UNO SGUARDO DAL PONTE

Federico Salvini, Storie di laggiù

 Robin & Sons

di Benedetto Tudino

Coi suoi racconti Federico offre all'attenzione trame complesse eppure lineari, che danno alla lettura un carattere di "pura narrativa" e nello stesso tempo l'occasione di soffermarsi su una quantità di dettagli speciali e imprevisti, che inducono a riflettere.

Nella raccolta "Storie di laggiù", che riunisce tredici racconti a opera di Federico Salvini - in una cornice narrativa simile a quella di uno zibaldone dove è possibile raccontare tutto - le storie sono narrate, nell'immaginario di un lettore, da un autore che si pone due obiettivi: il primo è raccontar di sé, di ciò che ha vissuto in tempi vicini e lontani; il secondo è narrare la vita stessa, in un modo nel quale ogni nuovo episodio è origine di un percorso di eventi ed emozioni diverse e sempre nuove. Si potrebbe dire che leggendo una dopo l'altra ciascuna delle sue "Storie" non si entra soltanto ogni volta in un nuovo avvenimento o emozione; bensì anche, si rinasce come lettore.

Tutto ciò, Federico lo gioca su due binari differenti, quasi opposti: lo stile di scrittura, e la storia.

Per lui lo stile di scrittura è una personale combinazione di parole; ed anche una particolare maniera di costruire le frasi ed uno speciale uso di aggettivi, verbi e sostantivi, che nell'insieme rendono la sua prosa al contempo gradevole ed inusuale.

Per lui la storia invece, è una serrata combinazione di eventi, personaggi e situazioni. E di soluzioni finali, ma soprattutto di incipit, perché l'inizio di ogni sua storia è la porta d'ingresso di un mondo a sé, di ambientazione sempre nuova ed unica. Da essa, il lettore può già capire se ha voglia di entrarvi... o magari no.

In questo suo gioco su doppio binario Federico è maestro.

I suoi racconti si aprono tutti con sequenze di presentazione degli ambienti nei quali si svolge la vicenda... ambienti, ma non sempre luoghi geografici precisi; fondamentali comunque alla funzione di introdurre il lettore ogni volta in uno spazio ed un'emozione diversa. I personaggi vengono presentati attraverso la descrizione del loro mondo, spesso popolare o a volte degradato, e descrivendo, spesso in prima persona, la sua storia che avviene "laggiù", un luogo lontano nel tempo e nello spazio - egli si serve infatti, sovente, di flash-back - ma lontano anche nel pensiero e nell'esperienza umana.

Dopo queste sequenze introduttive s'innesca la vicenda, ora narrata ora dialogata, ma sempre scandita nei tempi e nel ritmo, sempre vivace e mai banale.

Il suo lavoro, in generale, è certo frutto di una ricerca profonda. Io lo so bene perché ho avuto occasione di seguirlo e divulgarlo in varie occasioni, anche in eventi riguardanti il teatro come il Borgofestival di Fiano e ogni volta ci sia stata la possibilità di raccontare qualcosa come fa lui, con una perfetta armonia tra narrazione e stile.

Egli è amante dell'osservazione, anche di carattere scientifico. Ricerca farfalle, erbe e alberi allo stesso modo col quale ricerca parole per descrivere ciò che ha visto. Ha sviluppato tesi e teorie al riguardo, sino ad insegnarci come di fronte allo splendore della natura, che è parte importante del suo "laggiù", non vi siano risposte conclusive, benché rimanga il valore di una osservazione sia contemplativa sia esplorativa, come metodo generale per scrivere, viaggiare e vivere.

Coi suoi racconti Federico offre all'attenzione trame complesse eppure lineari, che danno alla lettura un carattere di "pura narrativa" e nello stesso tempo l'occasione di soffermarsi su una quantità di dettagli speciali e imprevisti, che inducono a riflettere.

Nell'insieme, la sua è opera che induce senz'altro ad una lettura partecipativa. Importanti solo anche i silenzi, le notizie non date, le ammissioni di ignoranza riguardo tutto ciò che il narratore non sa con certezza. Tutto ciò contribuisce a creare l'atmosfera di fatti osservati da lontano, da "laggiù", appunto. Ed è il lettore a scoprire che molto è lasciato alla sua personale interpretazione; e che è lui che spetta il compito di trascinare il senso della narrazione più vicino a sé.