LE PAROLE FRA NOI

DUE RACCONTI

DI MARIA PIA SAPENZA

RACCONTO DI GUERRA

(Ispirato da una storia vera)

C'era la guerra.

In un tempo qualunque, in un dove qualunque.

La sirena aveva levato il suo lamento per avvertire chi per caso fosse ancora interessato alla vita a correre ai ripari.

Di corsa si trattava, che non badava agli altri, e così corpi investivano altri corpi quali possibili ostacoli. Un fuggi fuggi generale in cerca di un posto che potesse proteggere dal vomitare delle bombe, o almeno ci provasse. Quel giorno la sirena si lamentò in un pomeriggio inoltrato di dicembre.

Fra poco sarebbe giunto il Santo Natale. Con quali luci non si sapeva. Visto che il buio era ancora così vitale da piallare uomini e cose per evitare l'indesiderata attenzione dei volatili metallici.

D'altronde il Natale era invincibile. Se ne fotteva della guerra, lui che nessuno riusciva a stanare dai cuori, a costo di convivere con dolore e sofferenza. Lì le luci rimanevano tante e ardenti, quante ne potessero sognare i ricordi e le anime che non annullano i sentimenti.

Dalla gente che correva si staccarono due persone, defilando da un lato verso il metrò.

Si trattava di una donna e una bambina: madre e figlia.

La prima stringeva forte la mano dell'altra mentre se ne scendevano.

Trovarono rifugio, come s'usa dire, appena in tempo. Ma in tempo di quale tempo? Si sistemarono. La piccola piangeva senza tregua.

Poco più in là c'era un vecchio. Era bello per come può essere un vecchio.

Dall'aspetto aristocratico, emergeva da quella fiumana quasi accatastata. Indossava un cappotto di taglio elegante, seppure impolverato. Ma per il portamento innato anche con uno straccio sarebbe stato elegante. Aveva lineamenti regolari incorniciati da barba e capelli bianchi.

Lui si mosse e le raggiunse. Malgrado la bambina piangesse, la donna lo guardò. Si rivolse alla figlia:

- Vieni Mascia. Non aver paura ci sono io con te. - L'abbracciò.

- Normale che pianga in mezzo a questa anormalità. Come ci si potrebbe abituare? - affermò l'uomo sorridendo.

La madre contraccambiò:

- Quando attacca è difficile farla smettere. Così mi aumenta la tensione.

- Capisco, vedo di fare qualcosa. - E continuò rivolgendosi alla piccola: - Ascolta, Mascia. Ora ti racconto una bellissima favola.

- No - disse la bimba con tono lamentoso.

- Mentre aspettiamo che tutto finisca, provo a raccontartela lo stesso. Tu ascoltala e se non ti piace mi fermo. Ma prima eccoti questo.

Tirò fuori da una tasca un fazzoletto e si rivolse alla madre:

- Tranquilla è pulito, l'aiuti ad asciugarsi le lacrime.

Poi iniziò. La sua voce profonda e dolce pareva melodia.

La bimba da principio lamentava la sua insofferenza; via via che la storia procedeva, cominciò a mostrare interesse. Smise di piangere e sua madre di asciugarla.

Ad un tratto Mascia lo interruppe con una domanda:

- Tu sei un nonno?

- Sì , ma i miei nipotini vivono lontano.

- Non come i miei nonni però. Sono andati in cielo!

Il vecchio aggrottò le sopraciglia per rilasciarle e dare spazio a un altro sorriso:

- Oggi sono io tuo nonno. Che ne dici?

- Dico sì! Dai continua.

Lui continuò.

Stava giungendo al termine della storia quando un boato irruppe spegnendo anche ogni flebile luce.

Dopo ci fu un silenzio mangiato dal buio. Per quanto non fu dato pensare, perché capita che in certi casi un minuto paia eterno.

Quando le fiaccole tornarono ad accendersi c'era parecchia gente a terra.

- Forse dormono - pensò la bimba. - Dov'é il nonno? - Domandò.

Non vedendolo, cercò di divincolarsi dalla stretta materna che resisteva. Finché non lo individuò: molto più in là, di spalle, piegato un poco in avanti.

Con un altro strattone riuscì a liberarsi, e andò a raggiungerlo.

Gli toccò una spalla:

- Nonno non hai finito la favola.

A quel tocco, il vecchio si riversò da un lato come una barca con una grossa falla.

E la sua era grossa davvero: Non aveva più testa.

E cosa può raccontare un uomo senza testa?


I S P I R A Z I O N E

da Brahms Symphony No.3 Poco Allegretto

Andava.
Lei se ne andava a tarda sera.
La piazza, grande quanto basta per procurare la "sindrome d'agorafobia", possedeva in centro la sua fontana parlante: un ombelico sempre grondante d'acqua illuminata.
Intorno, un girotondo di fantasmatici palazzi.
Dov'era la bella lavanderina che lavava i fazzoletti? Cos'era? Se non ciò che di lei restava mentre raminga procedeva verso un dove.
Un dove sconosciuto o conosciuto dall'ombra segreta che la possedeva.
Sapeva di quell'incontro e deglutiva, timorosa della sua stessa saliva.
Si controllò nelle tasche la giusta riserva di lacrime. Un bagaglio a cui non poteva rinunciare.
Come nemmeno alle sue gambe stanche.
Una vetrina illuminata da lunare neon le rimandò un'immagine che non riconosceva.
Forse lei.
Lei che faceva tutto questo, e giocava a espedienti vigliacchi pur di rivederlo.
Una piaga diretta al suo coltello.
Si guardò le mani insozzate di rosso, e non era il vermiglio dell'olio, ma l'opaco del ferro.
Eppure da lui avrebbe voluto essere dipinta ... mentre ascoltava la Sinfonia No.3 di Brahms.
Si diresse verso il Teatro. All'ingresso una vecchietta vendeva mazzetti di fiori. Le mani dovevano essere gelide perché gelida l'aria e il sentire di chi la guardava. La donnina sorrise e senza nulla chiedere ne donò uno in omaggio all'avventrice che la ringraziò, e poi entrò nell'atrio.
Persone come manichini nemmeno l'accusavano. Era forse un fantasma?
Perché passò senza biglietto, né prenotazione e, come fosse la cosa più naturale del mondo, ad opera iniziata: la No.3 di Brahms.
Sapeva che Lui si trovava in sala, con l'unica poltrona libera ... accanto.
Non le occorreva nemmeno vedere, poteva tranquillamente procedere ad occhi chiusi.
La trovò e si sedette. Sentiva il suo cuore come un bambino in grembo. Aspettò prima di girarsi a guardarlo.
Non appena lo fece, due occhi la penetrarono. La penombra della sala non ne occultava i lineamenti del volto, anzi esaltava l'espressività coniugandola in maniera perfetta all'interiorità del proprietario. La piega crudele delle labbra, che voleva sembrare un sorriso, lo confermò.
Un leggero cenno del capo, e lui si alzò per dirigersi fuori.
La donna guardò la figura alta ed eretta percorrere a ritroso e lentamente la passatoia fino alla tenda di velluto che qualcuno sollevò per allargare l'uscita.
Doveva aspettare un poco prima di raggiungerlo. E così fece, lasciando lì i fiori.
Lui stava appoggiato ad una colonna romanica, il cappotto piegato sul braccio, indifferente al gelo seppur col pallore livido. Fumava una sigaretta, che subito gettò a terra senza curarsi di spegnerla. Si mosse solo per ergersi ancor di più nella persona.
Fu lei a raggiungerlo.
Lo osservò, complice il lampione, e avrebbe voluto perdersi in quel pallore, in quegli occhi cerchiati che sovrastavano labbra dai bianchi canini.
Le fece cenno col capo di seguirlo.
A passi svelti attraversarono la piazza per imboccare la viuzza materializzatasi fra quei palazzi.
Lì , in uno slargo, vi era un'antica Chiesa.
A quell'ora serrata. Bastò qualche altro passo, e si apparvero dentro.
L'odore d'incenso ne esaltava la sacralità. Nel silenzio più emozionante di un coro.
Icone e statue di santi, fra lamelle di lumini e candele, parevano vibrare di vita propria per divenire pubblico discreto.
Sapevano entrambi che il momento era finalmente giunto.
Dopo aver abitato per tanto tempo l'uno il sogno dell'altra, volevano recuperarsi i corpi.
La vita vera non può fare a meno del corpo. Come può un pittore dipingere senza le ali, un musicista dare voce all'anima, e l'amore amare di perfettibile perfezione se non si possiede un corpo?
Perché è nella natura dell'Anima e Corpo essere amanti.
Loro, che il fato volle fare incontrare d'Essenza mentre vagavano la notti nell'etere ... divennero consci di tutto ciò e, in simbiosi per esaudire l'ultimo desiderio, pronti a pagarne il prezzo più alto.
Liberati da schiavitù di regole, da assurda moralità, raccolsero ogni loro energia per incontrarsi fuori dal sogno e materializzarsi in quella scena sacrale.
Sull'altare, promessa di una vita non vita, s'accoppiarono con ardente e lavica passione.
Il giorno dopo un marito ed una moglie, che non si conoscevano, si risvegliarono trovandosi accanto il cadavere delle loro rispettive metà.