LE PAROLE FRA NOI

IL FILOSOFO E IL SUONATORE

di Bruno Conte


Il filosofo ha provato a protestare. Rivolgendosi garbatamente al suonatore.

Non potrebbe moderare l'intensità del suono?

Ma questi si è dimostrato arrogante e sprezzante.

Se gli dà fastidio cambi casa...

Un anziano filosofo è disturbato da un perenne suonatore di piazza. E' un suonatore di violoncello, che non si accontenta di suonare naturalmente il suo strumento, di tono nobile in una camera, ma lo collega a un amplificatore che ne trascende mostruosamente l'effetto, che si espande vibrando nella vastità, si infrange contro i palazzi adiacenti, penetra attraverso le finestre, forse anche attraverso i muri, nei loro interni.

Il suonatore si presenta con un aspetto vagamente romantico e accentua con mosse esagerate, spavalde, delle braccia, della testa, il suo rapimento nello slancio esecutivo. Che è, attenzione, di un solo facile pezzo, bassamente accattivante, ossessivo ripetitivo nel prolungarsi delle ore. Al cospetto di un circolo di astanti, per lo più turisti di massa di passaggio, che lo vedono e lo sentono quindi apprezzandolo per la prima volta per qualche minuto e ne colgono l'originale presenza con espressione inebetita, occhio spento, bocca semiaperta. Esce comunque da questa cerchia qualche moneta insieme ad accenni di applausi negli esigui intervalli.

L'anziano filosofo, abitante in un palazzo neppure tanto vicino, ma tuttavia investito dal suono, non sa come difendersi. Non bastano i doppi vetri, la stanza più interna di casa, quando sta meditando su un concetto fondamentale che sembra avverarsi in una precaria soluzione sfuggente. E' una rapina, pensa. Una appropriazione di spazi impropri, un frugare nelle tasche della mente altrui.

Il filosofo ha provato a protestare. Rivolgendosi garbatamente al suonatore. Non potrebbe moderare l'intensità del suono? Ma questi si è dimostrato arrogante e sprezzante. Se gli dà fastidio cambi casa. I vigili non possono fare nulla, la legge non contempla un intervento. Nella piazza storica se ne stanno di solito chiacchierando ridacchiando in gruppetto, tra la cerchia del suonatore e i neri venditore abusivi. Una volta un vigile rispose che non sono in dotazione apparecchi misuranti l'intensità del rumore.

Ma, fatto inquietante, come mai nessun altro si lamenta? All'intorno bar che invadono con i tavoli occupati di gente, palazzi adibiti ad alberghi costosi. Sensazione di un mondo tramortito, fatto di nessuni.

Si confida con un visitatore il filosofo. Un raro visitatore entro questa casa rannuvolata, dove la quantità di libri alle pareti sembra ormai sepolta nei confronti di idee ulteriori che si potrebbero percepire circolare nell'aria come ombre ambigue.

Vorrei che una pressa lo pigiasse, dice il filosofo, lui e il suo strumento, fino a farlo diventare una vasta sfoglia spessa due millimetri.

Accidenti, risponde il visitatore, ma non si può essere così insofferenti, intransigenti, incomprensivi.

Si fa pensieroso il filosofo a questa considerazione. Be', facciamo tre millimetri.

MIOMUSEO

Era un collezionista di vario genere. Nel tempo era sempre meno attratto da cose esposte, soltanto da vedere, quanto da cose possibilmente da avere. Il possesso tangibile, che si sentiva in petto al momento dell'acquisizione, di un oggetto che aveva dato la sensazione di essere il culmine di tutti, eppure subito da archiviare ancora avvolto e subito spento tra gli altri, nella sua casa museo. Niente altro che un appartamento in un comune palazzo condominiale, cinque stanze ben fornite di scansie, armadi, ripostigli, in cui gli oggetti si congiungevano per categoria gli uni agli altri, ma non in un collocamento razionale facilmente rispondente quanto in un gioco di incastro negli spazi, sempre più esigui, che si facevano disponibili. D'altronde la sua scelta interiore era il nascondimento. L'oggetto c'è, si può ritrovare, ma senza urgenza, poi si vedrà. Dato che l'oggetto se troppo visto è come se perdesse valore, si consumasse, venisse a mostrarsi in una smagrita, noiosa essenza. Invece queste cose riposte, questi libri dalle suggestive immagini appena adocchiate nello scorrere delle pagine, queste occasioni lucenti, queste occasioni fossili, amate in sospeso e subito assorbite, rimanevano come oggetti che hanno animato un sogno, con la differenza che le forme di sogno rimangono inafferrabili e sfumano nel rammarico del desiderio mentre queste sono forme di sogno prese in trappola: se uno vuole le ritrova, le stringe a sé, a occhi chiusi.

Ma un giorno avviene questo fatto. Il collezionista, o amatore di cose che quasi fanno parte del suo organismo (quasi che il suo organismo sommessamente si espandesse in esse), questo amatore, che vive da solo nella sua casa museo, si reca a comperare un francobollo. Raggiunge un negozio vicino per tornare poi a casa. Si assenta quindi pochi minuti, anche se indugia appena commentando con il fornitore che ogni due mesi il normale francobollo aumenta di prezzo e il servizio peggiora. Quando torna a casa, la casa è vuota. Attenzione, non vuota nel senso di una casa svaligiata e trovata a soqquadro. No, perfettamente svuotata di tutto, irriconoscibile, manca ogni mobile, le pareti a nudo, come imbiancate di fresco, il pavimento lucido a cera.

Il nostro protagonista dopo essersi aggirato di qua e di là, assume nel centro di una stanza, con la sua figura alta e magra, il disegno di un tremante punto interrogativo.

Si fa notte in questa posa interdetta.

A un certo punto, alla luce dell'alba, si avvede che il pavimento della stanza è attraversato tranquillamente da una lumaca, o chiocciola che dir si voglia, lasciando del suo percorso una viscida scia.

Trascorre del tempo. Un giorno? Un anno? L'unico segno che il protagonista ha ricevuto è il segno della lumaca. Che significa? Essere se stesso la propria casa, nel vuoto dell'essere circostante.

Così egli si chiude in se stesso, nella propria casa spoglia, che deve rimanere tale. Per fortuna si può usare il bagno. L'acqua scorre. E' scomodo dormire in un angolo tra pareti e pavimento. Ma ci si abitua, stretto in sé, nella propria conchiglia ossea che racchiude un addensato grigiore di sogni spenti. Si può osservare dal basso la lumaca, ormai ferma in un angolo tra pareti e soffitto. Il suo guscio, è vuoto?