LE PAROLE TRA NOI

Edith

DUE POESIE INEDITE

Una parola

una qualsiasi

tra quelle che ti passano

scintille per la testa

un pezzetto di carta

uno qualsiasi

in fondo alla tasca

di un vecchio capotto

Tu li fai incontrare

sull'uno stendi l'altra

fremente libidinosa

con aerei svolazzi

e già ne sei sicura

o almeno lo speri

succederà qualcosa

anche se dell'abbozzo

d'una storia incerta

soltanto ora si tratti.

Perché ancor non sai

cosa succederà

e se succederà

Spunteranno cortesi

in aiuto alla prima

altre parole

formando una catena

racconto poesia

Forse sarà soltanto

indecente groviglio

matassa inestricabile

lembi di stoffa logora

velleità pietosa

tentativo d'avviare

nella complice notte

qualche opera tua

che se decente appena

già credo sarà tanto.

Tacere

arte sottile

purché all'ombra del pensiero

quando rinchiuso nelle pieghe

fiorisci tu silenzio

più loquace del dire

Tacere

deve chi ancora

cose da dire avrebbe

ma non più trova le parole

seppellite già

prima di lui

che invano le chiama

Starsene muto

deve oramai solitario

in un cantuccio vago

a rammentare i fasti

di un tempo remoto

quando correva liscio

d'argento puro

il flusso del pensiero.

Brano estratto da

TRIVELLA

(Genesi Ed. 2015)

Secondo racconto

NULLA PER TE

Capitolo 1

Il freddo pungeva

intenso tagliente

Una luminosità

insieme violenta e velata

calata a strapiombo

schiacciava ogni cosa

privandola dalle ombre

e dalle sfumature

che regalano rilievo

alle superfici più banali.

La strada di terra sulla quale

in quell'istante camminava

non era piana anzi

Irregolare polverosa

piena di bozzi buche radici sassi

Sotto quella luce impietosa

sembrava però un nastro grigio e piatto

tra gli arbusti neri che la costeggiavano

Strani fiori sconosciuti

carnosi e vellutati

s'intrecciavano con i rovi spinosi

Offrivano le loro corolle intrise e livide

aperte come bocche avide

esalando i sentori dolciastri del loro alito

Stava attento a non toccarli

a nemmeno sfiorarli

nel timore del loro contatto

forse velenoso.

Il cielo

Era come se non ci fosse

Una superficie uniforme lattiginosa

una distesa opalescente

che si stendeva sopra i rami

da oriente ad occidente

Il tetto assente di una gabbia

che vuole illudere di libertà

ma lo faceva sentire invece

granello infimo di un meccanismo

di cui non conosceva

né aveva mai capito

il funzionamento

Puntino minuscolo

in un'immensità nemmeno ostile

soltanto lontana Indifferente.

Sapeva

di dover camminare

di doversi dirigere

verso il luogo sconosciuto

a lui destinato dalle origini

Sapeva

che lo avrebbe raggiunto

inevitabilmente

anche se non lo avesse voluto

né avesse la minima idea

di dove si potesse trovare

né come si sarebbe presentato

davanti ai suoi occhi

quanto tempo ancora

avrebbe dovuto impiegare per arrivarci

quale distanza percorrere

che cosa infine vi avrebbe scoperto

Una lunga teoria di interrogativi

destinati a rimanere senza risposte

Però ad ogni bivio

come guidato da una stella

invisibile ed infallibile

capiva

senza il minimo dubbio

che quella era la direzione da prendere

quello il cammino da seguire.

E si avviava

automa ubbidiente

Le sue gambe

strette nella morsa pesante

dello sforzo e degli anni

gli sembravano due tronchi

piantati in terra

Le dita irrigidite dei suoi piedi

radici senza linfa

Tutto il suo corpo

dolorante e contratto

non era che sacca oscena

gravida di organi viscidi invisibili

in perpetuo complesso oscuro lavorio

da trascinare senza requie

dal punto in cui si trovava

nell'istante presente

senza motivo apparente

né spiegazione logica

ad un altro punto ignoto

Vicino? Lontano?

Neanche questo era dato sapere.

Si accasciò lentamente

straccio strizzato consumato

buttato via nel secchio dell'immondizia

Secchio senza pareti

dal quale però bisognava uscire

con sforzi sovrumani

per proseguire il cammino

Ma al momento glie ne mancavano

energie coraggio e soprattutto volontà

Per cui rimase lì senza coscienza

mucchietto informe

un lungo tempo

del quale non avrebbe saputo

poi giudicare la durata.

Muovendo

una ad una

le sue membra intorpidite

con la consapevolezza rassegnata

di quell'azione inutile

da dover compiere comunque

si raddrizzò faticosamente

Gli pervenne

insistente lancinante

il suono ovattato di una campana

smorzato dalle barriere di alberi

erette dietro i rovi ai lati della strada

E si chiese per chi fosse

quel rintocco ossessivo

che poco a poco smise

affievolito come assorbito

dal silenzio denso quasi solido

che riprese lentamente

il suo dominio assoluto

Nessun uccello finora

lo aveva interrotto con il suo volo

o i suoi richiami

Quasi non ricordava ormai

la varietà dei loro versi.