UNO SGUARDO DAL PONTE

“FATTI AD IMMAGINE D’IO” E-BOOK DI CARLA GUIDI

di Dante Maffia

POSTFAZIONE AL LIBRO DI DANTE MAFFIA

Quando un poeta sente il bisogno di introdurre i suoi versi con specificazioni e commenti, con riferimenti che vanno dalla filosofia alla teologia, dalla metafisica alla psicologia, dalla storia alla politica dell'ambiente, dalla etologia alla mitologia significa che è consapevole che la sua botte è colma di liquore, ricca di mondi sommersi visibili e invisibili e teme che non tutti se ne rendano conto.

Carla Guidi si è preoccupata di guidarci, per fare onore al suo cognome, nel labirinto di questo libro che si muove a spirale in mille direzioni e mette mano a cielo e terra, tante sono le diramazioni e gli intenti. Ha fatto bene, perché i nuovi lettori di poesia ormai scorrono frettolosamente le pagine e non si soffermano sui riferimenti, sui crogioli di situazioni culturali che sono stati e sono ancora l'asse portante per leggere il senso dell'essere a questo mondo.

La prima parte, che sarebbe piaciuta certamente a Jorge Luis Borges, ci porta dentro la fauna delle invenzioni mitologiche, ma la tessitura delle idee e della lingua è di una Carla Guidi che non fa la mitologia del Mito, mi si passi il bisticcio, piuttosto ella adombra taluni luoghi comuni per rigenerarli di nuova energia, per ridare agli archetipi una coloritura nuova e capace di rimettere in moto i parametri di una civiltà che se perderà del tutto i suoi connotati naturali finirà per sprofondare nell'abisso. "Dall'eccitazione / che circola / cadono gocciole dorate", anche se la Sfinge "nessuno l'ha vista muoversi / negli ultimi cento anni".

Non è una poesia facile, i riferimenti sono una miriade e non si tratta soltanto di riferimenti culturali, ce ne sono perfino di tecnici, a cominciare dagli schemi alla Apollinaire e alla Majakowskij. Tuttavia non si pensi che Carla voglia sbalordire, è il progetto del libro che la "costringe" a percorrere un itinerario obbligato e a seguire le vicende di un mutamento che non condivide e che a tutti i costi vuole tentare di sconfiggere.

Del resto è esplicita, nella sua dottissima Introduzione dichiara subito che "La spinta principale a scrivere questo libro" gliela ha dato "la rabbia". E la rabbia non nasce se non si vedono dinanzi a sé scempi e lordure, manipolazioni e dissesti, offese imperdonabili alla Natura.

Ecco il motivo di questo viaggio implacabile fuori e dentro il Cosmo, ecco la ragione per cui la poetessa non trascura nessun aspetto umano e culturale per dimostrare che bisogna rifondare le coscienze, ridare vigore al patrimonio che i Padri ci hanno lasciato, intendendo per patrimonio ogni cosa, vestigie e idee, foreste e mari, libri e monumenti, memorie e abitudini sane. E come era uso nelle antiche pergamene della Biblioteca d'Alessandria, ecco che ogni cosa si dipana, dopo Mythos ed Epos, attraverso il Logos, che poi si fa Chronos, Pathos e Nomoi. Dunque si tratta di un vero e proprio Poema teso a coglie innanzi tutto i sommovimenti in atto per arginarli con la forza del canto e Carla Guidi si butta a capofitto (ha la forza e la cultura per farlo) nella mischia del Caos forte della sua rabbia che si è trasformata in lucido progetto etico.

Sarebbero da citare innumerevoli versi per seguire lo sviluppo di un discorso che oltre che poetico è filosofico e filantropico. Ma il lettore avrà la pazienza di abbeverarsi al profluvio inondante delle ragioni di Carla perché avverte, immediatamente, di compiere un viaggio di carattere dantesco ed ha la certezza di poter vivere un Amore futuro.

Credo sia doveroso soffermarmi un attimo sulla situazione odierna della poesia per poter dare una giusta collocazione a un'opera come questa. Oggi viviamo dentro una precarietà abominevole, dentro fibrillazioni che sono frutto di scempi e di cecità assoluta (dovremmo leggere e rileggere tutti il romanzo di Saramago intitolato proprio Cecità) e diventa difficile una pausa per meditare e valutare. Trionfa l'effimero e il rumoroso e a tutti è passata la voglia di comprendere chi siamo, che facciamo e dove andiamo. Ma Carla non accetta un simile modo di agire e perciò diventa profeta che alza la voce e impone di ascoltare le sue parole dense e vibrate, accese dal fuoco sacro della poesia e della rettitudine. Niente di supinamente religioso, ma tutto teso a fare intendere che la bellezza della Natura può ancora diventare salvezza dei popoli. La funzione della poesia è sempre stata questa, fino a quando non l'hanno resa esercizio della stupidità del significante. Carla Guidi non si è piegata alle mode e non demorde per riaffermare che anche un solo verso può diventare sostanza umana e sociale se sapremo farlo germogliare nella nostra anima e farlo crescere lontano dai veleni.

Sì, Carla, che la tua rabbia dilaghi e investa i cretini e li riduca al silenzio, in modo che il cammino umano possa riprendere la sua marcia verso la tenerezza e la luce della verità del senso.

Dante Maffìa è nato a Roseto, sulle rive dello Jonio. Si è laureato a Roma. Saggista, poeta e narratore. Esplica la sua attività critica sulle maggiori riviste italiane. Come poeta fu segnalato, agli esordi, da Aldo Palazzeschi, che ha firmato la prefazione al suo primo volume, e da Leonardo Sciascia che, con Dario Bellezza, ritiene Maffìa "uno dei più felici poeti dell'Italia moderna". Alcune sue opere sono tradotte in Francia, Russia, Svezia, Spagna, Argentina, Ungheria, Bulgaria, Germania, Stati Uniti, Belgio, Macedonia, Slovenia, Romania, Grecia, Serbia, Brasile, Slovacchia, ecc. Con il romanzo Milano non esiste ha vinto il Premio "Corrado Alvaro" a cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha assegnato anche il Premio "Giacomo Matteotti". Da segnalare, tra le altre opere, Il Romanzo di Tommaso Campanella (pref. di Norberto Bobbio e Claudio Magris), Lo specchio della mente (Pref. di Nelo Risi), La Biblioteca d'Alessandria (Pref. di Mario Specchio e Giuliano Manacorda). Il Presidente della Repubblica Ciampi, nel 2004, lo ha insignito di medaglia d'oro alla cultura. Nel 2013 è uscito Io, poema totale della dissolvenza , con Prefazione apocrifa di Dante Alighieri e nel febbraio del 2014 Il poeta e la farfalla, poesie d'amore, da molti lettori illustri immediatamente definite le più belle di tutti i tempi.

Il Consiglio Regionale della Calabria, all'unanimità, la Fondazione Palazzo Spinelli di Firenze, la Fondazione Guarasci e la Fondazione Farina di Cosenza, la Fondazione Di Liegro di Roma lo hanno candidato- ufficialmente- al Premio Nobel. La Giuria del Premio Frascati gli ha assegnato il Premio alla Carriera.

in copertina foto di Valter Sambucini - www.valtersambucini.it. il libro e' scaricabile gratuitamente a questo link e-book della casa editrice onyx-progetto "reti di dedalus" - http://www.onyxebook.com/; oppure dal sito - www.carlaguidi-oikoslogos.it

Questo libro è stato scritto per essere divulgato, per questo motivo è stato pensato gratuito. Non tragga in inganno però questa apparente facilità di accesso al suo contenuto, il libro non è di facile lettura, anzi i testi sono veri e propri monologhi fatti per un'opera teatrale ma infine da ascoltare con tutto il corpo, poiché in essi è celato un messaggio che dovrebbe stimolare la riflessione, penetrando per osmosi attraverso gli occulti canali dell'inconscio e dell'immaginario che lo veicola.

Per una possibile interpretazione però, all'inizio ed alla fine, sono stati inseriti la presentazione dell'autrice e la postfazione del noto poeta Dante Maffia che sottolineano il contesto degli atteggiamenti più comuni nei confronti dell'ambiente e dei nostri simili, la distruzione in atto di quel legame profondo che ci legava ad essi, alla Natura, alla nostra coscienza, attraverso riferimenti che il lettore potrà approfondire, per esempio all'articolo scritto da Lynn White Jr. già del 1967, intitolato The Historical Roots of our Ecological Crisis, oppure al Freud di Psicologia delle masse e analisi dell'Io del 1921 ispirato a Gustav Le Bon che fu utilizzato dai maggiori totalitarismi del '900, oppure al Mircea Eliade de La nostalgia delle origini ed al L'Ape e l'Architetto del 1976, a firma di quattro fisici teorici dell'istituto Enrico Fermi dell'Università La Sapienza di Roma.

Non è stata trascurata la mitologia della donna rivisitata intelligentemente dalla celebre antropologa Riane Eisler e dalle psicoanaliste Clarissa Pinkola Estés di Donne che corrono coi lupi e Louise J.Kaplan di Falsi idoli, né la "metafora" dell'animale che è l'essere umano quando si abbandona alle sue pulsioni più primordiali, senza riconoscerle come tali, cosa molto diversa dalla semplice empatia.

Infine viene presa in esame la passione ed il ritorno ciclico ai Miti greci come culto dell'armonia e delle profondità filosofiche dense di significati psicoanalitici, non essendo casuale quanto noi continuiamo a cercarvi le origini della nostra cultura - come sottolinea James Hillman - tentando di capire quali soluzioni o messaggi la nostra psiche vi trovi. Né si tratta di catalogare questo atteggiamento sotto l'etichetta di "regressione", poiché solo dalla speculazione del passato si possono trovare le radici per lo sviluppo del futuro. Secondo lo strutturalista Lèvi-Strauss, le narrazioni nei miti mettono in scena le opposizioni semantiche fondamentali su cui si basa una cultura, strutture inconciliabili qui trovano un modo, un accordo, un reciproco chiarimento ed è, secondo la definizione di Károly Kerényi, un mitologema l'elemento minimo riconoscibile di un complesso di materiale mitico che viene continuamente rivisitato, riorganizzato.

Fortunatamente oggi si rimette da più parti in discussione il culto della velocità e l'idea di una temporalità lineare, fonte della cieca fede nell'accelerazione del progresso con conseguente accumulo di ricchezza in poche mani. Valorizzando invece un'economia sostanziale, se ne allarga il senso ben oltre la sfera economica. Basti citare per esempio il Movimento per la decrescita felice ispirato da Serge Latouche, professore emerito di Scienze economiche all'Università di Parigi, e le ricerche del premio Nobel Kenneth Arrow, senza dimenticare che fu Gandhi a mettere in evidenza, in un famoso pamphlet del 1909, che la nostra civiltà è immorale ed ha smarrito il senso autentico dello scopo di vivere, il dharma.