STORIA&POLITICA

GRAMSCI, DA CIÒ CHE PERDURA: PER RIPRENDERCI LA STORIA E LA LOTTA PER CAMBIARE LO STATO DI COSE PRESENTE

di Mario Quattrucci

Il Secolo Breve moriva. Nel 1991, precisamente. Quando l'alternativa storica cedeva e anzi ignominiosamente crollava. Dopo la caduta del Muro il dissolvimento dell'URSS. E lì, e in tutto l'Est, la restaurazione feroce del più selvaggio capitalismo finanziario.

Chi, dal 1956 in poi, rimanendo nell'alveo della Rivoluzione d'Ottobre, e in Italia nel Partito Comunista, aveva sperato in, e lottato per, una nuova rivoluzione democratica e socialista la quale, abbattuto lo stalinismo, ne superasse in un tempo non secolare, un tempo di decenni, le conseguenze storiche sociali e politiche; chi aveva sperato in, e lottato per, la ripresa del cammino verso quella nuova organizzazione della società e quel nuovo mondo di libertà e di giustizia di cui erano le premesse nel grande evento del '17; chi aveva sperato in, e lottato perché la storia potesse ricevere una nuova spinta propulsiva; quegli ostinati marxisti gramsciani (benché sempre animati brechtianamente dal dubbio) che noi eravamo stati e ancora eravamo, apprendevano (senza più dubbi) non essere il loro che un sogno. O, se si preferisce, un'eroica disperata speranza.

Complice il tempo, l'umano tempo della vita personale che scorre e volge al suo compimento, alla generazione che aveva retto con tenaci certezze ai tragici marosi e alle feroci ragioni di fedi feroci del secolo grande e terribile, non restava che prendere atto della catastrofe e darsi ragione, una qualche lancinante ragione, di come sparisse nel vortice aperto dalla sconfitta il sogno di una cosa e l'attesa di una vigilia... e perfino l'apprendersi di un pur fioco barlume.

Ripensare Gramsci, o meglio andare di nuovo all'incontro con Gramsci, diveniva allora il modo per rivelare a se stessi l'errore, il vizio assurdo, le ragioni della sconfitta storica che si stava compiendo. E, allo stesso tempo, rivalutare e rivendicare a ragione la propria non insignificante esistenza. Fatta, com'essa fu, di lotta ideale e sociale e di prassi politica, nel segno di Marx e di Gramsci. E, forse, mutato ciò che andava mutato, il perdurante valore di quella filosofia della prassi.

Per giungere alla necessità ─ posta l'insuperata, anzi smisuratamente maggiore, iniquità del mondo sotto il globale dominio del capitalismo finanziario ─ di riprendere l'analisi e, da ciò che perdura, ricominciare la lotta, ridare vita al movimento. Per abolire lo stato di cose presente? Ma non è questa, fuori da ogni abiura di debole pensiero, secondo il suo fondatore, la sostanza del socialismo e la sua necessità?

Speranza contro ogni speranza? Può darsi. Ma noi per speranza non abbiamo che il fare: né la pur umana paura può indurci a gridare Elì, Elì, lemà sabactàni.

Allora, nel '91, nel momento in cui l'Ottobre giungeva alla sua fine ignominiosa, fu tale il sostrato − politico − di un poemetto in forma di prosa e di dolente meditazione: e al tempo stesso di impervia riflessione su Gramsci come faticoso e sofferto ri-pensamento sulle tragiche nostre aporie: nostre individuali, nostre della nostra storia comune.

Oggi, nel centenario di quell'Ottobre, quando − nonostante la Storia sembri ancora piegarsi alle disragioni delle tenebre, le ragioni e la necessità del socialismo si fanno necessarie e impellenti -, e quando perciò, todavia, quel fantasma si aggira di nuovo per l'Europa e nel mondo, tornare a Gramsci è la via per ripigliarci la Storia: e il cammino: e la lotta per cambiare lo stato di cose presente.

ESERCIZI GRAMSCIANI

Due Esercizi Gramsciani, di Mario Quattrucci, da Ogni giorno è quel giorno, Robin Edizioni.

...

IX
può se così dipende dal passato
l'uomo individuo trasformare il mondo

se il mondo va cambiato?

se (dice Gramsci) il singolo si unisce
con colui che anch'egli all'opera si pone
e insieme con coloro che sentono sostanza
della propria vita porsi a quell'assiduo
ingaggio che con lunga lena

la società e l'esistente cambia alla radice

e se codesta mira è di ragione
anche il singolo ottiene ciò che al pigro
sguardo può sembrare impossibile e utopia.
...
XII
è quindi in Gramsci semplice lettura
di Marx e del marxismo
postmarxiano di Lenin ad esempio
e di quelli vulgata e traduzione?

va oltre il Prigioniero nei Quaderni

e passando per Antonio Labriola
intende e spiega che non è positivista
o teleologica visione della storia
la radicale critica al presente
ma se in Lenin è filosofia
non quando fa filosofia
ma quando e solo quando agisce sul reale
alla sconfitta e alla crisi d'un'epoca è risposta
bandire una Rinascita e Riforma
e per strumento e leva creare nuova scienza

nuova e più profonda comprensione
della realtà determinata

nel concetto di Stato innovazione

puramente metodica è la distinzione
tra Società politica e Società civile
(luogo del consenso)
non sostituzione
dell'economia con la politica ma nesso
dialettico e reciproca azione
tra i due livelli della realtà effettuale
tra Stato e Società interazione
e dunque tra (marxiana) struttura
e i grandi "piani" superstrutturali:
quello dell'insieme di organismi
detti "privati" volgarmente
e quello della "Società politica o Stato"

da cui lo Stato non come apparato
avulso ma equilibrio dei due piani
egemonia di un gruppo sociale sull'intera
società nazionale

da cui quindi suo disvelamento
della morfologia del potere
nella società contemporanea
il quale né al presente né al futuro manca
né della forza né del consenso
né del dominio né della direzione:
potere egemonico che a soggetto ha la classe
la quale per divenire egemone ha da farsi
non può non dover farsi
Stato.