essi vennero uccisi nei campi di sterminio, altri, fuggiti per unirsi alle formazioni partigiane, caddero in combattimento. Fulgida testimonianza di resistenza all'oppressore ed ammirevole esempio di coraggio, di solidarietà e di amor patrio.»