LE PAROLE FRA NOI

FANTASMI A TESTACCIO

di Maria Jatosti

Cataste allineate, verticali, orizzontali, in bilico, pericolanti, incolonnate, murate; polvere odore di carta vecchia, copertine lucide, frontespizi ornati, vetusti, sbocconcellati, accartocciati, sbiaditi; segnalibri, lettere, fotografie, fiori di biancospino, dediche, pizzini... A rovistare in quell'universo di disordine, nell'anarchia di scaffali, scrivanie, comodini, mensole, supporti improvvisati e malfermi, a ripescare quella decina sparsa, spuria di titoli autografi, a metterli insieme, fuori dal caos sotto gli occhi severi di Lenin Guevara Majakovskij, una foto gigante di Alice... Ogni cosa un ricordo, una fatica, un'epoca, una vita... Ha una bella copertina il volume sommerso più in fondo di tutti: la faccia di un uomo, sguardo grave, diretto. Senza cravatta, camicia bianca, collo spiegazzato: foto segnaletica esemplare: Casellario Politico Centrale. Un escluso, un confinato, un comunista...

Si sofferma a guardarlo. Emozione. Lo apre, lo sfoglia: c'è un segnalibro tra le pagine 18 e 19, all'inizio: "Un giorno qualcuno disse che dal Monte si vedeva meglio...".

Il Monte: un montarozzo di frantumi cresciuti sopra le botteghe, le fabbriche di cocci. Lei ci va a giocare, magari segando la scuola, o la domenica pomeriggio, con la famiglia, il cannocchiale, il seggiolino, la merenda, il pupo che frigna... Lassù, hanno detto, è molto meglio che dalla terrazza. La casa: tre piani, via Zabaglia angolo via Galvani. Cinque o sei lire a testa risparmiate, anche se donne e balilla godono dello sconto... Dall'altro versante rispetto alle botteghe, oltre il Mattatoio, salgono voci, berci, urli di folla: Forza Roma!

Forza Roma. Abbasso Lazio.


La Lazio è la squadra dei gerarchi. Il popolo sta con la Roma.

La madre arranca. Si è messa le scarpe della festa, décolleté col tacco alto, e il cappellino di paglia di riso. Il padre borbotta, scuote il capo.

Lo zio fascista in orbace litiga con il padre.

La primavera fiacca le ginocchia, soffia sulle guance, tra le ciocche ondulate. Odore d'erba, di sudore, di calzini sporchi, di sterco... Il padre sente forte di sigarette popolari e di carta fresca di giornale.

Se il padre si scalmana, cavalcioni sulle sue spalle lei trabalza, rischia di cadere, gli si aggrappa alla testa, spettinandogli la brillantina.

Fiato sospeso: Bernardini è partito dal centro, attacca, colpisce, incanta; Sciabbolone-Volk vola, insacca, e Masetti ch'è primo portiere danza tra i pali, si tuffa, agguanta... S'alza la febbre, il boato. Lei si sporge, aguzza gli occhi, guarda giù: la tettoia della tribuna dei ricchi nasconde metà del verde: attorno attorno è tutto un trionfo giallo e amaranto e puntini neri che sussultano, ondeggiano all'unisono. Un mare mosso... Inneggiano accaldate le regazzette tifosette core romano co' le bandierette in mano.

Campo Testaccio della bella infanzia...

Aveva due anni e già correva, la Roma, quando è nato, nel 1929, come lei, anno di storia, di patti scellerati e di bandiere.

Grembiulino bianco, fiocco azzurro, cartella di fibra, abecedario: Prima elementare, cento passi, Alessandro Volta, due strade più in là dal portone e dal viale alberato, nel quartiere dei nonni.

Il nonno ha bottega a via Zabaglia. Le infila in tasca ventini e trucioli biondi di faggio. Estate. Caldo. Ronzio di mosche. Scarpe nella segatura, palpebre pesanti, lei lo guarda aggobbito sul banco. La testa ciondola al sueggiù della pialla.

Il nonno è buono, è bello. La nonna no. È brutta e arcigna.

Lo zio in orbace conquista Adis Abeba.

La madre canta, sogna le Mille lire al mese e ingrassa davanti per la quarta volta.

I cascherini con la gerba del pane fresco, Faccetta nera, quanno saremo vicino a te, te daremo n'antro duce e n'antro re, spingono sui pedali, sgolano, sfrecciano zigzagando: occhiate e commenti malandrini alle maschiette di primavera.

Guernica rasa al suolo.

Una foto dello zio fascista da Tirana.

Ultima partita della Roma. Poi il grande buio.

Non c'è più, il Campo. Il Monte è un mucchio di terra: cocci sterpaglie escrementi e una croce di ferro in cima. Non ci va nessuno. Sul mugghio triste delle bestie al macello è caduto il silenzio

Maggio: l'Italia è in guerra.

La famiglia ha preso un treno: è sfollata. In Abruzzo sotto i monti.

Il nonno è morto. La madre orfana ha partorito il sesto.

L'uomo della foto: senza cravatta, sguardo grave, è assente. Ai ferri lontano chissaddove.

L'infanzia è sepolta.

La casa nuova sta davanti a una montagna vera: chiude l'orizzonte, arriva al cielo. D'estate è azzurra, offuscata, l'inverno nevica, la terra gela. Dietro, sotto le finestre, cresce l'orto autarchico, razzolano sparsi pennuti, il gallo sgarra l'alba. Un garzone canta Un'ora sola ti vorrei...

Altra storia. Altro tempo.

Anni Settanta, Ottanta: sangue, bandiere, speranze tradite.

Primavera. Il Monte è sempre lì. Più piccolo. Al posto delle botteghe c'è un teatro tutto nuovo, legno chiaro architettura rivoluzionaria. Sui fianchi erbosi hanno bucato club, locali off, salette, teatrini... Ci accampano nuovi artisti. Poeti. Nottambuli. Perdigiorno creativi.

Il macello tace. Imputridisce.

E il vecchio Campo?

Resti abbandonati, un odore malinconico di cose andate a male grigi liquami sterrati pozze strutture marcite rifiuti. Industriose solerti pantegane. Piccoli criminali.

Qualcuno tenta il futuro. Qualcuno progetta, ci prova. Qualcuno congegna feste unitarie concertini spettacoli alternativi. Sugli impianti in disuso spuntano parcheggi sotterranei giardinetti si allenano squadrette giovanili...

Qualcuno occupa, recupera, inventa, dà vita a un sogno. Un luogo ideale di musica. Un'isola bella dentro il quartiere operaio più antico e più popolare della città. Una storia esemplare.

Forse, dicono, la chiuderanno la Bella Scuola di Bruno di Giovanna di Mario, di Laure e di Marcello, di Roberta organetta e di Piero... Ma ci vorrà la forza.

Forza Roma.

Dove c'era la bottega del nonno c'è la pasticceria più famosa della capitale; girato l'angolo, il Teatro ha preso il posto del Cinema, il nome patriottardo è lo stesso: Vittoria. Tyron Power Norma Shearer Robert Taylor Greta Garbo. Anna Karenina, Capitani coraggiosi... La domenica pomeriggio bruscolini gelati caramelle... Fumo. Ronzio. Mani sporche nel buio: fantasmi...

Maggio. Quarant'anni dopo. Nelle strade aperte della memoria, dei cascherini in bicicletta, di faccetta nera, del vincere e vinceremo, degli stivali nazisti, delle bombe USA si allaga la nuova piena trionfale.

Roma Roma Roma, t'ho inventata io: gialla come er sole rossa come er core mio...

Tutti fuori, stretti. Tutti insieme attorno a lui, l'Ultimo Rey Falcon: faccia larga, stempiata, riccetti sul collo, sole nel sorriso, eleganza nelle gambe, falcata acrobatica, parlata musicale di Chico, Caetano, Vinicius, poetas dô Brasil...

Testaccio, via Zabaglia. Maria Liberatrice. Festa di popolo. Allegria. Foulard rosso, bandiera, pugno alzato: un'illusione di libertà...

Roma Roma Roma. Nuovo millennio. Notte d'estate di stelle di canti di centomila voci c'hai fatto innamorà... Baldoria tripudio nudità statuarie e vessilli di fuoco plananti sul mare rossogiallo del Massimo Circo...

Il vecchio Campo di Masetti e Bernardini è sempre lì, nel quartiere più antico. Tra Piramide dei partigiani, Gasometro degli operai e Porta Portese degli stracci. Lungo la via Zabaglia di nonno falegname, sotto il Monte, un montarozzo sempre più piccolo, schiacciato. E insonne. Tra gallerie, cuniculi, caves, pub, bistrot, enoteche, birrerie, ballo latino, pizzakebab, street food, porchetta, happy hour e matriciane, impazza giuliva la movida di Roma capitale.

Forza Roma. C'è del nuovo nell'aria, lo stadio ci sarà. Non qui su quello che resta di questa storia, ma bello il più bello e più grande del mondo anche senza torri. Passato presente e futuro. Tradizione e avanguardia. Rivincita e orgoglio. Comfort, Hospitality e Sport. Passione e Affari. Più belli e più grandi di sempre. Forza Roma. Tutti insieme tutti stretti, tutti felici e contenti attorno ai nuovi re...

È il meglio. Molto meglio che da lassù, tra i cocci del vecchio Monte...

S'è fatto tardi. È ora di richiudere il libro dell'uomo triste senza cravatta. Restituirlo al caos sconsolato del tempo.

, Primo Maggio 2017

Dedicato a:

Mio padre. Masetti portiere. Paulo Roberto Falçao. Sabrina Ferilli, Giovanna Marini, Mario Schiano, Bruno Tommaso, Piero Brega, Roberta Bartoletti, Marcello Jatosti, Laure Gilbert.

La maestra Usai e i compagni della Scuola Elementare di via Alessandro Volta,

Testaccio, Roma.