Per la Critica

IL REGIONALE DELLE

SEI E QUARANTATRE'

DI MARCELLO CARLINO

di Giorgio Patrizi

Un romanzo straordinario: una sperimentazione di modi (forme e linguaggi) narrativi quale non capita più spesso di leggere (Robin Edizioni). Sperimentazione che si svolge a vari livelli: dell'enunciato della narrazione (quando, cosa si narra?), del soggetto che presiede all'atto narrativo, della struttura del testo che si rivela via via meno lineare e sempre più sfaccettata.

Da un prestigioso studioso e analista di fatti letterari come Marcello Carlino non ci si può aspettare che una prova narrativa capace di testimoniare quella complessa visione del testo che è sempre stata al centro delle sue indagini e delle sue speculazioni. E dunque una idea di letteratura come esperienza di una pluralità espressiva che ribadisce ad ogni passo la predilezione -da parte del critico- per parole che scavino nell'esistenza individuale come nel quadro sociale, nei modi della narrazione che denuncia e dell'affabulazione che mette in scena psicopatologie quotidiane.

Per tutto questo Il regionale delle sei e quarantatré è, sotto vari aspetti, un romanzo straordinario: una sperimentazione di modi (forme e linguaggi) narrativi quale non capita più spesso di leggere. Sperimentazione che si svolge a vari livelli: dell'enunciato della narrazione (quando, cosa si narra?), del soggetto che presiede all'atto narrativo, della struttura del testo che si rivela via via meno lineare e sempre più sfaccettata. La perizia del narratore costruisce lo sviluppo del romanzo attraverso lo sguardo ondivago, rivolto ad un gioco, apparentemente piano ma via via più ambiguo, con il lettore e con i personaggi della narrazione. C'è un importante procedimento per accumulo: di modi e di fonti della narrazione. Da un inizio centellinato, in cui memorie da école du regarde s'intrecciano a cenni d'identità per il protagonista, passiamo, con un ritmo variegato, a situazioni molteplici in cui prende corpo la dimensione del viaggio, sia pure un viaggio dal profilo indefinito, attraverso -sembra- terre di nessuno, popolate, in una paradossale, ma perfettamente disegnata "alba crepuscolare", perfetta culla di inquietudini quotidiane, di incontri-scontri tra anonimi passeggeri, abitanti la metafora degradantesi del percorso, del movimento cieco e affannato. Il "regionale" ha un orario, ma della meta non è dato sapere; il convoglio si muove con un carico di inconsapevoli predestinati: gli spazi sono quelli votati alla fatiscenza e ad un paradossale, emblematico scacco. Presto le toilettes abdicano alla loro fondamentale funzione, tutte in blocco; occorre trovare soluzioni alternative, riciclare a latrina un vagone! E così via, in una corsa al degrado che presto riduce il "regionale" in un treno fantasma, abbandonato al proprio destino perfino dalle autorità ferroviarie.

Ed allora il protagonista è chiamato a far ricorso alle proprie doti oratorie, alla propria ars retorica d'alta scuola, per riportare gli stremati pendolari ad un esercizio di pazienza e di ordine. Poi il treno finalmente si fermerà, ma in una terra di nessuno, dove il viaggio non troverà alcuna ragion d'essere, ma anzi, solo una tappa prima di un ulteriore percorso verso la scomparsa, la dissoluzione nel nulla, con un finale di vertiginosa costruzione della sparizione: "Tu immagina che poi mi riduco a puntino con borsa e bombetta, che non c'è la bombetta, e con bastone che manca; e tu vedi un puntino di spalle."

Su questa scarna struttura diegetica si innestano procedure discorsive diverse nel senso e nella prospettiva. Da un lato la scansione del racconto riproposto con punti di vista differenti, a cui corrispondono peculiari modalità linguistiche: lingue paludate e popolari, dialoghi dialettali e descrizioni forbite, moduli ecfrastici e parafrasi colte. Da un altro una messa in scena di personaggi scarnificati, ridotti a pochi gesti e a nomi burleschi e soprattutto il gioco sul protagonista, ora io scrivente e consapevole della finzione letteraria che sta praticando, ora soggetto dell'azione, costretto in un ralenti straniante Talora, infine, voce del narratore, distaccato osservatore di un mondo destinato a sparire e lui, il narratore, assieme al protagonista, con esso.

E' da questa voce narrante che sgorga un discorso avvolgente di grande forza, viscosità direi, capace di portare al lettore, come un fiume in piena, significati, voci, detriti, ricordi, fantasmi: così le riflessioni su inopinati modelli architettonici, ritrovati nell'edilizia fatiscente della contrada, a partire da episodi diversamente esemplari per la storia italiana, come il Lingotto torinese o le Vele di Calatrava. Oppure il ricordo di luoghi leggendari, come la quercia Major Oak, che fu asilo .-dicono- di Robin Hood.

La pagina è percorsa da citazioni, ora esplicite, ora parzialmente nascoste, residui di una memoria letteraria convocata ad accompagnare il flusso di un discorso che al tempo stesso si riempie di prospettive, storie, temi e poi tende a dissolvere tutto nel ricordo frammentario di "classici": Palazzeschi, Calvino, Bunuel, Magritte, Fellini, Delvaux. E' una dissonanza preparata fin dall'inizio questa tra una ricchezza dei materiali letterari -o latamente culturali- in campo e un processo di assottigliamento della narrazione che, se attraversa anche scene di massa (il dramma delle toilettes è un momento culminante), però tende, sempre più esplicitamente a ridursi all'universo e all'immaginario del personaggio che la attraversa, dominando talora la scena, ma destinato a perdersi. Un capitolo è dedicato alle ipotesi, paradossali e talora esilarante, sulla scomparsa del protagonista. Un altro accompagna la fine del racconto come modalità non solo contingente e peculiare ma come condizione generale della pagina letteraria e delle identità che vi si riconoscono e la attraversano. E' la storia -questa storia- che pone il dubbio radicale sullo scrivere e sul raccontare:

"Una storia fantastica, e ti prego di considerare come lettera e come metafora questo aggettivo, perché la realtà ha le sue stranezze lo sai e spesso va al di là di qualunque immaginazione restando realtà: una storia allegorica a più bracci con elk sue ricadute sociali e politiche, è pure questo questa storia fantastica ed è una storia che attraversa il nostro presente e lo assorbe e lo restituisce in forza di una chiarezza prossima a quella di una finzione...Chiunque sia a farlo, è una storia che va raccontata...Chiunque sia l'autore e comunque disponga il narrato, tu ritieni che è bene che una voce narrante doppia, una e bina, moduli le peripezie, le possibili peripezie aggiunte negli spazi vuoti, gli spazi della indeterminazione."