Le parole fra noi

Thomas Stearns Eliot

EAST COKER

Traduzione di Fulvio Pauselli

Il traduttore rammenta di essere stato letteralmente folgorato, nei suoi remoti anni giovanili, dalla potenza espressiva della danza degli spiriti del primo movimento e della visione apocalittica iniziale del secondo movimento di questo Quartetto, per il quale ha maturato, da allora, una predilezione tuttora persistente. Feci conoscenza con i Four Quartets in una bella edizione economica bilingue a cura di Filippo Donini, pubblicata da Garzanti nel 1976, dalla quale è riprodotto il testo inglese utilizzato per la presente versione.

Erano tempi in cui la grande editoria, ignara dei ferrei dettami del marketing,indulgeva ancora alla debolezza di mettere a disposizione delle tasche meno capienti i più raffinati capolavori della letteratura classica e contemporanea, presentati con ammirevole accuratezza, mentre una scuola non ancora adeguatamente modernizzata e riformata inoculava negli studenti durature curiosità culturali inconcepibili per le spensierate generazioni successive.

Un poco appariscente riferimento temporale all'inizio del quinto movimento permette di identificare il momento storico della composizione del poemetto (edell'intero complesso dei Quartetti).Sono appena trascorsi gli anni dell'entre deux guerres: l'Inghilterra (da poco eletta da Eliot come nuova patria) sta attraversando uno dei più tragici momenti della sua storia e l'intera Europa è travolta dalle armate naziste. Causa d'angoscia è non solo il pericolo di una rovinosa sconfitta militare o la replica di una carneficina su scala mondiale, ma l'incubo imminente del definitivo collasso della civiltà.Nell'inizio del secondo movimento si riconosce un'evidente, "perifrastica" proiezione su scala cosmica del conflitto in corso;nel movimento finale metafore e termini bellici sono applicati alla narrazione dell'incessante travaglio poetico per enunciare l'indicibile:«... a raid on the inarticulate, /With shabby equipment»;«Undisciplined squads of emotion»;«...conquer by strength and submission»;«There is only the fight to recover what has been lost / And found and lost again and again: and now, under conditions / That seem unpropitious».

Iltema dominante, comune a tutti i Quartetti, è la riflessione sul tempo, pensato nella sua connessione con la storia e con il destino individuale e collettivo. Al tempo ciclico dell'antica comunione fra uomo e natura e dell'indissolubile legame fra morte e rinascita― «The time of the seasons and the constellations» ― si contrappone il tempo escatologico della modernità, nel corso del quale, secondo l'ottimistica illusione della tradizione umanista e positivista raffiguratanei«queit-voiced elders», succubi della fobia dell'irrazionale e del divino, si celebra il trionfo della ragione, della pace e del progresso.

Più pessimisticamente, e realisticamente, l'umanità e il mondo sembrano votati all'annientamento in modo irreversibile, ma forse nella malattia mortale sono presenti i germi della guarigione e le immani sofferenze del presente offrono un'occasione di redenzione e di costruzione di un nuovo rapporto con il trascendente attraverso la pratica dell'estrema umiltà, secondo l'insegnamento della mistica cattolica della Controriforma. Alla grandiosa marcia funebre del terzo movimento segue una lunga parafrasi di San Giovanni della Croce (Salita al monte Carmelo, I, 13); alcuni versi sono tradotti letteralmente. Nel cruento e appassionato inno al Venerdì Santo (quarto movimento) si riproduce fedelmente la metrica della più celebre lirica del carmelitano spagnolo: «En una noche oscura / con ansiasen amores inflamada, / ¡oh dichosa ventura! / salí sin ser notada, / estando ya mi casa sosegada».

Del tutto evidente, nell'alternanza di stili e ritmi, di versi liberi dall'andamento prosastico e di sequenze rigorosamentescandite in versi regolari, la natura eminentemente musicale del testo, ulteriormente accentuata da idee tematiche ricorrenti con funzione di leimotiv.Durante la lunga prigionia la regina Maria Stuardasoleva dedicarsia lavori di ricamo nei quali figurava il mottoen ma fin gît mon commencement, verosimilmente ispirato al titolo, minimamente variato, di unafamosa composizione polifonica di Guillaume de Machaut.La frase, tradotta, compare all'inizio e alla fine del primo movimento, inizialmente in forma invertita, come un accordo rivoltato e, successivamente, troncata della parte finale; infine, ricondotta alla forma originaria, chiude l'intera composizione. L'ampio inciso dantesco del secondo movimento ―«In the middle of the way, non only in the middle of the way...» ― è accennato all'inizio del quinto movimento. Laparafrasi dell'Ecclesiaste del primo movimento― «There is a time for building and for generation...» ―è ripresa nel quinto: «There is a time for the evening under starlight...».Altra corrispondenza, i luminosi paesaggi marini con i quali si chiudono sia il primo che il quinto movimento.

East Coker è la località del Somersetshire, non lontana dal mare, originaria della famiglia Eliot. Nella chiesa del villaggio un'iscrizione redatta dallo stesso Eliot ricorda che nel 1965 il poeta fu sepolto per sua volontà nel vicino cimitero: «In my beginning is my end. Of your kindness, pray for the soul of Thomas Stearns Eliot, poet. In my end is my beginning».

Per finire, qualche considerazione sull'«open field» nel quale è ambientata la scena fantastica del primo movimento. Si designavano in questo modo i terreni demaniali liberamente accessibili dai quali le famiglie più povere delle comunità contadine ricavavano gran parte del loro sostentamento, coltivando piccoli orti, raccogliendo erbe selvatiche e rami caduti o pascolando lo scarso bestiame. Fra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento una serie di Enclosure Bills impose la privatizzazione e la recinzione di questi appezzamenti, provocando un esodo di massa dalle campagneverso le città. Si mise così a disposizione del nascente apparato industriale una sovrabbondante quantità di manodopera a bassissimo costo e fu insaccatanegli slumsla pittoresca e formicolante umanità dalla quale tanti spunti narrativi e di costume trassero i grandi scrittori dell'Età Vittoriana. L'argomento è approfonditamente trattato da Marx nel ventiquattresimo capitolo del primo libro di Das Kapital. Attualmente lo stesso obiettivo (in sintesi, abbassamento dei salari e abolizione delle tutele del lavoro per eccesso di disoccupazione) è perseguito con altri mezzi: ad esempio, con ingegnose politiche di austerità "espansiva" o con l'importazione di legioni di fuggiaschi provenienti da (o attraverso) paesi repentinamente devastati da rivoluzioni "democratiche" che sarebbe politicamente scorretto ritenere indotte ad arte.

Per semplificare la lettura e il raffronto fra inglese e italiano i singoli movimenti e le rispettive traduzioni sono presentati separatamente.

I

In my beginning is my end. In succession
Houses rise and fall, crumble, are extended,

Are removed, destroyed, restored, or in their place
Is an open field, or a factory, or a by-pass.
Old stone to new building, old timber to new fires,
Old fires to ashes, and ashes to the earth
Which is already flesh, fur and faeces,
Bone of man and beast, cornstalk and leaf.
Houses live and die: there is a time for building
And a time for living and for generation
And a time for the wind to break the loosened pane
And to shake the wainscot where the field-mouse trots
And to shake the tattered arras woven with a silent motto

In my beginning is my end. Now the light falls
Across the open field, leaving the deep lane
Shuttered with branches, dark in the afternoon,
Where you lean against a bank while a van passes,
And the deep lane insists on the direction
Into the village, in the electric heat
Hypnotised. In a warm haze the sultry light
Is absorbed, not refracted, by grey stone.
The dahlias sleep in the empty silence.
Wait for the early owl.

In that open field
If you do not come too close, if you do not come too close,
On a summer midnight, you can hear the music
Of the weak pipe and the little drum
And see them dancing around the bonfire
the association of man and woman
In daunsinge, signifying matrimonie ―

A dignified and commodious sacrament.
Two and two, necessarye coniunction,
Holding eche other by the hand or the arm
Whiche betokeneth concorde. Round and round the fire
Leaping through the flames, or joined in circles,
Rustically solemn or in rustic laughter
Lifting heavy feet in clumsy shoes,
Earth feet, loam feet, lifted in country mirth
Mirth of those long since under earth
Nourishing the corn. Keeping time,
Keeping the rhythm in their dancing
As in their living in the living seasons
The time of the seasons and the constellations
The time of milking and the time of harvest
The time of the coupling of man and woman
And that of beasts. Feet rising and falling.
Eating and drinking. Dung and death.

Dawn points, and another day
Prepares for heat and silence. Out at sea the dawn wind
Wrinkles and slides. I am here
Or there, or elsewhere. In my beginning.

I

Nel mio principio è la mia fine. In successione

Sorgono case e cadono, crollano, sono ampliate,

Demolite, distrutte, restaurate o al posto loro

C'è un campo aperto, una fabbrica o un transito.

La vecchia pietra a nuove costruzioni,

Vecchio legname a nuovi fuochi, vecchi

Fuochi alle ceneri e ceneri alla terra

Fatta sempre di carne, pelo e feci,

Ossa d'uomo e di bestia, stelo di grano e foglia.

Vivono e muoiono, le case: c'è un tempo per costruire

E un tempo per vivere e procreare

E un tempo per il vento

Che infrange i vetri dissestati e il rivestimento

Di legno scuote, dove trotta il topo

Di campagna e il logoro

Arazzo scuote, con il tacito motto ricamato.

Nel mio principio è la mia fine. Ora la luce cade

Radendo la campagna, l'affossato

Sentiero all'ombra delle frasche abbandonando,

Buio nel pomeriggio, dove ti stringi a un lato

Al passaggio d'un carro,

E il sentiero affossato si prolunga

Sino al villaggio, nel calore elettrico,

Ipnotizzato. Nella tiepida foschia

La pietra grigia assorbe, non riflette

La luce afosa.

Dormon le dalie nel silenzio vuoto.

Attendi la civetta fra non molto.

Dentro quel campo aperto

Se non t'accosti troppo, se non t'accosti troppo,

In una mezzanotte estiva puoi ascoltare

La musica del piffero sottile e il tamburello

E vederli danzare intorno al fuoco

La società dell'uomo e della donna

Nel ballo figurante matremonio

─ sacramento dignoso et commendevole

Duo a duo, necessaria coniunctione,

Tollennose per mano o per lo brazzo,

Figuratione de concordia. Intorno al fuoco,

Saltando tra le fiamme o uniti in cerchio,

Intorno al fuoco, rustici e solenni,

O in rustiche risate i piedi grevi

Calzati in rozze scarpe dimenando,

Piedi di terra e argilla dimenati

Nell'euforia campestre di chi ha

Nutrito lungamente sottoterra

Il granturco. Seguendo il tempo,

Seguendo il ritmo nelle loro danze,

Come da vivi, nelle loro vive

Stagioni. Il tempo

Delle stagioni e quello delle stelle.

Tempo del latte e tempo del frumento.

Il tempo della copula dell'uomo e della donna

E quello delle bestie. In alto, in basso i piedi.

Il cibo e la bevanda. Sterco e morte.

È l'alba, un giorno nuovo si prepara

Per il caldo e il silenzio. Il vento mattutino

S'increspa e scivola sul mare. Io sono

Qui, sono là, sono da un'altra

Parte. Nel mio principio.

***

II

What is the late November doing
With the disturbance of the spring
And creatures of the summer heat,
And snowdrops writhing under feet
And hollyhocks that aim too high
Red into grey and tumble down
Late roses filled with early snow?
Thunder rolled by the rolling stars
Simulates triumphal cars
Deployed in constellated wars
Scorpion fights against the Sun
Until the Sun and Moon go down
Comets weep and Leonids fly
Hunt the heavens and the plains
Whirled in a vortex that shall bring
The world to that destructive fire
Which burns before the ice-cap reign

That was a way of putting it - not very satisfactory:
A periphrastic study in a worn-out poetical fashion,
Leaving one still with the intolerable wrestle
With words and meanings. The poetry does not matter.
It was not (to start again) what one had expected.
What was to be the value of the long looked forward to,

Long hoped for calm, the autumnal serenity
And the wisdom of age? Had they deceived us,
Or deceived themselves, the quiet-voiced elders,
Bequeathing us merely a receipt for deceit?
The serenity only a deliberate hebetude,
The wisdom only the knowledge of dead secrets
Useless in the darkness into which they peered
Or from which they turned their eyes. There is, it seems to us,
At best, only a limited value
In the knowledge derived from experience.
The knowledge imposes a pattern, and falsifies,
For the pattern is new in every moment
And every moment is a new and shocking
Valuation of all we have been. We are only undeceived
Of that which, deceiving, could no longer harm.
In the middle, not only in the middle of the way
but all the way, in a dark wood, in a bramble,
On the edge of a grimpen, where is no secure foothold,
And menaced by monsters, fancy lights,
Risking enchantment. Do not let me hear
Of the wisdom of old men, but rather of their folly,
Their fear of fear and frenzy, their fear of possession,
Of belonging to another, or to others, or to God.
The only wisdom we can hope to acquire
Is the wisdom of humility: humility is endless.

The houses are all gone under the sea.

The dancers are all gone under the hill.

II

Che succede alla fine di novembre

Coi turbamenti della primavera

E le creature del calore estivo,

Bucaneve schiacciati sotto i piedi

E malvoni cresciuti troppo in alto

Rossi nel grigio sradicando

Rose tardive coperte di neve

Precoce? Il rotolio

Del tuono lungo il rotolio degli astri

Simula carri di trionfo dispiegati

Per guerre di costellazioni lo Scorpione

Combatte contro il Sole finché il Sole

Crolla e la Luna e piangono comete

E le Leonidi volano in caccia

Lungo pianure e cieli trascinate

Nel vortice che il mondo condurrà

Verso la fiamma divorante che divampa

Fino all'avvento del regno del ghiaccio.

Un mododi parlarne, poco soddisfacente:

Perifrastico studio in una voga poetica antiquata

Che ci lascia in balìa della guerra insostenibile

Con le parole e i significati. La poesia

Non ha importanza e (per ricominciare)

Ha deluso le attese. Era questo il valore di quanto si cercava,

La pace tanto sospirata, l'autunnale

Serenità, la saggezza che viene con il tempo?

Ci hanno ingannatoforse quegli anziani

Dalla voce suadente, o si sono ingannati loro stessi,

E tutto quello che ci hanno lasciato

È un falso rendiconto? Volontaria

Ebetudine la serenità,

La saggezza soltanto conoscenza

Di segreti defunti di nessuna

Utilità nel buio in cui scrutavano

O da cui distoglievano lo sguardo.

Ha soltanto, ci sembra, un limitato

Valore, tutt'al più, la conoscenza

Frutto dell'esperienza. Però la conoscenza

Impone forme e inganna, perché la forma cambia ogni momento,

E ogni momento è nuovo e sconcertante

Giudizio completo del nostro passato.

Non possiamo più essere ingannati

Solo da quello che, se c'ingannasse,

Non potrebbe più esserci di danno.

Nel mezzo, non soltanto nel mezzo del cammino,

Ma per tutto il cammino, per una selva oscura,

Nei rovi, sulla riva sdrucciolevole

D'un pantano, fra mostri minacciosi,

Luci spettrali, rischi d'incantesimo.

Non mi parlate più della saggezza

Degli anziani, parlatemi piuttosto

Della loro follia, della loro paura

Di essere vittime della paura

E della frenesia, della loro paura

D'essere posseduti, appartenere

A qualcun altro, o ad altri o a Dio.

Nostra unica speranza di saggezza

È la saggezza dell'umiltà,

Dell'umiltà che non conosce fine.

Tutte le case sono andate sotto il mare.

I danzatori tutti sotto la collina.

***

III

O dark dark dark. They all go into the dark,
The vacant interstellar spaces, the vacant into the vacant,
The captains, merchant bankers, eminent men of letters,
The generous patrons of art, the statesmen and the rulers,
Distinguished civil servants, chairmen of many committees,
Industrial lords and petty contractors, all go into the dark,
And dark the Sun and Moon, and the Almanach de Gotha
And the Stock Exchange Gazette, the Directory of Directors,
And cold the sense and lost the motive of action.
And we all go with them, into the silent funeral,
Nobody's funeral, for there is no one to bury.
I said to my soul, be still, and let the dark come upon you
Which shall be the darkness of God. As, in a theatre,
The lights are extinguished, for the scene to be changed
With a hollow rumble of wings, with a movement of darkness on darkness,
And we know that the hills and the trees, the distant panorama
And the bold imposing facade are all being rolled away ―
Or as, when an underground train, in the tube, stops too long between stations
And the conversation rises and slowly fades into silence
And you see behind every face the mental emptiness deepen
Leaving only the growing terror of nothing to think about;
Or when, under ether, the mind is conscious but conscious of nothing ―
I said to my soul, be still, and wait without hope
For hope would be hope for the wrong thing; wait without love,
For love would be love of the wrong thing; there is yet faith
But the faith and the love and the hope are all in the waiting.
Wait without thought, for you are not ready for thought:
So the darkness shall be the light, and the stillness the dancing.
Whisper of running streams, and winter lightning.
The wild thyme unseen and the wild strawberry,
The laughter in the garden, echoed ecstasy
Not lost, but requiring, pointing to the agony
Of death and birth.

You say I am repeating
Something I have said before. I shall say it again.
Shall I say it again? In order to arrive there,
To arrive where you are, to get from where you are not,

You must go by a way wherein there is no ecstacy.

In order to arrive at what you do not know

You must go by a way which is the way of ignorance.

In order to possess what you do not possess
You must go by the way of dispossession.

In order to arrive at what you are not

You must go through the way in which you are not.

And what you do not know is the only thing you know
And what you own is what you do not own
And where you are is where you are not.

III

O buio buio buio. Tutti vanno nel buio,

Il vuoto fra le stelle, il vuoto dentro il vuoto,

Capitani, banchieri, illustri letterati,

Mecenati munifici, statisti e governanti,

Burocrati solerti, presidenti di molti comitati,

Magnati dell'industria e piccoli affaristi, nel buio tutti quanti,

Buio il Sole, la Luna, l'Almanacco di Gotha,

Il listino di borsa, l'albo dei dirigenti,

E raggelato il senso e smarrito il motivo dell'azione.

E tutti noi con loro, nel muto funerale,

Le esequie di nessuno, perché nessuno c'è da seppellire.

Ho detto alla mia anima: stai quieta

E lascia che discenda su di te

Il buio che sarà la tenebra di Dio.

Come quando, a teatro, si spengono le luci

Per cambiare la scena in un rombante

Vuoto rumore d'ali, oscuro movimento nella tenebra,

E sappiamo che alberi e colline,

Il vasto panorama, la facciata maestosa e imponente

Sono smontati e messi da parte

- O come quando, in metropolitana,

Un convoglio si arresta troppo a lungo

Fra due stazioni e si comincia a conversare,

Poi lentamente cala il silenzio

E al di là d'ogni volto si spalanca,

L'abisso, si vede, del vuoto mentale:

Resta soltanto il terrore crescente

Di non avere nulla da pensare;

O come quando, sotto anestesia,

La mente è cosciente, ma cosciente di nulla.

Ho detto alla mia anima: stai quieta,

Resta in attesa ma senza sperare,

Perché la speranza sarebbe speranza

Per la cosa sbagliata; attendi senza amare,

Perché l'amore sarebbe amore

Per la cosa sbagliata; rimane ancora fede

Ma la fede l'amore e la speranza

Sono soltanto nell'attesa.

Resta in attesa ma senza pensare

Perché non sei pronta per il pensiero:

Così diventerà luce la tenebra

E l'immobilità sarà la danza.

Brusio fugace di ruscelli, e fulmine invernale.

Il selvatico timo inosservato,

La fragola di bosco, risate nel giardino, eco d'un'estasi

Non già perduta ma in ricerca, in direzione

Dell'agonia di nascita e di morte.

Tu dici che ripeto

Qualcosa che ho già detto. Lo ridico.

Lo dico ancora? Per arrivare là dove già sei,

Per partire da dove tu non sei, devi passare

Per una via che non conosce estasi.

Per arrivare a quel che non conosci

Devi passare per la via dell'ignoranza.

Per possedere quello che non hai

Devi passare per la via della rinuncia.

Per arrivare a quello che non sei

Devi passare per la via dove non sei.

E quello che non sai è tutto quel che sai

E tutto quel che hai è quello che non hai

E il posto dove sei è quello in cui non sei.

***

IV

The wounded surgeon plies the steel
That questions the distempered part;
Beneath the bleeding hands we feel
The sharp compassion of the healer's art
Resolving the enigma of the fever chart.

Our only health is the disease
If we obey the dying nurse
Whose constant care is not to please
But to remind us of our, and Adam's curse,
And that, to be restored, our sickness must grow worse.

The whole earth is our hospital
Endowed by the ruined millionaire,
Wherein, if we do well, we shall
Die of the absolute paternal care
That will not leave us, but prevents us everywhere.

The chill ascends from feet to knees,
The fever sings in mental wires.
If to be warmed, then I must freeze
And quake in frigid purgatorial fires
Of which the flame is roses, and the smoke is briars.

The dripping blood our only drink,
The bloody flesh our only food:
In spite of which we like to think
That we are sound, substantial flesh and blood-
Again, in spite of that, we call this Friday good.

IV

Il ferro in pugno al chirurgo ferito

Indaga la zonamalata;

Si avverteche, sotto la mano insanguinata,

L'affilata pietà dell'arte medica

Della curva febbrile risolve il quesito.

Nostra sola salute è nella malattia,

Nell'obbedienza all'infermiera moribonda

Che indifferente al nostro gradimento

La condanna di Adamo, la nostra, ci rammenta

E che la guarigione segue l'aggravamento.

Il mondo intero è un ospedale finanziato

Da un milionario spiantato,

Dove morremo, se ci comportiamo bene,

Della paterna cura che, assoluta,

Mai ci abbandona e ovunque ci precede.

Dai piedi alle ginocchia ascende il gelo,

La febbre canta nei circuiti cerebrali.

Per essere scaldato mi devo congelare,

Tremare dentro il freddo fuocopurgatoriale,

Fiamma fatta di rose, fumo fatto di spine.

Nostra sola bevanda è il sangue stillante,

La carne sanguinante nostro unico alimento:

Benché ci sia gradito di pensare,

Che siamo salda carne e saldo sangue,

Ebbene, questo Venerdì si chiama Santo.

***

V

So here I am, in the middle way, having had twenty years ―
Twenty years largely wasted, the years of l'entre deux guerres ―
Trying to learn to use words, and every attempt
Is a wholly new start, and a different kind of failure
Because one has only learnt to get the better of words
For the thing one no longer has to say, or the way in which
One is no longer disposed to say it. And so each venture
Is a new beginning, a raid on the inarticulate,
With shabby equipment always deteriorating
In the general mess of imprecision of feeling,
Undisciplined squads of emotion. And what there is to conquer
By strength and submission, has already been discovered
Once or twice, or several times, by men whom one cannot hope
To emulate ―but there is no competition ―
There is only the fight to recover what has been lost
And found and lost again and again: and now, under conditions
That seem unpropitious. But perhaps neither gain nor loss.
For us, there is only the trying. The rest is not our business.

Home is where one starts from. As we grow older
the world becomes stranger, the pattern more complicated
Of dead and living. Not the intense moment
Isolated, with no before and after,
But a lifetime burning in every moment
And not the lifetime of one man only
But of old stones that cannot be deciphered.
There is a time for the evening under starlight,
A time for the evening under lamplight
(The evening with the photograph album).
Love is most nearly itself
When here and now cease to matter.
Old men ought to be explorers
Here or there does not matter
We must be still and still moving
Into another intensity
For a further union, a deeper communion
Through the dark cold and the empty desolation,
The wave cry, the wind cry, the vast waters
Of the petrel and the porpoise. In my end is my beginning.

V

Io sono qui, nel mezzo del cammino,

Èpassato un ventennio ― ampiamente sprecato,

Gli anni entre deux guerres― tentando d'imparare

A usare le parole e ogni prova è un inizio

Del tutto nuovo e un altro modo di fallire

Perché s'impara solo a dire bene

Quello che non si vuole dire più

O in un modo che non importa più.

E ogni impresa è una partenza nuova,

Incursione nell'inarticolato

Con mezzi obsoleti, sempre piùmalridotti,

In un disordine di sensazioni informi,

Squadre indisciplinate di emozioni.

Tutto quello che c'è da conquistare

Con la violenza e la sottomissione

È stato già scoperto

Una volta, due volte o molte volte,

Da gente ch'è impossibile emulare

─ Però non c'è competizione ─ la guerra è solo per recuperare

Quanto è stato perduto e poi riconquistato

E poi perduto e poi perduto ancora:

E in condizioni adesso del tutto sfavorevoli.

Per noi nessuna perdita o guadagno,

C'è solo il tentativo. Altro non ci riguarda.

La casa è il punto di partenza. Per chi diventa vecchio

Il mondo si fa estraneo, complicata la trama della vita

E della morte. Non più l'attimo isolato

E intenso, senza prima e senza dopo,

Ma una vita che brucia ogni momento,

E non la vita singola d'un uomo

Solamente, ma quella delle antiche

Lapidi indecifrabili. C'è un tempo per la sera al lume delle stelle

E un tempo per la sera al lume della lampada

(La sera adatta all'album delle fotografie).

Più autentico l'amore se qui o adesso

Non hanno più importanza. Compito degli anziani è di esplorare,

Non ha importanza se di qua o di là, nostro dovere

È avanzare e avanzare, in direzione

D'un'altra intensità, nella ricerca

D'una più stretta unione, di una comunione più profonda,

Per la tenebra fredda e il vuoto desolato.

Urlano l'onda e il vento, l'ampia marina della procellaria

E del delfino. Nella mia fine è il mio principio.